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I commenti della politica alle annunciate dimissioni di Lavevaz

I commenti della politica alle annunciate dimissioni di Lavevaz (©Consiglio Valle) - Erik Lavevaz

Alcune forze politiche valdostane hanno così commentato le dimissioni di Erik Lavevaz.

Valle d’Aosta aperta

Secondo Valle d’Aosta aperta (l’aggregazione di AduVdA, movimento 5 stelle e Area democratica) le dimissioni di Lavevaz sono il riconoscimento della «crisi strisciante della sua maggioranza che si è avvitata su se stessa per due anni.
Una presa d’atto del fallimento nella gestione della Sanità pubblica e del complessivo indebolimento del sistema di welfare regionale. Inseguendo improbabili progetti faraonici, l’attuale maggioranza regionale ha perso di vista la realtà sociale valdostana che esce impoverita e disorientata da questa avventura
». 

Secondo VdA aperta, la soluzione può essere solo una: «Questa gestione pasticciata, che ha goduto della complicità della Lega e della mediocrità del PD, portando a destra l’assetto politico regionale, può essere superata solo dando la possibilità agli elettori di esprimere il loro giudizio con elezioni anticipate.
In questi 60 giorni, si dovrebbe adeguare, finalmente, la legge elettorale ai principi euro-nazionali di uguaglianza e rappresentanza delle donne, prevedendo almeno la doppia preferenza di genere e la presenza in Giunta di tutti i generi,  per poi andare subito alle urne, senza ulteriori patetici teatrini e guerre tra bande in Consiglio regionale.
Per questo rafforzeremo l’impegno alla partecipazione politica attiva dei cittadini, contro il declino delle Istituzioni valdostane e per politiche realmente a difesa dell’ambiente e dei più deboli
».

Potere al Popolo

«Monsieur le Président Erik Lavévaz,
Nous avons appris la nouvelle de vos démissions en tant que Président de la Région Autonome Vallée d’Aoste et, comme tout citoyen valdôtain ayant lu la lettre dans laquelle vous exposez les raisons qui vous ont amené à un tel choix, on a été profondément touchés par la gravité des mots qu’elle contient. 
Laissez vous dire, Monsieur, qu’il vous a fallu assez de courage à vous exposer de cette manière et  de façon si franche, cela ne peut que vous faire honneur et on tient à vous exprimer notre respect et appréciation morale par rapport à votre comportement.
Pourtant, les mots “calculs personnels, personnalismes, vision politique à court terme” que vous avez identifiés dans votre lettre à l’origine de votre décision, retentissent face à nous comme un cri d’alarme qu’on ne peut pas laisser tomber dans l’oubli, comme si rien n’était.
Quand une affirmation pareille vient de Vous, la plus haute charge des Institutions de notre région, avec toutes les conséquences politiques que votre acte démissionnaire va produire dès maintenant, on ne peut pas croire qu’il s’agisse d’une excuse vouée à justifier votre incapacité personnelle de gouverner le pays, ou, pire, d’une mise en scène parmi beaucoup d’autres – hélas! – auxquelles on a dû souvent assister au cours de votre gouvernement.
Si Vous, Monsieur le Président, vous arrivez vous-même à accuser vos mêmes alliés, vos mêmes camarades, vos mêmes conseillers, de vouer plus à des buts personnels qu’à des objectifs collectifs propres des Institutions, comment fait-on, nous, le peuple valdôtain, à ne pas nous inquiéter en sachant que ceux qui devraient faire les intérêts de tous n’ont finalement à coeur que les leurs?
Comment est-ce qu’on pourrait garder confiance dans la politique et dans nos Institutions publiques si celles-ci sont corrompues et polluées par les ambitions individuelles de personnalités narcissiques, de quelques petits chefs de bandes qui se font la guerre entre eux pour prévaloir l’un sur l’autre  sans tenir compte du bien de toute une communauté qu’ils seraient par contre obligés de servir en bons administrateurs?
Maintenant que vous avez enfin mis le doigt dans la plaie, “le pouvoir personnel en dépit du bien collectif” – ce qui est d’après nous le plus grand mal de la politique de tout temps et de n’importe quel côté, de droite comme de gauche – vous avez le devoir de ne pas lâcher! 
Le changement politique que tout le monde souhaite depuis longtemps, ne pourrait-il pas commencer de cette lutte aux avantages particuliers en faveur des bénéfices publics?
Qu’est-ce qu’on attend encore?
Écoutez, ne perdez pas l’occasion Monsieur le Président, tenez le coup, ne démissionnez pas en ce moment, allez jusqu’au bout, faites-le pour l’intérêt général et au nom de la Démocratie!»

