Settore immobiliare in VdA, l’Osservatorio dipinge un quadro sconfortante
La situazione del mercato immobiliare in Valle d’Aosta, così come nel resto d’Italia, è piuttosto sconfortante secondo il quadro delineato dal rapporto dell’Osservatorio Immobiliare Valdostano: oltre alle conseguenze della crisi, la progressiva obsolescenza degli immobili e le difficoltà economiche dei cittadini hanno causato un crollo fra il 30% e il 50% del valore dei beni rispetto a dieci anni fa.
A partire dagli anni del Dopoguerra, oltre all’esigenza di ricostruire il patrimonio immobiliare andato distrutto, la forte crescita economica ha determinato un incremento demografico che, assieme all’esodo rurale, ha provocato una grande richiesta di nuove abitazioni. Il rapporto fra i redditi e il costo della vita ha contribuito significativamente a favorire il risparmio, principale fonte del denaro investito nell’acquisizione di beni immobiliari. È appunto in questo periodo che progressivamente il carattere di bene rifugio degli immobili va rafforzandosi, rendendo l’Italia il paese europeo con la più alta percentuale di famiglie proprietarie, a scapito delle locazioni. Gran parte (circa l’80%) del patrimonio immobiliare italiano è stato edificato proprio in quest’epoca, più in particolare fra gli anni ’60 e l’inizio degli anni ’80, secondo logiche molto differenti da quelle attuali, sia in materia di efficienza energetica sia di sostenibilità ambientale e paesaggistica: sono gli anni delle speculazioni immobiliari che hanno, purtroppo, lasciato tracce indelebili, sfregiando anche alcune località valdostane.
Vero spartiacque, in Valle d’Aosta così come nel resto d’Italia, è però la crisi economica: le difficoltà delle famiglie e di conseguenza la forte riduzione della capacità di risparmio hanno intaccato la classica propensione italiana all’acquisto della casa, obbligando molti all’affitto. La già citata obsolescenza del parco immobiliare italiana richiederebbe interventi di ristrutturazioni che, sia per le difficoltà economiche, sia per la scarsità di contributi o aiuti da parte statale, risultano sempre più difficili da mettere in atto per i proprietari, già stremati da una fiscalità esosa e dalla complessità della macchina burocratica. Il crollo dei prezzi al metro quadro alimenta una sorta di circolo vizioso, rendendo economicamente poco sostenibili investimenti di tale tipo per molti proprietari. Le statistiche indicano come il numero di compravendite complessive di immobili residenziali nell’ultimo triennio in Italia ha segnato un calo del 35% rispetto alla fine degli anni 2000: in Valle d’Aosta, ad esempio, si è passati da circa 2300 unità abitative traslate nel 2008 a 1687.
La Valle d’Aosta, rispetto a regioni limitrofe analoghe per caratteristiche geografiche, come l’Alta Savoia e il Vallese, paga anche scelte politiche sbagliate che non sono riuscite ad attirare consistenti investimenti stranieri, sia per le difficoltà di trasporto (in particolare ferroviario) che limitano l’afflusso di turisti, sia per politiche di promozione poco oculate.
Pubblicato / aggiornato
il 24/06/2019 alle 12:00
Categoria:
Economia e Lavoro
