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Le dimissioni di Lavevaz consegnate al Consiglio Valle

Le dimissioni di Lavevaz consegnate al Consiglio Valle (©RaVdA) - Il presidente della Regione autonoma Valle d'Aosta, Erik Lavevaz

Le président de la Région autonome Vallée d’Aoste Erik Lavevaz a présenté sa démission au président du Conseil régional, mardi 24 janvier 2023.

Aux termes de la loi régionale n° 21/2007, celle-ci devient effective à compter de sa prise d’acte par l’Assemblée régionale.

Jusqu’à l’élection du nouveau président de la Région et du nouveau Gouvernement, l’Exécutif reste en charge pour assurer la gestion des affaires courantes, sans préjudice de la possibilité de prendre les actes urgents dont l’adoption ne peut être différée, et le Vice-président remplit les fonctions de président de la Région.

«J’ai travaillé, autant que possible, pour éloigner du Conseil régional les frictions politiques de ces derniers mois, – écrit Lavevaz dans sa lettre de démission – en donnant centralité aux mouvements qui ont porté leurs élus au sein de l’Assemblée. Je prends acte que le mandat que j’avais reçu de la part des forces politiques, celui de renforcer la majorité régionale qui s’est formée après les élections, ne peut pas être atteint à cause de distances qui doivent être explicitées et abordées. Ces tensions, aujourd’hui, risquent de freiner l’action administrative que nous avons poursuivie jusqu’ici. Je démissionne donc avec l’espoir que ce geste puisse faciliter la discussion entre les forces politiques et porter à une recomposition plus rapide du cadre général, jusqu’à la formation d’une nouvelle majorité pleinement active».

«Au fil de deux ans, l’équipe du Gouvernement a porté au Conseil une longue série d’initiatives qui ont réaffirmé la centralité de l’Assemblée et de son débat. Je revendique – poursuit le Président – ce qui a été fait le long de cette expérience, pendant une période non simple : un travail collectif, entamé avec enthousiasme et avec la conscience de la limite de chacun de nous. Je reste convaincu que la confrontation et le dialogue, dans le respect mutuel, soient essentiels pour l’action politique ; au même temps, je suis certain que la Vallée d’Aoste pourra affronter les défis contemporains uniquement si nous serons en mesure de ne pas nous aplatir sur des logiques centralistes, et de donner du sens à notre particularisme et à nos prérogatives d’autonomie gouvernementale. Une autonomie dont le Conseil est le pivot, grâce à la conscience d’une histoire qui peut être projetée dans le futur».

«Je vous prie – conclut-il – de remercier toutes les structures du Conseil pour l’attention, la professionnalité et le dévouement démontrés au service de cette institution : une institution appelée encore une fois à être le lieu privilégié pour l’échange entre les idées de la Vallée d’Aoste, au-delà des intérêts particuliers, pour répondre aux demandes et aux aspirations de notre communauté».

I commenti della politica

Lega e Forza Italia

I gruppi consiliari della Lega Vallée d’Aoste e di Forza Italia prendono atto delle dimissioni che Erik Lavevaz ha rassegnato da presidente della Regione, a seguito dell’annuncio dei giorni scorsi.

«Tali dimissioni formalizzano, di fatto, una crisi politica che perdura ormai da troppo tempo e che da oggi costringerà l’Amministrazione della nostra Regione alla sola gestione degli affari correnti. Tutto questo in un momento in cui la crisi energetica e sociale e le difficoltà nell’attuazione delle progettualità legate al PNRR, nonché la perdurante stasi di alcuni dossier strategici per la Valle d’Aosta, avrebbero richiesto invece una pronta e decisa presa in carico, a partire dal futuro dei nostri Tunnel e dal rinnovo delle concessioni di grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico per arrivare alle riforme degli enti locali e della legge elettorale, alla nuova PAC 2023-2027 e alla riorganizzazione del sistema sanitario nel suo complesso.»

Lega Vallée d’Aoste e Forza Italia, tra l’altro, evidenziano come a livello nazionale, proprio in queste settimane, si stiano trattando tematiche che, pur essendo forse ritenute lontane dall’interesse del nostro territorio, come la riforma legata all’Autonomia differenziata o l’eventuale rimodulazione delle progettualità e delle scadenze legate al PNRR, dovrebbero al contrario vederci protagonisti nel relativo dibattito.

A tal proposito, i gruppi consiliari ricordano come questi argomenti, insieme a diversi altri, siano stati già oggetto di condivisione e di confronto nel corso dell’incontro con la commissione politica dell’Union valdôtaine avvenuto il 29 dicembre 2022, incontro al termine del quale fu preso atto all’unanimità delle numerose convergenze presenti sui temi e sulle relative modalità di approccio agli stessi.

«In un simile contesto –  concludono i consiglieri -, dunque, i gruppi della Lega Vallée d’Aoste e di Forza Italia, consci della necessità di fornire una risposta urgente ai tanti dossier rimasti aperti, considerato il fallimento dell’esperienza di un governo che guardava a sinistra certificato oggi con le dimissioni del Presidente della Regione, Erik Lavevaz, si rendono sin d’ora promotori di un dialogo con tutte quelle forze politiche che intendono affrontare i problemi della nostra comunità. Dialogo che vuole essere costruttivo e libero da pregiudizi e da qualsivoglia forma di personalismo.»

Fratelli d’Italia

«Il presidente Lavevaz si è dimesso e da oggi decorrono 60 giorni per formare un nuovo governo senza il quale la legge impone di tornare al voto. 
Nel caso di impossibilità di realizzare un nuovo governo con una presidenza di Centrodestra auspichiamo coerentemente una volta di più, in presenza dell’apertura formale della crisi, che le forze politiche pro tempore presenti in Consiglio regionale facenti parte del Centrodestra promuovano una nuova legge elettorale maggioritaria da discutere e fare approvare al Consiglio regionale affinché si garantisca con senso di responsabilità, la futura necessaria stabilità e consenta immediatamente dopo ai Valdostani di tornare al voto, sulla base di un programma condiviso, in un quadro di alleanza di Centrodestra senza porte girevoli, evitando compromessi al ribasso con i nostri avversari»

Pcp

La capogruppo di Progetto Civico Progressista ha espresso voto contrario sulla decisione della Conferenza dei Capigruppo di martedì 24 gennaio 2023 di limitare i tempi per il dibattito sulle dimissioni del presidente Lavevaz e sugli sviluppi della crisi politica, che saranno trattate in Aula consiliare domani. 
«Contrariamente a quanto previsto in via generale dal regolamento – specificano le consigliere Erika Guichardaz e Chiara Minelli – e diversamente da quanto avvenuto anche a dicembre 2019, con le dimissioni dell’allora Presidente Fosson (in cui erano stati assegnati 15 minuti ad ogni Consigliere), si è infatti deciso di concedere al massimo 15 minuti a gruppo. Una decisione che ancora una volta va nella direzione di contrarre l’esercizio di un diritto e una prerogativa dei Consiglieri, volta ad evitare un dibattito che dovrebbe invece permettere a tutti di esprimersi e di fare le opportune valutazioni sulla gravità della situazione. 
Il presidente Bertincome avviene ormai da tempo, non ha garantito nemmeno in questa occasione la possibilità dei Consiglieri di intervenire adeguatamente. Il “campione della partecipazione” verrà ricordato come il Presidente che l’ha maggiormente limitata sia per quello che riguarda il Consiglio regionale, sia per quello che riguarda la libertà di espressione dei cittadini (vedasi referendum consultivo).
«L’atteggiamento della Lega, infine, evidenzia ancora una volta la sua inconsistente opposizione e la volontà di continuare a trattare sottobanco (“c’est impossible de terminer un puzzle s’il y a toujours quelqu’un qui cache des pièces”, Lavevaz il 18 gennaio 2023).».

Dimissioni annunciate dal 17 gennaio 2023

Dopo la riunione del Comité fédéral di Union valdôtaine di giovedì 19 gennaio 2023, nulla è cambiato: Erik Lavevaz ha confermato la propria intenzione di rassegnare le proprie dimissioni da presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta.

Aveva reso nota la propria intenzione mercoledì 18 gennaio 2023, dopo aver rimesso il proprio mandato nelle mani del Comité fédéral martedì 17 gennaio, in occasione della riunione che aveva fatto seguito all’incontro delle commissioni politiche di Alliance valdôtaine, Union valdôtaine e Vallée d’Aoste Unie sul tema della riunificazione autonomista.

Lavevaz ha spiegato: «l’ho fatto perché in questi mesi non è stato possibile concretizzare il mandato che mi era stato affidato dall’Union Valdôtaine di consolidare la maggioranza attuale: un mandato che evidentemente non era condiviso da una parte degli eletti.
Mi sono trovato a confrontarmi con tensioni tra gruppi e movimenti che, pur senza bloccare l’azione amministrativa, non hanno permesso di costruire una prospettiva di più lungo termine. Abbiamo fin qui tenuto queste difficoltà fuori dal palazzo, garantendo le fasi più delicate dell’amministrazione come quelle del bilancio: ora è indispensabile affrontare compiutamente questo scenario, traguardando la fine della Legislatura.
In questo quadro, il mio gesto deve facilitare la ricomposizione dello scacchiere politico: come ho sempre detto, il centro della discussione non è il mio ruolo ma la prospettiva del governo della Valle d’Aosta. Mi aspetto ora che i movimenti possano recuperare la necessaria centralità nella discussione politica per giungere a una soluzione a questa crisi, che può adesso essere affrontata partendo da una pagina bianca»
.

