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Comitato Insieme per Cime Bianche: la petizione sfiora 20mila firme

Il Cai Valle d’Aosta e l’Associazione Ripartire dalle Cime Bianche hanno esaminato gli studi propedeutici e preliminari alla valutazione di fattibilità del collegamento intervallivo Cime Bianche.
«Manca una verifica della fattibilità normativa delle opere. Si sono spesi oltre 400mila euro di risorse pubbliche per un’opera che fin dal dicembre 2020 abbiamo evidenziato come impossibile, e l’Amministrazione regionale inspiegabilmente non si è neppure premurata di ottenere un parere legale terzo sulla liceità dell’intervento, del costo stimabile in circa 10mila euro» hanno spiegato Cai e Associazione.

Secondo i due Enti, inoltre, «non fornisce un solo dato sull’attuale distribuzione degli sciatori nelle tre valli del Monterosaski a partire dall’impianto d’ingresso e nel comprensorio Valtournenche/Zermatt. Non fornisce nessuna stima sugli investimenti necessari nel prossimo decennio per ammodernare e potenziare gli impianti esistenti nei comprensori del Monterosaski e del Cervino.
Non fornisce alcuna valutazione sul ritorno in termini di attrattività dei comprensori che gli investimenti di innovazione e potenziamento degli impianti esistenti potrebbero generare, a partire dalla nuova liaison Plateau Rosà/Piccolo Cervino. Non contempla il punto di vista di importanti soggetti economici operanti sul territorio e della domanda turistica alla quale la nuova offerta impiantistica intenderebbe rivolgersi»
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Monterosa spa invia a RaVdA lo studio di fattibilità

Nel pomeriggio di mercoledì 15 marzo 2023, Monterosa spa ha inviato alla Regione autonoma Valle d’Aosta lo studio di fattibilità riguardante il collegamento Cime Bianche.
Il documento e il parere dell’Avvocatura sull’applicazione del Decreto ministeriale 104/2007 sono stati trasmessi alla Presidenza del Consiglio Valle per il successivo inoltro alle Commissioni competenti.

I commenti di Pcp e Adu VdA

Le consigliere Chiara Minelli ed Erika Guichardaz hanno così commentato il parere dell’Avvocatura regionale sul collegamento intervallivo di Cime Bianche: «dopo una lunga attesa, sono infine pervenuti anche ai consiglieri regionali i documenti relativi all’ipotesi della realizzazione del collegamento intervallivo di Cime Bianche.
Ci vorrà tempo per approfondire tutta la documentazione, che richiede una attenta analisi e presumibilmente anche un supporto tecnico. 
Per quanto riguarda in particolare il parere dell’Avvocatura, di cui gli organi di informazione hanno già diffuso alcuni elementi, ci riserviamo di fare gli opportuni approfondimenti, ma ad un primo esame emerge che per il caso specifico delle Cime Bianche, come abbiamo più volte sottolineato, vale il divieto di realizzare impianti di risalita stabilito dal Decreto Ministeriale del 17 ottobre 2007 – che detta, appunto, “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS)” -,  rispetto a deroghe previste dalla antecedente l.r. n. 8 del 21 maggio 2007. 
Il parere dell’Avvocatura non contesta infatti l’applicabilità per la Regione Valle d’Aosta del D.M del 2007, ma afferma che anche le disposizioni regionali, quali la legge n. 8 citata e le successive deliberazioni, fra cui la Dgr 1087/2008, sono da prendere in considerazione. Quest’ultima risulta però perfettamente in linea con i divieti del DM. 
Nelle conclusioni dell’Avvocatura si evidenzia infine che sono necessarie verifiche non solo in ordine alla sostenibilità ambientale ed economico-finanziaria dell’ipotizzato collegamento, ma anche alla coerenza del progetto con il quadro normativo. 
In buona sostanza il nodo della questione non ci pare essere sciolto: il parere dell’avvocatura non rappresenta quindi, dal punto di vista dei vincoli normativi, il via libera al collegamento»

Adu Vda, dopo la consegna dello studio di fattibilità al Consiglio Valle, si è così espresso: «questa battaglia resta fondante. Studieremo il dossier e, forti delle reti di solidarietà costruite in questi anni, come l’alleanza di Valle d’Aosta Aperta, ci opporremo con ogni mezzo necessario.
A partire dal rispetto della normativa europea.
L’ennesimo parere dell’avvocato della Giunta si limita a ricordare che c’è un regime di deroghe rispetto alle disposizioni comunitarie di tutela e protezione delle aree protette ma in questo particolare caso, per una nuova funivia, non c’è deroga, né valutazione, né eccezione o autonomia da invocare.
L’impianto di Cime Bianche è troppo caro per il bilancio valdostano: la previsione di spesa, tutta da verificare, arriva fino a 150 milioni di euro (Iva compresa). Una follia, considerando i tagli subiti dalla sanità pubblica, dalla scuola e dai trasporti. Senza considerare il fatto che, nel frattempo, anche gli altri impianti a fune valdostani avranno bisogno di importanti investimenti. Qui si rischia, come è stato per l’aeroporto e il Casinò, di causare l’ennesima voragine nel bilancio regionale. Un debito per le valdostane e i valdostani.
L’impianto di Cime Bianche è impossibile e sbagliato. Rispondere al cambiamento climatico salendo ancora più in alto, sacrificando ancora più ambiente, è una scelta egoista ed inefficace.
Il voto favorevole a questo progetto sarebbe un voto per la restaurazione della peggiore politica autonomista valdostana: quella nemica dell’ambiente e dalle tasche bucate»
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L’anticipazione del The Telegraph

The Telegraph, nell’edizione dell’8 marzo 2023, anticipa lo studio di fattibilità del progetto relativo al collegamento funiviario nel Vallone delle Cime Bianche. A renderlo noto, in una nota di venerdì 10 marzo 2023, sono il Cai Valle d’Aosta e l’associazione Ripartire dalle Cime Bianche.

