Food policy Aosta: per promuovere sistemi alimentari equi e sostenibili
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La terza Commissione del Comune di Aosta riunita mercoledì 16 giugno 2021
La terza Commissione permanente del Comune di Aosta si è riunita mercoledì 16 giugno 2021.
Food Policy Aosta
È stato analizzato il Food Policy Aosta – Politiche alimentari Aosta, un documento volto alla realizzazione di politiche che promuovano sistemi alimentari equi e sostenibili attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori del sistema alimentare locale, azioni di educazione e sensibilizzazione del cibo sano, sostenibile e a filiera corta, il sostegno alle fasce più deboli con la creazione di mense condivise e la promozione di attività di inclusione sociale, azioni mirate contro lo spreco alimentare.
«Vogliamo attuare un percorso di ricerca alimentare, studiando una campagna di sensibilizzazione per la popolazione. Non dobbiamo dimenticarci che, qui in Valle, abbiamo un rapporto con la produttività più che a chilometro zero e questo è un elemento da valorizzare. In questo percorso un ruolo chiave può essere rappresentato dai giovani ricercatori valdostani» ha spiegato il sindaco, Gianni Nuti.
L’assessore all’ambiente Loris Sartore ha aggiunto: «questo discorso di prodotti a km zero si inserisce in un ragionamento più ampio che ha come tematica centrale l’attenzione per l’ambiente. Dobbiamo far crescere la consapevolezza nei cittadini, dobbiamo consumare in maniera più consapevole, facendo sì che i nostri consumi quotidiani non impattino pesantemente sul Pianeta».
Il Comune ha anche aderito al Milan Urban Food Policy pact, un patto internazionale che impegna i sindaci a
lavorare per rendere sostenibili i sistemi alimentari, garantire cibo sano e accessibile a tutti,
preservare la biodiversità, lottare contro lo spreco. Sono 28 le città italiane che hanno aderito all’iniziativa.
Regolamento del fondo comunale sfrattati
È stato oggetto di analisi il Regolamento del fondo comunale sfrattati.
L’assessore alle Politiche sociali Clotilde Forcellati ha precisato: «fare un regolamento pensato rispetto ai contributi da erogare agli sfrattati è vitale per evitare che questi, una volta sfrattati e senza aver trovato un altro alloggio in affitto da privati, si trovino in una situazione di emergenza abitativa che incide sull’Edilizia residenziale pubblica, innestando un meccanismo che non è virtuoso. È importante, dunque, l’erogazione di contributi direttamente ai proprietari degli immobili, inserendo due caratteristiche fondamentali: il contratto a canone concordato e l’inserimento, nel contratto, di una cifra relativa alle spese condominiali. In questo modo, bilanciamo le esigenze dell’inquilino e del proprietario. L’Amministrazione erogherà direttamente al proprietario fino al 60% del canone di affitto per 24 mesi, fino a una cifra massima di 300 euro. Il restante 40%, invece, sarà a carico dell’inquilino. A questo si aggiunge il controllo semestrale da parte degli Uffici comunali che, insieme al proprietario, verificheranno la tenuta del contratto stipulato».
Il consigliere Fabio Protasoni ha aggiunto: «la durata prevista dell’aiuto è di 24 mesi. Intorno a questa tempistica c’è un ragionamento da fare che tiene conto dell’impatto che questa crisi pandemica ed economica ha sulla popolazione. Una volta superati un certo numero di mesi e la situazione emergenziale non è migliorata, la situazione diventa più seria e, a quel punto, da emergenza temporanea diventa un’esclusione di carattere strutturale per cui sono necessari altri aiuti».
Pietro Varisella ha domandato: «dobbiamo mettere in conto la possibilità che un inquilino, dopo alcuni mesi, non paghi la sua quota parte. In questo caso, come si comporta l’Amministrazione comunale?». Forcellati ha risposto che, nella circostanza di mancato pagamento, c’è la possibilità di chiudere il contratto e di rivolgersi agli assistenti sociali perché prendano in mano la situazione nel suo complesso.
Pubblicato / aggiornato
il 16/06/2021 alle 21:13
Categoria:
Politica e Amministrazione