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Alluvione giugno 2024: chiesto lo stato di calamità

Alluvione giugno 2024: chiesto lo stato di calamità (©Giuseppe Cutano) - Uno degli elicotteri che procede all'evacuazione di Cogne

«Stanotte a Cervinia non pioveva, ma abbiamo avuto di nuovo un fenomeno di trasporto ingente di materiale, preso in carico anche della fusione nivale».

Valerio Segor, capo della Protezione civile della Valle d’Aosta ha confermato così, durante la conferenza stampa di Giunta della Regione autonoma Valle d’Aosta di lunedì 1° luglio 2024, un nuovo innalzamento oltre i livelli di allerta del torrente Marmore, avvenuto la notte fra domenica 30 giugno e lunedì 1° luglio, dopo lo straripamento del giorno precedente, che aveva allagato tutto il centro cittadino, con le relative abitazioni e attività commerciali: «siamo in una realtà difficile, a quote elevate la neve ha alimentato nuovamente questo trasporto – ha raccontato – e dobbiamo stare attenti anche a questo tipo di fattori. Abbiamo svolto un primissimo sopralluogo nella mattinata di lunedì, ovviamente ancora non di dettaglio, dove a fianco di una delle piste del comprensorio sciistico è andata in erosione tutta una parte di morena glaciale, molto facilmente erodibile una volta che viene lubrificata dalle precipitazioni e dall’ingente fusione nivale che ha fatto sì che questa fosse facilmente trasportabile. In quota ci sono bacini dove abbiamo centinaia di migliaia di metri cubi che possono essere erosi, dopotutto le nostre montagne sono fatte così e quindi sono in grado di alimentare fenomeni di questo tipo quando capitano precipitazioni intense che riescono a fluidificare i materiali».

Intanto, dopo la visita del capo della Protezione civile nazionale, Fabrizio Curcio, avvenuta nella notte tra domenica 30 e lunedì 1° luglio 2024, è prevista la proclamazione dello stato di emergenza: i privati che hanno riportato danni dovranno rendicontarli prima del prossimo giovedì 4 luglio, quando l’intero Governo regionale si recherà in visita prima a Cogne e poi a Breuil-Cervinia: «il decreto calamità è stato approvato domenica – ha annunciato il presidente della Regione, Renzo Testolin – e sono proseguite le attività propedeutiche portate avanti dalla Protezione civile per lo “stato di emergenza” da comunicare e da condividere con il Ministero competente e la Protezione civile nazionale. Abbiamo scelto di rinviare, almeno fino alla prossima settimana, tutta una serie di appuntamenti ed eventi che erano stati programmati, così da concentrarci il più possibile sulle necessità derivate dall’emergenza ed abbiamo quindi deciso di programmare un confronto con i due territori che sono stati più colpiti da questi eventi. Nella giornata di giovedì, dopo aver sentito i sindaci, si è pattuito e organizzato un incontro nella mattinata con la comunità e la Giunta comunale di Cogne, che avrà il compito di fare un po’ di sintesi, in un incontro ampliato alla alla presenza dei rappresentanti delle varie categorie che sul loro territorio hanno delle preoccupazioni giustificate, così da permetterci di avviare un confronto sulle tematiche più sensibili di questo periodo, in modo da dare tutte le risposte possibili ed anche per raccogliere tutte le istanze che ogni assessore potrà sviluppare nel suo contesto di riferimento per cercare di offrire le soluzioni che più si potranno avvicinare ai bisogni della popolazione. Stessa cosa avverrà nel pomeriggio di giovedì, dopo aver sentito la sindaco di Valtournenche, la Giunta si trasferirà presumibilmente a Cervinia dove c’è la sede del “coc” [centro operativo comunale, n.d.r.] e dove parimenti si cercheranno di raccogliere le esigenze del territorio che in questi giorni è già stato assolutamente ascoltato ed attenzionato sia delle strutture regionale, ma anche da parte degli amministratori, anche per una questione di vigilanza».

«Bisognerà fare un punto di sintesi anche per le altre località della regione che sono state tutte un po’ toccate da qualche evento, anche se di entità minore – ha continuato il presidente della Regione – che ci servirà per poi approfondire le informazioni utili per quantificare i danni sia per quanto riguarda gli interventi previsti per l’attivazione dello stato di emergenza sia per la definizione delle priorità da comunicare alla popolazione per riuscire a partire con questo percorso».

