La sanità valdostana vista dalla Corte dei Conti
Medico
In Italia, nel biennio 2020/21 la spesa sanitaria ha riscontrato un aumento, soprattutto a causa degli effetti del covid. Tuttavia, secondo i dati contenuti nel Referto al Parlamento sulla gestione finanziaria dei servizi sanitari regionali redatto dalla Corte dei Conti a gennaio 2023, la Penisola continua a spendere meno di altri stati europei.
Fra le conseguenze della gestione del covid che hanno avuto ripercussioni dirette sui cittadini, vi è stata la difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie non Covid. Ad esempio si è registrata, in tutta Italia, una riduzione della partecipazione ai programmi di screening per le più diffuse patologie tumorali.
Tuttavia, in merito ai programmi di screening, all’interno di un programma organizzato per cervice uterina, mammella e colon retto, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia hanno ottenuto un punteggio negativo, mentre la Valle d’Aosta ha ottenuto il punteggio più elevato.
Al contrario, il territorio rosso-nero non è così virtuoso per il numero di anziani non autosufficienti in trattamento sociosanitario residenziale. Per questa voce, sono solo due le Regioni settentrionali a non avere un punteggio massimo: la Provincia autonoma di Bolzano e la Valle d’Aosta.
Sul piano nazionale, i dati Istat evidenziano che, nel 2020, le dimissioni in regime ospedaliero sono diminuite di 1.480.791 unità (20,4%,) rispetto al 2019, passando da 7.262.252 a 5.781.4612 (-20,39%), e le giornate
di degenza ordinaria di 7.806.904, con una riduzione pari al 13,1%.
Tassi superiori al valore nazionale nel Nord-ovest (23,1%) si sono registrati in Liguria (-23,8%) e Lombardia (-24,1%).
In Valle d’Aosta, nel 2019, si sono registrate 12.816 dimissioni ordinarie e 4.840 in day hospital mentre, nell’anno successivo, quelle ordinarie sono scese a 11.008 e quelle in day hospital a 2.721.
Nel biennio 2019/20, i ricavi da ticket hanno subito una flessione da 1,4 a 0,824 miliardi, segnando una riduzione percentuale media nazionale del 39,3%. Anche questo dato, come quello sui ricoveri ospedalieri, è un indicatore indiretto del calo delle prestazioni sanitarie non emergenziali causato dalla pandemia. Il tasso di riduzione percentualmente più alto si è verificato in Liguria (-47,6%), mentre in Valle è pari a -32,5%.
Analizzando la situazione dei posti letto, nel 2020, dopo alcuni interventi di ampliamento della rete ospedaliera, il loro numero per i pazienti acuti è salito da 2,94 (nel 2019) a 3,75 ogni mille residenti. Secondo quanto disposto con il decreto legge 34 del 2020, ogni mille abitanti occorre avere una dotazione strutturale di 0,14 posti letto in terapia intensiva.
Dai dati pubblicati dal Ministero della Salute relativi alla rilevazione del 29 ottobre 2022 che verificava la quantità di posti letto attivi (cioè posti letto immediatamente disponibili e quelli attivabili nel giro di 24-48 ore) nelle terapie intensive per 100.000 abitanti, è emerso che quasi tutte le Regioni italiane hanno raggiunto un valore pari o superiore a tale target. Fa eccezione, con altri, la Valle d’Aosta (10,5).
Sul territorio valdostano, al 31 dicembre 2019, si contavano 10 posti letto nella terapia intensiva (8,1 posti letto per 100mila abitanti) mentre, al 19 ottobre 2022, se ne rilevano 13 (10,5 posti letto per 100mila abitanti).
Nel 2021, i pagamenti per gli investimenti fissi lordi degli enti del Sistema sanitario nazionale sono stati pari a 2.3 miliardi, in crescita del 41,8% rispetto al 2019 (1,6 miliardi), con un valore pro capite di 36,6 euro, in aumento del 37,1% rispetto al 2019 (26,7 euro).
I pagamenti effettuati nel 2020, pari a 1,9 miliardi di euro a fronte di un valore medio nazionale di 29,8 euro, hanno evidenziato, su base regionale, scostamenti significativi tra le diverse realtà territoriali. I valori più elevati, superiori del 200% al dato nazionale, si rilevano nelle Regioni a statuto speciale settentrionali. In Valle d’Aosta, nel 2020, gli investimenti degli enti del Ssn sono stati pari a 84 euro pro capite.
Analizzando la spesa pro capite, la regione più “spendacciona” è il Molise. Tuttavia, la Valle d’Aosta spende il 6,9% più della media nazionale.
La spesa per acquisti diretti, nel 2019, (al netto dei gas medicinali) è stata pari al 9,36% del Fsn (Fondo sanitario nazionale), superiore quindi di 1,71 punti percentuali al tetto del 7,65% che, tutte le Regioni, con le sole eccezioni di Lombardia (7,50%) e Valle d’Aosta (7,38%), contribuiscono a superare.
La spesa farmaceutica complessiva è risultata essere pari a 19,5 miliardi, con un’incidenza sul Fsn pari al 16,10%, superiore di 1,5 miliardi al tetto programmato di spesa (18 miliardi). Tutte le Regioni, nel 2021, hanno superato questo tetto, con le sole eccezioni del Veneto (14,15%), delle Province autonome di Trento (14,04%) e di Bolzano (13,54%) e della Valle d’Aosta (13,13%).
Pubblicato / aggiornato
il 19/01/2023 alle 10:40
Categoria:
Economia e Lavoro