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Potenzialità e sfide dell’intelligenza artificiale

Potenzialità e sfide dell’intelligenza artificiale (©Laura Agostino per bobine.tv) - Il convegno Potenzialità e sfide dell’intelligenza Artificiale

Venerdì 23 maggio, a Saint-Vincent, un convegno è stato dedicato a Potenzialità e sfide dell’intelligenza Artificiale.

Tommaso Bori, assessore alla Programmazione fondi europei, al bilancio, al patrimonio, al personale, alla cultura, all’agenda digitale della Regione Umbria e coordinatore della Commissione per la Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome (in videoconferenza) ha aperto i lavori ha affermato che «le Regioni hanno la responsabilità di guidare il cambiamento, dialogando con gli altri livelli istituzionali, combattendo l’analfabetismo digitale e aprendo a nuove opportunità. Vi sono rischi da affrontare ma non devono imbrigliare lo sviluppo della ricerca e anche quello economico, con un’intelligenza artificiale al servizio delle persone, dei territori e delle democrazie».

Michele Fioroni, senior advisor in Digital Strategy, ha precisato che l’intelligenza artificiale è una tecnologia che ha avuto facilissima sperimentazione e una grandissima diffusione ma è difficile da scalare in qualcosa di strutturale e sistemico: «Il tema reale è che bisogna passare per l’errore e non la possiamo gestire con gli schemi tradizionali ma sperimentare il suo addestramento affinché tutte le Pubbliche Amministrazioni italiane possano implementarla. Serve un’azione europea, affinché nn si utilizzino modelli addestrati negli Stati Uniti e noi siamo all’inseguimento. Usa e Oriente stanno realizzando economie di scala spaventose. Ciò significa che il 75% dei progetti che falliscono nel pubblico falliscono per problematiche legate ai dati. La tecnologia deve essere sottomessa alle esigenze politiche nazionali e quindi serve regolamentazione. Se no il rischio è che sia utilizzata a inserita nelle routine dai nostri studenti».

Paolo Cotti Cometti, dirigente responsabile sviluppo soluzioni e innovazione Cineca, un centro di supercalcolo «che sa fare operazioni quasi impossibili. Sviluppiamo soluzioni per fare innovazione nei centri di ricerca nazionali, in alcuni Ministeri e Centro di servizio pubblico. Dobbiamo capire come mettere a terra questa grande potenza che abbiamo. I grandi player si stanno avviando verso una situazione di oligopolio. Vincerà chi riuscirà a mettere a disposizione il sistema più performante che costerà meno nell’investimento e nella gestione. Le aziende europee che stanno facendo seri investimenti sull’AI sono pochissime».

Cécile Huet, head of Excellence in Artificial Intelligence and Robotics Unit, Directorate-General for Communications Networks, Content and Technology – European Commission (in videoconferenza) ha affermato che «il ruolo della Commissione europea ha un Uffici specifico dedicato a sviluppare la regolamentazione sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per implementare un sistema pragmatico. L’Europa deve essere in grado di costruire una tecnologia Made in Europe e di controllarla. Non vogliamo utilizzare un modello americano tradotto nelle nostre lingue e che non rispetta i nostri valori. Il modello che stiamo creando sarà open source e sarà messo a disposizione degli sviluppatori. Vogliamo accompagnare i risultati della rica robotica e mettiamo a disposizione ambienti per testare le tecnolgie in vari settori: agrifood, sanità, smart community. Nostri hub sono collocati nella maggior parte dei territori per aiutare le economie locali a trarre beneficio dalle tecnologie e dall’AI. Alcune ricerche sono dedicate alla trasparenza dell’AI e all’ottimizzazione nel consumo di energia. Abbiamo finanziato centri di eccellenza per favorire un’accelerazione nella ricerca. Vogliamo che l’AI possa essere utilizzata in piena sicurezza. È stato annunciato un investimento di 4 miliardi di euro per mettere a disposizione degli sviluppatori i mezzi di calcolo gratuitamente (a pagamento solo per le grandi società). Le Pubbliche Amministrazioni devono adottare queste tecnologie per restare competitive e, per questa finalità, è stato destinato un miliardo di euro. Ci sono bandi aperti: uno per l’AI generativa per le PA (21 milioni di euro); utilizzo dell’Ai in manifattura (45 milioni)».

Giovanni Guzzetta, docente di diritto costituzionale e pubblico al Dipartimento di Diritto Pubblico dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata (in videoconferenza) ha spiegato che: «il tema è sempre fra potenzialità e minaccia, quest’ultima con una fortissima accentuazione. L’UE ritiene vi siano problemi costituzionali rispetto all’AI, perché i diritti fondamentali individuali sono minacciati dall’AI. Invece l’AI è un fattore di promozione della personalità umana: il diritto alla salute è legato alle possibilità diagnostiche e terapeutiche e negare le potenzialità dell’AI significa negare o limitare questi diritti. Questa rivoluzione è inarrestabile e dobbiamo considerare che, invece, i diritti possano essere potenziati. Si pensi anche all’istruzione (anche per gli studenti con particolare difficoltà), alla conoscenza. Non dobbiamo cadere nella paura dell’innovazione tecnologica perché se no enormi fette della popolazione saranno marginalizzate. L’assenza di player europei ha effetti anche culturali, poiché l’addestramento dei modelli genera risposte in inglese sono molto più ricche di quelle che si ottengono in altre lingue. Dobbiamo essere i capofila di una legislazione che sia il più avanzato possibile ma la regolazione deve essere ben temperata per non limitare lo sviluppo economico né la tutela dei diritti».

Pietro Pacini, presidente Assinter Italia, Associazione delle società in house ICT italiane, ha spiegato che Assinter raccoglie le 20 società italiane che danno servizi di intelligenza artificiale alle PA: «Operiamo in tre grandi categorie in relazione all’AI: sistemi conversazionali, intelligenza dei processi, valorizzazione dei dati. Bisogna saper utilizzare i grandi sistemi che abbiamo a disposizione per creare servii ai cittadini. Il Pnrr è orientato a sostenere grandi investimenti su tecnologie che sono già obsolete.Servono risorse per implementare sviluppi contempranei».

Christian Micheloni, docente al Dipartimento di matematica e informatica dell’Università di Udine è consulente Eusalp, dove si valuta l’utilizzo dell’AI per i problemi specifici dell’arco alpino: «i territori hanno scarse capacità computazionali. Bisogna sfruttare i grandi modallità predittivi per impararne di nuovi. Tra tutti gli algoritmi a disposizione è interessante un algoritmo che consente di federarsi, ovvero di utilizzare strumenti di apprendimento distribuiti pre caratteristiche diverse. Non si devono condividere i dati ma essi devono essere simili ovunque. Questa tecnologia permette di creare SVM dagli LLM, che sno modelli più piccoli e più veloci da addestrare. Noi siamo competitivi rispetto a queste modalità.Bisogna creare tante intelligenze specifiche, tanti agenti intelligenti che collaborano, cooperano e sono specializzati in ottenere certi risultati. Bisogna guardare alle buone pratiche degli altri per recepirle ed evitare di perdere tempo».

Raffaella Saporito, docente di Practice of government, health and not for profit alla SDA Bocconi, ha esordito affermando che «la Pubblica Amministrazione fa fatica ad attrarre dipendenti e fatica a soddisfare i bisogni crescenti della popolazione. La tecnologia è l’unica chiave per fare la differenza. In un raggio di anni si dovranno fare interventi di reskilling sui dipendenti. Ma perché tutto ciò accada è necessario uno shock esterno. Non esiste cambiamento senza apprendimento e non esiste apprendimento senza cambiamento. Bisogna togliere i paraocchi ed essere cnsapevoli dei rischi ma non farne un fattore di paralisi. La PA deve essere guidato dalla parte pubblica».

L’eurodeputato Brando Benifei (in videoconferenza), padre del Regolamento europeo sulla AI «che è ancora nelle primissime fasi di implementazione. Il nostro approccio vuole far sì che le imprese e le PA possano avvicinarsi in sicurezza all’AI. Ma bisogna superare le tare di partenza.Non abbiamo capitali e infrastrutture adeguati per sostenere l’AI. Regole comuni servono a creare fiducia e a prevenire alcuni rischi. Vi sono leggi da rispettare e tutele da mettere in atto. Da agosto 2025 sarà implementata la parte sulla trasparenza ed entreranno pienamente in vigore i divieti. Da agosto 2026 entrerà in vigore la tutela sugli usi sensibili. Parallelamente occorrono semplificazioni burocratiche e nell’addestramento dei sistemi. La Commissione europea vuole accompagna imprese e centri di ricerca nell’utilizzare l’Ai stando all’interno di migliori pratiche.Stato e livelli locali devono stanziare le risorse per far avanzare l’adozione dell’AI e creare adeguate condizioni di concorrenza».

Marco Pironti, docente di Management and Business Administration all’Università di Torino, ha riflettuto sulla possibilità di utilizzare l’AI per lo sviluppo territoriale: «Ogni territorio nasce da un passato e ha un futuro completamente diverso. Per fare AI bisogna partire dalle infrastrutture e individuare quali sono gli elementi mancanti. Servono normative di adozioni sociali, in parallelo perché la condivisione dei dati che alcuni si preoccupano di inserire è liberamente effettuata da altri. Il tema della consapevolezza sul governo di questi strumenti è fondamentale. Se si porta l’AI nei processi quotidiani bisogna chiederle di fare cose più complesse e più valore, che sinora non abbiamo intercettato. La tutela della privacy non deve essere affrontata come una guerra di religione e bisogna fare uno sforzo di consapevolezza. L’addestramento dell’algoritmo può bypassare i dati sensibili, conservando solamente quelli che gli sono utili per la finalità per la quale è stato predisposto. E la PA deve anche intervenire nel sostenere le pmi in questo momento di passaggio».

Elena Mazzoni, assessore all’Agenda digitale, Legalità, Contrasto alle povertà della Regione Emilia Romagna, ha fatto alcune riflessioni: «Questa tecnologia impatta sul linguaggio in quanto entità creatrice della realtà. Ma il problema è come il sistema è stato allenato per risponderci e come riusciamo ad applicare il nostro spirito critico per individuale eventuali errori. Come sarà il mondo del lavoro quando potremo automatizzare una serie di processi e avremo le persone formate per questa polarizzazione? Importante l’aspetto della scelta che vogliamo compiere sui dati, anche in funzione predittiva. In Emilia Romagna abbiamo lavorato sulla qualità dell’aria e sulla replica di tutti gli abitanti e fare proiezioni sulle politiche sociali messe in campo. Gli Enti locali devono essere supportati in questo percorso per superare il divario fra le diverse capacità di spesa e creando economie di scala».

Luciano Caveri, assessore agli Affari europei, Innovazione, PNRR e Politiche nazionali per la montagna della Regione autonoma Valle d’Aosta ha concluso la mattinata affermando: «L’intelligenza artificiale, ammesso che la si debba chiamare intelligenza, non è buona né cattiva ma uno strumento da utilizzare sulla base di valori etici. Bisogna evitare che capiti con quanto accaduto con l’informatica e coordinare l’azione l’azione dei vari livelli della PA, dai più vicini al cittadino sino all’Unione europea. D’altro canto bisogna evitare la trappola dell’addormentamento informativo e conoscitivo».

Enrico Zanella, direttore generale In.Va. SpA, ha annunciato che è prevista a breve la completa migrazione degli uffici regionali su Microsoft 365, in modo anche che tutti possano disporre di copilot.

