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Levata di scudi contro lo sfruttamento sciistico del Vallone delle Cime Bianche

Levata di scudi contro lo sfruttamento sciistico del Vallone delle Cime Bianche
L’ordine del giorno, approvato dal Consiglio Valle, che impregna la Giunta della Regione autonoma Valle d’Aosta a presentare, entro 90 giorni, una relazione-proposta sulla situazione tecnico-economica-finanziaria sulle due proposte di collegamento interallivo Aosta-Pila-Cogne e Valtournenche-Ayas-Gressoney ha generato una serie di proteste.Sulla pagina Facebook di Monterosaski, gli utenti hanno chiesto di migliorare l’esistente invece di lanciarsi in nuove realizzazioni; di mantenere un vallone incontaminato e preservarlo dal rumore.A loro si aggiunge Marcello Dondeyna, mobility manager, che sempre su Facebook scrive: “Forse non si bada più molto ai contenuti e si vota sulla base degli ordini di scuderia. Che la proposta di collegamento funiviario fra Ayas e Cervinia attraverso il vallone delle Cime Bianche sia da ascriversi ‘all’accessibilità sostenibile che valorizza e conserva il patrimonio ambientale e paesaggistico’ non sta né in cielo né in terra. A seguito anche dell’opera di informazione svolto dal Gruppo di Lavoro ‘Ripartire dalle Cime Bianche’ è assodato che non è possibile realizzare una pista di sci nel vallone delle Cime Bianche. Lo sanno bene guide e maestri di sci che lungo il vallone del Courtod si può fare un bellissimo fuori pista dal colle inferiore delle Cime Bianche fino a Saint-Jacques per non più di 10/15 giorni l’anno, perché per il resto dell’anno si è sotto le scariche dei ripidi contrafforti del Grand Tournalin e della Roisettaz. Una pista invece in orizzontale, prefigurato due anni fa attraverso i dossi e gli altopiani della Comba d’Aventine, significherebbe un scempio ambientale tale che non superare alcuna valutazione di impatto ambientale, perdi più in un’area tutelata a più livelli. Resterebbero due impianti funiviari di solo trasferimento che sarebbero poco funzionali e di irreversibile impatto ambientale su un vallone che rappresenta uno scrigno di tesori dal punto di vista della geologia, del paesaggio, dell’integrità ambientale, della storia, dell’archeologia, della biodiversità, che costituiscono una ricchezza immensa per ogni politica di sviluppo duraturo e che guardi al futuro. Non sarebbe funzionale perché non porterebbe neppure sul ghiacciaio, non consentirebbe un collegamento con gli impianti di Zermatt, richiederebbe per chi proviene da Cervinia di prendere ben 7 impianti prima di poter mettere gli sci ai piedi. Costituirebbe unicamente un accesso alternativo alla strada della Valtournenche per chi intende andare a sciare a Cervinia, trasformando Frachey in un grande parcheggio. Nessuno vuole eliminare lo sci dall’offerta turistica della Valle d’Aosta: come ha evidenziato Ferruccio Fournier, Presidente dell’Associazione Valdostana Impianti a fune, nel corso del convegno del 3 dicembre scorso ad Ayas e come richiedono a gran voce i clienti del comprensorio MonterosaSki si tratta di migliorare quello che c’è, e c’è tanto da fare!”. Battagliero, Dondeynaz, che conclude così il proprio post: “Si sappia e sappiano tutti quanti che siamo un buon numero che utilizzerà ogni strumento legale e democratico per salvaguardare il Vallone delle Cime Bianche, ultima vallata incontaminata del versante meridionale del massiccio del Monte Rosa. Attendiamo la relazione”.

Pubblicato / aggiornato il 18/12/2016 alle 12:00
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Categoria: Salute