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I sindaci e Confindustria contro il lockdown della neve

I sindaci e Confindustria contro il lockdown della neve (©bobine.tv) - Sciatori sulle piste di Cervinia

Si moltiplicano le prese di posizione contro il tentativo del Governo di impedire l’apertura della stagione sciistica nel dicembre 2020.

Consiglio permanente degli enti locali

Lo stop forzato agli impianti sciistici sino alla fine di gennaio preoccupa i sindaci della Valle d’Aosta, che esprimono il loro pensiero attraverso il Consiglio permanente degli enti locali «Le serrate indiscriminate al turismo della neve, nel periodo più importante dell’anno, sono drammatiche. Così non si salva la vita delle persone ma si condanna la montagna a una morte certa. C’è una strada per agire diversamente e in sicurezza». 

Franco Manes, presidente del Cpel, declina le proposte: «chiediamo di scegliere in base ai dati reali e aggiornati: i numeri attuali non giustificano un lockdown della neve. Non regge il paragone delle vacanze invernali con lo scorso Ferragosto: lo sci in pista non crea assembramenti. Attiviamo quindi dei protocolli di sicurezza per le situazioni a rischio che il CTS potrà indicare, e che tutti noi seguiremo rigorosamente, assieme allo distanziamento, alle mascherine, all’igienizzazione delle mani. Prevediamo poi un riesame frequente dei numeri dell’epidemia e valutiamo in base ad essi degli eventuali correttivi».

Oltre che con il Governo, prosegue Manes, «dobbiamo ragionare in termini di solidarietà europea. Se facciamo parte di una macroregione alpina non a giorni alterni, questo deve essere lo stimolo a farci agire in maniera coordinata, con le stesse regole, garantendo le medesime aperture su tutto l’arco delle Alpi, senza discrepanze nazionali né geografiche».

Aggiunge Loredana Petey, sindaco di Aymavilles, che per i Comuni valdostani è la responsabile delle politiche economiche e del turismo: «Tutte le chiusure devono fare il paio con un piano consistente di adeguati e urgenti ristori economici. Società degli impianti di risalita, alberghi, ristoranti e bar, esercenti di attività commerciali al dettaglio, tutte le professionisti della neve devono essere coinvolti. Niente turismo invernale significa annientare le eccellenze territoriali e i piccoli Comuni alpini».

Conclude Manes: «Invitiamo il Governo regionale a ulteriori azioni, così come chiediamo all’Anci di evidenziare come le soluzioni prospettate possano determinare la definitiva morte dei piccoli Comuni che sono situati in aree marginali. Non è possibile un’Italia a due velocità, con regioni di serie A e di serie B. Come ha detto il Presidente della Repubblica, serve unità di intenti e di lavoro da parte di tutte le istituzioni e i cittadini».

ConfIndustria

Il 25 novembre 2020, la presidente della Categoria alimentari Elena Vittaz e il presidente di Confindustria Valle d’Aosta Giancarlo Giachino hanno riunito intorno a un tavolo tutti gli imprenditori del settore.

Confindustria Valle d’Aosta ritiene fondamentale garantire il rispetto delle prescrizioni sanitarie e di sicurezza vigenti ma vuole ribadire il rischio di un’escalation che porterà, nei prossimi mesi, il sistema produttivo valdostano a rischio collasso, con relative cadute dal punto di vista sociale.

Gli imprenditori associati a Confindustria lamentano cali di fatturato che vanno dal 70% al 90% e chiedono misure atte a rafforzare la competitività delle imprese alimentari e supportarle nel loro percorso di sopravvivenza al fine di garantire quel ruolo di traino economico e salvaguardia occupazionale.

«Non possiamo che dirci preoccupati – sottolinea Elena Vittaz – per la linea rigorista adottata dal Governo in merito alla riapertura degli impianti sciistici. Il settore agroalimentare rientra a pieno titolo nella filiera che vive dell’industria della neve che, con la chiusura degli impianti, vede notevolmente ridotti i propri fatturati se non addirittura azzerati. Comprendiamo la necessità di voler evitare di ripetere gli errori commessi l’estate scorsa ma, con il fermo degli impianti di risalita, purtroppo anche prevedendo un’apertura delle piste a metà gennaio, ormai l’intera stagione sarà inevitabilmente compromessa e con essa la tenuta di un settore fondamentale per la nostra Regione».

«Non possiamo stare a guardare – prosegue Giancarlo Giachino – mentre scelte scellerate rischiano di cancellare un settore, quello turistico, che è parte sostanziale dell’ossatura economica valdostana. Se infatti i primi a risentire del contraccolpo saranno gli alberghi e le strutture ricettive, non possiamo dimenticarci delle aziende valdostane che, legate profondamente con il territorio, vedono nel mercato interno buona parte del loro fatturato. La scelta di non aprire gli impianti creerebbe quindi problemi a tutti i comparti con gravose ripercussioni anche dal punto di vista sociale. Gli imprenditori in questi mesi hanno già dato: noi non ci stiamo!».

Pubblicato / aggiornato il 25/11/2020 alle 13:52
Categoria: Economia e Lavoro