Nursind: calpestata la guida etica della micro di Variney
Il sindacato degli infermieri Nursind è fortemente critico rispetto alla scelta di trasformare la microcomunità di Variney (a Gignod) in un Centro Covid e sostiene che questa decisione ha decretato la sua fine.
Il trasferimento dei 29 ospiti (tutti negativi al Covid) è iniziato Lunedì 9 novembre e, per quanto si sia cercato di renderlo il meno traumatico possibile Nursind ha raccolto il disagio degli ospiti, che «hanno dovuto abbandonare quella che pensavano fosse la loro ultima casa e chiedevano: Perché ci mandate via?, cosa devo fare per rimanere qui?, vado a morire?».
Il trasferimento è durato cinque giorni e, anche a tal proposito, Nursind non risparmia le critiche: «persone caricate sull’ambulanza con i bagagli e senza nemmeno poter beneficiare della vicinanza dei loro familiari. Negli occhi paura e tanta (troppa) rassegnazione verso una decisione che, visto l’imminente allestimento di un Ospedale da campo, inizia anche a scricchiolare dal punto di vista tecnico-scientifico».
Il referente di Nursind Valle d’Aosta, Giovan Battista De Gattis, ricorda che la Microcomunità Chez Roncoz aveva una guida etica: «Nel rispetto dei principi della Carta europea dei diritti del malato, con questo documento condividiamo i valori guida che hanno orientato le idee e le azioni concordate, allo scopo di tradurre concretamente in azioni le nostre responsabilità professionali. Questa guida dovrà essere calibrata annualmente in relazione alla concreta possibilità di applicazione e ai risultati conseguiti.
Noi crediamo nel rispetto dell’essere umano e ogni giorno ci impegniamo per migliorare i seguenti comportamenti:
– personalizzare gli interventi attraverso la definizione in équipe di progetti di assistenza alla persona, condivisi con la famiglia, che considerino i suoi bisogni funzionali, cognitivi, relazionali e spirituali in maniera globale, in base alla sua storia e vita e alle sue abitudini;
– considerare i metodi e gli strumenti condivisi e definiti un mezzo essenziale per lavorare e collaborare in équipe;
– comunicare sempre all’anziano l’azione che stiamo per fare;
– tutelare l’intimità e la privacy di tutti nella quotidianità del servizio di assistenza attraverso un atteggiamento favorevole ed un ambiente adeguato alle situazioni:
– custodire senza giudizio le informazioni riservate e le scelte della vita privata di ognuno, facendo diventare alleanza la riservatezza;
– imparare a dare valore alle parole che usiamo e al tono di voce con il quale comunichiamo perché influiscono sulla relazione che abbiamo con noi stessi e con gli altri;
– osservare ed ascoltare l’anziano e la sua famiglia con un atteggiamento di presenza e disponibilità interiore per poter meglio cogliere e rispondere alle sue difficoltà ed alle sue richieste e favorire un rapporto di fiducia;
– essere disponibili al confronto costruttivo mettendoci in discussione ed accettando le idee degli altri come un’opportunità per trovare delle soluzioni migliori».
E sostiene sia stata calpestata per queste ragioni: «Non è giusto tutelare i più giovani a danno delle persone più anziane e fragili. Non è giusto spostare una persona anziana da Variney a Pontey e sapere che, a 24 ore dal trasferimento, è deceduta. Non è giusto spostare una persona da Variney a Pontey e sapere che, appena è arrivata a destinazione, ha presentato febbre ed è stata inevitabilmente isolata».
Pubblicato / aggiornato
il 14/11/2020 alle 12:40
Categoria:
Salute