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Medici di medicina generale dipendenti Ausl?

Medici di medicina generale dipendenti Ausl? (©miodottore.it) - Medico di medicina generale

Sabato 15 febbraio 2025, la Federazione italiana Medici di medicina generale aveva inviato una lettera aperta ai sindaci valdostani «per esprimere la forte preoccupazione della nostra categoria in merito al futuro della Medicina Generale in Italia e al rischio di compromettere uno dei pilastri fondamentali del nostro Servizio Sanitario».

Il segretario Nunzio Venturella spiegava: «Abbiamo appreso sgomenti […] che è in corso un preoccupante dibattito sul passaggio del medico di famiglia alla dipendenza, fortemente voluto da alcune Regioni e all’attenzione del Ministero della Salute. Tale ipotesi, se fosse portata a termine, rischierebbe di introdurre profondi cambiamenti che andrebbero a svantaggio di tutta la popolazione, in particolare delle persone anziane e più fragili. Il passaggio alla dipendenza dei medici di famiglia, infatti, rischia di compromettere da un lato il rapporto di fiducia su cui si fonda il nostro rapporto di cura con l’assistito, dall’altro la capillarità della nostra presenza sul territorio. Lo scenario metterebbe in discussione la sopravvivenza dei nostri studi e favorirebbe il licenziamento del nostro personale di studio con il quale quotidianamente molti di noi gestiscono centinaia di richieste legate ai vostri bisogni di salute. È reale la possibilità che a seguito di un cambiamento di questo genere si arrivi ad un sistema che, nella depersonalizzazione del nostro ruolo, orienti e vincoli, in maniera esclusiva all’interno delle Case di Comunità, il lavoro del medico di famiglia, costringendo il paziente a consegnare le chiavi della propria salute non più al proprio medico di fiducia, ma al medico di turno in servizio, in una struttura distante dal proprio centro abitato, evento che rappresenta un rischio reale per l’accesso alle cure, la continuità assistenziale e il supporto umano di cui i cittadini hanno diritto.
Ciò deriva dalla falsa narrazione delle Regioni di un presunto rifiuto della categoria di poter svolgere la propria attività nelle Case di Comunità come previsto dal DM/77. Molti di noi, in diverse realtà regionali, esercitano già all’interno delle Case della Salute o delle prime Case di Comunità e il nuovo contratto dei Medici di Famiglia, siglato ad Aprile 2024, prevede già che possa essere svolta una quota di ore al loro interno in base al numero di assistiti in carico. Dobbiamo però constatare che, ad oggi, non sono ancora stati applicati dalle Regioni gli accordi regionali sottoscritti e molte regioni risultano inadempienti per la mancata stesura degli accordi regionali che recepirebbero la nuova disciplina contrattuale nazionale.
Il modello attuale, basato sulla convenzione che prevede la libera scelta del cittadino e l’autonoma organizzazione del medico di famiglia, libero professionista convenzionato, garantisce prossimità, continuità e personalizzazione delle cure, rendendo possibile un legame di fiducia fondamentale per la gestione delle patologie acute e croniche. Trasformare questa figura in un operatore dipendente, inserito in strutture lontane dai centri periferici, rischia di tradursi in un impoverimento dell’offerta garantita attualmente dal servizio sanitario, soprattutto nelle aree rurali e meno servite.
In un Paese di 7.904 Comuni, popolato da quasi 60.000 Studi di Medicina Generale, come può l’assistenza concentrarsi in 1.350 Case della Comunità?
A pagarne le conseguenze sarebbero soprattutto i nostri assistiti. A pagarne la spesa più cara sarebbero soprattutto le fasce sociali deboli, i fragili, gli ultimi.
Se la dipendenza è la soluzione della politica alla necessità della riorganizzazione della medicina del territorio, la stessa politica non deve aver capito che alla suddetta necessità abbiamo dato risposta esaustiva nell’Accordo Collettivo Nazionale della nostra categoria che ci vede pronti a garantire ruoli e compiti della nostra professione al servizio della comunità, anche nelle Case di Comunità.
Per queste ragioni, vogliamo con forza tutelare l’autonomia professionale dei medici di famiglia, preservando il rapporto fiduciario con i propri pazienti e garantendo l’accessibilità capillare alle cure.
Come amministratore locale sono certo che condividerà le nostre stesse preoccupazioni, soprattutto in relazione alla prossimità e capillarità dell’assistenza che oggi, pur in una situazione di grave carenza di personale, il Medico di Medicina Generale garantisce anche nelle aree più difficili e disperse
».

La questione è stata marginalmente trattata nel corso dell’Assemblea del Consiglio permanente degli Enti locali del 26 febbraio 2025.

Martedì 11 marzo, ha preso posizione l’Union valdôtaine, con una nota: «L’Union Valdôtaine esprime la propria contrarietà alla modifica del regime contrattuale dei medici di medicina generale, da convenzionati a dipendenti dei servizi sanitari regionali.
La Commission santé dell’Union Valdôtaine, in accordo con i propri rappresentanti nel Governo e nel Consiglio regionale, ritiene indispensabile che vengano attuate tutte le iniziative necessarie affinché tale evenienza non si verifichi.
I medici di medicina generale lavorano oggi in un regime di convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale (SSN), in virtù del D. Lgs. 502/92. La responsabilità propria del lavoro autonomo del regime attuale garantisce flessibilità organizzativa, costi ridotti a carico della Regione a fronte di elevati volumi di attività, e un impatto sui livelli di occupazione grazie agli investimenti nei fattori di produzione e alla creazione di “micro-imprese”, nelle quali lavorano attualmente in Valle d’Aosta 75 medici coadiuvati da 16 segretari/infermieri.
L’adozione di un regime alternativo di dipendenza, non necessario e addirittura dannoso per la nostra regione, sia per la sua conformazione territoriale che per l’impossibilità, in tal caso, di formare i medici di medicina generale nel nostro territorio, non garantirebbe inoltre ai pazienti la libertà di scelta del medico curante, la prossimità delle cure primarie ed un rapporto duraturo e fiduciario tra medico e paziente
».

Pubblicato / aggiornato il 11/03/2025 alle 13:40
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Categoria: Politica e Amministrazione