Union valdôtaine aveva congelato le dimissioni di Lavevaz in attesa di un nuovo incontro del Comité e di un confronto con il Conseil fédéral (convocato per lunedì 23 gennaio, salvo poi annullare la seduta).

Le dimissioni di Lavevaz potrebbero aprire a un’alleanza a destra che lui e la presidente di Union valdôtaine Cristina Machet non vedono con il favore invece manifestato da altri eletti unionisti. «Sarebbe insensato riunificare gli autonomisti sotto il simbolo di Union valdôtaine – ci ha detto Machet – per poi allearsi con Forza Italia e Lega Vallée d’Aoste. Rafforzare la Valle d’Aosta significa estendere la maggioranza nell’area autonomista». Tradotto: meglio allearsi con Pour l’Autonomie.

Ma c’è un altro tema che queste dimissioni rendono evidente per l’ennesima volta: quello della regia politica di Union valdôtaine. Quando era stato eletto presidente del mouvement, Lavevaz aveva posto al centro della propria azione il ritorno del movimento alla centralità nelle decisioni politiche. Indirizzo che Machet aveva confermato. Però, nei fatti, il peso degli eletti nelle decisioni è preponderante.

Pare che il capogruppo Aurelio Marguerettaz con i consiglieri Giulio Grosjacques, Roberto Rosaire e Renzo Testolin siano apertamente favorevoli a una diversa alleanza. Schierato sulla linea politica di Lavevaz sarebbe Roberto Barmasse mentre Davide Sapinet avrebbe una posizione neutra.

Situazione a numeri invertiti nel Comité, dove la linea Lavevaz pare essere dominante, con un paio di eccezioni.

Spetterà al Conseil dunque, di fronte a questa situazione di azzeramento, a dettare gli indirizzi politici per le nuove trattative.

Da Grosjacques, Marguerettaz, Rosaire e Testolin, dieci pagine di risposta

È un documento in dieci pagine, datato 19 gennaio 2023, quello che i consiglieri unionisti Giulio Grosjacques, Aurelio Marguerettaz, Roberto Rosaire e Renzo Testolin hanno scritto per rispondere alle accuse mosse loro da Erik Lavevaz.

Prende spunto dal fatto che Lavevaz ha addossato tutte le responsabilità delle sue dimissioni «al comportamento dei componenti del suo gruppo consiliare mossi, a suo dire, da calcoli (ambizioni) personali: nelle due pagine ci sono delle accuse molto forti ma nessun accenno a suoi possibili errori e neanche a una velata autocritica. In una inspiegabile autocelebrazione, il Presidente Lavevaz sostiene di essersi tanto impegnato ma di non essere stato messo nella condizione di poter lavorare».

E poi parte la risposta: «Giocare la carta del vittimismo è un’azione che da sempre crea simpatia e solidarietà ma, trattandosi di argomenti che riguardano tutta la comunità valdostana, dobbiamo domandarci se queste dimissioni siano la conseguenza di trame o macchinazioni di ambiziosi e poco corretti consiglieri regionali che, paradossalmente, non hanno mai fatto mancare il loro voto ed il loro sostegno operativo in aula e fuori dalla stessa per garantire il buon esito di provvedimenti legislativi e amministrativi oppure, come appare di tutta evidenza da più parti della stessa maggioranza, siano una (forse tardiva) presa di coscienza di una palese inadeguatezza ad esercitare il ruolo di Presidente della Regione».

