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I danni dell’alluvione al sistema Cva-Deval

Venerdì 2 agosto 2024, nel corso di una conferenza stampa convocata al termine delle valutazioni tecniche necessarie, il gruppo Cva ha reso noto l’impatto degli eventi alluvionali del 29 e 30 giugno sul suo sistema idroelettrico.

L’amministratore delegato di Cva SpA Giuseppe Argirò ha spiegato che vi sono stati impatti diretti sulle opere e indiretti sul bacino di Valpelline.
È partito subito a parlare di Place Moulin: «A una distanza di 10 km dalla diga e 6 da Prarayer, a 3.200 metri di quota, 2/2,5 milioni di metri cubi della morena nata dall’arretramento del ghiacciaio Tête de Valpelline si sono staccati (450metri lineari di erosione per 150 metri di altezza) ed è stata liberata una grande quantità di materiale finissimo che, galleggiando sull’acqua, è stato trasportato sino alla diga, depositandosi parzialmente nel lago dietro Place Moulin. Se non ci fosse stata la diga, tutto quel materiale fine e limaccioso sarebbe sceso sulla Valpelline. La conseguenza è stata che è stata ostruita una parte dell’impianto e le modalità migliori e più tempestive per liberarlo sono in corso di valutazione. La funzione di laminazione svolta dalla diga ha protetto il territorio a valle».
È poi passato alla situazione generale: «Dal punto di vista della produzione, sono state messe in atto le procedure di messa in sicurezza: gli impiantii fluenti (ovvero quelli lungo la Dora) sono stati chiusi e la produzione normalmente di 500 MegaWatt ha visto mettere fuori servizio 318 MW. Tutte le decisioni sono state assunte per proteggere le persone, il territorio e dli impianti.
Poi gli impianti sono stati tutti riaperti con la sostituzione di alcuni materiali ma senza danni, tranne quelli di Cogne e Valtournenche. Il Gabiet non è in funzione perché oggetto di un intervento straordinario di cambio della valvola di scarico ma il bacino si sta riempiendo
».
Argirò ha espresso il timore che eventi del genere possano ripetersi e, in questa logica, dovranno essere riviste le norme tecniche e le capacità degli impianti. Tuttavia ha riconosciuto la grande capacità di coloro che hanno progettato e realizzato gli impianti ora gestiti da Cva: «vi è stata una grande preveggenza e le strutture sono molto solide e sicure».

Il direttore operativo Lorenzo Artaz è entrato nel dettaglio: «Il 28 giugno, alle ore 14, è stato emanato il primo bollettino di allerta. Cva ha avviato le procedure di irrobustimento dei turni nel centro di teleconduzione, per essere pronta a tutti gli allarmi che potevano arrivare. Sono seguiti altri tre allertamenti: il 29 alle ore 14 è stata confermata l’allerta gialla e poi, alle 21, l’allerta è passata all’arancione per la valle di Cogne. Un’ora dopo, è diventata arancione buona parte ella Valle d’Aosta. Non si è arrivati ad allerte rosse ma, dagli impianti, sono arrivati segnali che hanno portato alla loro messa in sicurezza. 17 impianti su 32 sono stati messi fuori servizio, per evitare che le portate elevate potessero allagare le macchine e danneggiare la parte impiantistica ma anche per proteggere i canali che trasportano l’acqua ed evitare che si riempissero di detriti.
Per evitare danni ai territori, tutte le traverse lungo le aste torrentizie sono state aperte, in modo da non fornire intralcio allo scorrimento delle acque.
Le infrastrutture a ridosso dei torrenti sono state investite dal materiale trasportato dalla corrente e alcune parti sono state urtate, rompendo alcune griglie che proteggono le derivazioni.

A Hône, sono stati chiusi i portoni stagni davanti all’ingresso della sala macchine affinché l’esondazione della Dora non entrasse nella centrale.
A Cogne, vi è un impianto a Lillaz e vi è stato un danno a una paratoia all’opera di presa (che ora non può essere completamente chiusa) ma il canale è stato protetto. A La Nouva, il materiale solido trasportato ha impattato contro le paratoie e le griglie. Il Grand-Eyvia è esondato, portando materiale all’opera di presa.
A Aymavilles, le portate hanno permesso all’acqua di superare le paratoie e scaricare materiale all’interno del canale. Prima di riavviare la centrale di Chavonne, il canale dovrà essere pulito.
La diga di Perrères ha ricevuto moltissimo trasporto solido (lo stesso che è arrivato a Cervinia) ed è stata parzialmente ostruita.
A Valpelline (che è dietro la Valtournenche) le piogge sono cadute su uno strato nevoso presente al suolo e il livello del lago si è alzato di 4 metri (sono entrati più di 6 milioni di metri cubi di acqua in una notte: 112 metri cubi al secondo per quattro ore). Sono stati aperti un poco gli scarichi sul Buthier sino a una portata che permetteva di mantenere la quota nella diga ed era sopportabile per l’alveo: 13 mc/sec. Il 30 giugno sono intervenute le protezioni della centrale, che hanno rilevato che vi erano trasporti solidi importanti all’interno dell’acqua e la centrale si è messa fuori servizio. Non vi sono stati problemi per l’opera e la diga è assolutamente sicura. Per rimettere in servizio l’impianto, bisognerà risolvere l’ostruzione
».

«La stima del danno da impatti diretti ammonta a 2,8 milioni di euro -ha aggiunto Argirò – mentre quella per la mancata produzione è più difficile da quantificare perché la risorsa idrica nei bacini è ancora abbondante e la si potrà valorizzare in fase successiva. Dovrebbe dunque essere una situazione assolutamente sostenibile in termini di Bilancio».

Il presidente di Cva Energie Enrico De Girolamo ha commentato: «In alcuni siti, sono state registrate portate superiori a quelle dell’alluvione del 2000».

Difficile stimare i tempi di ripristino, ha spiegato Artaz: «Ora sono in fermo produttivo 38 MW. La centrale di Chavonne è in servizio con il ramo che non prende l’acqua dal Grand-Eyvia, quindi a metà potenza. L’altro dovrebbe rientrare in servizio nel giro di qualche settimana.
Non siamo in grado di quantificare Valpelline, perché sono in corso interlocuzioni con le autorità sulle modalità di gestione dell’intervento e, a seconda delle scelte che saranno fatte, i tempi varieranno.
A Perrères si è in servizio a potenza parziale. Il problema di liberare dal materiale e sostituire le griglie non è semplice e i tempi sono sono facilmente quantificabili. A Maën arriva meno acqua e si produce di meno. A Covalou si produce regolarmente
».

Giorgio Pession, amministratore delegato di Deval, ha quantificato i danni patiti dalla rete di distribuzione della corrente elettrica in 1,6 milioni di euro e ha spiegato: «I grossi danni che ha subito la rete elettrica sono avvenuti nella Valle di Cogne. A Valtourenche, non ci sono stati grandi problemi: nella notte sono andate fuori servizio quattro cabine e il giorno dopo tre erano funzionanti. Quella invasa dal limo, è stata ripristinata nel giro di pochi giorni.
Cogne è alimentata da due linee, che salgono da Villeneuve. Una prevalentemente aerea e una prevalentemente interrata. Sono state entrambe impattate ma, grazie alle interconnessioni, il servizio non è mai venuto a mancare. Tutto è stato rimesso in servizio, tranne la parte di linea aerea al km 9,4, dove 1,2 km di rete elettrica sono stati asportati. Il 29 luglio, sono iniziati i lavori di ripristino, perché vi era la priorità di ricostruire la viabilità.
In Valnontey, 1,6 km di linea area sono stati divelti. Si è utilizzato un gruppo elettrogeno per garantire il servizio fino a martedì 30 luglio. La linea è stata già completamente ricostruita.
Abbiamo installato a Crétaz due gruppi elettrogeni, più che sufficienti per sostenere la richiesta di Cogne in agosto e per non creare disagio durante i lavori di cantiere
».

Rete civica chiede risposta certe su Place Moulin

Con una nota diffusa lunedì 5 agosto 2024, Rete civica contesta quanto affermato da Cva durante la conferenza stampa rispetto all’impossibilità di quantificare il danno per mancata produzione: «In realtà il danno da mancata produzione è una stima che si può facilmente effettuare, conoscendo la potenza produttiva di ogni impianto e il valore di tale produzione. L’unica variabile riguarda i tempi di arresto della produzione, ma sul periodo di fermo impianto già trascorso si potrebbero fornire dati puntuali.
È stato presentato un quadro lacunoso ed edulcorato della situazione, visto che a oltre un mese di distanza dall’evento alluvionale vari impianti sono ancora fermi o con produzione ridotta.
Particolarmente sottovalutata appare la situazione della centrale idroelettrica di Valpelline, la più grande di tutta la Valle, su cui è stata depositata un’interrogazione a risposta scritta dalla consigliera Minelli, in attesa di risposta. L’attività produttiva a Valpelline infatti non sembra essere stata fermata in tempo e questo ha fatto sì che si ostruisse il canale di 14 Km, scavato nella roccia nel 1950, che da Place Moulin porta l’acqua all’invaso di By e da qui, con le condotte forzate, alla centrale di Valpelline.
Come mai, proprio sulla base delle previsioni meteorologiche e delle osservazioni sul campo, non si è provveduto a fermare subito la produzione, evitando che si determinassero l’ostruzione del canale di adduzione e i danni agli impianti? 
Come si pensa di fare, e in quali tempi, per provvedere al ripristino del canale e alla sostituzione dei macchinari danneggiati? Qual è ad oggi l’ammontare dei danni della mancata produzione?
Sono domande rimaste per ora senza risposte (alla conferenza stampa infatti Cva non ha fatto nessuna previsione sulla riapertura di Valpelline), ma che devono essere date, visto che Cva non è una società privata, ma è un’azienda pubblica, controllata dalla Regione, cioè un patrimonio dell’intera comunità valdostana
». 


Pubblicato / aggiornato il 05/08/2024 alle 09:07
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Categoria: Economia e Lavoro / Video