Un coro di no alle regole del Dpcm Ottobre
(©governo.it) -
Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di presentazione del Dpcm Ottobre 2
Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri firmato il 24 ottobre 2020 ha suscitato un coro di dissenso: da parte degli operatori economici ma anche della politica (di opposizione).
ConfCommercio
Fipe-ConfCommercio VdA scrive in una nota: «La Valle d’Aosta ha potenzialità e competenze per affrontare la nuova ondata del Covid-19 senza penalizzare ancor più chi ha già tanto pagato nella scorsa primavera».
Quindi Graziano Dominidiato consiglia a Etik Lavevaz di prendere esempio da Bolzano «con l’adozione di una specifica ordinanza che sposta il coprifuoco di chiusura dalle ore 18 alle ore 22», tuttavia il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta ha già spiegato che tale decisione non è attualmente nelle facoltà dell’Amministrazione regionale.
Allora, dice ConfCommercio, «Il nuovo giro di vite disposto dal Governo porterà la chiusura di centinaia di imprese e migliaia di lavoratori senza occupazione con conseguente drammatiche sulle famiglie. Per questo è importante che la politica valdostana sappia adeguare le norme alle reali esigenze della nostra comunità».
In aggiunta, «le restrizioni devono essere accompagnate dai provvedimenti di ristoro economico in termini di indennizzi a fondo perduto, crediti d’imposta per le locazioni commerciali e gli affitti d’azienda, nuove moratorie fiscali e creditizie, il prolungamento degli ammortizzatori sociali e altri provvedimenti di sostegno a valere sulla tassazione locale». Perché «È evidente che non si possono far ricadere le responsabilità del ritorno dell’epidemia sul nostro comparto. Sono altri i fattori che hanno purtroppo hanno causato una nuova emergenza».
«Altro importante quesito da risolvere – aggiunge il presidente di ConfCommercio VdA – è legato ai turisti o alle persone che, per motivi di lavoro, si trovano in Valle non ospiti di hotel ma in strutture prive di servizi di ristorazione. Quale possibilità di ristoro possono avere se i pubblici esercizi chiudono alle 18? Riteniamo che sia fondamentale dare una risposta a coloro che portano profitto all’economia della nostra regione».
E Dominidiato conclude: «Non possiamo minimamente immaginare ulteriori misure restrittive in quanto la disperazione e la rabbia stanno crescendo oltre il livello di guardia.
La pandemia va gestita con attenzione sicuramente alla salute, ma anche riscontrando le aspettative e le esigenze del settore che la politica conosce perfettamente».
Adava
«Le limitazioni imposte dal Dpcm Ottobre 2 sono un durissimo colpo per il turismo della nostra Regione», commenta Filippo Gérard, presidente dell’Adava, l’Associazione degli Albergatori e Imprese turistiche della Valle d’Aosta.
«Dopo un’estate che ci aveva permesso di rialzare la testa e di recuperare parte delle perdite conseguenti al primo lockdown, ci troviamo nuovamente costretti a chiudere.
Purtroppo già nei giorni precedenti alla firma del decreto, i ripetuti annunci di chiusure anticipate susseguitesi sugli organi di stampa nazionali avevano avuto un impatto fortemente negativo sulle nostre imprese, con un aumento esponenziale delle richieste di annullamento.
Ora però, la chiusura dei ristoranti alle ore 18 e le ulteriori limitazioni agli spostamenti condannano di fatto molte nostre strutture ricettive ad una chiusura forzata proprio alla vigilia della stagione turistica più importante per la nostra economia, quella invernale, che per il 2020/2021 è già fortemente compromessa in partenza per la mancanza quasi certa degli ospiti stranieri».
Adava non mette in discussione le motivazioni sanitarie «ma le ricadute sul nostro settore saranno drammatiche e si renderà certamente necessario un pesante intervento pubblico di sostegno all’economia e all’occupazione mirato alle sole categorie che subiranno il maggior impatto da questa ulteriore stretta».
Adava annuncia che «Su tale questione, già nei prossimi giorni consegneremo al neonato Governo regionale un documento in cui saranno contenute le nostre proposte.
Oltre alle richieste di sostegno, alla nuova Giunta regionale chiederemo anche di esercitare a pieno la propria autonomia legislativa e decisionale. Ad esempio sugli orari di apertura dei ristoranti, per dare la possibilità anche alle strutture ricettive della nostra regione che non hanno il servizio interno di ristorazione di poter continuare a rimanere aperte e a fornire un servizio essenziale ai pochi ospiti ancora presenti in valle».
Cia
Gianni Champion, responsabile Cia Agricoltori delle Alpi per la Valle d’Aosta, scrive in una nota: «siamo molto preoccupati per le conseguenze che il nuovo Dpcm avrà sulle nostre strutture agrituristiche. Lo stop alle 18 equivale, in pratica, alla chiusura delle attività, che non potranno sostenere i costi di apertura con i soli proventi del pranzo. Gli introiti nei giorni feriali hanno, infatti, un’incidenza molto ridotta rispetto a quelli determinati dalla fascia oraria che va dalle 18 alle 21.
La misura del Governo non tiene, inoltre, in nessun conto delle garanzie di distanziamento sociale offerte dagli spazi in piena campagna e metterà definitivamente in crisi un settore che era faticosamente in ripresa dopo mesi di lockdown, con un danno a livello nazionale fin qui stimato da Cia-Agricoltori Italiani in 600 milioni. Se a queste ingenti perdite di quote di mercato si aggiungeranno i prevedibili effetti delle nuove misure restrittive, assisteremo, dunque, a un’ecatombe di fallimenti con ricadute disastrose per i 100mila addetti del settore.
Il nuovo Dpcm – conclude il Champion- avrà anche un impatto fortemente negativo per tutte le aziende agricole che hanno come unico sbocco commerciale il canale di ristoranti, bar, mense, hotel, che pagheranno un conto salato per la contrazione delle forniture di cibo fresco a tutto il comparto dell’agroalimentare “fuori casa”, in un Paese in cui circa un terzo dei consumi viene realizzato lontano dalle mura domestiche».
I sindacati
Il Savt commenta: «Alla luce di quanto previsto nell’ultimo Dpcm, la Valle d’Aosta rischia di entrare in una crisi economica e sociale devastante. Impianti a fune chiusi, Casino chiuso, stagione invernale a forte rischio, attività di bar e ristorazione a mezzo servizio, con inevitabili conseguenze su tutti gli altri settori commerciali ed economici: con questo scenario è difficile immaginare un futuro roseo per la nostra Regione».
Secondo la segreteria confederale del Savt, è fondamentale avviare un confronto urgente tra parti sociali e Governo regionale, «se si vuole evitare che la situazione sfugga di controllo e si rischi che la disperazione abbia il sopravvento sulle persone, con l’inevitabile conseguenza che le manifestazioni di piazza alle quali abbiamo assistito in questi giorni siano solo l’inizio di un disagio incontrollato».
I temi al centro del confronto devono essere: «Trovare le soluzioni necessarie per la gestione sanitaria dell’emergenza e per garantire le dovute risposte alla crisi sociale ed economica. Bisogna agire nell’ambito delle nostre competenze statutarie e mettere in atto tutte le azioni normative che possano fare ripartire il prima possibile il settore economico. È poi urgente fare una ricognizione delle risorse economiche che sono a disposizione del bilancio regionale, comprese quelle stanziate nei mesi scorsi e non ancora utilizzate, e subito dopo approvare delle azioni importanti di sostegno per il sistema socio-economico e per garantire la giusta dignità alle persone.
Imparando anche da quanto è avvenuto nei mesi scorsi e dagli errori inevitabilmente commessi, la cosa più importante è fare in fretta».
La politica
«Cosa sarebbe la Valle d’Aosta senza sci e turismo invernale? Non sarebbe la stessa. La salute di tutti va protetta sempre e comunque, proprio come stiamo facendo con le misure di distanziamento sociale e contrasto al contagio da Covid-19. Ma non possiamo pensare di mettere a rischio la sostenibilità economica, e di conseguenza sociale, di un settore cardine dell’economia valdostana.
Senza turismo invernale, non ci sarà ristoro o contributo che tenga!», commenta la Lega Vallée d’Aoste, che invita il neo Governo regionale ad attivarsi per la definizione, in seno alla Conferenza Stato-Regioni, dei protocolli necessari «per permettere la riapertura, in tutta sicurezza, degli impianti sciistici nonché a livello locale a definire un meccanismo di coordinamento tra le varie società per evitare situazioni limite che hanno gettato discredito sull’immagine della nostra Regione».
La Lega sostiene inoltre che una riapertura in sicurezza debba passare «attraverso la riattivazione dei centri traumatologici presenti sul territorio al fine di scongiurare il sovraccarico dell’ospedale U. Parini».
Pubblicato / aggiornato
il 27/10/2020 alle 17:58
Categoria:
Economia e Lavoro