Le due associazioni hanno commentato: «apprendiamo così: che la finalità del Collegamento è di permettere a coloro che soggiornano a Zermatt di vedere la cappella di Frachey, e di fare una capatina al Bettaforca; che il collegamento proposto sarebbe costituito da due tratte dal costo di 100 milioni di euro (88 milioni di sterline);che confida nella sua realizzabilità entro i prossimi tre anni.
Una divulgazione impropria d’informazioni riservate, che costituisce un reale  affronto alle prerogative del Consiglio regionale della Valle d’Aosta. Ci attendiamo che tale comportamento sia prontamente censurato e che non rimanga senza conseguenze»

Alla luce di ciò Cai VdA e Ripartire da Cime Bianche domandano che «gli elaborati dello studio di fattibilità siano resi immediatamente pubblici».

I commenti di Pcp e VdA Aperta

Le consigliere Chiara Minelli ed Erika Guichardaz hanno così commentato la notizia: «Con enorme sconcerto nel tardo pomeriggio di ieri abbiamo appreso da un’agenzia dell’Ansa di un articolo apparso l’8 marzo sul quotidiano inglese The Telegraph, in cui sono riportate le dichiarazioni rilasciate all’organo di informazione dal presidente della Cervino S.p.A., Federico Maquignaz, in merito al collegamento intervallivo di Cime Bianche.
In tale articolo si riportano informazioni sull’impianto che, come tutti ben sappiamo, è oggetto di uno studio propedeutico di realizzabilità, di cui il Consiglio regionale non è ancora stato messo a conoscenza, nonostante la sua consegna alla società Monterosa Ski sia avvenuta oltre tre mesi fa.
Studio che deve valutare, tra l’altro, la realizzabilità da un punto di vista giuridico, che è preliminare rispetto alle valutazioni ambientali e tecnico-economiche, e senza la quale l’opera non potrebbe concretizzarsi. Nonostante le nostre numerose e ripetute richieste riguardo all’applicazione dei vincoli previsti per le zone Natura 2000 dal DM del 2007, nessuna risposta è ad oggi pervenuta, e nemmeno le sollecitazioni relative alla trasmissione dello studio in questione sono state accolte.
Eppure il destinatario di quello studio è il Consiglio regionale, non certo la stampa nazionale ed internazionale!
Non è la prima volta che accade.
Non più tardi di ieri mattina abbiamo entrambe scritto ai Presidenti della III e della IV commissione per reiterare le nostre richieste, per poi leggere qualche ora dopo che i media inglesi erano a conoscenza di elementi quali il costo dell’opera (88 milioni di sterline, 100 milioni di euro) e il periodo di realizzazione (tre anni), informazioni che non sono in possesso dei consiglieri regionali (o perlomeno a noi non sono state fornite).
Riteniamo che la divulgazione di tali informazioni riservate sia da ritenersi una grave mancanza di rispetto nei confronti del Consiglio regionale e delle sue prerogative. Per questo motivo chiediamo che nei confronti del Presidente della Cervino S.p.A, società partecipata regionale, siano presi i necessari provvedimenti nel più breve tempo possibile e che lo studio di realizzabilità venga immediatamente reso pubblico»
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Vda Aperta, in una nota di lunedì 13 marzo 2023, ha affermato: «sabato 11 marzo 2023 una delegazione di VDA Aperta ha incontrato l’eurodeputata del M5S, Mariangela Danzì, per sottoporle diversi dossier riguardanti la nostra Regione (sanità pubblica, traforo del Monte Bianco, valorizzazione prodotti agroalimentari, ambiente, rappresentanza…).
In particolare, ci si è concentrate ad analizzare la percorribilità giuridica della realizzazione dell’impianto di risalita previsto nel vallone delle Cime Bianche, dato che l’eurodeputata è componente effettiva della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare.
Il vallone delle Cime Bianche, ricordiamo, è ricompreso in una Zona di Protezione Speciale (ZPS) di conservazione prevista da Rete Natura 2000, chiamata “Ambienti Glaciali del gruppo del Monte Rosa – IT1204220”, in cui, sotto il profilo normativo, vige un divieto di realizzazione di nuovi impianti e piste. Divieto inderogabile previsto dal Decreto Ministeriale 17 ottobre 2007 relativo alle misure minime di conservazione per le zone di protezione speciale in Italia ed in particolare all’articolo 5, comma 1, lettera M del decreto sopracitato. Su questo tema era già intervenuta, attraverso un’interrogazione in UE, l’eurodeputata Tiziana Beghin.
Vista la “prossima” consegna dello studio di fattibilità da parte di Monterosa Spa, sono previste nuove azioni da parte di Valle d’Aosta Aperta, ammesso che questo studio arrivi e che sia reso pubblico.
Prima di parlare dei milioni da spendere, dei tempi di realizzazione, del tracciato e del tipo di impianto, perlopiù su giornali stranieri, è necessario conoscere la fattibilità normativa dell’ipotesi di realizzazione di impianti di risalita nel Vallone delle Cime Bianche, domanda più volte posta a cui oggi ancora nessuno ha ancora risposto.
Il rispetto delle leggi dovrebbe essere alla base di ogni scelta, purtroppo in Valle d’Aosta questo spesso non avviene»
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La petizione in Commissione

Mercoledì 18 gennaio 2023, la terza e la quarta Commissione del Consiglio Valle hanno approvato, con il voto contrario del gruppo PCP e l’astensione di Pla, la relazione conclusiva della petizione Salviamo il Vallone delle Cime Bianche, indirizzata al Consiglio regionale e sottoscritta da oltre 2.300 Valdostani.