Valerio Segor racconta l'evolversi della situazione a Cogne ed a Breuil Cervinia durante la conferenza stampa della Giunta regionale
Valerio Segor racconta l’evolversi della situazione a Cogne ed a Breuil Cervinia durante la conferenza stampa della Giunta regionale

«La decretazione dello stato di calamità è avvenuta ieri con la firma del decreto 304 del 30 giugno – ha aggiunto il capo della Protezione civile – quindi a livello locale, ai sensi della normativa regionale, è stato emesso il decreto che riguarda l’intero territorio regionale perché è vero che da una parte siamo tutti concentrati con la nostra attenzione su quanto è successo soprattutto a Cogne e a Cervinia, ma ci sono stati dissesti anche in altre realtà regionali. Forse è necessario dare alcuni messaggi di tipo positivo, visto che le opere che sono state fatte negli ultimi 25 anni, soprattutto all’indomani dell’alluvione del 2000, hanno dato in certe situazioni, ottime risposte e hanno contenuto i fenomeni che ci sono stati, garantendo che non ci fossero ulteriori danni, certo. In tutte quelle situazioni in cui non ci sia stata questa evidenza di problematiche sarà però necessario intervenire non appena possibile per tutte le operazioni di ripristino dell’efficacia e dell’efficienza delle stesse, perché possano di nuovo ripetere la loro fondamentale funzione, ad esempio nel torrente Comboè, dove le briglie, tra le più grandi che ci sono nel nord Italia, sono entrate in funzione per una colata detritica di grande dimensione che le ha riempite e nei prossimi giorni ci apprestiamo proprio alla manutenzione ed alla pulizia delle stesse».

Valerio Segor ha ribadito l’urgenza, per chi ha riportato danni, di fare in fretta: «lo stato di emergenza prevede un iter un po’ articolato, nel senso che non è una semplice domanda a scarna che deve essere posta – ha spiegato – ma richiede tutta una serie di requisiti perché altrimenti non passa. Poi ci sarà una fase successiva di dettaglio, ma se queste richieste non sono accompagnate da tutta una serie di informazioni vengono respinte fintanto che queste informazioni non vengono date in prima istanza. Noi ci stiamo già lavorando e sono delle procedure che sono state cambiate recentemente e quindi dobbiamo riprenderle in mano. In primissima battuta ci chiedono di fare un focus sull’evento che si è verificato, sull’entità complessiva della situazione del territorio che è stato colpito, sui danni che ci sono stati e rispetto agli interventi che devono essere messi in campo, con una stima sommaria di massima delle spese per il soccorso e l’assistenza alla popolazione e che le comunità stanno sostenendo, oltre, ovviamente anche verso i danni alle infrastrutture».

«Questa è la parte un po’ più delicata perché la questione della strada regionale di Cogne è quella più articolata – ha continuato Valerio Segor – e per avere una quantificazione un po’ più oggettiva occorre fare una serie di approfondimenti che sono già in corso. Martedì ci sarà un sopralluogo congiunto che percorrerà tutta la strada, o quantomeno tutto quello che riusciranno a fare le diverse strutture regionali, per definire tutta una serie di aspetti. Stiamo predisponendo una ricognizione, veicolata attraverso il Celva a tutti i Comuni, per avere dal territorio queste informazioni che devono essere raccolte in modo standardizzato, come richiesto dal Dipartimento, proprio per accelerare l’analisi da parte degli uffici competenti del Dipartimento nazionale di Protezione civile, soprattutto per poi sottoporle all’attenzione del Ministero dell’economia e delle finanze per i successivi atti che ne conseguiranno. Ovviamente per noi è fondamentale conoscere i dei danni privati ed alle attività produttive, bisogna subito fotografare, nel vero senso della parola, e comunque avere un’idea di che danni ci siano, non è necessario il dettaglio perché si può capire che una perizia andrà realizzata soprattutto per quelle realtà che non risolveranno in due o tre giorni, perché sono state devastate ed hanno tanto materiale dentro da tirare fuori. Ci vorrà del tempo perché sono gli spazi angusti e complessi da da gestire, ma le fotografie serviranno soprattutto a far sì che si possano documentare i danni che ci sono stati e poi si potrà dimostrare tranquillamente quello che si è verificato, Vorremmo evitare che il privato che magari ha ripristinato qualcosa poi non abbia della documentazione da produrre per dimostrare l’effettivo danno che ha riportato e il Dipartimento di Protezione civile nazionale avrà difficoltà a riconoscere un ristoro o un contributo».
«Abbiamo anche dei danni al patrimonio rurale – ha ribadito ancora il capo della Protezione civile – come sulle piste o sulla rete sentieristica e anche tante situazioni di turisti che sono rimasti isolati che erano andati in alta montagna e che abbiamo dovuto poi recuperare con l’elicottero perché erano stati portati via passerelle e ponticelli».

