Il 2020 dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta
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La conferenza di fine anno 2020 dell'Ausl VdA
Martedì 29 dicembre 2020, si è svolta la conferenza di fine anno dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta.
Angelo Michele Pescarmona, commissario Ausl, ha aperto la riunione con una panoramica sulla situazione sanitaria valdostana alle prese con l’emergenza Covid-19: «è stato un anno particolarmente arduo, caratterizzato da questo tsunami. Dal 5 marzo al 2 aprile 2020, siamo passati da una presenza Covid pari quasi a zero a 169 ricoverati in strutture Covid. Ad aprile, il 46% dei posti letto era dedicato ai pazienti positivi. Questa situazione ha richiesto un enorme sforzo da parte di tutti i funzionari sanitari. Attualmente ci troviamo in una fase di stasi e siamo in un momento in cui la curva diminuisce ulteriormente a fatica. Nel primo periodo della fase 1 dell’emergenza, gran parte degli ambulatori sono stati chiusi per tutte le attività non urgenti e sono state congelate le agende di prenotazione. Dal mese di maggio 2020, gli ambulatori hanno ripreso le attività e, nel periodo giugno–settembre, alcune specialità sono riuscite a garantire l’esecuzione delle prestazioni in sospeso e a riprendere le prenotazioni, garantendo il rispetto dei tempi d’attesa. Le Usca hanno effettuato circa 12.000 prestazioni, ad oggi. Attualmente, i posti letto Covid disponibili, in totale, sono 175, suddivisi tra le differenti strutture presenti in Valle d’Aosta».

Maurizio Castelli, direttore sanitario Usl – attività del Dipartimento di Prevenzione e della Direzione sanitaria dell’Azienda – ha commentato che «per l’area della prevenzione, la chiusura repentina di alcune attività (vaccinazioni, screening) ha rappresentato un problema. Per le vaccinazioni sul territorio valdostano, abbiamo ripreso il servizio da giugno 2020, recuperando buona parte degli arretrati. Relativamente agli screening, stiamo recuperando gli arretrati. Oggi, mercoledì 30 dicembre 2020, sono arrivate 195 fiale di vaccini e da una fiala si possono ricavare 6 dosi».
Marco Ottonello, direttore amministrativo Usl, ha ricordato che anche l’area tecnica dell’Azienda sanitaria ha avuto un aggravio di lavoro notevole durante quest’anno. «Abbiamo potenziato il laboratorio analisi con una serie di macchinari e tecnologie all’avanguardia. L’impatto economico del Covid è stato notevole: 18.375.000 euro di spese correnti in aggiunta a quelle ordinarie e 3.472.210 euro di investimenti. Abbiamo ricevuto donazioni, da privati, Associazioni di crowfunding e Pubbliche Amministrazioni, grazie alle quali abbiamo acquistato ventilatori polmonari, ecografi, monitor per la gestione dei pazienti e dispositivi di protezione individuale . Abbiamo svolto 14 concorsi, assumendo anche 51 liberi professionisti per fronteggiare la situazione epidemiologica».

Chiara Galotto, della Direzione medica di Presidio ospedaliero, ha commentato l’andamento delle attività ospedaliere: «l’ondata Covid ha impattato sulle attività ordinarie. La gente si recava molto meno in Pronto soccorso per le patologie ordinarie e le prestazioni rinviabili sono state posticipate. Si è registrato un crollo nel mese di aprile, in tutte le Strutture complesse, di ricoveri di pazienti ordinari. Ad aprile 2020, l’attività di ostetricia e ginecologia è diminuita, poiché una parte importante delle partorienti proviene dal Canavese e, nella primavera 2020, con il primo lockdown, questo flusso era impossibile. L’andamento dei ricoveri in psichiatria è rimasto invariato, poiché questi erano legati a situazioni di emergenza di patologie mentali già preesistenti prima della pandemia. Per quanto concerne il Dipartimento delle discipline chirurgiche, anche l’attività di day surgery, così come le pac (prestazioni ambulatoriali complesse), hanno subito una contrazione nel periodo dell’emergenza. Il numero medio di dirigenti medici, sottratti alle attività ordinarie, impegnati nella pandemia è stato, da marzo a maggio, è stato di 46-48».
Luca Montagnani, direttore del Dipartimento di emergenza, Rianimazione e Anestesia e Coordinatore sanitario dell’emergenza Covid-19 ha illustrato «nella Centrale unica di Soccorso (Cus) attiva 24h, è stata allestita una sala Covid, che fornisce risposte telefoniche a utenti sintomatici sospetti Covid, ha funzioni di controllo sul territorio per l’individuazione di focolai, registra gli esiti dei tamponi. Anche il Pronto soccorso è stato impattato pesantemente dal Covid-19: nella prima fase emergenziale, gli accessi erano ridotti del 60-70% circa, con una drastica riduzione dei codici bianchi. Avevamo istituito la tenda di triage per i pazienti Covid+ o sospetti Covid. Con la seconda ondata epidemica, il Pronto soccorso è stato organizzato per garantire un doppio percorso di accesso per pazienti Covid+ o sospetti Covid e pazienti No Covid tramite la struttura a moduli prefabbricati da breve in funzione. L’attività di pronto soccorso è effettuata per il 79% nella sede dell’Ospedale Umberto Parini. L’ulteriore attività è effettuata dalle Strutture Complesse di Pediatria (10%), Ostetricia-Ginecologia (7%) e Oculistica (5%).

«In merito all’attività della Rianimazione: è stato aperto il reparto Ria-Covid con 10 posti letto il 5 marzo 2020, un numero che è salito nei giorni successivi, andando ad occupare spazi anche in Réveil e nel Blocco operatorio, fino ad arrivare, a fine marzo, a 35 posti letto dedicati. Nel periodo marzo-aprile, i pazienti Covid transitati in Rianimazione sono stati 55, per un totale di 740 giornate di degenza. I pazienti Covid dimessi direttamente dalla Rianimazione sono stati 26, tutti deceduti. I restanti 29 pazienti transitati dalla Rianimazione e poi trasferiti ad altri reparti Covid a minore intensità, sono stati dimessi a domicilio. Nel post prima emergenza, la Rianimazione ha mantenuto 5 posti letto Covid. Nella seconda fase emergenziale, i posti letto Ria-Covid sono aumentati fino a 32 a novembre 2020, per scendere gradualmente a 10 al 29 dicembre 2020».
Pubblicato / aggiornato
il 30/12/2020 alle 13:38
Categoria:
Salute