Scuola primaria: giudizi al posto dei voti
La legge Gelmini, nel 2008, aveva abolito i giudizi reintroducendo, nella scuola primaria, i voti in decimi. Con il Decreto scuola dell’estate 2020, il Governo ha deciso di reintrodurre i giudizi descrittivi. Al decreto è seguita l’ordinanza ministeriale del 4 dicembre 2020, che mette in atto la novità: sia negli scrutini di metà anno sia in quelli finali gli alunni saranno valutati con quattro livelli di giudizio: avanzato, intermedio, base, in via di acquisizione.
Nell’elaborare il giudizio descrittivo, gli insegnanti devono tener conto del percorso fatto dagli alunni. La valutazione degli alunni con disabilità certificata sarà correlata agli obiettivi individuati nel Piano educativo individualizzato, mentre la valutazione degli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento terrà conto del Piano didattico personalizzato
«Questo cambiamento punta a rendere la valutazione degli studenti sempre più trasparente e coerente con il percorso di apprendimento di ciascuno» ha affermato il ministro italiano dell’Istruzione, Lucia Azzolina.
L’opinione di Cisl scuola VdA
Il Consiglio generale della Cisl scuola Valle d’Aosta si è riunito, mercoledì 16 dicembre 2020, per analizzare la nuova valutazione nella scuola primaria.
«Riteniamo che, se nell’intento teorico e pedagogico condividiamo il nuovo modello valutativo, nei fatti non possiamo accettarne i tempi e i metodi. Le indicazioni fornite giungono ad anno scolastico avanzato e nell’imminenza delle scadenze di valutazione intermedia. Sono, dunque, necessari adattamenti gestionali e organizzativi che richiedono tempi difficilmente sostenibili nell’immediato. Nelle linee Guida del Miur troviamo tanti principi, che, però, devono essere tradotti in un’azione formativa dei docenti e in un opportuno accompagnamento dei bambini e delle loro famiglie. Adesso occorre rielaborare, in tempi stretti, la programmazione didattica per adeguarla ai livelli di apprendimento codificati nei recentissimi provvedimenti normativi. Sarebbe stato opportuno, invece, prevedere tempi più distesi e condivisi. Ancora una volta, dobbiamo constatare amaramente che i tempi della politica che cerca di rinnovare e aggiornare il nostro sistema di istruzione non sono quelli di chi nella scuola opera e vive».
Pubblicato / aggiornato
il 17/12/2020 alle 15:07
Categoria:
Politica e Amministrazione