Risposta che ritiene doverosa una ricostruzione storica degli eventi: «Crediamo quindi sia doveroso ripercorrere la storia politico-amministrativa di questi ultimi anni, al fine di rappresentare i fatti nella maniera più puntuale possibile separandoli dalle opinioni personali.
Erik Lavevaz nell’immaginario collettivo rappresenta il nuovo ma in realtà il suo percorso politico è iniziato molti anni fa quando nel 2008, giovane sindaco di Verrayes, si è presentato alle elezioni regionali arrivando quartultimo dei 35 candidati.
Nell’ autunno 2018, grazie al determinante sostegno dei sindaci unionisti, diventa Presidente dell’Union Valdotaine e dopo pochi mesi, a causa delle turbolenze giudiziarie che investono alcuni eletti dell’Union Valdotaine ed a seguito delle dimissioni del Vice Presidente Osvaldo Chabod e di Ornella Badery gioca la carta delle dimissioni che, dichiara in una riunione del Comité Federal,  verranno date in un congresso autunnale unitamente  a quelle dei Vicepresidenti Sapinet e Follien (Per verificare queste affermazioni è sufficiente rileggere le rassegne stampa della primavera 2019), in considerazione delle pesanti accuse di immobilismo nei suoi confronti, associate ad un evidente e documentato calo degli iscritti registratosi sotto la sua presidenza. Soltanto grazie alla buona volontà ed al rinnovato impegno di tutti i membri del Comité  le dimissioni annunciate non saranno formalizzate e il congresso di autunno in realtà rilancerà l’Union Valdotaine ed il progetto della Réunion dell’area autonomista.
La legislatura iniziata nel 2018 si interrompe anticipatamente a causa di numerose dimissioni dovute ad  inchieste giudiziarie, fortunatamente risoltesi soltanto però nei mesi scorsi  con il riconoscimento dell’innocenza dei nostri eletti: Erik Lavevaz diventa consigliere regionale per qualche mese, ancorché sia il quarto dei non eletti.
Sotto la Presidenza Lavevaz l’Union Valdotaine mostra evidenti segni di debolezza  e nelle elezioni regionali del 2020 il Mouvement fatica a comporre una lista, presentando solo 23 candidati rispetto ai 35 che solitamente compongono la squadra. La mozione degli affetti e l’eccessivo frazionamento delle proposte politiche alternative  permette al nostro movimento, superando anche i pronostici più ottimistici, di confermare 7 eletti. Erik Lavevaz, anche in virtù del proprio ruolo di Presidente dell’Union risulta il terzo degli eletti con al primo posto, per distacco, Renzo Testolin che si era assunto il gravoso onere di reggere con tenacia una giunta dimissionaria durante la prima ondata del COVID, facendosi carico di diversi interim. Il ruolo di Presidente incaricato avrebbe dovuto quindi spettare di diritto al primo degli eletti ma il discutibile veto impostoci dagli alleati di sinistra ed accettato dall’union valdotaine senza un benché minimo tentativo di difesa, ha fatto ricadere la scelta su Erik Lavevaz che tuttavia non aveva nessuna esperienza di amministrazione regionale e che, all’atto della formazione del governo regionale, ha caratterizzato la presidenza della Regione alla stregua di un assessorato praticamente senza portafoglio
».

