Protocollo sci approvato dalla Conferenza delle Regioni
La Conferenza delle Regioni ha approvato, lunedì 23 novembre 2020, le il Protocollo sci, per l’apertura degli impianti di risalita.
In tale contesto è stata ribadita, e non soltanto dalle Regioni di montagna, l’importanza del settore degli impianti a fune e di tutto mondo economico della neve. È quindi necessario arrivare a una sintesi con il Governo per garantire la sicurezza di sciatori e operatori e per determinare quali possano essere le migliori modalità e tempistiche per l’avvio della stagione, partendo dal presupposto che per regioni come la Valle d’Aosta l’inverno è uno fra i momenti di maggiore attività.
Il Protocollo sci, che delinea le linee guida da adottare per poter riaprire funivie e seggiovie, sarà ora portato all’attenzione del Comitato tecnico scientifico.
Levata di scudi contro il no del Governo alle vacanze sulla neve
È corale la contrarietà della politica e dell’economia valdostana contro l’intenzione del Governo di non consentire l’apertura degli impianti di risalita e il conseguente avvio della stagione sciistica i dicembre.
Maestri di sci: lo sci è sport di distanziamento
Da mesi tutto, il settore turistico del comparto neve sta lavorando in sinergia affinché si trovino le linee guida per la riapertura in sicurezza degli impianti di risalita e, a cascata, per la ripartenza dell’intera filiera, che si era già fermata in anticipo lo scorso marzo.
I maestri di sci italiani esprimono grande preoccupazione per l’ormai sempre più imminente stagione turistica e invernale.
Giuseppe Cuc – presidente del Collegio Nazionale dei Maestri di Sci e dell’Associazione Valdostana Maestri Sci – auspica che le decisioni del Governo non vadano a penalizzare l’intera categoria: «Sarebbe un danno enorme, irreparabile, se il Governo confermasse le notizie circolate in queste ore, sulla possibilità di non aprire gli impianti per le festività natalizie. Un periodo che ha un peso importante nel bilancio delle scuole di sci e dei maestri di sci».
Cuc prosegue: «In questi mesi abbiamo imparato che tutto può cambiare in pochissimo tempo. L’intera categoria guarda con fiducia al futuro, anche perché lo sci è uno sport sicuro, il distanziamento è garantito. Applicando in modo corretto le regole previste dal nuovo protocollo degli impianti e le linee guida alle quali hanno lavorato i rispettivi Collegi regionali e provinciali, potrà essere garantito un avvio della stagione in sicurezza».
In Italia sono 15mila i maestri di sci alpino, fondo e snowboard e 380 le scuole di sci. «Molte famiglie vivono solo ed esclusivamente con il reddito percepito nei cinque-sei mesi invernali di attività – conclude Cuc -. Una falsa partenza come quella annunciata, sarebbe drammatica per la categoria e per l’intero settore della montagna».
Anef e Federturismo di ConfIndustria
«Siamo fortemente preoccupati per la linea rigorista adottata in queste ore dal Governo» dichiarano la presidente di Federturismo Confindustria Marina Lalli e la presidente di Anef Associazione Nazionale Esercenti Impianti a Fune, Valeria Ghezzi.
«Il fatturato del turismo invernale – dichiara Lalli – sfiora i dieci miliardi di euro, di cui un terzo delle entrate si realizza proprio nel periodo compreso tra l’Immacolata e l’Epifania. La filiera che vive dell’industria della neve è lunghissima e comprende hotel, ristoranti, trasporti, scuole di sci che con la chiusura delle piste proprio nel momento di loro massima attività rischiano di vedere bruciati fino a tre miliardi di euro. Comprendiamo la necessità di voler evitare di ripetere gli errori commessi l’estate scorsa m,a con il fermo degli impianti di risalita, purtroppo anche prevedendo un’apertura delle piste a metà gennaio, ormai l’intera stagione sarà inevitabilmente compromessa».
«Gli operatori del settore riconoscono, naturalmente, la gravità dell’emergenza in atto e l’attenzione primaria che deve essere rivolta alla salute degli italiani – aggiunge Ghezzi – ma quello che chiediamo è di essere ascoltati come categoria e di essere trattati come gli altri settori e cioè in base all’andamento del contagio. Non chiusi a priori. Un operaio degli impianti ha come obiettivo primario la sicurezza del trasporto, non il divertimento. Non identifichiamo lo sci quale attività sportiva con la movida perché è un gravissimo errore. Lo sci, come ogni altra attività che il governo intende riaprire si atterrà con scrupolo ai protocolli e alle regole di sicurezza. Come avvenuto Oltralpe, chiediamo al governo di confrontarsi con noi per capire la vera natura della nostra attività. Le recenti dichiarazioni del Governo arrivate a noi solo via stampa (sic!) rischiano di far crollare l’intero comparto».
Le aziende funiviarie presenti in Italia sono oltre 400, con 1500 impianti di risalita (di diversa tipologia). Gli impianti sono serviti da circa 3.200 km di piste (lunghezza lineare), che per il 72% sono dotate di innevamento programmato che richiede oltre 100 milioni di euro: all’inizio della stagione invernale le società impianti hanno sostenuto ormai il 70% dei propri costi per aprire in sicurezza (di trasporto e gestione e non solo sicurezza Covid). Il comparto montagna, nel solo arco alpino, offre lavoro a oltre 120mila persone (la maggior parte delle quali con contratti stagionali). La chiusura sarebbe drammatica per gli impianti e, a catena, tutte le attività/strutture collegate: hotel, rifugi, ristoranti, attività commerciali, maestri di sci, noleggi.