«Concordato sulle premesse del testo, che riassumono l’iter dell’atto e riportano la sintesi delle varie audizioni – affermano le consigliere Erika Guichardaz e Chiara Minelli -, abbiamo ricevuto in Aula la proposta per le conclusioni elaborata dalla maggioranza e, non condividendola, abbiamo proposto una formulazione diversa, sottolineando ancora una volta, che non si sono ottenuti chiarimenti da parte della Regione circa la percorribilità giuridica in ordine alla realizzazione di impianti di risalita nel vallone delle Cime Bianche, ricompreso in un’area Natura 2000. Non è mai infatti mai stato chiarito come si pensi di procedere, tenuto conto dei divieti inderogabili previsti dal DM 17 ottobre 2007, e non è pervenuta alle Commissioni la nota esplicativa dell’Avvocatura promessa il 9 gennaio dal Presidente Lavevaz, dietro nostra espressa richiesta.»

Minelli e Guichardaz riportano qui di seguito la conclusione da loro proposta, «di cui nulla si dice nel comunicato ufficiale dei Presidenti Chatrian e Grosjacques e che non è nemmeno stata messa in votazione, a differenza di quanto avvenuto in passato nella trattazione di altre petizioni (cfr relazione conclusiva sull’ospedale).» 

Nella riunione del 18 gennaio 2023 le Commissioni III e IV hanno

  • preso atto di quanto è emerso nelle audizioni tenutesi durante le sessioni congiunte delle suddette Commissioni del 29/11/2022, 6/12/2022, 19/12/2022 e 9/1/2023 e sopra riassunto
  • tenuto conto della rilevanza dei temi evidenziati dalla petizione popolare per ciò che riguarda la tutela ambientale, le specificità, l’attrattività turistica e lo sviluppo economico e sociale dei territori interessati
  • rilevato che sono emerse valutazioni diverse sulla percorribilità giuridica in ordine alla realizzazione di impianti di risalita nel Vallone delle Cime Bianche, ricompreso nell’area Natura 2000 “Ambienti glaciali del Gruppo del Monte Rosa – IT1204220
  • ritengono che, sulla base di quanto emerso dall’esame della petizione, sia ineludibile per il Consiglio regionale avere chiara in via preliminare ad ogni altra decisione la percorribilità giuridica dell’ipotesi di realizzazione di impianti di risalita nel Vallone delle Cime Bianche

Lunedì 9 gennaio 2023, la III e la IV Commissione del Consiglio Valle si erano riunite per analizzare la petizione.

«Dopo oltre due anni dalla diffida presentata da varie associazioni ambientaliste circa l’affidamento dello studio di fattibilità del collegamento intervallivo, in area Rete Natura 2000, è stata consegnata ai Commissari una nota, datata, dell’Avvocatura regionale sul tema, che non risponde in modo esaustivo alla domanda sul rispetto della normativa vigente, in particolare del DM del 17 ottobre 2007» . Hanno commentato così le consigliere Erika Guichardaz e Chiara Minelli l’esito della riunione.

«Lo studio per valutare la realizzabilità del collegamento, richiesto dal Consiglio nel 2020, è in possesso della società Monterosa da più di un mese ma non è stato messo a disposizione dei consiglieri, nonostante sia stato ripetutamente richiesto e sia importante ai fini di una valutazione più mirata dell’intera questione – evidenziano le Consigliere -. Ancora una volta il presidente, a precisa domanda, non ha risposto riguardo al divieto di realizzazione di nuovi impianti e piste. Si sostiene ora che la conclusione dell’iter della petizione possa avvenire alla luce dei lavori fin qui svolti dalle Commissioni, senza chiarire una volta per tutte l’aspetto normativo, trincerandosi dietro alla manifestazione di una scelta politica del Consiglio sui punti della petizione e senza tener conto del rispetto delle leggi.» 

«È la Regione che ha scelto a suo tempo di inserire il Vallone nella ZPS area Natura 2000 “Ambienti glaciali del Gruppo del Monte Rosa”, che prevede quei vincoli espliciti – proseguono Guichardaz e Minelli -. Ora non vuole tenerli in considerazione? Perché non si chiarisce, prima di tutto, se si può fare il collegamento con le norme vigenti? Sono già stati spesi oltre 400 mila euro di denaro pubblico, quando ne sarebbero occorsi molti di meno per chiarire i dubbi e agire di conseguenza. Ci si riempie la bocca di rispetto dell’ambiente, di tutela della biodiversità, di strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, di sostenibilità a vario livello, e poi si sostituisce il rispetto delle leggi con la “scelta politica».

La posizione di Minelli e Guichardaz è stata condivisa da Vda Aperta.

I presidenti della III e IV Commissione Albert Chatrian e Giulio Grosjacques hanno riferito: «il presidente ha fornito a tutti i Consiglieri il parere interno dell’Avvocatura regionale dell’aprile 2021 . Il documento, che conferma e ribadisce la bontà del percorso amministrativo compiuto, era stato redatto a seguito della presentazione di un esposto da parte di alcune associazioni ambientaliste, che conteneva la diffida alla prosecuzione delle attività inerenti allo studio di fattibilità del progetto Cime Bianche. Nel breve sarà sottoposta alle due Commissioni, per il voto congiunto, una bozza di relazione che sarà poi iscritta all’ordine del giorno dell’ultimo Consiglio del mese di gennaio». 
Alle affermazioni dei presidenti Minelli ha replicato che «la nota dell’Avvocatura era stata richiesta dalla sottoscritta in data 21 dicembre 2020 dopo aver ricevuto, in qualità di Assessora all’ambiente, la suddetta lettera di diffida l’11 dicembre 2020, che aveva come destinatario anche il Presidente della Regione. Naturalmente la richiesta all’Avvocatura era stata trasmessa per conoscenza al Presidente Lavevaz, al Coordinatore del Dipartimento ambiente e alla Dirigente della Struttura biodiversità. Inoltre anche a quest’ultima era stata richiesta nella stessa data una nota esplicativa (nota pervenuta il 26 gennaio 2021).
Solo dopo varie sollecitazioni l’Avvocatura faceva pervenire il suo parere in data 2 aprile 2021 – oltre tre mesi dopo la mia iniziale richiesta – senza peraltro dirimere una questione fondamentale ai fini di una risposta precisa alla diffida: e cioè se in base ai divieti dell’articolo 5, lettera m) del decreto ministeriale 17 ottobre 2007 fosse possibile realizzare impianti di risalita e piste da sci nella Zona a protezione speciale (ZPS) in cui è inserito il Vallone. Una volta ricevuto il parere dell’Avvocato della Regione, che su questo punto non aveva chiarito i dubbi, avevo a mia volta risposto con mail del 13 aprile, indirizzata anche al Presidente e ai dirigenti citati, che mi riservavo ulteriori approfondimenti data la rilevanza e delicatezza della problematica. Approfondimenti che, da Assessora, non ho poi potuto effettuare per le ben note vicende e che, se ci sono stati da parte di altri, non sono stati resi noti.
Anche nella seduta delle due Commissioni di ieri mattina, che doveva affrontare proprio gli aspetti giuridici, non ha partecipato nessun Avvocato della Regione e dal Presidente non sono arrivate risposte sull’aspetto specifico legato al DM del 2007 – evidenzia la Consigliera -. Questo per dovere di informazione, considerato che su alcuni media compaiono informazioni inesatte: il parere dell’Avvocatura non esplicita le deroghe per la realizzazione del collegamento di Cime Bianche.
È incredibile che, a quasi due anni da quel parere che non rispondeva al quesito fondamentale, lo si sbandieri oggi come una robusta risposta alle argomentazioni sulla impossibilità di realizzare impianti di risalita nel Vallone delle Cime Bianche. I fautori del progetto sono veramente a corto di elementi».

Il Cai Valle d’Aosta e l’Associazione Ripartire dalle Cime Bianche hanno espresso alcune considerazioni a seguito dell’audizione in III e IV Commissione.
I due gruppi «ritengono del tutto irrispettoso in una normale dialettica democratica che, ad oltre due anni dalla richiesta di chiarimenti avanzata da parte loro sugli aspetti normativi, non sia mai stato dato un cenno di riscontro, neppure interlocutorio.
A seguito della diffusione di alcuni estratti del parere dell’Avvocatura, richiedono nuovamente, dopo il diniego dell’agosto 2021, che tale documento sia loro trasmesso e sia reso pubblico; questo in ossequio al principio di trasparenza più volte citato dal vicepresidente della Regione in riferimento alla procedura di valutazione della fattibilità del collegamento funiviario di Cime Bianche.
Ribadiscono come sia del tutto irresponsabile continuare ad alimentare attese di vario genere in relazione ad ipotetici impianti nel Vallone delle Cime Bianche, non ultime quelle legate alla speculazione immobiliare, senza che si dirima a priori il divieto di realizzare impianti di risalita e piste da sci nella zona di protezione speciale Natura 2000, divieto imposto dalla vigente normativa di tutela»
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I passaggi precedenti in Commissione

Martedì 29 novembre e lunedì 19 dicembre 2022, la petizione popolare Salviamo il Vallone delle Cime Bianche è approdata all’esame delle Commissioni consiliari competenti (Terza Commissione -Assetto del territorio e Quarta Commissione – sviluppo economico).

Nel corso dell’incontro del 29 novembre la petizione è stata illustrata da una delegazione dei firmatari composta da Piermauro Reboulaz, presidente del Cai Valle d’Aosta; Marcello Dondeynaz, Referente dell’associazione Ripartire dalle Cime Bianche; Lorenza Collé, operatrice turistica ad Ayas; Marco Bonelli, vicepresidente Cai Valle d’Aosta Cai e Aline Manino, studentessa, laureanda in pianificazione territoriale e tirocinante al Cai Valle d’Aosta.

L’audizione è durata più di due ore e ha permesso di approfondire il punto di vista dei firmatari grazie anche alle numerose domande dei consiglieri presenti. 
«Una buona occasione di confronto basata su idee e proposte suggerite dalla realtà dei fatti» ha sottolineato il Comitato di tutela.

Nell’audizione di lunedì 19 dicembre, sono stati auditi l’archeologo Mauro Cortellazzo e la Presidente di CIPRA Italia, Vanda Bonardo e, in videoconferenza, Paola Brambilla, avvocato specializzato in diritto amministrativo, il Presidente generale del Club alpino italiano, Antonio Montani, e Marco Onida, già Segretario generale della Convenzione delle Alpi. 

«Montani, Onida e Bonardo – specificano le Consigliere – hanno evidenziato il valore ambientale del vallone di Cime Bianche, sottolineato dal suo inserimento come Zona di Protezione Speciale nella rete europea Natura 2000. Le Zone di protezione speciale proprio per la loro importanza a tutela della biodiversità sono soggette a precise norme europee di tutela. Cortelazzo ha evidenziato l’importanza del vallone in relazione ai ritrovamenti di antichi siti di lavorazione della pietra ollare, che devono essere valorizzati.»

Di particolare rilevanza sotto l’aspetto giuridico l’intervento dell’avvocata Paola Brambilla Pievani, specializzata in diritto amministrativo, dal 2019 componente della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA VAS del Ministero dell’ambiente, di cui è anche Coordinatrice della Commissione VIA. 

«L’avvocata – commentano Erika Guichardaz e Chiara Minelli – ha ribadito che per le Zone di Protezione Speciale di rete Natura 2000 ci sono stringenti disposizioni normative dettate dalle direttive europee e confermate dalla normativa italiana e valdostana. L’allegato C alla deliberazione di Giunta n. 1087/2008, attuativa del decreto del Ministro dell’ambiente 17 ottobre 2007 art. 5 lettera m), formula un divieto assoluto di costruire impianti di risalita e piste di sci in zone ZPS, salvo che l’impianto o la pista non fossero esplicitamente previsti da strumenti di pianificazione territoriale approvati prima dell’emanazione dello stesso decreto ministeriale. Cosa che non si è verificata nel caso del vallone Cime Bianche. Pertanto nel vallone, essendo in buona parte ricompreso in area ZPS, non si possono costruire impianti di risalita e piste di sci. Su questo l’avvocata è stata categorica.» 

«Si tratta di una disposizione chiara e cogente che ha già trovato varie applicazioni – precisano -. Ad esempio sul Monte Terminillo, la Giunta regionale del Lazio aveva deliberato l’ampliamento di un comprensorio sciistico già esistente, ma ha dovuto fare marcia indietro perché è intervenuto il Ministero per la transizione ecologica che ha bocciato l’intervento, trattandosi di opera da realizzare in zona ZPS e prevista dagli strumenti urbanistici successivamente al decreto ministeriale del 2007.»

«La costruzione di un impianto a fune nel vallone delle Cime Bianche – concludono le consigliere – arrecherebbe non solo un grave danno perché andrebbe a sfregiare in modo irreversibile un’area di grande pregio naturalistico e paesaggistico, una ricchezza inestimabile per la Val d’Ayas e per tutta la Valle d’Aosta, ma sarebbe pure in contrasto con la legge, quindi irrealizzabile. È davvero incomprensibile che la Regione, a fronte dei vincoli normativi più volte evidenziati, non abbia sentito l’esigenza di richiedere un apposito parere legale, del probabile costo di 10.000 euro, prima di destinarne altri 403.000 in studi.»

Le Cime Bianche diventino un Unesco global geopark

Nel giorno in cui è stato annunciato che la petizione contro la costruzione di un impianto funiviario nel vallone delle Cime Bianche è stata iscritta all’ordine del giorno delle Commissioni del Consiglio Valle, il Comitato di tutela lancia una nuova sfida.

Martedì 16 novembre 2022 è stato infatti chiesta l’istituzione di un Parco naturale che comprenda il Vallone delle Cime Bianche e l’area ZSC/ZPS IT1204220 – Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa più l’area di specifico interesse naturalistico (Ef1) individuata dal comune di Ayas (Vallone di Nana, pianori di Tzere e di Verra), in continuità con il Parco dell’Alta Val Sesia. 

La nota del Comitato precisa che «Con 50 milioni di euro, la metà del costo realistico del collegamento funiviario, si garantirebbero 40 anni (1.200.000 euro/anno) di vita del Parco ealmeno 15/17 posti di lavoro qualificati e permanenti, e si diversificherebbe l’offerta turistica durante tutto l’anno. 
Per quanta riguarda i giovani, occorre tener conto delle loro aspettative, che non sono esclusivamente legate alle attività turistiche. Sono oltre 7.000 i valdostani fra i 18 e i 49 anni che vivono all’estero per fare esperienza ma anche perché la Valle d’Aosta non offre occasioni di lavoro stimolanti. Al concorso per 3 guardaparco al Parco regionale del Mont Avic hanno partecipato 200 candidati, per 9 posti al Parco Nazionale del Gran Paradiso hanno partecipato in 1.100
».

Secondo i promotori, il parco darebbe l’opportunità di accedere a svariati fondi europei e nazionali, di riqualificare la rete sentieristica, di creare un ostello/foresteria a Fiéry, di rilanciare l’attività agricola, di operare come Agenzia di studio e tutela degli equilibri ambientali, a lungo termine.

La proposta del Cai

Il Club alpino italiano ha invece svelato la propria proposta per il vallone domenica 27 novembre 2022.

Scrive il Cai per introdurre la propria idea: «Il Vallone è un ecosistema delicato e prezioso, che verrebbe irrimediabilmente alterato e deturpato dagli impianti funiviari, mentre potrebbe diventare il punto di forza per uno sviluppo  armonico e duraturo della Val d’Ayas, grazie alla valorizzazione delle unicità che possiede. Infatti, queste attendono solo di essere rivelate al grande pubblico per innescare una nuova offerta turistica, che non può più essere incentrata solo sullo sci.
Il Vallone delle Cime Bianche è un luogo che incanta e meraviglia il visitatore, passo dopo passo, perché presenta una straordinaria varietà e stratificazione di ricchezze naturalistiche,  paesaggistiche, geologiche, storico-culturali e archeologiche. 
Dal punto di vista geologico è un Unicum per le ricche e complete testimonianze dell’antico oceano, che sta all’origine delle Alpi:
a) per la completezza dei vari elementi costituenti il fondo oceanico (serpentiniti del mantello, antichi gabbri e basalti della crosta oceanica, antichi sedimenti) in uno spazio raccolto e ben delimitato;
b) per la loro distribuzione in tre livelli chiaramente distinti, dal basso: la litosfera oceanica profonda, la crosta di origine magmatica, il margine lagunare delle Cime Bianche e, ancora al di sopra, la successione oceanica di origine sedimentaria (Roisettaz, Tournalin);
c) per la leggibilità delle varie associazioni mineralogiche nelle rocce, che illustrano sia le fasi di massima profondità (eclogiti, rocce a granato e giadeite), sia le successive fasi di risalita in superficie (in particolare la cosiddetta pietra ollare).
In nessun altro luogo delle Alpi sono presenti contemporaneamente tutte queste tre  caratteristiche.
Il Vallone non offre al visitatore solo le tracce dell’antico oceano e della successiva formazione delle Alpi, ma mostra anche chiare evidenze dell’attività geologica recente, sia in campo geodinamico (evidenti movimenti del terreno guidati dalle forze profonde della Terra), sia in campo glaciologico
».

Cronologia geologica delle Cime Bianche

PeriodoProcesso geologicoTestimonianze attuali nel vallone
Da 250 a 150 milioni di anni faGrandi lagune sul supercontinente Pangea. Inizio dei processi di abbassamento del suolo che porteranno all’apertura dell’oceano.
Affioramento della fascia bianca delle Cime Bianche, con quarziti (da sabbie), calcari e dolomie (da barriere coralline), carniole (da trasformazione delle dolomie), anidriti e gessi (da evaporazione).
Da 150 a 60 milioni di anni faApertura dell’oceano alpino fra Eurasia ed AfricaPresenza di tutte le rocce di origine oceanica e testimonianze dei fenomeni associati (sedimentazione, idrotermalismo…).
Da 60 a 45 milioni di anni faChiusura dell’oceano alpino e sprofondamento (subduzione) della placca oceanica sotto quella africana
Trasformazione mineralogica (metamorfismo) delle rocce oceaniche.
Da 45 milioni di anni fa – ?Esumazione delle falde oceaniche da profondità crostali di oltre 60 km.Le rocce di origine oceanica ora in superficie contengono minerali che si formano esclusivamente a grandi profondità (eclogiti). Presenza anche di minerali retrocessi a minor pressione durante la risalita.
Da 35 milioni di anni fa – ?Esumazione del Massiccio cristallino del Monte Rosa da profondità crostali di oltre 60 km. Strutturazione attuale della catena alpina.
Nella catena alpina, impilamento strutturale del massiccio cristallino (sotto) e delle diverse falde oceaniche (sopra).
? – presenteDistensione con stiramento crostale localizzato sul lato sud-ovest del Massiccio del Monte Rosa. Proseguimento del processo di esumazione.
Numerose faglie distensive di direzione NW-SE e alcune faglie di accomodamento dirette SW-NE. Presenza di faglie attive.

La proposta del Cai prevede:
L’attivazione di un sistema di visite guidate del percorso geologico, ideato dal compianto Francesco Prinetti (https://andarpersassi.it/). Il percorso potrebbe anche essere reso disponibile associandovi un’app georeferenziata o dotandolo di targhette Qrcode, per poter ascoltare l’illustrazione dei diversi punti d’interesse. Il Cai e l’Associazione Ripartire dalle Cime Bianche sono a disposizione per ogni forma di collaborazione con gli enti territoriali. Il materiale illustrativi del percorso è reperibile in 4 lingue;
– La creazione all’Alpe Mandria, raggiungibile  con gli  impianti di risalita esistenti, di un Centro Visita dell’Oceano Perduto, dove con apparati multimediali sarà presentata la storia dell’orogenesi alpina, la storia cioè delle forze che hanno innalzato e modellato le Alpi, come proposto dal professor Rodolfo Soncini Sessa.
Il Vallone potrebbe così diventare sempre più meta di visitatori interessati alla conoscenza del territorio e favorire l’utilizzo anche primaverile e autunnale degli impianti di risalita nel comprensorio di Frachey/Champoluc, con un’offerta culturale in grado di attrarre ogni giorno centinaia di visitatori.
La creazione del Centro Visita dell’Oceano Perduto, assieme alla creazione del Museo Diffuso di Ayas, già in corso di attuazione, renderebbe possibile proporre Ayas quale UNESCO Global Geopark, che nel campo della geologia è titolo equivalente a quello di Patrimonio dell’Umanità. 

La petizione

Venerdì 28 ottobre 2022, Piermauro Reboulaz (residente del CAI Valle d’Aosta) e Marcello Dondeynaz (referente dell’Associazione Ripartire dalle Cime Bianche) hanno consegnato alla segreteria del Consiglio Valle la petizione per la salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche, corredata da più di 2.300 firme, di cui oltre 2.000 complete di tutta la documentazione richiesta (auto-dichiarazione di residenza e nazionalità più copia del documento d’identità).

All’annuncio della chiusura della petizione, da più parti è arrivata la richiesta di volerla sottoscrivere e, in pochi giorni, si sono aggiunte ulteriori 400 firme.

È stata la prima petizione presentata dopo le modifiche decise nel giugno 2021 ed è stato necessario rispettare una procedura complessa, più di quanto non lo sia presentare una lista alle elezioni. 450 email sono state inviate alla Regione e al Comune di Ayas per testimoniare il desiderio di difendere il vallone.

La raccolta firme della petizione per la salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche, si sarebbe infatti dovuta concludere sabato 10 settembre 2022, con l’evento finale, Ode alle Cime Bianche, svoltosi nel Vallone.

Giovedì 28 settembre 2021, nel corso di un incontro con i giornalisti, era stato annunciato che la petizione popolare aveva raccolto 1.700 firme complete di residenti in Valle d’Aosta e oltre 1.900 in totale. Oltre 100 persone sono state impegnate in questa attività.

Antonio Montani, presidente generale del Cai ha sottolineato la coerenza del Club Alpino Italiano nel chiedere il rispetto delle leggi. Ha anche evidenziato la necessità di non creare alcuna contrapposizione fra chi abita in montagna e chi abita in città, come nemmeno fra ambiente ed economia: «il nostro posizionamento sugli impianti di risalita invernali ha basi economiche, perché non bisogna solo sommare le cifre necessarie ai lavori ma analizzare l’economicità sociale e a medio periodo. In tal senso, altre posizioni diventano molto competitive».

Marcello Dondeynaz, referente del Comitato Ripartire dalle Cime Bianche, ha ricordato che la campagna è durata circa un anno. Vi erano tre obiettivi: dare voci ai tanti che ritengono che il patrimonio della Valle d’Aosta debba essere valorizzato e non dissipato; obbligare il Consiglio Valle a confrontarsi sulla richiesta di salvaguardia del Vallone (mentre la Regione non ha mai neppure risposto alla diffida a dare avvio allo studio di fattibilità del collegamento funiviario come peraltro non ha accettato un confronto il gruppo incaricato); informare la popolazione sul valore del vallone e le sue unicità. Ha poi denunciato: «Molte persone che avrebbero voluto firmare non lo hanno potuto fare temendo ritorsioni nei confronti propri oppure di parenti e amici che lavorano nel settore o nel suo indotto». A ciò ha aggiunto che lui stesso, nella sua professione, è stato penalizzato per l’azione condotta attraverso il Comitato: «Credo sia interesse dell’intera comunità liberarsi da questi condizionamenti». Ha ricordato che, grazie a una convenzione con il Politecnico di Torino, una studentessa effettuerà un tirocinio presso il Cai per valutare un’alternativa agli impianti funiviari nel vallone. Ha annunciato che la campagna di comunicazione proseguirà incessantemente.

Piermauro Reboulaz, presidente Cai Valle d’Aosta, ha detto che il confronto è con una force de frappe che può contare su mezzi diversi, al quale si risponde con l’onesta intellettuale e senza prendere nulla dalle tasche dei cittadini. Ha espresso rispetto per chi è favorevole al collegamento e ha il diritto di esprimere le proprie tesi. Si è chiesto se sia necessario a tutti i costi valorizzare qualcosa: «La tecnica del maggese potrebbe anche funzionare per il vallone delle Cime Bianche, che ora è molto frequentato». Bisognerebbe chiedersi perché i turisti vengono in Valle d’Aosta.

il Comitato e il Cai Valle d’Aosta, venerdì 15 luglio 2022, nella sede dei Vigili del Fuoco di Champoluc, avevano organizzato un appuntamento dal titolo L’Oro di Ayas: Natura, Storia e Cultura.
All’incontro hanno preso parte: Lorenza Collé (presidente del Consorzio Turistico), Marcello Dondeynaz (referente Associazione Ripartire dalle Cime Bianche), Paola Brambilla Pievani (avvocato, Commissione nazionale VIA), Piermauro Reboulaz (presidente Cai Valle d’Aosta), Rodolfo Soncini Sessa (past professor Politecnico di Milano).

Mercoledì 29 novembre 2023, il Comitato Insieme per Cime Bianche ha reso noto che la petizione internazionale sfiora le 20.000 firme certificate.

Videomessaggi

L’associazione Ripartire dalle Cime Bianche e il Club Alpino Italiano Valle d’Aosta hanno raccolto numerosi brevi video messaggi a sostegno dell’impegno per la salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche. Voci, volti e pensieri, che raccontano della conoscenza e dell’amore per questo territorio.

I messaggi saranno diffusi tramite i canali social e pubblicati sul canale Youtube.

Sono disponibili i messaggi di:

  • Francesca Becquet è nata ad Ayas e ama profondamente la sua Valle. Mamma di tre splendide bimbe, con la nascita delle gemelline lo è a tempo pieno. Ha sempre operato nel settore del turismo gestendo in ultimo l’albergo Frantze Le Rascard 1721. Ha lavorato al Consorzio turistico alla sua costituzione. Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi per il Comune di Ayas, dalla festa dei mestieri alla prima edizione del concorso di sculture al Pian Villy, alla prima gara dei sabot. 
  • Miriam Begliuomini, dottore di ricerca in letteratura francese, vive e lavora con un piede in Francia e uno in Italia.
  • Martina Bevilacqua
  • Vanda Bonardo
  • Renata Briano, laureata in scienze naturali, frequenta la Valle d’Aosta da più di cinquant’anni. Si è da sempre occupata di natura sia nella ricerca scientifica e nell’educazione ambientale sia nell’attività politica,  dove ha ricoperto la carica di Assessore all’Ambiente della Regione Liguria e ha lavorato in Commissione Ambiente e Pesca del Parlamento Europeo. Oggi, continua a promuovere il territorio, nella sua nuova veste di Top Blogger e Creator di Giallozafferano. 
  • Marta Burgay, ricercatore all’Osservatorio astronomico di Cagliari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.  Nel 2003 scopre la prima (e unica) doppia pulsar, un sistema stellare che permette di testare con elevatissima  precisione  le previsioni della teoria della relatività di  Einstein. Grazie a questa scoperta viene insignita di numerosi premi, tra cui il premio Young Researcher della International Union of Pure and Applied Physics. Nel  2014 è stata nominata Chevalier de l’autonomie dalla Regione autonoma Valle d’Aosta.
  • Enrico Camanni, scrittore, giornalista, alpinista, Enrico Camanni è anche studioso, ricercatore e animatore culturale, e conosce molto bene la Valle d’Aosta e il Vallone delle Cime Bianche. Presidente dell’associazione Sweet Mountains, rete del turismo sostenibile nelle Alpi.
  • Paolo Cognetti, scrittore e frequentatore della Valle d’Aosta. Ha deciso di risiedere in montagna a Estoul, dove ha recuperato una baita per farne un piccolo centro culturale con possibilità di dare ospitalità. Nel 2018 è nominato Ami de la Vallée d’Aoste.
  • Aurelio Danna
  • Marcello Dondeynaz
  • Sergio Enrico
  • Toni Farina
  • Isabella Foieri, lavora presso una cooperativa sociale. Oltre all’amore per la montagna, ha la passione per la creazione di lavori a maglia e manufatti, che vende ai mercatini e fiere artigianali in Valle d’Aosta.
  • Marica Forcellini, impegnata dal 1987 nello studio dei percorsi storici valdostani e appassionata di fotografia e disegno. Ha realizzato diverse pubblicazioni nella costante ricerca di cogliere e valorizzare il patrimonio storico, architettonico e ambientale dei villaggi e delle montagne della Valle d’Aosta.
  • Alessandro Fulci, a metà degli anni ’80 inizia a frequentare la montagna, e in particolare Ayas,dedicandosi man mano a scoprire gli angoli meno conosciuti e le cime meno frequentate. Nel 1998 inizia a pubblicare su Internet, allora agli inizi, le prime escursioni in valle; le poche pagine nate per caso si evolveranno diventando l’attuale ayastrekking.it, dedicato alla Val d’Ayas e successivamente alle altre valli del Rosa e ai parchi naturali, a cui si affianca un seguito canale YouTube contenente relazioni e documentazioni su diverse escursioni.
  • Maria Grazia Gavazza
  • Alessandro Gogna è alpinista di fama internazionale, storico dell’alpinismo, scrittore di moltissimi libri, guide e articoli, guida alpina e opinion maker. Da sempre ha a cuore le problematiche turistico-ambientali della montagna e il tema della libertà in alpinismo. https://gognablog.sherpa-gate.com/, di cui è animatore, è uno dei più importanti blog dedicati all’alpinismo e alla montagna.
  • Piero Lampiano
  • Ugo Manera
  • Jean Maresca
  • Nina Mercurian Salza
  • Marco Onida
  • Mietta Petronio e Marco Mazzotti, vivono a Zurigo e sono appassionati di escursioni e sci alpinismo, e hanno trasmesso la passione per la montagna e per la Val d‘Ayas alla figlia Giulia e al figlio Sergio. 
  • Alina Piazza
  • Daniele Pieiller
  • Maurizio Portolani
  • Piermario Reboulaz
  • Rodolfo Soncini Sessa
  • Marzia Verona
  • Xavier Vigorelli