Si arriva dunque a ripercorrere gli anni della presidenza Lavevaz: «L’attività amministrativa di questa prima parte della legislatura è stata condotta in modo sufficiente anche e soprattutto grazie al lavoro costante, onesto e corretto dei consiglieri di maggioranza ed in particolare di quelli dell’Union Valdotaine: quello che però doveva essere un motivo di visibilità e di valorizzazione  anche per il movimento che esprime il Presidente della Regione, a causa di scelte personali poco lungimiranti che hanno lasciato ad altre figure assessorili ruoli strategici nella gestione delle società partecipate o dello sviluppo dei fondi europei, tanto per citarne alcuni, preferendo alleggerire le responsabilità del Presidente a dispetto di quella che invece avrebbe dovuto essere la centralità di quel ruolo, hanno portato gli eletti del nostro movimento ad avere poche e limitate responsabilità, con la conseguenza di riscuotere  poco apprezzamento da parte della comunità valdostana e di conseguenza poca centralità e visibilità, lasciate quasi per intero ad altri partiti e/o movimenti.
Se vogliamo analizzare il ruolo del Presidente della Regione in questi mesi possiamo tranquillamente affermare che lo stesso è stato svolto in modo molto defilato, quasi notarile, poiché i provvedimenti più importanti e i dossier più delicati sono stati portati avanti e gestiti dagli assessori. Un esempio su tutti, probabilmente il più caratterizzante per un’amministrazione: il primo provvedimento di aiuti definito con la LR 8/2021, che ha sostenuto per oltre 50 milioni di euro le famiglie e le imprese valdostane colpite dalla crisi indotta dalla pandemia e che ha visto il coinvolgimento di tutti gli assessori e tutti i gruppi consiliari, con la partecipazione propositiva e continuativa dei consiglieri unionisti. Durante il dibattito consiliare relativo all’approvazione della legge in questione, tutti gli interventi hanno riconosciuto il grande e proficuo lavoro del vice presidente Bertschy in quanto il Presidente Lavevaz, nonostante le innumerevoli riunioni preparatorie, ha partecipato silente solo all’ultima e senza peraltro fornire alcun apprezzabile contributo alla predisposizione del testo di legge.
Quanto sopra affermato non è una esigenza di mera rappresentanza o visibilità ma una giusta valorizzazione del lavoro di una maggioranza guidata dal nostro movimento che ha dovuto da un lato caricarsi le responsabilità dei vari problemi, su tutti la Sanità nel pieno di un’emergenza sanitaria senza precedenti, senza però riuscire dall’altro a gestire  provvedimenti amministrativi che potessero dare delle risposte concrete ai nostri cittadini, risposte che immancabilmente risultavano fornite da esponenti politici appartenenti ad altri partiti e/o movimenti.
Questa maniera di amministrare è stata una caratteristica del Presidente Lavevaz: nelle riunioni raramente interveniva per primo e quasi mai proponeva gli indirizzi o formulava proposte. I verbali delle sedute del Consiglio Regionale molto spesso non riportano alcun intervento del Presidente della Regione, anche in occasione di approvazioni di leggi o provvedimenti qualificanti e questo comportamento può essere interpretato, a seconda della lettura che si vuole fornire, come alto senso della democrazia oppure come il rifuggire dalle proprie responsabilità e dal proprio ruolo di guida del governo e della maggioranza che lo sostiene, nonostante il ruolo di Presidente della Regione imponga l’assunzione di responsabilità e l’onere di dettare gli indirizzi.
Questa mancanza di assunzione delle responsabilità che competono al Presidente Lavevaz in relazione alla carica ricoperta è emersa costantemente anche nelle discussioni che venivano affrontate durante le riunioni del Gruppo, ormai da alcuni mesi sempre meno frequenti nonostante le problematiche ed i relativi dossier aperti: nei momenti in cui venivano portate all’attenzione delle criticità nella gestione di alcuni assessorati attraverso atti e riscontri puntuali il Presidente Lavevaz, pur dichiarando di condividere le osservazioni fatte dai vari consiglieri, di fatto non risulterebbe essere mai intervenuto per porre in atto  correttivi che correggessero le situazioni segnalate. 
A seguito della crisi politica di maggio 2021, tutta interna alla componente di sinistra della maggioranza, due consigliere del movimento PCP hanno rassegnato le dimissioni dalle rispettive cariche di assessore all’ambiente e trasporti e di presidente della quinta commissione consiliare; nonostante dalle dimissioni delle due consigliere dalle rispettive cariche all’uscita delle stesse dalla maggioranza siano trascorsi oltre cinque mesi e vi siano state quindi tutte le condizioni politiche per l’assegnazione dell’assessorato rimasto vacante il Presidente Lavevaz non ha ritenuto di proporne la sostituzione attribuendosi l’interim che dura ormai da venti mesi, nonostante le dichiarazioni rilasciate dallo stesso di una assegnazione delle deleghe assessorili entro il termine massimo di quindici giorni dalla presa d’atto delle dimissioni dell’assessora Minelli, in un periodo durante il quale la gestione quotidiana delle problematiche e la presenza costante dell’ assessore competente avrebbe invece potuto garantire risoluzione più rapida dei problemi ( ufficio motorizzazione tra i più importanti) e più tempestività, maggiore attenzione nelle proposte di investimento (ad esempio sui bandi del PNRR) e conseguente rapidità nelle giuste e doverose risposte richieste dalla cittadinanza. Siamo davvero convinti che anche questo immobilismo amministrativo sia da imputare ai consiglieri dell’Union Valdotaine che, a detta del Presidente Lavevaz, con la loro continua azione di boicottaggio non gli avrebbero consentito di lavorare come avrebbe voluto?
».

