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Consiglio Valle del 4 e 5 giugno 2025

Consiglio Valle del 4 e 5 giugno 2025 (©consiglio.vda.it) - Il Consiglio Valle riunito il 4 giugno 2025

Il Consiglio Valle è convocato in riunione ordinaria mercoledì 4 e giovedì 5 giugno 2025, dalle ore 9.00, per discutere un ordine del giorno composto di 76 punti, di cui 39 rinviati da precedenti adunanze.

Le comunicazioni del presidente del Consiglio

Il Presidente Alberto Bertin ha aperto i lavori del Consiglio Valle, convocato oggi, mercoledì 4, e domani, giovedì 5 giugno 2025, per discutere un ordine del giorno composto di 76 punti.

Nelle sue comunicazioni all’Aula, il Presidente ha informato che «sono pervenute due richieste di sottoporre a referendum confermativo la legge elettorale regionale per l’elezione del Consiglio Valle, approvata dall’Assemblea il 27 febbraio scorso. La prima è stata presentata il 30 maggio dai Consiglieri dei gruppi Lega VdA e Misto, mentre la seconda, corredata da 2.273 firme, è stata consegnata nel pomeriggio di ieri dai delegati del Comitato per la riforma elettorale. Gli uffici stanno verificando le firme.»

Il dibattito sulle comunicazioni

La consigliere Chiara Minelli (PCP) ha sottolineato come «per la prima volta, si svolgerà un referendum confermativo su una legge regionale. Proprio perché si tratta di un evento inedito, sarà fondamentale gestirlo nel migliore dei modi. Abbiamo sostenuto attivamente la raccolta delle firme, poiché la legge approvata è ben diversa da quella promessa all’inizio della Legislatura: si tratta infatti di un ritocco minimale, che non affronta i veri nodi da risolvere, ovvero la governabilità e la rappresentanza di genere. Una normativa, dunque, negativa. Ad oggi la legge regionale non può essere promulgata e non può produrre effetti fino all’esito del referendum. Il decreto di indizione delle elezioni regionali, atteso per fine luglio, si baserà quindi sulla normativa attualmente in vigore, il che comporta che le elezioni regionali previste per fine settembre si svolgeranno con la preferenza unica. Il periodo utile per lo svolgimento del referendum va da metà agosto a metà ottobre: la scelta della data rappresenta un atto politico che deve essere orientato a favorire la più ampia partecipazione possibile. Per questo auspichiamo che il voto si tenga in occasione dell’election day a settembre, garantendo così una maggiore affluenza e una riduzione dei costi. Votare ad agosto, cosa mai accaduta nel nostro Paese, rappresenterebbe una forzatura e una negazione del diritto a una partecipazione consapevole e diffusa.»

«Il nostro gruppo non ha partecipato alla raccolta firme per la promozione di questo referendum ma va fatta chiarezza quanto prima: a quattro mesi dalle consultazioni regionali non conosciamo ancora quali saranno le regole elettorali, un fatto che non ha precedenti in nessuna regione! – ha commentato il capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis -. Ora il Presidente della Regione ha trenta giorni a disposizione per esprimersi sull’indizione del referendum che potrà avvenire solo tra il 60° e il 90° giorno dall’emanazione del decreto di indizione del referendum. Non possiamo aspettare tutto questo tempo. Mancano quattro mesi alle elezioni e sarebbe surreale dover aspettare ben 30 giorni per conoscere la data del referendum e l’applicabilità del suo esito alle prossime elezioni regionali. Forza Italia e altri gruppi consiliari stanno acquisendo dei pareri legali per fare luce sull’argomento: un inutile dispendio di risorse. È l’istituzione Regione che avrebbe dovuto farsi parte diligente, chiedere un parere e metterlo a disposizione di tutti. Siamo molto preoccupati per quello che sta accadendo. Sollecitiamo un chiarimento urgente da parte del Governo regionale a tutela della democrazia e del rispetto della decisione popolare.»

