Dibattito Uppi sulle locazioni turistiche
La legge regionale sugli affitti turistici non piace ai piccoli proprietari valdostani. È la principale evidenza emersa nell’affollatissima conferenza organizzata dall’Uppi, il sindacato piccoli proprietari immobiliari della Valle d’Aosta, nel salone della Bcc ad Aosta, troppo piccolo per accogliere i numerosi interessati, diversi dei quali rimasti in piedi, nella serata di mercoledì 10 aprile su “Le locazioni turistiche in Valle d’Aosta”, dove si è approfondita la nuova normativa regionale con il presidente Jean-Claude Mochet, il segretario Adolfo Dujany e il property manager Airbnb e community leader per la Valle d’Aosta Giulio Guida.
«La casa sta cambiando e c’è un modo nuovo di pensare la casa – ha esordito Jean-Claude Mochet – come questo delle locazioni brevi che forse fino a qualche anno fa non avremmo mai immaginato di dover affrontare. Ad un certo punto in Italia è scoppiato il problema degli affitti brevi ed il governo ha deciso di dare una stretta, con i sindaci favorevoli, e di colpo verso l’autunno dello scorso anno sono uscite le bozze del disegno di legge Santanchè che disponeva l’obbligo di almeno due notti. Quando non si sa come organizzare e come risolvere determinati problemi, di solito o si tassa o si crea burocrazia ma fortunatamente, anche grazie all’intervento dell’Uppi, abbiamo fatto ragionare il ministro, evidenziando che bisognava fare un discorso più indirizzato verso il territorio italiano perché le problematiche degli affitti brevi, dal nostro punto di vista non si presentano in tutta Italia, negli 8.000 Comuni ma solo nelle grandi città, dove ci sono difficoltà di trovare appartamenti per i residenti o per gli studenti universitari. Nel nostro caso, in Valle d’Aosta problemi non ne abbiamo mai visti ed anzi la locazione breve permette sicuramente di portare più turisti nei territori comunali e quindi vuol dire che più persone vanno nei ristoranti e nelle piccole attività di vicinato».

«Avevamo quindi chiesto al ministro di differenziare questo nel disciplinare – ha proseguito il presidente dell’Uppi valdostana – ma poi non si è poi fatto nulla, salvo che imporre alcune normative di carattere fiscale che sono state introdotte dalla legge di bilancio 2024 e un po’ dal Decreto anticipi, che in sostanza ha risolto il problema aumentando la tassazione sulle locazioni brevi. Fino allo scorso 31 dicembre 2023 tutti i contratti di locazione breve erano tassati al 21%, dal 1° gennaio 2024 per scoraggiare alcuni proprietari a mettere in locazione per i brevi periodi e prediligere invece l’affitto tradizionale è stato introdotto il 26%, anche se poi nell’iter parlamentare è successo un po’ di tutto. Allora è stato trovato un meccanismo nuovissimo, con il 26% che rappresenta la regola, ma solo se il proprietario ha due alloggi, dato che può optare per tassare il al 21% ed il secondo al 26%, quindi in sostanza se si ha solo un alloggio destinato a locazione breve non è cambiato nulla mentre dal secondo in poi si paga di più».
Un altro punto di dibattito ha riguardato la difficile convivenza tra le locazioni turistiche di durata inferiore ai trenta giorni e quelle di durata superiore: «è bene evidenziare che negli ultimi anni il settore delle locazioni per finalità turistiche ha vissuto una crescita vertiginosa in virtù dell’avvento di piattaforme online – ha ricordato Adolfo Dujany – determinando un nuovo mercato dell’accoglienza turistica e spronando sia il legislatore regionale sia quello nazionale, su sollecitazione delle imprese alberghiere ed extralberghiere che lamentavano la concorrenza sleale di chi affitta il proprio immobile a turisti tramite piattaforma, ad intervenire legislativamente, estendendo la cosiddetta tassa di soggiorno prevista a carico delle strutture alberghiere anche alle locazioni turistiche. In Valle d’Aosta, secondo quanto disposto dalla legge numero 11 del 2023 diretta a disciplinare gli adempimenti amministrativi in materia di locazioni brevi per finalità turistiche, questo è avvenuto limitatamente ai contratti locatizi ad uso turistico di durata pari anche ad un solo giorno di pernottamento e comunque non superiore a trenta giorni. La legge regionale ha riconosciuto come sottoposti a tassa di soggiorno ed agli ulteriori adempimenti soltanto quei contratti per uso turistico la cui durata non supera i trenta giorni, mentre tutti i contratti di durata superiore non saranno sottoposti a tassa di soggiorno, né al rispetto delle disposizioni della normativa regionale».

«La normativa fa riferimento ad una pretesa attività di locazione quando il contratto di locazione ed il locatore non esplicita alcuna attività imprenditoriale o di altra natura quando affitta l’alloggio ad un turista – ha continuato il segretario dell’Uppi valdostana – in tal caso, il mutamento di destinazione costituisce una trasformazione urbanistica ed è soggetto al permesso di costruire e tale cambio di destinazione d’uso deve essere ammesso dal Piano regolatore comunale. Per questo motivo noi consigliamo ai piccoli proprietari non imprenditori turistici di stipulare contratti ad uso turistico tali da superare la durata di 30 giorni così da evitare di rientrare nella applicazione della legge regionale, estremamente complessa e ricca di sanzioni pesanti a carico del proprietario locatore. Diverso discorso vale per coloro che vivono la locazione turistica in modo imprenditoriale e finalizzata al reddito per i quali la legge regionale non creerà grossi problemi».