Si arriva al capitolo delle trattative per allargare la maggioranza: «Nella propria lettera il Presidente Lavevaz insiste molto sulla incompatibilità dei valori e degli ideali del nostro Movimento rispetto ad una possibile alleanza con le forze di centro-destra presenti in consiglio, che lui oggi definisce di destra ed estrema destra. Dovremmo chiedergli se sono le stesse forze che lui stesso incontrava nel maggio/giugno 2022 e che era disponibile a portare in maggioranza mantenendo la Presidenza in capo a se stesso, nonostante le innumerevoli dichiarazioni dei mesi precedenti di assoluta e totale indisponibilità ad assumere tale incarico in caso di un’accordo con la lega! Potremmo anche domandare a qualche consigliere della Lega di raccontarci quanti incontri ha avuto con il Presidente Lavevaz aventi come oggetto l’obiettivo di costruire un possibile accordo politico:  ovviamente nessuno di noi sostiene che un Presidente non possa legittimamente interloquire con i consiglieri eletti, qualunque parte politica rappresentino, ma è davvero poco serio ed altrettanto poco credibile  sentire oggi il Presidente Lavevaz impegnato con grande e rinnovato vigore a lanciare l’anatema contro forze politiche con le quali, soltanto alcuni mesi, fa era disposto a costruire una nuova maggioranza che è abortita solo per il rifiuto dell’ultimo minuto di una componente autonomista. Tutto il Gruppo era infatti riunito al secondo piano del palazzo regionale per definire come presentare l’ipotesi di accordo con il centro destra all’esame del Conseil Federal, che si sarebbe riunito quella sera stessa (6 giugno 2022), quando un componente di Alliance Valdotaine comunicò in modo totalmente inaspettato il proprio parere contrario all’accordo nonostante lo stesso avesse partecipato a tutte le riunioni preparatorie, confermando fino a quel momento il proprio assenso al progetto. A quel punto, in presenza di condizioni che avrebbero potuto mettere a serio rischio il progetto della Réunion, su proposta dei consiglieri oggi considerati sabotatori si optò  per proseguire con la maggioranza a 18, evitando quindi inutili tensioni e  schermaglie al Conseil Federal e consentendo in tal modo al Presidente Lavevaz di uscire dall’ impasse che si era venuta a creare, poiché risultava evidente a tutti i presenti che in quel momento non avesse tutta la necessaria lucidità per poter affrontare e risolvere la situazione venutasi a creare.
Il progetto a 18 a questo punto è diventato l’indirizzo validato dagli organi del movimento ma la ricomposizione della giunta rimane in ogni caso  una prerogativa esclusiva del Presidente della Regione, che ha il compito di formulare una proposta alla propria maggioranza. Nella lettera di dimissione Lavevaz sottolinea, contrariamente a come si sono svolti effettivamente i fatti, i suoi sforzi nell’espletare il suo mandato e accusa i consiglieri del gruppo di averglielo impedito: crediamo sia quindi utile, ai fini di ristabilire la verità dei fatti,  ricordare le proposte che di fatto il Presidente Lavevaz aveva sottoposto ai vari rappresentanti politici che facevano riferimento agli eletti, riassumibili sinteticamente nell’aumento del numero degli assessori portandoli a 8 in modo da poter assegnare un assessorato alla componente politica  Evolvendo, che in consiglio regionale esprime il consigliere Claudio Restano, e contestualmente un assessorato in più all’Union Valdotaine. Questa soluzione, che numericamente poteva avere un senso e che avrebbe dato la giusta dignità al nostro Movimento anche in considerazione della serietà del lavoro fino ad allora svolto e dalla solidità del gruppo consiliare che, è bene ricordare, è l’unico gruppo dell’attuale maggioranza a non aver avuto nessuna crisi né scissione interna, fu molto criticata anche dal nostro elettorato e di fatto venne bocciata dai nostri alleati, in particolare dal PD che riteneva utile riservare l’eventuale ottavo assessorato per futuri allargamenti della maggioranza.