Valerio Segor, capo della Protezione civile regionale
Valerio Segor, capo della Protezione civile regionale

Proprio sulla situazione delle evacuazione di turisti da Cogne, trasferiti con quattro elicotteri ad Aymavilles, il numero inizialmente stimato di 300 unità è cresciuto, superando le 500 e quindi, nella giornata di lunedì 1° luglio, arrivando ad oltre mille persone: «le duecento-trecento erano state comunicate dal Comune, nella mattinata di domenica – ha ricostruito Renzo Testolin – quando c’era anche una difficoltà comunicativa, dove i numeri erano stati stimati in via informale dalle strutture ricettive, ma si sono poi dimostrati molto più abbondanti perché oltre alla ricettività alberghiera c’era anche tutto un insieme di seconde case che ospitavano ulteriori turisti. Quindi ci siamo confrontati anche in una in un’ottica di massimizzazione delle possibilità di sfruttamento degli elicotteri e ieri ne abbiamo fatti scendere 550. Oggi, a fronte dei 200 che dovevano scendere, la situazione si è ripresentate in maniera analoga ed abbiamo chiesto e ribadito al sindaco di cercare di circoscrivere il numero».

«La percezione del turista ospite a Cogne, che magari aveva programmato una settimana di ferie o un periodo più lungo – ha proseguito Valerio Segor – era quella che la percorribilità della strada si sarebbe risolta in pochi giorni, ma poi, iniziando ad arrivare informazioni sul fatto che non sarà così perché è concretamente impossibile, unito al fatto che magari il vicino aveva deciso di andare via, lasciandolo da solo, alla fine ha fatto propendere per una decisione diversa rispetto a quella originaria ed è per questo che i numeri sono cresciuti. In ogni caso non sono coinvolti, se non quantità molto limitate, residenti di Cogne, perlopiù persone che hanno scelto di scendere sul fondovalle dove hanno altre possibilità alloggiative o certe situazioni di personale magari impegnato all’ospedale o ancora che ha l’obbligo di presenza per un’attività. Noi ci siamo interfacciati con l’ufficio personale dell’Amministrazione regionale per chiedere la possibilità per tutti i dipendenti regionali interessati di lavorare magari in “smart working”, anche se non sappiamo come funzionerà la connettività, che è stata “switchata” in gran parte sulla linea analogica perché anche la fibra è stata danneggiata e quindi è limitata. Oggi credo che arriveremo al termine dell’evacuazione e rimarranno poche situazioni nei prossimi giorni, non porteremo avanti e indietro le persone per qualsiasi esigenza perché per ovvi motivi di costi non sarebbe proponibile».

Intanto gli elicotteri dovranno comunque restare disponibili per tutte le necessità di Cogne, a partire dall’acqua potabile, fruibile solo nelle fontane della piazza al cimitero ed i quelli di Gimillan ed Epinel, nonostante si stia lavorando per ripristinare l’acquedotto: «a Cogne non c’è solo un’alimentazione dell’acquedotto – ha precisato ancora il capo della Protezione civile regionale – ma il tratto che è saltato alimenta la maggioranza del territorio di Cogne. Ci stanno lavorando e non abbiamo certezza sui tempi, anche se la è prima assoluta priorità da risolvere. Speriamo quanto meno di arrivare prima possibile alla sua risoluzione ma non posso dare una tempistica certa perché ci sono delle manovre complesse che devono essere svolte. Per quello che riguarda i rifornimenti il Comune li sta gestendo ed ha già diramato tutta una serie di richieste al Dipartimento di Protezione civile su generi alimentari, oltre anche per tutta la parte sanitaria, richieste che sono soddisfatte non in tempo reale, ma man mano che arrivano vengono processate e vengono portate su con l’elicottero».

«Poi ci potranno essere dei casi particolari – ha concluso Renzo Testolin – come i dieci ragazzi, che dovranno scendere ad Aosta per sostenere gli esami di maturità, ma saranno situazioni che sono talmente semplici da risolvere che non ci preoccupano».

Richiesta formalizzata il 4 luglio

La Regione autonoma Valle d’Aosta, giovedì 4 luglio 2024, ha inviato al Dipartimento nazionale Protezione civile la richiesta per la decretazione dello stato di emergenza nazionale a seguito del dissesto idrogeologico e dei danni causati dalle piogge del 29 giugno 2024. La procedura è stata concordata dal presidente della Regione Renzo Testolin e dal capo del Dipartimento Fabrizio Curcio nel corso di un incontro tenutosi domenica 30 giugno. Nello stesso giorno era stato dichiarato dal presidente della Regione lo stato di calamità sull’intero territorio regionale.

Come previsto e concordato tra la Regione e i dirigenti della Protezione civile nazionale ,la procedura amministrativa sarà completata con un lavoro congiunto tra gli uffici della Protezione civile regionale e i funzionari del Dipartimento nazionale che saranno in Valle d’Aosta la prossima settimana.

Pubblicato / aggiornato il 04/07/2024 alle 14:31
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Categoria: Cronaca