Il Governo impugna la legge sull’election day
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La sala dove si riunisce il Consiglio dei ministri
Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, nella riunione di lunedì 19 maggio 2025 ha esaminato 18 leggi delle regioni e delle province autonome e ha deliberato di impugnare – per le parti in contrasto con la normativa nazionale – la legge della Regione Valle d’Aosta n. 4 del 03/03/2025 “Disposizioni urgenti per lo svolgimento contestuale, nell’anno 2025, delle elezioni regionali e generali comunali. Modificazioni di leggi regionali in materia di enti locali”.
Il commento di Forza Italia
Il coordinamento regionale di Forza Italia ha commentato la decisione in termini politici: «Dopo la coltre impenetrabile di incertezza che persiste tuttora, ad appena quattro mesi dalle elezioni regionali e comunali, sulle regole del gioco con cui saremo chiamati alle urne a settembre, la maggioranza di sinistra ne ha combinata un’altra delle sue, facendosi impugnare la legge regionale sull’election-day. Una impugnativa, quella promossa dal Consiglio dei Ministri, largamente prevista, così come il nostro gruppo aveva largamente preventivato già durante la discussione del disegno di legge avvenuta in Consiglio Valle il 26 febbraio scorso, in particolare per la parte in cui, su indicazione del Pd, si è voluti andare a introdurre il limite dei mandati nei Comuni fino a 5.000 abitanti. Questa è l’ennesima dimostrazione di una maggioranza a traino Pd ormai fuori controllo, in cortocircuito, che per assicurarsi i numeri per votarsi una riforma elettorale che riforma elettorale non è, ha dovuto accogliere una proposta del Pd palesemente incostituzionale. Con l’aggravante di averlo fatto nonostante i numerosi campanelli d’allarme lanciati. In altre parole, siamo di fronte a una maggioranza di sinistra che non sa gestire né i dossier né tantomeno le conseguenti situazioni che si vengono a creare a causa di questa inerzia inaccettabile, che sta generando vuoti normativi e dubbi interpretativi a discapito dei Valdostani».
Il commento del presidente della Regione
Il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta, Renzo Testolin, evidenzia «come la decisione del Consiglio dei ministri si ponga in contrasto rispetto alle competenze che lo Statuto assegna alla Regione in materia di enti locali.
Si tratta comunque di contestazioni che non inficiano l’impianto complessivo della legge e i suoi elementi più rilevanti (si pensi al numero degli assessori e alla rideterminazione dei compensi, cosi come alla effettuazione dell’election day.
Dal punto di vista più politico e dei rapporti di leale collaborazione, vi è da rilevare il fatto che il Governo ha aspettato l’ultimo giorno per notificare il ricorso contro la legge regionale, senza un preventivo e costruttivo contraddittorio, peraltro inviando agli uffici regionali solo alcuni giorni prima della scadenza dei 60 giorni a disposizione per l’impugnativa le osservazioni sulle quali la Regione ha ribadito le proprie competenze.
Nonostante i chiarimenti, il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge nel suo articolo 3, perché la Valle d’Aosta ha voluto mantenere un numero massimo di mandati pari a 4 per i sindaci dei Comuni valdostani sotto i 5.000 abitanti in luogo di non porre alcun limite alle ricandidature come nel resto del territorio nazionale. Le altre due contestazioni sono invece relative a disposizioni che già esistevano nel nostro ordinamento, che non erano mai state messe in discussione in precedenza e che riguardano il grado di parentela tra sindaco, vicesindaco e gli altri componenti della Giunta e la impossibilità, nelle Giunte comunali della Valle d’Aosta, di nominare assessori tecnici.
Le decisioni del Governo destano comunque seria preoccupazione, perché così come accaduto a Trento, testimoniano il fatto che non si faccia più distinzione tra Regioni ordinarie e Regioni speciali e si sorvoli a piè pari rispetto alle competenze esclusive garantite dal nostro Statuto. La volontà di appiattire, in nome di una supposta eguaglianza delle posizioni, le differenze normative che sono alla base del regionalismo e della nostra specialità è propria di una parte del Governo nazionale, come dimostra la contrarietà all’impugnativa da parte di una delle componenti del governo nazionale della legge provinciale di Trento.
Questo approccio la dice lunga sulle profonde divisioni che caratterizzano l’esecutivo Meloni ed è sintomatico di una evidente confusione e di un disorientamento del Governo nazionale rispetto alle nostre prerogative statutarie e al nostro particolarismo ordinamentale.
Per cui, non c’è nessuna preoccupazione sul prosieguo del cammino elettorale di questo autunno, ma assoluta certezza di difendere davanti alla Corte costituzionale una specificità legislativa, frutto della competenza primaria consolidata negli anni in materia di ordinamento degli enti locali, in più occasioni confermata proprio dalla Consulta».
Il commento di Valle d’Aosta Aperta
Valle d’Aosta Aperta ha commentato con una nota: «La proposta del ministro Calderoli di impugnare la legge elettorale dei comuni e, in particolare, la questione del limite dei mandati, conferma i dubbi di legittimità avanzati da Valle d’Aosta Aperta e la necessità di una reale riforma degli Enti locali valdostani. La ricetta di PD e Union per evitare il commissariamento dei piccoli comuni era l’aumento degli assessori e dell’indennità di base di alcuni sindaci, l’abbassamento del quorum e appunto il prolungamento della durata dei mandati, mentre alla nostra regione serve una reale riforma che tenga conto del contesto completamente cambiato.
Per queste ragioni Valle d’Aosta Aperta, attraverso la propria consigliera Erika Guichardaz, aveva votano contro la legge 4/2025 e oggi esprime profonda contrarietà rispetto alla proposta di legge di revisione della disciplina regionale in materia di esercizio associato di funzioni e servizi comunali e di segretari degli enti locali, che verrà discussa nel Consiglio regionale di domani, mercoledì 21 maggio 2025.
Dopo i buoni propositi inseriti nell’art. 5 della legge regionale 15/2020 arriviamo a fine legislatura con una proposta anacronistica rispetto all’esercizio associato delle funzioni e servizi comunali e all’ottavo intervento normativo sui segretari comunali.
L’autonomia valdostana ha bisogno di un sistema degli enti locali efficace, che rompa il tabù della fusione dei piccoli comuni e che valorizzi le proprie professionalità arrivando finalmente ad un albo unico della dirigenza».
Il commento di Pays d’Aoste Souverain
Mercoledì 21 maggio 2024, il responsabile politico di Pays d’Aoste Souverain ha scritto: «Il Governo italiano ha promosso, attaccando di fatto l’autonoma della Vallée d’Aoste, la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionale sulla Legge regionale 19 maggio 2005, n. 10.
La Vallée d’Aoste ha peculiarità geografiche, demografiche e linguistiche, tali che l’Assemblea Costituente ne aveva previsto l’Autonomia ritenendo corretto che potesse legiferare ad hoc, affinché le norme fossero giuste per la sua realtà.
Proprio la differenza delle norme permetterebbe ai Valdostani l’equità con altre regioni che hanno maggiori opportunità.
Dopo 80 anni la lungimiranza dell’epoca si è trasformata in ignoranza e conseguente arroganza del potere romano che pretende l’omologazione, quasi l’inchino al suo giogo! Forse qualcuno interpreta in modo errato la frase dell’inno “che schiava di Roma Iddio creò”…
Tutto ciò premesso Pays d’Aoste Souverain ritiene doveroso che venga difesa davanti alla Corte costituzionale la specificità ordinamentale valdostana».
Pubblicato / aggiornato
il 26/05/2025 alle 10:09
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Categoria:
Politica e Amministrazione