Traforo Monte Bianco:”conseguenze gravissime” avverte l’Uncem
Traforo del Monte Bianco
Il Traforo del Monte Bianco realizza, nel 2023, alcune operazioni di manutenzione tecnica che necessitano di una chiusura totale del tunnel della durata di 9 settimane, da lunedì 16 ottobre (ore 8) fino a lunedì 18 dicembre 2023 (ore 22).
La sostituzione degli acceleratori era già stata precedentemente pianificata e prevista in parallelo a un cantiere-test di risanamento della volta del traforo.
Oltre che per la sostituzione degli acceleratori, la chiusura sarà utilizzata per realizzare alcuni lavori propedeutici di taglio delle solette in previsione dei lavori di sostituzione dell’impalcato stradale previsti nel 2024.
La data di scadenza di tutti gli abbonamenti (10 o 20 transiti) in corso di validità alla data di inizio della chiusura totale (16 ottobre 2023) sarà prorogata di 3 mesi. Il prolungamento della data di validità sarà effettuato automaticamente. Non sarà pertanto necessario inviare alcuna richiesta specifica di proroga.
Il commento dell’Uncem
Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, Roberto Colombero, presidente Uncem Piemonte e Jean Barocco, consigliere nazionale Uncem valdostano hanno commentato la chiusura del Traforo: «Non doveva chiudere, tra i proclami di tanti politici, e invece da oggi il Tunnel del Bianco chiude. Chiude davvero. Con una serie di conseguenze gravissime che ci preoccupano. Conseguenze immediate, su viabilità secondaria verso San Bernardo e Frejus. Conseguenze di medio e lungo periodo su un sistema alpino che, dopo vent’anni di indifferenza dei più, finisce per essere blocco verso l’Europa. Un problema gravissimo, per molto tempo sottovalutato. Sappiamo già che il nodo viario torinese, della Tangenziale in particolare, da oggi fino a fine anno sarà intasato. E migliaia di camion in più andranno verso la Val Susa e il Frejus, essendo bloccata la statale 28 in Alta Val Tanaro verso Ventimiglia e Nizza, essedono con limitazioni per la stagione invernale la statale 21 verso la Maddalena e pure il Gran San Bernardo chiuso di notte fino a marzo ai mezzi pesanti alti più di tre metri. Un bel caos, che ci dice una cosa. I rallentamenti dei lavori ai trafori alpini ferroviari, la non pianificazione infrastrutturale, la mancanza di coesione vera europea che guarda alle montagne quale luogo di sviluppo e crescita, flussi e transiti, pensano come non mai. E peseranno tantissimo, da oggi, sui sistemi economici di Valle d’Aosta e Piemonte. Ora, svegliandoci tutti di fronte alle emergenze, si torni a pianificare come sancito dal Trattato del Quirinale tra Italia e Francia e da strumentazioni istituzionali europee. Che smettendo di considerare la Strategia macroregionale alpina strumento per fare un po’ di progetti e incontri, forse finalmente si concentreranno – anche noi, tutti i Decisori politici e i Rappresentanti istituzionali – su reti, infrastrutture, Alpi che uniscono. È l’ora giusta, finalmente».
Una riunione di aggiornamento per valutare ricadute
Il presidente della Regione Renzo Testolin ha convocato, martedì 10 ottobre 2023, una riunione di aggiornamento per l’esame puntuale delle ricadute sulla viabilità e sull’accessibilità alla Valle d’Aosta della nuova chiusura del Traforo.
Erano presenti alcuni componenti della Giunta regionale, alcuni Consiglieri regionali , il CELVA, i sindaci maggiormente coinvolti, i vertici dell’Anas, delle società di gestione dei trafori del Monte Bianco e del Gran San Bernardo e dei tratti autostradali valdostani, la Camera valdostana delle imprese e delle professioni, i sindacati, le forze dell’ordine, i dirigenti regionali competenti in Trasporti e Infrastrutture, il Capo della Protezione civile, i Direttori generali dell’Arpa e dell’Università della Valle d’Aosta.
Ad Arpa è stato chiesto di implementare le attività di monitoraggio sulla qualità dell’aria in Valle d’Aosta lungo i principali itinerari stradali e autostradali verso il traforo.
L’Università della Valle d’Aosta è stata, invece, coinvolta nell’esame delle ricadute delle chiusure, non solo economiche ma anche di carattere socioculturale. L’obiettivo è di valutare puntualmente l’impatto del traforo sulla Valle d’Aosta e sullo spazio transfrontaliero, così come di disporre di informazioni utili per orientare le scelte della politica regionale, ma anche di quella italiana ed europea.