Il consigliere Paolo Sammaritani (Lega VdA) ha aggiunto: «Abbiamo voluto depositare anche come consiglieri la richiesta di referendum, perché riteniamo che riforme di questa entità debbano essere sottoposte al vaglio popolare. Le tre preferenze con la terza di genere non sono un modo per riequilibrare la rappresentanza di genere: saremmo l’unica Regione italiana, perché nelle altre c’è la doppia di genere. La modifica della legge elettorale non è sostanziale, è stata fatta tardi, male, in modo maldestro e con arroganza. Saranno gli elettori valdostani a valutare la scelta di questa maggioranza. Sarebbe paradossale fare un referendum ad agosto su di una legge che, comunque, non potrà entrare in vigore.»

Il capogruppo di RV, Stefano Aggravi, ha sottolineato che «l’organizzazione delle liste elettorali e le tempistiche sono messe seriamente in discussione da questo referendum. Le date di svolgimento della consultazione referendaria aprono scenari paradossali in cui addirittura potremmo trovarci in fase di campagna elettorale regionale a parlare di referendum o andare a votare per il rinnovo del Consiglio Valle dovendo anche pronunciarci su come regolare le consultazioni per il rinnovo del Consiglio. Un assurdo mai visto.»

«L’incertezza è la cosa più preoccupante sia per le elezioni comunali che per quelle regionali – ha detto la capogruppo di PCP, Erika Guichardaz –: chi dovrà raccogliere le firme per presentare le liste avrà grosse difficoltà. Non credo, invece, che votare ad agosto sia un problema: per chi crede nell’importanza del voto, si sta organizzando e ci sarà. Riguardo alle preferenze, ricordo che nella proposta di legge della Lega c’erano cinque preferenze senza quella di genere: questo era costituzionale? Noi abbiamo chiesto con forza la doppia di genere, mentre altre forze non lo hanno fatto e oggi si ergono a paladini della rappresentanza di genere e del femminismo.»

Il capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin, è intervenuto parlando della preferenza di genere che «nasce su impulso di una ristretta minoranza di femministe interessate a trattare la loro stessa categoria alla stregua di specie in via di estinzione, a prescindere dal merito, mettendo in imbarazzo le donne, tante, che vogliono emergere sulla base delle proprie capacità, e non del sesso. Non condividiamo questo approccio e continuiamo a sostenere fortemente l’unico principio valido: il merito. Il nostro partito non ha preclusioni nei confronti delle donne tant’è vero che abbiamo una Senatrice donna e una Segretaria di partito, entrambe arrivate al successo per meriti e non per imposizioni di genere. Nella nostra proposta di legge elettorale avevamo inserito cinque preferenze senza l’obbligo di quella di genere, come è già stato fatto in altre Regioni.»

Il capogruppo dell’UV, Aurelio Marguerettaz, ha osservato che «i soggetti che hanno raccolto le firme sono molto distanti tra loro e hanno fatto passare dei messaggi che nulla avevano a che fare con questo referendum, che invece è molto semplice: volete o meno questa legge? Tutto il resto è fantasia. Siete partiti con il vento in poppa: oggi ci sono 2.273 firme e mi pare che qualcuno non si sia impegnato nella raccolta. Se il 5% delle firme risultasse non corretto, il referendum non si sarebbe potuto fare, allora sette Consiglieri hanno lanciato un paracadute presentando loro la richiesta. La gente vuole le tre preferenze: andrete incontro a una brutta figura, come quella che avete fatto nel mettere insieme l’estrema destra con l’estrema sinistra. La legge indica una forbice, non dice che non si può andare a votare ad agosto.»

Per il vicecapogruppo di FI, Mauro Baccega, «la preferenza di genere era un concetto che, nella proposta di legge che Forza Italia presentò nel 2022 che garantiva stabilità, era doveroso inserire, ma la verità è un’altra: questa Assemblea aveva il compito di favorire l’avvicinamento dell’elettorato al voto. Con questo percorso irto di insidie e di incertezze, lo abbiamo allontanato e questo è un fallimento dell’intero Consiglio regionale.»

