Rifondazione comunista: la ‘ndrangheta si combatte cambiando la società
“Un fenomeno che ha ormai raggiunto dimensioni internazionali – scrive in una nota – e il cui potere deriva, come ci avverte giustamente il comandante del ROS dei Carabinieri, non tanto dalla sua forza militare, quanto dal potere economico, dal capitale che la ‘ndrangheta ha accumulato“.
Lucat ritiene lecito domandarsi “se un contesto socioeconomico caratterizzato da decenni da un lato da un massiccio spostamento della ricchezza dal basso verso l’alto, come ci dicono Istat, Eurostat, Oxfam, e dall’altro dal drastico ridimensionamento (per usare un eufemismo) dei diritti di chi lavora, e dove la collusione tra potere politico e mafioso si manifesta sempre più evidente, non sia come un mare dove lo squalo della ‘ndrangheta, può sguazzare con disinvoltura“.
E, ancora, si chiede “quale sia la reale differenza fra il ricatto mafioso, esercitato da un’organizzazione strutturata come una holding finanziaria e il vero e proprio colpo di stato di banche e governi, contro la democrazia per salvaguardare l’accumulazione di capitale in crisi“.
Cita allora Luciano Gallino: “Una crisi che è stata ed è l’esito di azioni compiute da un numero ristretto di uomini e donne che per lungo tempo, tramite le organizzazioni di cui erano a capo o in cui operavano, hanno perseguito consapevolmente determinate finalità economiche e politiche …. per soddisfare i propri interessi e quelli di terze parti. Azioni compiute con la possibilità di avvalersi di risorse enormi, in campo economico e politico, senza minimamente pensare alle conseguenze che le azioni potevano produrre a danno di un numero sterminato di individui“.
“Una plastica descrizione di un modus operandi di stampo mafioso – commenta Lucat – rispetto al quale quello della ‘ndrangheta appare di tipo artigianale. Chi sono i soggetti attori di queste azioni? Gallino fa un elenco molto lungo. Spiccano al primo posto la BCE, la Fed USA, la Banca d’Inghilterra e il FMI. Seguiti da un lungo elenco di soggetti operanti a vario titolo nella finanza. Che, in un contesto simile, sia possibile “’arginare il fenomeno mafioso’, come giustamente auspica Libera, fa venire in mente il compianto Lucio Battisti: ‘Come può uno scoglio arginare il mare?‘”.
Conclude dunque il segretario Lucat: “Il fenomeno mafioso va certo combattuto con le leggi, e benemerite sono le forze dell’ordine nel loro sforzo. Ma finché non verrà rimesso al primo posto il diritto al lavoro buono e dignitoso, finché continueranno come ora, ad allargarsi le diseguaglianze, sarà vero quello che spiegava Piero Calamandrei agli studenti milanesi nel 1955: non saremo una Repubblica fondata sul lavoro e neanche una vera democrazia. E lo squalo della ‘ndrangheta continuerà a trovare il mare profondo dove nuotare“.
Pubblicato / aggiornato
il 28/01/2019 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione