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No all’uso degli uffici stampa come bavaglio

No all’uso degli uffici stampa come bavaglio (©fnsi.it) - Daniele Mammoliti

L’Associazione Stampa Valdostana, il sindacato dei giornalisti valdostani, esprime «sconcerto e preoccupazione per l’idea espressa durante il Consiglio regionale [di lunedì 14 dicembre 2020, ndr] dal presidente della Regione Erik Lavevaz e dal capogruppo della Lega – nonché iscritto all’Ordine dei giornalisti – Andrea Manfrin secondo cui i rappresentanti di istituzioni e servizi pubblici dovrebbero parlare agli organi di informazione solo tramite ufficio stampa e non individualmente».

L’Asva sottolinea che, in uno stato di diritto, «i giornalisti hanno il diritto-dovere di chiedere dichiarazioni da chi meglio ritengono e le persone che ricoprono ruoli pubblici devono avere il diritto-dovere di esprimere i propri punti di vista di fronte ai cittadini». E in questo senso è ancora più grave il fatto che il presidente Lavevaz sostenga che «la legge approvata dal Consiglio prevede che sia esclusivamente l’ufficio stampa della Regione a comunicare all’esterno e chiederemo formalmente anche all’azienda sanitaria che questa norma venga applicata».

L’Asva ricorda che il comma 4 dell’articolo 4 della legge regionale 11 del 2020 recita: «Le attività di comunicazione sono curate e diffuse dall’Ufficio stampa della Regione, in stretto raccordo con la Protezione civile regionale e con l’azienda Usl». Il senso della normativa è che la comunicazione coinvolgente diversi enti è coordinata da uno solo degli uffici stampa coinvolti, non certo che «sia esclusivamente l’ufficio stampa della Regione a comunicare all’esterno»: se così fosse, conclude il sindacato dei giornalisti, «dovremmo iniziare a preoccuparci tutti della trasparenza delle istituzioni e, paradossalmente, aspettarci che le prossime conferenze stampa della Giunta vengano tenute dagli addetti dell’ufficio stampa invece che dal presidente e dagli assessori. A meno che il tutoraggio da parte dell’ufficio stampa non venga invocato solo in occasione di prese di posizione sgradite».

Ordine dei giornalisti

Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Valle d’Aosta ha dato mandato al suo presidente, Tiziano Trevisan, di avviare un’interlocuzione con il presidente Lavevaz, al fine di chiarire le posizioni espresse in sede di Consiglio Valle.

Tale interlocuzione ha avuto luogo martedì 15 dicembre 2020. Il presidente Trevisan ha espresso la preoccupazione per le affermazioni relative al fatto che la comunicazione della Regione debba passare esclusivamente attraverso l’ufficio stampa e ha chiesto, in ottemperanza della legge in vigore, il rispetto del diritto e dovere di cronaca e informazione. 

Il presidente Lavevaz ha chiarito che le sue dichiarazioni intendevano rimarcare l’attenzione sulla legge regionale che disciplina l’attività di comunicazione istituzionale e dell’ufficio stampa e su quella che disciplina l’attività della gestione dell’emergenza Covid, ed ha chiarito che in alcun modo vi sia la volontà di limitare la libertà di informare e di essere informati, il diritto e dovere di cronaca e l’esercizio della professione giornalistica.

Forza Italia sostiene Montagnani

L’Ordine e il sindacato dei giornalisti non sono entrati nel merito delle affermazioni rese da Luca Montagnani, cosa che invece ha il coordinamento regionale di Forza Italia che esprime «Piena solidarietà al coordinatore sanitario per l’emergenza Covid-19 in Valle d’Aosta, […] pesantemente attaccato soltanto perché all’indomani dell’approvazione della legge regionale sulle riaperture, ha legittimamente osato esprimere la propria autorevole opinione a riguardo da un punto di vista medico-sanitario. Un atteggiamento, quello assunto in aula sia dai vertici della maggioranza regionale che da componenti dell’opposizione, a dir poco sconcertante e inaccettabile perché autoritario».

Si è trattato, secondo Forza Italia Valle d’Aosta di una «vergognosa messa in stato di accusa del dottor Montagnani».

«Quello che più ci lascia sconcertati e che ci preoccupa – prosegue Forza Italia – è che nella massima istituzione valdostana si sia censurato nel più generale silenzio dell’aula il coordinatore sanitario per l’emergenza Covid-19 in Valle d’Aosta, semplicemente perché la sua posizione espressa non è risultata rigorosamente funzionale alla volontà politica, che infatti ha regolato addirittura attraverso una norma di legge (sic!) le modalità con le quali l’Unità di supporto e di coordinamento per l’emergenza Covid-19 dovrà comunicare d’ora in avanti. Di fronte a una politica arrogante e ingerente, c’è ancora chi si chiede come mai continua l’emorragia delle professionalità medico-sanitarie dalla Valle d’Aosta? Di fronte a una politica che si sente evidentemente superiore anche a chi in questo momento ha compiti di sorveglianza medico-sanitaria, i valdostani possono ancora fruire del diritto/dovere a un’informazione oggettiva, plurale ed equidistante oppure si vuole svoltare verso un’informazione di regime?».

Pubblicato / aggiornato il 15/12/2020 alle 16:04
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Categoria: Politica e Amministrazione