Davide Freppaz, responsabile area Sistemi Informativi regionali territoriali e geografici In.Va. SpA, gestisce il Progetto bandiera e sistemi di intelligenza artificiale. Ha spiegato che «il Progetto nasce con l’obiettivo di aumentare la capacità di digitalizzazione della PA intervenendo su dati, parte infrastrutturale e servizi.Sono state individuate nove progettualità, fra le quali l’AI. L’intentoo è individuare soluzioni per la PA che creino le condizioni tecnologiche ma anche organizzative per erogare servizi e sulle quale appoggiare progettualità future. Sono in corso sperimentazioni sui principali modelli attualmente disponibili e ci siamo resi conto che il mercato non ha funzionalità che coprano completamente il bisogno della PA. Ci siamo focalizzati sul supporto agli operaotri del back office del turismo per fornire informazioni con chatbot. Il nostro lavoro interessa anche i portali verticali informativi. Vi è un accordo con Cineca per utilizzare la parte computazionale di Leonardo e anche il loro storage per poter fare anche previsioni di consumo del suolo a supporto della pianificazione territoriale».

Stefano Giglio, responsabile area Sanità Digitale di In.Va. SpA, ha parlato della mole di dati disponibile sul Fascicolo sanitario elettronico: «abbiamo promosso progetti innovativi di applicazione dell’AI sul portale operatori, che analizza le info attualmente a disposizione. Ma avere troppi dati sta iniziando a diventare un problema ed è necessario prevedere sintesi, che potrebbero essere realizzate proprio grazie all’AI. Si guarda anche all’applicazione della robotica in ambito socio-sanitario con il supporto a domicilio per agevolare il controllo sulla somministrazione delle terapie. È necessario però abbattere le barriere relazionali migliorando la proattività della robotica».

Claudia Artaz, responsabile Transizione Digitale di In.Va. SpA ha parlato della piattaforma servizi per facilitare la comunicazione fra Regione, operatori eocnomici e cittadino: «è inserita nel progetto bandiera per semplificare i rapporti. Qui saranno implementati i servizi online dei quali cittadini e imprese possono usufruire. Si parte da una sessantina di servizi già disponibili, che però hanno un accesso frammentato. Sarà realizzato un catalogo dei servizi dai quali accedere in maniera uniforme alla piattaforma di richiesta. Un’altra progettualità è la riprogettazione del sistema di gestione documentale della Regione».

Daniele Peretto, responsabile area Telecomunicazione e Infrastrutture di In.Va. SpA, ha fornito un quadro della copertura in banda larga: «Ora siamo alla copertura quasi totale del territorio. Gli asset portanti sono l’infrastruttura di rete, l’operatore pubblico Inva e il datacenter unico regionale. Questo modello ha permesso di creare una rete unica della pubblica amministrazione dove tutte le Amministrazioni (Regione, Comune, Enti locali e scuole (in via di completamento) sono collegati (con abbattimento dei canoni di servizio). Un ecosistema integrato per l’erogazione di servizi a valore aggiunto (voip, videosorveglianza, wifi pubblico). È in via di potenziamento anche il collegamento con l’esterno».

Roberto Soj, consulente al Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri ha valutato in questi termini le progettualità in corso rispetto al contesto nazionale: «la Valle d’Aosta deve rispondere ai limiti imposti dalla morfologia del territorio. Negli accordi con Cineca siete all’avanguardia e, coerentemente, state potenziando la rete per interagire con quel centro di calcolo. Supportate i Comuni e permettete ai turisti di ottenere i servizi di livello che rispondono alle loro attese. In sanità, il contesto nazionale sta diventando armonico con quello regionale e con la nostra sanità universalistica siamo più avanti degli Stati Uniti e abbiamo fonti di dati autorevoli e certificate. Nelle emergenze-urgenze rendere disponibili i dati di Fse è un’esigenza molto sentita che si sta per raggiungere e poi vi sarà l’apertura al dialogo fra i diversi Fse regionali, rendendo il sistema federato o federabile. Ci saranno poi dati pseudo-anonimizzati e anonimizzati per effettuare analisi diagnostiche e predittive grazie alle AI».

