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Il Cria si racconta: tra bilanci e prospettive future

Il Cria si racconta: tra bilanci e prospettive future (©Angelo Musumarra per bobine.tv) - La sovrintendente regionale agli studi, Marina Fey, e la dirigente reggente del Cria, Anna Paoletti

Sono 1.197 gli iscritti al Cria, Centro regionale istruzione per adulti, che dall’anno scolastico 2024/25 è diventato un’Istituzione scolastica autonoma, pur continuando a utilizzare le aule dell’Isit Manzetti di Aosta, di cui era stato una divisione sin dalla sua nascita.

Dal punto di vista amministrativo, come dirigente reggente era stata nominata Anna Paoletti, che concluderà l’incarico alla fine di giugno 2025, che già si occupa della Direzione del Convitto Federico Chabod: «è stata un’esperienza e una sfida – ha commentato – proprio nella diversità sia del Convitto sia del Cria e nella flessibilità che hanno queste due Istituzioni nel cercare di colmare alcuni aspetti che la scuola ordinaria non riesce a coprire. La sfida del Cria è stata interessante perché offre tutta una serie di spazi e di impegno al di là dell’attività scolastica, dopotutto il Cria non sono solo corsi serali ma si occupa di alfabetizzazione, del primo livello, vale a dire le scuole medie e poi anche del secondo livello, proprio per chi ha interrotto il proprio percorso di studi e vuole riprenderlo. In questo momento abbiamo un grande numero di adulti ma anche dei giovani che hanno abbandonato il percorso diurno. In Valle d’Aosta forse siamo fortunati e quindi ci sono pochi ragazzi nel primo livello che si trovano in una situazione “borderline” nella scuola del primo ciclo e su questo i docenti della scuola del diurno stanno lavorando per poter organizzare dei percorsi integrati con i nostri. Fuori Valle, soprattutto in alcune regioni, credo che il problema sia ancora molto grande».

La storia, l’attività e le prospettive future del Cria sono state analizzate in un convegno che si è svolto nel pomeriggio di lunedì 19 maggio nell’Aula magna del Convitto Chabod: «c’è un grande lavoro da fare con gli adulti – ha aggiunto Anna Paoletti – proprio perché in una situazione di digitalizzazione e di informatizzazione anche del percorso di istruzione, molte persone rischiano di rimanere ai margini. Riqualificarsi come adulti, come giovani che sono usciti dal percorso scolastico, rappresenta una sfida importante per non lasciare ai margini una parte della nostra società».

Il pubblico presente al convegno sul Cria
Il pubblico presente al convegno sul Cria

A chi è rivolto il Cria

Al Cria si possono iscrivere adulti e giovani stranieri (neo arrivati in Italia dai 16 anni) per i percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana; adulti e giovani (dai 16 anni), anche stranieri, che non hanno assolto l’obbligo di istruzione e che intendono conseguire il titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione; adulti, anche stranieri, che sono in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione e che intendono conseguire un titolo di studio conclusivo del secondo ciclo di istruzione, giovani che hanno compiuto i 16 anni di età e che, in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione, che dimostrino di non poter frequentare i corsi diurni per evidenti motivazioni, come un contratto di lavoro, tirocini formativi e di orientamento extra-curriculari, e i 17enni in possesso della qualifica di Istruzione e formazione professionale e con contratto di apprendistato professionalizzante. Per quanto riguarda le persone nella Casa circondariale di Brissogne, queste devono essere in attesa di giudizio o con condanne a pene inferiori ai cinque anni.

I corsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana

Nei percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana, finalizzati al conseguimento di un titolo attestante il raggiungimento di un livello di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello A2 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue negli ultimi quattro anni, gli iscritti sono più che raddoppiati, passando dai 350 dell’anno scolastico 2021/2022 ai 779 del 2024/2025, il 65% del totale degli iscritti al Cria, che frequentano 13 corsi diurni dal livello analfabeti al B1 nelle sedi di Aosta, Châtillon (presso l’Istituzione scolastica Duc) e Verrès (alla scuola media Barone e all’Isiltp) e presso la Casa circondariale di Brissogne: «ci sono persone che sono qui da molto tempo e persone appena arrivate che intendono fermarsi – ha raccontato Daniela Falconequindi l’approccio è motivato dalla voglia di trovare lavoro, perché la conoscenza della lingua, per loro, è fondamentale in quanto consente di inserirsi in vari contesti ed anche sfruttare le loro competenze. Tra i vari migranti che arrivano ci sono persone con un’alta scolarizzazione, molte persone anche laureate e persone che hanno comunque un diploma di scuola secondaria e che attraverso l’italiano possono riuscire a mettere in pratica le loro competenze. Ci sono anche persone poco alfabetizzate, bassamente scolarizzate nel loro Paese che necessitano comunque l’istruzione per inserirsi nel nostro contesto occidentale, che richiede competenze elevate e di conseguenza anche loro sono motivati perché vogliono raggiungere uno status economico migliore, motivo per cui sono partiti dal loro Paese».

La sede dell'Isit Manzetti di via Chambéry ad Aosta, dove si svolgono i corsi del Cria
La sede dell’Isit Manzetti di via Chambéry ad Aosta, dove si svolgono i corsi del Cria

I corsi di primo e secondo livello

Per quanto riguarda il primo livello, per l’ottenimento di diploma di terza media, gli iscritti dell’anno scolastico 2024/2025 sono 112, quasi il doppio dei 64 del 2021/2022 e frequentano 6 corsi diurni e serali ad Aosta, Verrès e a Brissogne: «c’è da dire che il 90% dei nostri frequentanti sono stranieri – ha precisato Enrica Meinardiragazzi o ragazze che hanno magari già anche un titolo di studio nel loro Paese, ma che non è riconosciuto qui in Italia. Per migliorare la loro posizione lavorativa si iscrivono ai nostri corsi per ottenere un diploma che sicuramente apre più orizzonti. Ci sono comunque degli italiani e solitamente sono persone che o hanno una certa età, e che magari avevano un un lavoro per cui era sufficiente la quinta elementare, ma poi, dovendo cambiare strada, hanno la necessità del titolo di studio. Ci sono anche ragazzi molto più giovani che non hanno terminato gli studi per svariati motivi e quindi, superati i 16 anni, si ritrovano a terminare il percorso da noi. In questi corsi è molto bello vedere come persone che hanno storie personali completamente diverse si ritrovino insieme in classe e riescano a fare gruppo aiutandosi e condividendo le loro esperienze, crescendo in ogni caso, qualunque sia il loro background. C’è un problema di disomogeneità, dato che è molto difficile avere un “gruppo classe” che sia dello stesso livello, quando soprattutto hai persone che provengono da Paesi diversi e quindi hanno una lingua di origine e un percorso di vita diversi e bisogna cercare di trovare il giusto mezzo per offrire loro delle opportunità per imparare e quindi noi facciamo un costante lavoro di riadattamento sulla base di chi ci troviamo davanti».

Nel secondo livello, che offre tre indirizzi professionali, nei servizi socio sanitari (quattro classi, che coprono il 49,5% degli iscritti), nei servizi commerciali (tre classi per un 30,5%) e per la manutenzione ed assistenza tecnica (due classi per il restante 20%), gli iscritti dell’anno scolastico 2024/2025 sono 190, valore che si è stabilizzato negli ultimi tre anni: «i nostri corsi sono tarati per un’utenza che sta cercando di rimettere insieme pezzi di carriera scolastica che non hanno avuto un buon esito – ha sottolineato Leo Bérardanche se la qualità del livello professionale del Cria è paragonabile quella delle scuole diurne e dà accesso ad un vero diploma, valido a tutti gli effetti. C’è però da sconfiggere il mito che si possa venire da noi e prendere un diploma semplicemente stando seduti ad aspettarlo mentre è vero che dobbiamo fare tutto in tempi più più brevi dato che facciamo lezione di sera, quindi con alcune ore in meno alla settimana e col carico di stanchezza di chi lavora, perché lo studente lavoratore che arriva dopo otto ore di di cantiere, magari d’inverno, si vede subito che è provato e bisogna cercare di adattare l’insegnamento a queste esigenze».
Per quanto riguarda l’ampliamento, vale a dire corsi per l’apprendimento permanente finalizzati all’aggiornamento delle competenze, attività partita nell’anno scolastico 2022/2023, gli iscritti sono 116 per quattro corsi serali che si tengono ad Aosta. Inoltre il Cria offre al territorio corsi di lingua: italiano fino al livello B2, francese e inglese di livello principiante e pre-intermedio.