Rete civica

«Con una lettera di dura critica al comportamento della maggioranza dei consiglieri dell’Uv, Erik Lavevaz ha annunciato la sua intenzione di dimettersi da Presidente della Regione. Non si tratta di una sorpresa, visto che da un anno e mezzo la crisi della maggioranza regionale era evidente e grave. 
Quello che sorprende è che il Presidente della Regione e la Presidente dell’Uv abbiano impiegato quasi due anni a rendersi conto dell’azione devastante condotta dal gruppo dei colonnelli dell’Union Valdôtaine in sintonia con il gruppo della Lega.
Era il 29 gennaio 2021 quando in una riunione di tutte le forze politiche della maggioranza il capogruppo dell’Union dichiarò la sua ostilità al Programma di governo concordato ad ottobre 2020 fra progressisti ed autonomisti. Il “programma non è un totem” sentenziò Marguerettaz, subito seguito a ruota dall’Assessore del Pd. Senza nessuna proposta di mediazione o sintesi per salvaguardare la coesione (è bene ricordarlo).
L’azione sistematica di ostilità e di boicottaggio a punti fondamentali del Programma portò dopo alcuni mesi, a maggio, alle dimissioni delle esponenti di PCP che ricoprivano le cariche di Assessora all’Ambiente e di Presidente della V Commissione.
In quell’occasione la frattura nella maggioranza avrebbe ancora potuto essere ricomposta, se i cinque consiglieri che fanno riferimento al Pd avessero dimostrato coerenza con il programma concordato e con il progetto della lista in cui erano stati eletti. Invece scelsero di abbandonare PCP e di consegnarsi alle manovre evidenti ed indecenti dei colonnelli unionisti.
Tutto era già scritto quasi due anni fa e spiace che solo ora ci si renda conto della volontà di alcuni degli eletti unionisti di fare una alleanza con la Lega e della loro ostilità nei confronti del Presidente della Regione e di alcuni esponenti dell’esecutivo. Comportamenti incompatibili con un progetto di governo progressista ed autonomista. Speriamo che questa volta si faccia chiarezza fino in fondo.
Le dimissioni annunciate, indipendentemente dalla loro evoluzione, sono l’ennesima conferma della necessità inderogabile di una riforma elettorale che dia agli elettori la possibilità di scegliere il programma, la maggioranza ed il Presidente della Regione. La Riforma elettorale per cui Rete Civica si batte da anni avrebbe impedito manovre e intese come quella fra i colonnelli unionisti e la Lega e arginato le degenerazioni personalistiche consentite dall’attuale sistema.  
Proprio per mantenere tale sistema c’è stato grande schieramento e mobilitazione in Consiglio per impedire il Referendum consultivo proposto dal Comitato per la riforma elettorale, che avrebbe messo ognuno di fronte alle conseguenze delle proprie scelte.
Rete Civica intende continuare la sua battaglia per tale riforma. Per dare infine la possibilità alla popolazione di dire basta ad un sistema che consente vergognose operazioni e rappresenta un danno per tutta la comunità.»

Area Democratica – Gauche Autonomiste

«La riunione di Area Democratica – Gauche Autonomiste di mercoledì 18 gennaio 2023 ha affrontato, fra i vari argomenti, la notizia della lettera di dimissioni presentata dal Presidente della Regione Erik Lavevaz al Comité fédéral dell’Uv, l’ennesimo atto di un teatro dell’assurdo a cui, da quasi due anni, i valdostani devono assistere.
Un teatro iniziato ormai due anni fa quando il capogruppo unionista Aurelio Marguerettaz e l’assessore del PD Jean-Pierre Guichardaz hanno dichiarato che il programma di maggioranza, sottoscritto per avviare la legislatura, non era un totem e, proprio esponenti del gruppo UV con la sponda della Lega e il silenzio PD, facevano un grande ostruzionismo in Giunta e in Commissione, forti dell’apatia del Presidente Lavevaz. Un Presidente che evidentemente fingeva di non cogliere il segnale dato con il voto alla legge anti-dpcm, che manifestava la finta opposizione della Lega, di non vedere gli importanti documenti importanti fermi da mesi/anni in Commissione, come ad esempio il Piano della Salute e del Benessere sociale, la roadmap fossil fuel free, il Piano Regionale dei Trasporti, il Piano triennale degli interventi sulla violenza di genere e la legge contro le discriminazioni. Si traccheggiava di bilancio in bilancio, passando tra le variazioni di bilancio, sempre in modo ambiguo.
La virata a destra era di fatto presente da molto tempo e lo si evince dal folle progetto di smantellamento della Sanità pubblica, dal totale abbandono delle persone e imprese più fragili, dalla mancanza di attenzione verso la scuola pubblica, dagli investimenti impossibili su Cime Bianche, dal costruendo ospedale sopra un’area Megalitica, dallo studio per treni a idrogeno mentre arrivavano i soldi dell’elettrificazione, per finire con la vergogna di affossare il referendum consultivo.
La maggioranza progressista non c’è più da 2 anni e l’aver tergiversato, non assolve Lavevaz che, dato il suo ruolo, non solo è il principale responsabile della situazione attuale.
Anche le dimissioni annunciate e mai formalizzate in Consiglio regionale, sono una scenetta che ripetuta, alla lunga stanca.
Non aver difeso il Programma di maggioranza non è responsabilità di pochi ma di tutta l’ambigua maggioranza Lavevaz: lo scaricabarile, l’additare una qualche pecora nera, non è veritiero e non è un bel gesto.»

Pubblicato / aggiornato il 23/01/2023 alle 12:43
Categoria: Politica e Amministrazione