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Highsight, Gressoney-St-Jean attraverso gli obiettivi di Fati Abubakar e Koji Onaka

Highsight, Gressoney-St-Jean attraverso gli obiettivi di Fati Abubakar e Koji Onaka

Dall’8 dicembre al 22 aprile, a Gressoney-St-Jean si terrà la mostra fotografica Highsight – Fotografia ad alta quota.

Un progetto fotografico che ha portato a Gressoney-Saint-Jean, in Valle d’Aosta, tra i ghiacciai del Rosa, la natura incontaminata e la cultura Walser, due fotografi di caratura internazionale per raccontare, attraverso il loro obiettivo e senza limiti di interpretazione, l’ambiente, l’architettura e il capitale umano valdostano.
La mostra – in programma dnel Museo regionale della fauna alpina Beck Peccoz, a Gressoney-Saint-Jean – presenta due differenti interpretazioni della Valle di due artisti completamente estranei alla fotografia di montagna: Fati Abubakar e Koji Onaka.

Fati Abubakar
– l’unica fotografa nigeriana di sesso femminile dello Stato del Borno, in Nigeria – ha visitato per la prima volta Gressoney e in generale l’Italia a luglio. Vive a Maiduguri, un luogo tormentato dalla violenza e dall’instabilità dal 2002, quando fu fondata dal defunto leader Ustaz Mohammed Yusuf l’organizzazione terroristica jihadista Boko Haram. Con “Bits of Borno” ha catturato i ritratti e le storie di coloro che sono sopravvissuti a Boko Haram: studenti, mercanti e contadini che mostrano che in mezzo alla violenza e alle ferite c’è ancora speranza. La durata media della vita in Nigeria è di circa 55 anni per le donne e 54 anni per gli uomini, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per questo motivo, Fati Abubakar a Gressoney ha ritratto gli anziani (molti over 80), ma anche i fiori e le montagne «un ecosistema unico dove invecchiare bene non è un miraggio».

Koji Onaka in 35 anni ha ritratto il paesaggio giapponese, dalle città rurali alle metropoli, con un sentimento di nostalgia e di incertezza, restituendone la valenza emotiva senza limitarsi a documentare i luoghi. Durante il suo soggiorno a Gressoney, a settembre, ha catturato migliaia di immagini in pellicola, scattando ad un ritmo apparentemente frenetico. Il suo approccio alla fotografia, che deriva dallo stile di strada del suo maestro e mentore Daido Moriyama, mira a conservare la spontaneità dello scatto e soprattutto a trasmettere l’emozione provata dal fotografo in quel preciso momento. Sensazioni che inevitabilmente si perderebbero dedicando troppo tempo alla ricerca dell’inquadratura perfetta o della situazione di luce ideale. Onaka ha personalmente curato lo sviluppo, i provini e la stampa a mano delle immagini, lavorando nella sua camera oscura a Tokyo.

Pubblicato / aggiornato il 04/12/2018 alle 12:00
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Categoria: Tempo libero