Il pubblico presente al convegno sul Cria, in prima fila Leo Bérard e Maurizio Rosina
Il pubblico presente al convegno sul Cria, in prima fila Leo Bérard e Maurizio Rosina

Le origini del Cria

«La storia del Cria è lunghissima – ha ricordato Maurizio Rosina, già ispettore scolastico della Sovrintendenza regionale agli studi – e parte dal 2005 con la fondazione del “Ctp, Centro territoriale permanente” a cui sono seguite delle sperimentazioni la cui più importante, nel 2014, si chiamava “Sofia”, acronimo di “Struttura funzionale per la formazione degli adulti” dove abbiamo incominciato a sperimentare quello che è poi diventato il decreto che attualmente è in vigore per quanto riguarda i “Cpia, Centri provinciali per l’istruzione degli adulti”. La novità forte in Valle d’Aosta è stata la non separazione tra il primo e il secondo livello, e con istituzione del Cria c’è un’unica amministrazione che parte dall’alfabetizzazione passando per la scuola media fino al diploma di scuola superiore. È stato un lavoro molto impegnativo quando lo gestiva il Manzetti perché c’è stata una trasformazione da corsi serali ad una scuola vera e propria. Auspico che il prossimo dirigente scolastico che prenderà questa Istituzione scolastica abbia la voglia di mettersi in gioco su questo in questo campo che prevede competenze che non sono le stesse delle altre scuole, dove bisogna lavorare col territorio, con la flessibilità e con un modo di far didattica ed organizzare le attività un po’ diverso. Adesso c’è stato uno spostamento dell’utenza perché coloro i quali sono in dispersione scolastica ed hanno compiuto 16 anni, si iscrivono subito al Cria, azione che non è auspicabile, dato che i ragazzi di quell’età devono continuare il loro percorso nei corsi diurni. Questa non deve diventare assolutamente una soluzione alternativa».

Le prospettive future

«Anche io avevo fatto parte del progetto “Sofia” quando ero all’Istituzione scolastica Luigi Barone di Verrès – ha evidenziato, nel suo intervento di apertura del convegno, Marina Fey, la sovrintendente regionale agli studi – già dieci anni fa avevamo organizzato dei momenti di incontro assieme ai vari docenti che ritrovo nuovamente qui oggi, tutta una serie di colleghi che hanno creduto in questo progetto, superando le difficoltà che si sono verificate. Quest’anno, considerati i nostri numeri, il Cria è nato, anche se con una reggenza, ma ci auguriamo che a partire dal prossimo 1º settembre possa avere il suo dirigente scolastico che si possa dedicare a tutte le sue attività partendo da una rete territoriale di servizi, cercando di fare sistema e di rendere strutturali alcuni punti, partendo dalla criticità della sede, per la quale cercheremo di lavorare, oltre ad una serie di azioni che speriamo possano essere avviate. Dobbiamo anche lavorare su formazione e innovazione anche per i nuovi docenti che si avvicinano e che spesso sono magari a tempo determinato e poi si spostano sul diurno. Sarà importante avere un organico da poter formare anche nella parte del secondo livello portando il Patto formativo individualizzato non soltanto ai corsi di istruzione per gli adulti».

«Non dimentichiamoci dell’inclusione e dell’accoglienza – ha concluso Marina Fey – il Cria ha dimostrato in tutti questi anni di essere in grado di attivare le azioni necessarie per includere il più possibile anche i ragazzini a rischio dispersione con diverse attività di ricerca, oltre al Piano dell’offerta formativa per l’apprendimento permanente, del quale abbiamo discusso spesso anche col Dipartimento politiche del lavoro e della formazione per capire chi doveva fare cosa, proprio perché noi abbiamo piccoli numeri ed era importante capire anche come organizzare la parte dell’educazione alla cittadinanza, dei corsi di inglese e di informatica, con una reale sinergia sul territorio».

Pubblicato / aggiornato il 20/05/2025 alle 16:03
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Categoria: Cultura