Valter Mombelli, coordinatore del Dipartimento Innovazione e Agenda digitale della Regione autonoma Valle d’Aosta, ha fatto un quadro dello stato dell’arte rispetto al superamento del digital divide: «Stiamo definendo i contenuti di corsi di formazione di base (anche n materia di intelligenza artificiale) che, nel 2026, saranno somministrati all’intera cittadinanza. Sinora i corsi hanno già coinvolto 3.100 persone e sono stati dedicati alla fruizione dei servizi online. I pilastri dell’Agenda digitale sono servizi, dati, competenze, infrastrutture e cybersicurezza».

Gabriella Morelli, coordinatore del Dipartimento Personale e Organizzazione RaVdA, ha parlato di smart working: «Bisogna decidere se la Regione considera lo smart working uno strumento di conciliazione o un atout. Inizialmente si era adottata la prima strada ma, nell’ambito del processo di sviluppo e cambiamento organizzativo intrapreso nel 2022, è stato individuato come unoo fra i tasselli di cambiamento. Il nuovo regolamento prevede che sia introdotto in modo strutturato a condizione che ci sia una formula ibrida e che si possa lavorare da remoto come se si fosse in servizio. Ora 450 lavoratori svolgono il lavoro agile (per alternarsi sulla stessa postazione) e circa 300 dipendenti sono in part time. Non ci sono state disfunzioni ma una maggiore difficoltà organizzativa».

Carlo Vigna, dirigente Struttura Sistemi tecnologici RaVdA, ha riferito che «di tutte le iniziative portate avanti con InVa, cito il voip (che abilita a un cambiamento non banale) e l’utilizzo di tecnologie abilitanti che virtualizzano la postazione di lavoro. C’è dunque un tema fortissimo di competenze e di gestione del cambiamento. Nell’ambito delle azioni a beneficio del territorio, cito il potenziamento della capacità di calcolo e archiviazione del datacenter federato. Un team di esperti gestisce la cybersecutrity. Il livello successivo è l’avvio di un’iniziativa pilota di utilizzo (con sei Dipartimenti) di Co-pilot per testarlo sui dati proprietari per vederne le potenzialità. Infine anche alcuni progetti di Spazio alpino stanno implementando i chatbot. In ambito Eusalp ci si sta focalizzando su casi comuni e specifici per costruire modelli condivisi, affinché questee verticalizzazioni possano anche essere portate nelle Valli».

Roberto Gens, dirigente Struttura Sistemi informativi RaVdA, ha parlato degli applicativi VdAWeb e VdaPay: «Stiamo facendo una sperimentazione su quanto sia importante avere dati correnti e coerenti, con una governance per la gestione. Bisogna anche far sì che i programmi applicativi siano sempre meno verticali e ci siano piattaforme orizzontali per la condivisione dei dati. È fondamentale la manutenzione evolutiva dei sistemi informativi e individuare nuove piattaforme trasversali che permettano di sostituire i sistemi informativi verticali (riducendone i costi di gestione). Nel progetto di data strategy, ci sono 800mila euro su 3 anni per l’aggiornamento della piattaforma trasversale e la migrazione in una più performante, il potenziamento della governance del dato (per capire chi ne è il proprietario) e il potenziamento del portale di interrogazione delle tante banche dati che RaVdA ha con nuovi sistemi di estrazione per aiutare a compiere scelte strategiche importanti e di impatto sociale. Vi è un progetto di intelligenza artificiale che attinge ai 20 milioni di euro messi a disposizione delle Regioni per fare sperimentazioni. Noi collaboriamo a un progetto di 4,6 milioni per realizzare studi di fattibilità e, in particolare, quello sulla gestione degli appalti».

Pubblicato / aggiornato il 23/05/2025 alle 16:29
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Categoria: Politica e Amministrazione