I fatti precedenti
Nel pomeriggio di giovedì 31 agosto 2023, il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili Matteo Salvini ha annunciato che la chiusura del traforo del Monte Bianco per lavori dal 4 settembre 2023 è stata rinviata.
La decisione fa seguito a un incontro con il ministro francese Clément Beaune, dedicato alla situazione al Fréjus, chiuso al traffico pesante dopo la caduta di una frana sul versante francese.
I ministri hanno condiviso l’opportunità di evitare, almeno in questa fase, la chiusura.
Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, con propria nota, precisa che l’intesa fra i due ministri prevede che il Traforo non chiuda lunedì 4 settembre. I lavori dovranno ricalendarizzati indipendentemente dalla riapertura del Traforo del Frejus. Probabilmente slitteranno a settembre 2024.
In ogni caso, la formalizzazione della decisione sul Traforo del Monte Bianco spetta alla Conferenza Intergovernativa il cui svolgimento è previsto per lunedì 4 settembre.
Secondo quanto segnalato dal ministro Francese, l’autostrada dovrebbe riaprire entro il 10 settembre; la linea ferroviaria non riaprirà prima di ottobre.
Secondo informazioni fornite dai tecnici incaricati, attualmente il tempo necessario alla riapertura al traffico in tutta sicurezza della A43 e del traforo del Frejus ai mezzi pesanti è previsto entro 8 giorni, se le condizioni tecniche e metereologiche lo permetteranno.
Il commento di Forza Italia VdA
«Il coordinamento regionale di Forza Italia Valle d’Aosta esprime soddisfazione per l’azione diplomatica avviata in questi giorni con serietà, discrezione e competenza dal Vice Premier e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e perfezionata quest’oggi nel vertici bilaterale con l’omologa francese Catherine Colonna, che ha portato all’accordo sul rinvio del primo cantiere-test previsto al Traforo del Monte Bianco, scongiurando una sua chiusura per le festività natalizie come sarebbe avvenuto se tale posticipo si fosse ridotto a soltanto qualche giorno o settimana, come invece paventato soltanto ieri, evitando così un grave danno economico per tutti gli operatori economici interessati non soltanto in Valle d’Aosta, ma anche nell’intero Nord-Ovest».
“Il Governo di centrodestra, – prosegue il gruppo- per l’ennesima volta, ha dimostrato attenzione e grande conoscenza dei dossier a livello locale, trovando in poche ore soluzioni concrete e condivise a beneficio dell’intera comunità, nonostante il difficile e delicato contesto di riferimento”, aggiunge.
La reazione di Cgil VdA
«La preoccupazione c’è ed è inutile negarlo, come Filt Valle d’Aosta monitoriamo da tempo la situazione, in primis per i lavoratori del Tunnel. Inizialmente i lavori al TMB erano programmati per il 4 settembre poi posticipati, in seguito alla chiusura del Frejus ai mezzi pesanti. Da quello che sappiamo noi la riapertura del Frejus dovrebbe avvenire fra 8 giorni, se come dicono i tecnici le condizioni tecniche e meteorologiche lo permetteranno . Sappiamo che la società di gestione del Ttraforo del Monte Bianco (TMB – GEIE) e le società concessionarie SITMB e ATMB si sono mobilitate al fine di mettere in campo tutti i mezzi necessari al rinvio dei lavori in modo da preservare il collegamento fra l’Italia e la Francia. Tutto questo fino alla riapertura del Frejus a tutti i veicoli. Come Filt condividiamo la scelta di non chiudere il Tunnel in questo momento particolarmente delicato».
Pas: zona franca è lo strumento perequativo per i disagi derivanti dalla chiusura
Pays d’Aoste Souverain ha rimarcato che la chiusura del Traforo «porta alla Vallée d’Aoste vantaggi, ma anche parecchie problematiche: traffico con conseguente disagi alla viabilità e un impatto sull’ambiente.
Qualsiasi sia l’avvenire del tunnel, sicuramente nei prossimi anni, la Vallée d’Aoste subirà danni economici non indifferenti sia per le imprese locali operanti nel mondo dell’edilizia, maestranze ebaniste, il mondo agricolo, il settore turistico e industriale».
Secondo il movimento «l’applicazione della zona franca rappresenterebbe un parametro perequativo per permetterci di operare alla stregua di altre regioni europee non gravate da tali problematiche e servitù di passaggio».
Pubblicato / aggiornato
il 16/10/2023 alle 11:35
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Categoria:
Politica e Amministrazione