Salzone condannato a risarcire 280mila Euro al Consiglio Valle
Foto consiglio.vda.it Con sentenza pubblicata il 2 dicembre (e riferentesi alle camere di consiglio del 10 novembre e del 1° dicembre), la Corte dei Conti della Valle d’Aosta ha condannato Francesco Salzone a risarcire 279.153,51 euro al Consiglio Valle e al pagamento delle spese di giudizio.
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Aosta, con sentenza passata in giudicato il 10 ottobre 2014, aveva condattato Salzone perché, in qualità di Consigliere regionale appartenente al Gruppo consiliare Stella Alpina-UDC Valle d’Aosta, in concorso con altri Consiglieri regionali, appartenenti al medesimo gruppo, avendo la disponibilità dei contributi erogati dal Consiglio Regionale della Valle d’Aosta si era appropriato della quasi totalità delle somme ricevute dal 2009 al 2012, per un ammontare complessivo di circa € 287.000,00.A seguito di attività istruttoria della Procura Regionale della Corte dei Conti erano emersi alcuni seguenti fatti. Il Consiglio regionale della Valle d’Aosta ha erogato a favore del Gruppo consiliare del quale Salzone era capogruppo un totale di € 314.544,96 quale contributo per le spese di funzionamento. Era prevista una rendicontazione, entro il mese di febbraio di ciascun anno, da parte dei Capigruppo, da presentare all’Ufficio di Presidenza sotto forma di nota riepilogativa circa l’utilizzazione dei fondi erogati nell’anno precedente, articolata per categorie e per voci secondo uno schema predisposto dall’Ufficio di Presidenza stesso. Nella rendicontazione presentata da Salzone erano state messe in evidenza solo le cifre risultanti dalla gestione dei contributi, senza allegare la documentazione di spesa. L’Ufficio di Presidenza si è limitato dunque a prendere atto dell’avvenuta presentazione dei rendiconti da parte dei Gruppi consiliari.La Procura regionale della Corte dei Conti ha chiesto la documentazione giustificativa delle spese relative alla XIII legislatura (dal 10 luglio 2008 al 30 giugno 2013), tanto a salzone quanto al suo successore, ma è stato possibile reperire soltanto le note riepilogative firmate dai Capigruppo. Per quanto riguarda il primo semestre 2013, sono state trasmesse le copie fotostatiche della documentazione allegata ai rendiconti.L’attività istruttoria posta in essere dalla Procura ha portato all’acquisizione soltanto di alcuni documenti a supporto delle spese effettuate dal Gruppo Stella Alpina nel corso della XlII legislatura che, in ogni caso, recano tipologie di spesa non riconducibili alle attività istituzionali del Gruppo o dei singoli consiglieri.Il Consigliere Salzone, in sede penale, aveva dichiarato che la normativa non prevedeva la presentazione di documentazione giustificativa, che non ha pertanto conservato, se non per parte dell’anno 2012, che ha poi presentato.Pertanto, per gli anni 2009, 2010, 2011 non esiste alcun documento giustificativo delle spese, mentre per quanto riguarda l’anno 2012 i documenti prodotti (scontrini di ristoranti, lettere di saldo per l’acquisto di riviste e valori bollati, scontrini relativi all’acquisto di carburante, ecc.) non sono inerenti alle attività istituzionali del Gruppo consiliare e dei suoi componenti, né al vincolo di destinazione del contributo.Le spese sostenute costituiscono dunque danno all’erario poiché non è stata fornita la prova del loro impiego nel rispetto del vincolo di destinazione. Analogamente, sono da ritenersi prive di documentazione giustificativa le spese concernenti il primo semestre dell’anno 2013, in relazione al quale Salzone non ha fornito la documentazione originale.Sono state considerate danno le somme in relazione alle quali è stata fornita documentazione inidonea a legittimare la spesa. In primo luogo, la documentazione prodotta nella maggior parte dei casi non reca alcuna indicazione su chi sia il destinatario della prestazione per cui le somme di denaro sono state corrisposte; in secondo luogo, i documenti che invece recano