«Il nostro obiettivo è quello di tutelare la piccola proprietà immobiliare con una precisa visione sociale – ha ribadito Adolfo Dujany – garantendo la casa ai propri familiari o a favore di un inquilino serio, con cui instaurare un rapporto umano prima che economico che va ben al di là del contratto di locazione e che favorisce una pacifica convivenza, evitando di mercificare anche la casa con la logica del puro profitto economico, con il rischio di eliminare l’attuale diffusione della piccola proprietà immobiliare».
«Se si affermerà la logica unica del mercato e del profitto ne conseguirà una difficoltà oggettiva, in futuro, a trovare alloggi per residenti anche ad Aosta così come già avviene a Courmayeur ed Ayas – ha concluso – tanti turisti e tanti residenti senza casa: è questo ciò che vogliamo incentivare?».
La risposta della RaVdA
La risposta dell’Assessorato del Turismo della Regione autonoma Valle d’Aosta (in relazione al solo aspetto della riscossione dell’imposta di soggiorno) è giunta con un comunicato stampa di precisazioni, lunedì 15 aprile: «In Valle d’Aosta l’imposta di soggiorno viene riscossa direttamente dai gestori delle strutture ricettive e degli alloggi ad uso turistico mentre non è prevista la riscossione per il tramite delle piattaforme. Allo stato attuale, nessun Comune valdostano ha stipulato convenzioni con portali telematici per la riscossione dell’imposta.Si tratta di una scelta definita con la legge regionale n.10/2023, che è stato possibile adottare anche per effetto della nostra condizione di Regione autonoma e che è stata condivisa con i Comuni per il tramite del Celva, allo scopo di avere una corretta applicazione e controllo dell’imposta, a beneficio degli operatori e dei loro ospiti.
L’Assessorato in questi giorni ha inviato ad ogni locatore dotato di CIR e ad ogni operatore turistico-ricettivo una comunicazione via mail per evidenziare il funzionamento dell’imposta e fornirgli l’importo delle tariffe, con un link a tutte le regole definite dalla normativa regionale e dalla deliberazione 1146 del 2023, concernenti per esempio le riduzioni in bassa stagione ed i casi di esenzione dall’imposta (dall’ottavo pernottamento consecutivo, minori di 15 anni, persone con disabilità, scolaresche, ecc.); in tali comunicazioni si è in particolare evidenziato che nonostante il portale Airbnb abbia fornito indicazioni diverse a livello nazionale, in Valle d’Aosta nessun portale telematico può riscuotere dagli ospiti delle strutture turistico-ricettive e degli alloggi ad uso turistico l’imposta di soggiorno in nome e per conto dei loro gestori.
L’Assessorato rileva che, in un panorama nazionale in cui vari Comuni hanno pubblicato avvisi analoghi all’informativa che l’Assessorato ha inviato ad ogni singolo operatore (ad esempio Como, Cuneo, Finale Ligure, Riomaggiore, Pienza) e addirittura, secondo quanto riportato dai mezzi di informazione, il Comune di Roma ha denunciato una piattaforma telematica per evasione fiscale, la scelta del legislatore regionale rende l’applicazione dell’imposta non solo più sicura, dal punto di vista della verifica e tracciabilità degli importi e dell’applicazione delle esenzioni e riduzioni previste, ma anche più semplice per la maggior parte degli utenti, che diversamente, specialmente per chi opera su più canali e più piattaforme, si troverebbero ad avere diverse modalità di versamento con il rischio di inadempimenti che si ripercuoterebbero su di loro con tutte le conseguenze sanzionatorie del caso.
Affidandosi ad una piattaforma che gestisce il processo in modo centralizzato, il rischio di incorrere in problemi di applicazione o addirittura di parziale evasione dell’imposta non è trascurabile, e in questo caso le difficoltà e gli oneri ricadrebbero in gran parte sugli operatori, che potrebbero trovarsi a gestire dei reclami degli utenti o addirittura dei provvedimenti di accertamento da parte dei Comuni: a questo proposito è facile constatare come le indicazioni fornite da alcune piattaforme ai loro host parlino di versamenti cumulativi per un’intera zona, indichino una periodicità diversa da quella prevista dalla legge regionale, evidenzino limiti nella gestione delle esenzioni, riportino passaggi non del tutto chiari che rimandano a previi accordi con i Comuni che, si ribadisce, in Valle d’Aosta non risultano sussistenti, e che responsabilizzano comunque l’operatore in caso di errori.
L’Assessore al Turismo, Sport e Commercio constata con dispiacere che qualcuno ha immediatamente polemizzato sull’argomento, senza preventivamente confrontarsi con l’Assessorato per conoscere le ragioni dell’iniziativa ed evidentemente senza effettuare approfondimenti: basta navigare per qualche minuto su internet per vedere che tanti Comuni sul territorio nazionale hanno agito come la Regione Valle d’Aosta e che, allo stato attuale, il pagamento diretto da parte delle piattaforme costituisce una semplificazione solo apparente a cui la prevalenza dei Comuni in Italia ha deciso di non aderire.
Viene ribadito quindi che l’Amministrazione regionale ha agito proprio per tutelare tutti gli operatori e per semplificare i loro adempimenti. Si evidenza che, proprio per accompagnare gli operatori in questa fase di avvio dell’applicazione della nuova disciplina dell’imposta di soggiorno, sul sito regionale sono sempre pubblicate ed aggiornate tutte le informazioni necessarie per la sua corretta gestione e che gli uffici dell’Assessorato sono a disposizione per fornire eventuali chiarimenti».
Pubblicato / aggiornato
il 16/04/2024 alle 08:22
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Categoria:
Economia e Lavoro / Video