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Traforo Monte Bianco: nel 2026 non chiude se non la notte

Mercoledì 18 febbraio 2026, ad Aosta, un incontro ha fatto il punto sull’impatto della chiusura autunnale 2025 del Traforo del Monte Bianco, coincisa con la conclusione della fase sperimentale dei lavori di risanamento. Sotto il coordinamento di Renzo Testolin sono stati presentati dati tecnici, ambientali ed economici. I lavori, svolti tra il 1° settembre e l’11 dicembre 2025, hanno riguardato consolidamenti strutturali, impermeabilizzazioni e interventi di sicurezza. Nel 2026 non sono previste chiusure prolungate ma solo chiusure notturne e cinque esercitazioni, mentre per il 2027 è allo studio una chiusura di 15 settimane. Il monitoraggio ambientale ha evidenziato valori di inquinanti ampiamente inferiori ai limiti di legge e l’impatto economico della chiusura di 15 settimane è stimato in 12 milioni di euro, pari allo 0,25 per cento del Pil regionale.


Mercoledì 18 febbraio 2026, ad Aosta, si è svolto un confronto sulle conseguenze della chiusura del Traforo del Monte Bianco dell’autunno 2025, anche alla luce del fatto che tale chiusura è coinciso con il termine della fase sperimentale per la realizzazione delle opere di risanamento della galleria.  

All’incontro, presieduto dal Presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta Renzo Testolin, sono intervenuti il direttore del TMB-GEIE, Riccardo Rigacci, per la presentazione dei lavori svolti e dei dati sulla ripresa del traffico dopo la riapertura; l’ingegnere dell’Arpa Valle d’Aosta, Marco Cappio, per l’illustrazione dei dati sul monitoraggio della qualità dell’aria; Consuelo Nava dell’Università della Valle d’Aosta, in merito alle ricadute economiche sul territorio.

I lavori si sono svolti dal 1° settembre all’11 dicembre 2025 e il presidente Renzo Testolin ha ritenuto necessario «che si facesse il punto sulle conseguenze di questa fase sperimentale sulle attività economiche, per arrivare a ragionare anche sulle prospettive future».

Il direttoe Riccardo Rigacci ha riepilogato le caratteristiche e lo stato di avanzamento delll’intervento: «Il risanamento della volta del traforo ha visto l’intervento al confine con la Francia, sul lato italiano, attorno al Garage 26, oltre ad altri 150 metri sempre verso l’italia. Quindi 250 metri in totale. Durante le chiusure notturne, la massa rocciosa è stata consolidata con ancoraggi in vetroresina e alcune zone caratterizzate dalla presenza di amianto sono sstate bonificate. Durante la chiusura, sono state effettuate demolizioni con martello demolitore. Poi è stato spruzzato del calcestruzzo ed è stata effettuata l’impermeabilizzazione in tre strati (per dare la miglior garanzia sulla durabilità, stimata in 100 anni di vita utile). La gestione e il convogliamento dell’acqua (che cade a 300 litri/secondo) ha dovuto essere gestita con attenzione. Il nuovo rivestimento è stato realizzato con cemento armato gettato in opera, utilizzando 120 tonnellate di acciaio e 750 metri cubi di cemento. Sono stati posati 220 conci prefabbricati con trave di giunzione e riempimento degli spazi soprastanti. 150mila ore di lavoro con 150 persone in cantiere ogni giorno. È stato prarallelamente realizzato il nuovo impianto a led e sono state effettuate manutenzioni minori. Per il 2026, non sono previste chiusure prolungate ma saranno necessarie chiusure notturne per realizzare una serie di ancoraggi e migliorare la sicurezza. Vi saranno cinque chiusure per esercitazione. Nel 2027 si pensa invece a una chiusura di 15 settimane».
Ha poi aggiunto che, durante le chiusure, i due terzi del traffico turistico si ripartiscono equamente fra Traforo del Fréjus e il traforo del Gran San Bernardo mentre si disperde per il 33%. Il traffico commerciale si dirige al 92,2% verso il traforo del Fréjus.

Gli impatti ambientali sono stati presentati dall’ingegnere Arpa Marco Cappio: «I dati provengono dalla stazione fissa sulla rampa di accesso al traforo e da un mezzo mobile nel piazzale delle scuole medie di Courmayeur. Oltre al campionamento standard, sono state svolte indagini specifiche per individuare in modo più preciso le fonti di inquinamento (visto che vi sono stati esiti inattesi e controintuitivi). I risultati si avranno nel corso dell’anno 2026. I principali indicatori di inquemento sono i particolati PM10 e PM2.5 oltre al biossido di azoto. La ripartizione è pressoché equilibrata fra l’inquinamento generato dal riscaldamento e quello dal traffico. I valori sono stati ampiamente inferiori ai limiti di legge (anche al limite che sarà in vigore dal 2030) e inferiori ai dati di Aosta. L’impatto del biossido di azoto è sceso, negli anni, parallelamente all’evoluzione dei motori di trazione. Durante la chiusura, il biossido di azoto permane nel centro di Courmayeur. Le concentrazioni di polveri (sulle quali incidono pesantemente il riscaldamento e la salatura delle strade) non variano durante il periodo di chiusura. La tendenza al calo non è significativa. Sul versante francese del traforo l’inquinamento è più marcato mentre, nei centro abitati, la situazione è quasi equivalente»

Giancarlo Bertalero, collaboratore dello studio UniVdA sulla dimensione economico-sociale 2024, ha riferito che la ricaduta negativa delle 15 settimane di chiusura è quantificabile in 12 milioni di euro (0,25% del Pil) suddivisi fra 7 milioni sul turismo, 2,5 sull’industria e 2,5 sul commercio. «Purtroppo il numero dei valichi alpini è limitato e sta venendo meno la loro tenuta durante l’apertura del Monte Bianco e la chiusura ha ripercussioni notevoli sul sistema complessivo dell’arco alpino da Ventimiglia a Vienna. In quanto esperto di trasporti transalpini, credo debba essere creato consenso sull’ipotesi di raddoppio del traforo».

La docente UniVdA Consuelo Nava ha spiegato che un approfondimento è in corso: «Abbiamo raccolto e stiamo raccogliendo dati da fonti differenti per cogliere non solo l’impatto della chisuura ma la dimensione della ripresa post chiusura. Si tratta di uno studio ancora in corso poiché molto complesso».

FAQ

Il traforo chiuderà ancora nel 2026?

Nel 2026 non sono previste chiusure prolungate. Sono previste soltanto chiusure notturne per completare interventi di sicurezza e cinque esercitazioni. Per il 2027 è in valutazione una chiusura di 15 settimane.

Quali sono stati gli effetti ambientali durante la chiusura?

I dati di monitoraggio hanno mostrato livelli di PM10, PM2.5 e biossido di azoto ampiamente inferiori ai limiti attuali e futuri di legge. I valori sono risultati inferiori rispetto ad Aosta e non è stata rilevata una variazione significativa delle polveri durante il periodo di chiusura.

Qual è stato l’impatto economico della chiusura del 2025?

La chiusura di 15 settimane ha determinato una perdita stimata in 12 milioni di euro, pari allo 0,25 per cento del Pil regionale, con ricadute su turismo (7 milioni), industria (2,5 milioni) e commercio (2,5 milioni).

Pubblicato / aggiornato il 18/02/2026 alle 17:47
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Categoria: Politica e Amministrazione / Video