tale informazione non possono considerarsi contabilmente validi. In particolare gli scontrini relativi a servizi di ristorazione non possono essere ricondotti tra le spese ammissibili poiché, innanzitutto, i Consiglieri regionali percepivano già una diaria mensile per spese inerenti all’espletamento del mandato, quali appunto quelle riferite alla ristorazione; inoltre, generici scontrini di ristorante, avulsi da qualsiasi contesto non possono essere utilizzati quali giustificativi di spese di rappresentanza.Nessuna fattura è stata emessa nei confronti del Gruppo. Non è quindi possibile riscontrare né la reale riferibilità della spesa al Gruppo né l’inerenza e la conformità della stessa alle funzioni istituzionali del Gruppo stesso, in relazione allo specifico vincolo di destinazione del contributo pubblico utilizzato. Si tratta di spese per riviste, valori bollati, stampa di cartoncini augurali, acquisto di cesti natalizi, cartoleria, informatica, gioielleria, libri, telefonia, contributi per la rivista “La voce della Stella Alpina”.Il danno patrimoniale sofferto dal Consiglio della Regione autonoma Valle d’Aosta per avere erogato contributi al Gruppo consiliare Stella Alpina negli anni 2009, 2010, 2011, 2012 e 2013 ammontava dunque ad € 319.109,58, pari al totale degli assegni emessi in quegli anni e delle spese non rendicontate dal Capogruppo Francesco Salzone. Egli, in data 2 luglio 2014, ha versato a favore del Consiglio regionale della Valle d’Aosta la somma di € 98.135,37 pari all’importo contestato in sede penale quale frutto del reato commesso. Tale somma è stata dunque detratta dal danno patrimoniale complessivo, che scende pertanto a € 220.974,21.È stato contestato il danno perché Salzone, anche in assenza di norme specifiche, “ha agito in spregio dei più elementari principi di contabilità pubblica, di trasparenza e correttezza dell’azione amministrativa”, si legge sulla sentenza. Si contesta il dolo perché “ha agito consapevolmente”. Si contesta inoltre un danno all’immagine, che viene quantificato in € 196.270,74 pari al doppio della somma di denaro che costituisce l’oggetto del peculato. Il danno complessivo, patrimoniale e all’immagine, subito dal Consiglio della Regione Autonoma Valle d’Aosta ed ascrivibile alle condotte dolose di Salzone è stato dunque valutato nella somma di € 417.244,95, oltre a rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giudizio.Nelle proprie difese, Salzone ha argomentato in merito all’insindacabilità delle scelte discrezionali e alle finalità delle spese sostenutee ha chiesto di essere assolto o, in subordine, che fosse riconosciuta la riduzione del danno.Alla luce dei criteri già adottati dalla giurisprudenza della Corte, si è ritenuto di considerare legittime, fra quelle contestate dalla Procura, le sole spese relative all’acquisto di libri e riviste, finalità compatibile con l’attività di un Gruppo consiliare, che ammontano (limitatamente a quelle non solo indicate nella rendicontazione del Gruppo, ma anche assistite da documentazione giustificativa rilasciata dagli esercenti) a € 11.820,70.Quindi Salzone è stato condannato per tutto il danno relativo alle spese rendicontate ma non documentate, e a tutte le spese documentate di cui non è dimostrata l’inerenza all’attività del Gruppo. Il danno patrimoniale ammonta dunque ad € 307.288,88. Dedotto l’importo del danno già rifuso dal convenuto, il danno patrimoniale da risarcire ammonta ad € 209.153,51. Per quanto riguarda il danno all’immagine,è stata attribuita al Capogruppo soltanto la parte del danno che, in via equitativa, la Corte dei Conti ha ritenuto di porre a carico del medesimo, valutata in € 70.000,00 comprensivi di rivalutazione, tenuto conto “dell’elevatissimo ruolo rivestito dal Salzone, e del particolare discredito che ha colpito l’Istituzione di appartenenza a causa della sua condotta”. A ciò si aggiungano le spese di giudizio, pari a € 884,48.
Pubblicato / aggiornato
il 07/12/2016 alle 12:00
Categoria:
Salute