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Due giorni di scarico dalla diga di Place Moulin

Due giorni di scarico dalla diga di Place Moulin (©Andrea Camilletti) - L'invaso della diga di Place Moulin con i residui della frana caduta tra il 29 e 30 giugno 2024

Da mercoledì 7 a giovedì 8 agosto 2024, è stato effettuato un nuovo scarico dalla diga di Place Moulin, a Valpelline, per pulirla dai sedimenti che hanno occluso l’invaso nelle giornate di venerdì 29 e sabato 30 giugno, quando due milioni e mezzo di metri cubi si sono staccati dalla morena sottostante il rifugio Aosta e il Ghiacciaio della Tête de Valpelline. I detriti hanno ricoperto sia lo scarico di fondo sia la derivazione dell’impianto e la produzione di energia elettrica nella sottostante centrale ha dovuto essere interrotta e non è ancora ripresa.

Dallo scarico di fondo e dal canale derivatore esce ora solo acqua limpida e dalle nuove misurazioni batimetriche effettuate da Cva rimangono sul fondale ancora circa 250 mila mc di limi che, progressivamente, si compatteranno ulteriormente senza significative ricadute né sulla capacità d’invaso né, soprattutto, sull’efficienza del “sistema” diga in termini di protezione civile.
Seguirà quindi ora, come previsto, una settimana circa di rilascio dallo scarico di alleggerimento per diluire ulteriormente gli apporti limosi riversati a valle dell’invaso.

Lo svaso straordinario della diga è stato disposto con un’ordinanza firmata da Valerio Segor, capo della Protezione civile della Valle d’Aosta e commissario delegato per l’emergenza maltempo del 29 e del 30 giugno: Prevede, da mercoledì 7 agosto, un deflusso continuativo per almeno due giorni articolato inizialmente in sei metri cubi al secondo di acque provenienti dallo scarico di fondo diluite con sette metri cubi al secondo di acqua pulita proveniente dallo scarico di alleggerimento. Successivamente, per almeno una settimana, ci sarà il rilascio di acqua pulita proveniente dal solo scarico di alleggerimento, per tredici metri cubi al secondo. Sono possibili variazioni decise dall’Autorità idraulica.
Durante le operazioni di scarico, l’Arpa della Valle d’Aosta ha monitorato la torbidità delle acque ed è stata disposta la chiusura delle prese di derivazione a scopo agricolo, così da evitare di riempire le vasche di sedimentazione con il materiale portato a valle, dato che sono stati superati i limiti di legge.

Valerio Segor, capo della Protezione civile della Valle d'Aosta
Valerio Segor, capo della Protezione civile della Valle d’Aosta

L’obiettivo dello scarico straordinario è il ripristino della piena funzionalità della diga. Dell’operazione è stata informata la Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’ufficio dighe di Torino: «avremo il Buthier di nuovo con una colorazione delle acque sporche – ha spiegato Valerio Segor martedì 2 agosto, annunciando l’operazione, a margine della conferenza stampa della Giunta regionale –. Il limo sarà trasportato e questo potrebbe generare qualche allarme nella popolazione, visto il rincorrere di voci del tutto infondate su frane imminenti o di problemi sulla diga stessa. Ovviamente la funzione idroelettrica del bacino è sacrosanta, ma il nostro compito è di salvaguardare un altro aspetto fondamentale di questo bacino, che rappresenta un’opera straordinaria dal punto di vista della sua capacità di mitigazione del rischio, in termini di Protezione civile a tutela dell’incolumità pubblica proprio perché è in grado di laminare eventi di precipitazioni intensa proprio come quelli avvenuti il 29 e 30 giugno, fermando le acque e raccogliendole».