Questo il collegamento ai video messaggi, alcuni bilingui: bit.ly/3xEyqhA  

Cai e Comitato assieme per la difesa del vallone

Mercoledì 17 novembre 2021, la sezione valdostana del Club Alpino Italiano e e il Comitato Ripartire dalle Cime Bianche hanno annunciato la loro collaborazione in difesa del vallone e contro l’ipotesi di un impianto intervallivo.

Piermauro Reboulaz, presidente del Cai Valle d’Aosta, ha detto: «Non potevamo non fare qualcosa. A inizio anno avevamo preso posizione per mezzo di un comunicato e ora avviamo questa collaborazione».

Marcello Dondeynaz, referente del Comitato Ripartire dalle Cime bianche ha annunciato: «Oggi proponiamo un’iniziativa unitaria per informare, favorire il dibattito e rompete il muro del silenzio alzato dal Comitato promotore. Abbiamo realizzato un pieghevole divulgativo in 30mila copie e pubblicato un dossier ancora più ampio online. Avviamo una raccolta firme di persona, sull’intero territorio regionale, che durerà sino alla prossima estate e abbiamo già 70 raccoglitori. Persone che hanno a cuore il territorio e le ricchezze autentiche di questa regione. Sarà una petizione che depositeremo in Consiglio Valle per obbligare le Istutuzionali a un confronto di merito.
Noi non escludiamo che le Cime bianche possano essere un volano economico su larga scala. È un’area Natura 2000 ed è area protetta. Ma non è promossa né gestita. Con 1,2 milioni annui si potrebbero creare 15 posti di lavoro stabile. Con la metà dell’investimento funiviario se ne garantirebbe la gestione per 40 anni. In località Fusines è stato individuato un sito archeologico: tre forni fusori per metalli risalenti al 1126. La Regione autonoma Valle d’Aosta non ha trovato le risorse per proseguire lo scavo. Noi proponiamo  la realizzazione di un eco museo della pietra oliare, da mettere in rete con gli altri esistenti in zona
».

Jean Claude Maresca, operatore turistico in Val d’Ayas, ha testimoniato: «L’attenzione all’ambiente è crescente. Il cliente cerca sempre maggiori informazioni. In estate come in inverno, perché aumentano le attività sportive che non sono sci e anche quelle culturali. Manca la valorizzazione di ciò che abbiamo e sarebbe più lungimirante valorizzare ciò che abbiamo invece di creare cose in più. È ciò ci permetterebbe di estendere all’anno intero la stagione di lavoro». 

Bruno Migliorati, presidente Cai Piemonte, ha segnalato: «Nelle valli protette dell’Ossola abbiamo un problema analogo ma non molliamo». 

Vincenzo Torti, presidente generale Cai, ha precisato: «Non sono qui per simpatia verso la Valle d’Aosta ma per dire che la posizione che si sta portando avanti qui è quella del Cai nazionale su tutte le situazioni analoghe. Abbiamo adottato un documento ufficiale in materia di cambiamenti climatici, neve e industria dello sci. In analogia con quanto fatto anche da Austria, Svizzera, Germania, Francia. Dobbiamo scegliere con le popolazioni quale sia il miglior futuro per questa parte di montagna. Non bisogna distruggere la ricchezza esistente. Dobbiamo confrontarci perché il concetto di bellezza e autenticità deve essere condiviso. L’eliski è la peggior banalizzazione della montagna. Non si torna indietro su ciò che c’è ma non bisogna andare oltre. Non servono nuove stagioni sciistiche perché il numero di sciatori non aumenta mentre i costi sì.
Il prossimo anno, faremo un censimento di tutto ciò che ha generato la mancanza di neve e di clientela: immobili e impianti abbandonati. Bisogna recuperare quella natura compromessa. 
Questo impianto nel vallone di Cime Bianche nasce sconfitto dal punto di vista economico-finanziario. E si tratta di denaro pubblico, quindi comune
». 

Pubblicato / aggiornato il 29/11/2023 alle 17:06
Categoria: Politica e Amministrazione / Video