La situazione era ancora in discussione quando l’assessore Barmasse comunicava al gruppo la propria intenzione di dimettersi dalla carica di assessore: in realtà Barmasse aveva già comunicato a fine 2021 l’intenzione di dimettersi per motivi estranei al dibattito politico, ma il Presidente Lavevaz era riuscito fino a quel momento ad impedirne le dimissioni.
Questa novità consentiva al Presidente Lavevaz di rielaborare una nuova proposta che avrebbe previsto una ricomposizione della giunta con una ridefinizione delle deleghe, senza aumentare il numero degli attuali assessorati ed inserendo in giunta un consigliere dell’Union valdotaine in sostituzione di Barmasse, individuato nel consigliere Testolin, contestualmente all’ingresso in giunta del consigliere Restano
». 

Poi il passo indietro per lasciare spazio a Testolin, dopo la chiusura della vicenda Egomnia: «Il giorno dopo l’indicazione al gruppo consiliare del nuovo assessore, più precisamente il 28 ottobre, i mezzi di informazione diffusero la notizia dell’archiviazione della posizione di Testolin nell’inchiesta Egomnia.
Questa notizia indusse Lavevaz, senza alcuna sollecitazione da parte dei consiglieri, a convocare il Gruppo nel pomeriggio del giorno stesso per comunicare a Testolin che a questo punto era disponibile a cedere a lui la Presidenza perché considerava corretto, sul piano politico, che il primo degli eletti indicato dall’elettorato ricoprisse la carica che gli spettava di diritto, considerando tale gesto una doverosa forma di risarcimento per quanto ingiustamente subito . Questa posizione fu da lui stesso confermata nella riunione successiva del Comité Federal, che ebbe luogo nella  serata stessa : a questo proposito è bene ribadire che nessuno degli eletti avanzò alcuna richiesta perché venisse effettuato questo passaggio di consegne, che fu  pertanto una libera scelta del Presidente Lavevaz. 
Il consigliere Testolin, di fronte ad una proposta assolutamente inaspettata, chiese al gruppo e successivamente al Comité Federal due giorni di tempo per riflettere sulla proposta stessa ma, nel momento stesso in cui sciolse la riserva dicendo che avrebbe accettato di assumere la Presidenza aderendo alla richiesta del Presidente Lavevaz, la versione di Lavevaz cambiò dicendo che c’era stata, guarda da caso da parte di tutti, un’errata interpretazione delle sue parole e che lui non intendeva passare la mano ma, esattamente come successo nell’ultima riunione del Comitè Federal del 17 gennaio,  rimettere il suo mandato nelle mani del Comité stesso affinchè fosse quest’ultimo a decidere sul passaggio del testimone. 
A prescindere dai legittimi dubbi sulle reali intenzioni del Presidente Lavevaz di voler effettuare il passaggio di consegne in favore del collega Testolin, dubbi avvalorati dalle dichiarazioni di alcuni membri di giunta sull’attività di Lavevaz alla ricerca del  sostegno traversale ai fini del mantenimento della propria posizione apicale, questo mancato passaggio di consegne creò notevoli problemi, non soltanto all’interno del gruppo, mortificando in maniera significativa le persone coinvolte, mettendo in discussione la credibilità degli eletti e in cattiva luce le istituzioni regionali, oltre che a coprire di  ridicolo il nostro movimento, che appariva agli occhi della società valdostana in evidente stato confusionale.
A questo punto la soluzione del Puzzle divenne sempre più complessa e si ritenne di aprire le consultazioni con tutte le forze politiche, per valutare se potevano esistere delle convergenze.
Dopo aver preso atto dell’assoluta impossibilità di creare una coalizione di governo che potesse comprendere contemporaneamente sia il centro-destra che il centro-sinistra, rimanevano sul tavolo politico due soluzioni per dare un po’ di stabilità al governo della regione: ampliare la maggioranza attuale al movimento di Rollandin, Pour l’Autonomie, oppure costituire una nuova maggioranza con le forze di centro-destra, che non sarebbe incompatibile con la presenza al proprio interno di PLA
».