«Il bacino di Place Moulin è uno fra quelli fondamentali del nord-ovest – ha aggiunto il capo della Protezione civile della Valle d’Aosta – è un asset fondamentale dal punto di vista energetico del Paese, perché fornisce energia privilegiata a Terna. Ricordo che, nel 2003, durante il blackout, ha tenuto in piedi tutta una serie di linee che altrimenti sarebbero saltate. La diga ha una sua gestione normata da anni, che prevede quantitativi massimi di invaso e i sedimenti franati hanno in parte riempito il bacino. Tra gli organi di funzionamento del bacino ci sono degli scarichi, a partire dallo sfioratore di alleggerimento che funziona come il buco che c’è sotto il rubinetto della vasca da bagno e praticamente quando c’è troppa acqua fuoriesce da lì, che è stato stato pulito e non ci sono problemi di sedimenti. C’è anche uno scarico intermedio, usato anche come derivazione per la produzione, e poi c’è lo scarico di fondo, come se fosse il tappo della vasca da bagno. Questi sono tutti organi fondamentali tutti che devono essere tenuti in piena efficienza come previsto dalle norme. Col grande accumulo di materiali entrati in diga, in particolare lo scarico di fondo e in parte quello di derivazione, sono parzialmente ostruiti da questi sedimenti e quindi c’è la necessità di ripristinare la funzionalità anche di questi organi dell’impianto proprio perché la diga possa continuare a svolgere la sua funzione di laminazione».

Valerio Segor ha precisato che, durante l’alluvione del 29 e 30 giugno sono arrivati nella diga di Place Moulin circa sei milioni di metri cubi d’acqua misti a detriti: «sarebbe comunque ancora gestibile un evento alluvionale del tutto analogo – ha continuato -, quindi non vi sono problematiche imminenti di necessità urgentissima di dover scaricare ma è bene tener sotto controllo questo tipo di situazione perché l’apertura dello scarico di fondo rappresenta l’estrema ratio alla quale si arriva nel caso di un evento alluvionale parossistico e veramente eccezionale, come previsto da una specifica procedura del Piano di Protezione civile collegato a qualsiasi sbarramento di questa di entità. Per quanto riguarda lo scarico, siamo comunque a valori molto inferiori rispetto alle portate che mandano in criticità la vallata sottostante e, praticamente, saranno i medesimi quantitativi che sono già stati scaricati in alleggerimento a partire dai primi giorni successivi all’evento, proprio per andare a laminare il grande quantitativo d’acqua che era entrato in diga. La portata non sarà diversa da quella che abbiamo visto all’incirca a metà luglio e ci sarà di nuovo l’acqua sporca per questo motivo. In questo modo si smaltiranno i circa 560 mila metri cubi depositati nella zona dello scarico di fondo, così da poter ripristinare la piena funzionalità dell’impianto».

La diga di Place Moulin a Valpelline
La diga di Place Moulin a Valpelline

Secondo l’Amministrazione regionale, non dovrebbero verificarsi problemi di inquinamento, a differenza di quanto sta avvenendo a Parigi sulla Senna, dove sono a rischio le prove olimpiche in acque libere: «sono due problemi diversi – ha rimarcato Valerio Segor – sulla Senna abbiamo un inquinamento provocato dalla mancata o difficile depurazione, con gli impianti fognari non correttamente gestiti mentre i sedimenti glaciali che sono finiti nell’invaso di Place Moulin non hanno problematiche di questo tipo ma rappresentano comunque qualcosa di eccezionale perché un’erosione che ha mosso circa due milioni e mezzo di metri cubi non è un evento che capita quotidianamente e, nei sessant’anni circa di vita della diga, non ci sono mai stati problemi di depositi neanche pari ad un centesimo del quantitativo che è entrato adesso».

«Dovremo cercare di capire come comportarci anche per gli altri bacini che si trovano in quota – ha concluso il capo della Protezione civile valdostana – visto che, con l’innalzamento della quota del permafrost, si trova materiale molto più facilmente erodibile anche a quote elevate. Situazioni di questo tipo potrebbero ripresentarsi ma non sono di facile gestione perché un cantiere di dragaggio dei sedimenti in bacini a quelle quote richiede tempi lunghissimi oltre a costi veramente notevoli e quindi non così banalmente gestibili».

Pubblicato / aggiornato il 10/08/2024 alle 12:30
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Categoria: Cronaca