«Abbiamo pronte – prosegue Ghezzi – tutte le procedure per evitare le code alle casse per l’acquisto degli skipass, agevoleremo il più possibile l’acquisto dei biglietti e degli abbonamenti online. Faremo poi girare gli impianti alla massima velocità prevista, per far salire le persone più rapidamente e limitare ancora di più le code all’ingresso».
Cisl: eventuali ristori non coprirebbero la ricchezza persa.
Henri Dondeynaz, segretario regionale Fisascat Cisl Valle d’Aosta, dichiara: «Siamo spaventati dalla rigidità che traspare da parte di Roma, forse poco consapevole dell’impatto economico e sociale che l’intero “sistema Montagna” produce sulle regioni alpine.
Per la Valle d’Aosta, l’intenzione prospettata dal Governo significherebbe un crollo senza precedenti per l’intera economia.
Oltre alla perdita del fatturato del settore degli impianti a fune, bisognerebbe fare i conti con la caduta del reddito dell’indotto generato dalla filiera dell’industria della neve. Difficile sostenere anche che un ipotetico intervento economico da parte del Governo nazionale, possa essere sufficiente a coprire il volume dell’imponente ricchezza che andrebbe persa».
Fisascat Cisl Valle d’Aosta invita il Governo Regionale a proseguire quanto fatto sinora e perseguire ogni strada per scongiurare una chiusura totale della stagione turistica invernale.
Lega: Conte non può dire no senza ristori
La Lega Vallée d’Aoste si dice preoccupata per «la chiusura, da parte del Premier Conte, nei confronti della stagione invernale onde evitare una possibile terza ondata.
La risposta secca del Governo rischia di mettere in ginocchio l’intero settore dell’industria dello sci che, solo in Valle d’Aosta, genera, senza contare il relativo indotto, più di 100 milioni di euro.
Dire no senza prevedere adeguati ristori a favore non soltanto delle società di impianti a fune ma di tutte quelle realtà imprenditoriali legate alla stagione bianca e senza una adeguata programmazione per il futuro, è una scelta scriteriata di un Governo che si è dimenticato della montagna sia in estate che in inverno.
Gli addetti del turismo di montagna devono poter programmare la stagione: il Governo deve assolutamente rivedere questa incomprensibile decisione altrimenti decreterà la morte dello sci in questo versante dell’arco alpino!».
Valle d’Aosta in Azione: il Governo non può cancellare la montagna con un Dpcm
Valle d’Aosta in Azione rilancia con forza la presa di posizione del deputato Enrico Costa, perché «il Governo non può cancellare la montagna con un Dpcm».
Chiede quindi all’Amministrazione regionale di adoperarsi al massimo nell’interlocuzione a tutti i livelli istituzionali e in sinergia con le altre regioni dell’arco alpino per permettere l’apertura in sicurezza quanto prima della stagione invernale.
Union valdôtaine: apertura degli impianti e spostamenti autorizzati fra regioni
Le Comité fédéral d’Union valdôtaine «Demande au Gouvernement Régional et aux parlementaires valdôtains de contrôler tous les passages avec le CTS, pour que l’on arrive à l’approbation du Protocole Ski. En particulier, il conviendra d’identifier les procédures propres à éviter un éventuel isolement de la Vallée d’Aoste si le protocole pour l’utilisation des stations de ski était approuvé mais que les déplacements entre les régions étaient totalement empêchés.
Il souligne que des mesures déraisonnables pour nos régions de montagne seraient encore plus pénalisantes par rapport aux stations de ski étrangères. En particulier, les prestigieuses stations Suisses qui nous sont voisines semblent effectuer régulièrement leurs activités avec l’adoption de protocoles sanitaires spécifiques. Si cette situation devait se produire, la thèse selon laquelle la montagne intéresse très peu l’État italien se trouverait confortée».
Fratelli d’Italia chiede una verifica di maggioranza
«Dalla ripartenza regolamentata e in sicurezza degli impianti di risalita nel prossimo mese di dicembre e, comunque, a partire almeno dalle vacanze di Natale, dipende gran parte dell’economia diretta e indotta della nostra regione alpina» commenta Fratelli d’italia Valle d’Aosta, che prosegue: «Gli autonomisti locali si pongano delle domande, si diano le risposte e si assumano la loro parte di responsabilità.
Su certi temi, così impattanti per la nostra economia, non si può tirare a campare e continuare a far finta di niente limitandosi ad inveire contro un governo nazionale i cui appartenenti decisori dissenzienti più accaniti sono dello stesso Partito che compone la maggioranza regionale.
Si faccia una verifica di maggioranza e si agisca di conseguenza!».
Fratelli d’Italia annuncia che il capodelegazione al Parlamento europeo Carlo Fidanza, il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida e il responsabile del Dipartimento Turismo di Fdi Gianluca Caramanna sono subito intervenuti presso il Governo per chiedere certezze per tutta la filiera del turismo invernale.
Pubblicato / aggiornato
il 24/11/2020 alle 15:21
Categoria:
Economia e Lavoro