Si arriva all’epilogo: «Queste due opzioni ovviamente erano e sono ancora in discussione alla data di presentazione delle dimissioni da parte del Presidente Lavevaz nelle mani del Presidente dell’Union, ma entrambe imponevano un aggiornamento del programma di legislature e una ridefinizione di ruoli e delle strategie.  Un lavoro sicuramente complesso, difficile ma condiviso con le altre forze politiche, in particolare con la commissione politica degli autonomisti di Alliance VDA Unie che avrebbero privilegiato l’estensione della maggioranza a 20 con PLA ma senza comunque porre dei veti ad un eventuale accordo con il centro destra. 
Il Presidente Lavevaz, comunicando le dimissioni al Comité e addossando tutte le responsabilità al gruppo consiliare ha fatto un atto molto scorretto non solo nei confronti di eletti che hanno sempre lavorato per assicurare una buona amministrazione della regione difendendo in ogni circostanza il Presidente, il governo e la maggioranza, ma anche dell’intero movimento e della comunità valdostana tutta, che meritano sempre il massimo sacrificio e la massima considerazione da chi si propone a rappresentarli nella più alta carica regionale.
Siccome a pensare male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, quello di Lavevaz sembrerebbe, più che un gesto di alto concetto morale e politico, un modo molto sbrigativo per uscire da una situazione di estrema solitudine che lo stesso presidente si è costruito attraverso comportamenti e relazioni mai nemmeno cercati con i propri colleghi consiglieri del gruppo e un modo alquanto poco brillante per evitare di affrontare il problema delle dimissioni di Barmasse che, come dallo stesso annunciate, sarebbero state presentate il prossimo lunedi 23 gennaio. Forse è più semplice dimissionare, passare come la vittima sacrificale di turno e dire che la colpa è tutta degli altri che vogliono qualcosa di sicuramente sbagliato soltanto perché non corrisponde alla propria visione politica e senza fare il benché minimo, anche piccolo, gesto di autocritica per una gestione politico-amministrativa che raggiunge con difficoltà la sufficienza: anziché affrontare le criticità è forse più semplice lasciare agli altri la soluzione del problema ed ergersi a paladino dei principi unionisti.
Ognuno degli eletti dell’UV ha in sé gli stessi principi e condivide gli stessi ideali, non c’è quindi nessuno che può ergersi a detentore e  portatore unico dei valori e degli ideali del nostro Movimento ma in politica e nella storia ci sono momenti che meritano un confronto su temi anche divisivi e la risposta in questi momenti può essere solo democratica e, nel pieno rispetto delle regole, quando non vi è unanime condivisione la scelta va discussa e assunta nelle competenti sedi.
A tale proposito rileviamo altresì come nelle riunioni del Comité ci si sia confrontati quasi esclusivamente sugli aspetti ideologici degli eventuali accordi riconducibili al centro destra o al centro sinistra, quasi come delle tifoserie calcistiche, e  che poco o nulla si è discusso dei veri problemi della nostra regione. Argomenti di fondamentale importanza per il nostro futuro come ad esempio la chiusura periodica del Tunnel del Monte Bianco, il rinnovo della concessione del Tunnel del Gran San Bernardo, il rinnovo delle grandi concessioni di derivazione delle acque a scopo idroelettrico, che potrebbe mettere seriamente ed irreparabilmente a rischio il futuro della CVA: questi temi non sono mai stati portati all’attenzione degli organi del Movimento e, di conseguenza, mai affrontati e dibattuti. In particolare non ha avuto dignità di essere discussa neanche la riforma che si discuterà in parlamento sulle autonomie differenziate, che potrebbe mettere pericolosamente in discussione la nostra stessa ragione di esistere in quanto Regione a Statuto Speciale: Il Presidente Lavevaz ha partecipato alla conferenza delle regioni a Milano ma non ha ritenuto necessario ne confrontarsi ne tantomeno relazionare su  questo fondamentale argomento, che per la nostra regione è di vitale importanza.  Sono questi gli argomenti che ci spingono a voler valutare responsabilmente e senza pregiudizi le migliori scelte politiche da assumere nell’interesse esclusivo della comunità valdostana, senza volersi schierarsi a priori ne con la destra ne con la sinistra.  Questa miopia nei confronti degli argomenti che toccano pesantemente la comunità valdostana riteniamo essere una delle principali cause della perdita di appeal del nostro movimento, che sta toccando il minimo storico degli iscritti.
Quanto alla presunta impossibilità del Presidente Lavevaz di poter risolvere la crisi politica a causa dell’ostruzionismo dei consiglieri, derivante da trame nascoste o ambizioni personali, ribadiamo con forza che ad oggi non vi è alcuna crisi di governo o di maggioranza e la dimostrazione è rilevabile nei provvedimenti di Legge (il bilancio su tutti) approvati anche nell’ultima seduta del consiglio Regionale senza che vi sia stato il benché minimo segnale di difficoltà, così come ricordato da tutti gli interventi effettuati in aula da dai consiglieri di maggioranza, dagli assessori e dallo stesso Presidente Lavevaz che a più riprese ha ribadito con forza come non vi sia nessuna crisi politica in corso, poiché “c’è una maggioranza che lavora e che ha prodotto atti legislativi in misura superiore rispetto alle ultime legislature”.
Siamo quindi di fronte ad un percorso che ha, o forse a questo punto aveva, l’unico obiettivo di consolidare l’attuale maggioranza o di crearne una nuova sempre e soltanto nell’interesse superiore della nostra comunità e non dei singoli consiglieri, mettendo al centro il nostro Movimento: la formalizzazione delle dimissioni da parte del Presidente Lavevaz ha ufficialmente aperto una crisi politica che è da addebitare per intero al suo comportamento e che noi consiglieri, con il senso di responsabilità che ci ha fino ad oggi contraddistinti, cercheremo con tutti i mezzi a nostra disposizione di risolvere al fine di poter dare alla nostra Regione un governo stabile e duraturo, in grado di fornire alle imprese, ai cittadini ed a tutti i componenti della società valdostana le risposte che, in alcuni casi, aspettano da troppo tempo. 
In Valle d’Aosta fare il Presidente della Regione è un compito molto impegnativo e impone grandi capacità di governo e di mediazione oltre all’ assunzione di responsabilità che spesso sono così grandi da far tremare i polsi anche alle persone politicamente più esperte e preparate: è quindi necessario ma non sufficiente   essere delle brave persone con le mani pulite se le mani si tengono sempre in tasca. Probabilmente fare la vittima è utile da un punto di vista elettorale ma non permetterà di fuggire dal giudizio della storia e dalla necessità di governare la nostra comunità con coraggio, determinazione e soprattutto con grande impegno ed onestà, sia morale che intellettuale
».

Conseil annullato per clima esacerbato

La riunione del Conseil fédéral prevista per lunedì 23 gennaio è stata annullata, il giorno stesso, dopo la riunione del Comité fédéral. La presidente Machet spiega in una nota. «Tout en considérant légitime un débat au sujet de positions politiques différentes, le comité Fédéral et les élus au Conseil régional concordent sur le fait que sur le plan personnel on a dépassé les limites, c’est pour cette raison que pour favoriser un débat serein et franc sur les adresses politiques à donner, le comité fédéral, à l’unanimité, propose de renvoyer la convocation du conseil la prochaine semaine en précisant que sera envoyé dans les prochains jours aux sections un document pour établir les lignes politiques à prendre. Les sections devront se retrouver et exprimer leur point de vue».

Dunque una settimana di pausa, per mandare un documento nel quale i vertici Uv illustrino alle sezioni il proprio punto di vista e per poi raccogliere da loro (l’auspicio è «serenamente») le indicazioni per procedere.

Pubblicato / aggiornato il 24/01/2023 alle 16:59
Categoria: Politica e Amministrazione