«Non comprendo la narrazione di una certa politica che definisce incerto e nebuloso l’iter amministrativo in materia referendaria – ha affermato il presidente della Regione, Renzo Testolin –. Le regole sono molto chiare, possono non piacere ma sono quelle definite per legge. E su queste basiamo la nostra azione procedurale. Oggi scadono i tre mesi e da domani abbiamo 30 giorni per indire il referendum. Dalla sua decretazione si potrà scegliere una data compresa tra i 60 e 90 giorni.  La norma non prevede l’esclusione di alcuni specifici mesi dell’anno ma prevede una precisa finestra temporale entro cui fare il referendum che, nel caso in cui sia effettuato prima delle elezioni regionali, influirà in maniera vincolante sulla definizione delle preferenze di lista per le consultazioni regionali. Capisco che possa essere spiacevole non poter conoscere l’esito del referendum a priori ma le regole sono queste e sono frutto di un confronto con gli uffici regionali che, con dovizia di particolari e attenzione, hanno dato un’interpretazione molto chiara e semplice a cui daremo corso nei prossimi giorni.»

Attività legislativa

Urbanistica e pianificazione territoriale 

Il Consiglio Valle ha approvato, con 18 voti a favore (UV, FP-PD, PlA, SA) e 14 astensioni (Lega VdA, RV, FI, PCP, GM), un disegno di legge che contiene disposizioni in materia di urbanistica ed edilizia.

Il testo, depositato dalla Giunta regionale il 31 marzo e modificato nel corso dell’esame in terza Commissione, che ha predisposto un nuovo testo, si compone di 56 articoli, che modificano la normativa urbanistica e di pianificazione territoriale della Valle d’Aosta n. 11 del 1998.

Sul testo è stato approvato un emendamento congiunto dei gruppi UV e FP-PD, mentre sono stati respinti gli altri emendamenti depositati in Aula, di cui tre di RV, uno di PCP, uno di Lega VdA e uno di GM.

Contestualmente, l’Assemblea ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, presentato dal gruppo Rassemblement valdôtain così come modificato in accordo con l’Assessore alle opere pubbliche, riguardante la sanatoria di singole unità immobiliari in condominio in presenza di difformità edilizie che coinvolgono parti comuni. In particolare, il testo impegna il Governo regionale a precisare, nell’ambito dell’attuazione del disegno di legge, che la possibilità di procedere alla sanatoria di una singola unità immobiliare in condominio – anche in presenza di difformità che coinvolgano parti comuni – è subordinata al consenso formale dell’assemblea condominiale, e può riguardare esclusivamente la porzione interessata dalla difformità, senza estendere l’intervento all’intero edificio, purché l’uso e l’interesse delle restanti unità non risultino pregiudicati e sia rispettata la compatibilità edilizia dell’intervento stesso.

È stato invece respinto, con 20 astensioni (UV, FP-PD, PlA, SA, PCP) e 13 a favore (RV, Lega VdA, FI, GM), un secondo ordine del giorno del gruppo RV che riguardava la semplificazione delle procedure edilizie per interventi non interferenti con le condizioni di pericolosità idraulica o geologica.

Relazioni d’Aula

A illustrare il provvedimento in Aula sono stati i consiglieri Corrado Jordan per la maggioranza e Luca Distort per la minoranza.

«L’obiettivo primario di questo disegno di legge – ha detto il consigliere Corrado Jordan (UV) – è quello di snellire i procedimenti amministrativi anche grazie alle tecnologie digitali, adeguare le norme all’evoluzione delle esigenze operative raccolte in questi anni e recepire la legge statale n. 105/2024 (“Salva Casa”) in materia di edilizia e urbanistica nel rispetto dell’autonomia regionale. Il testo, frutto di confronto con enti locali e operatori economici, rappresenta un passo importante nella modernizzazione della normativa urbanistica regionale.
I principali interventi riguardano: la semplificazione delle varianti ai Piani regolatori comunali, con particolare attenzione alla distinzione tra le diverse tipologie e procedure di approvazione; la ridefinizione degli ambiti inedificabili e la modernizzazione della vigilanza sulle trasformazioni urbanistiche ed edilizie, con un focus sulla semplificazione del procedimento sanzionatorio; la codificazione della Scia (segnalazione certificata di inizio attività) in sanatoria, di fatto già utilizzata nella prassi; l’aggiornamento della normativa sulle aree a rischio idrogeologico, definendo criteri più chiari per la disciplina d’uso dei terreni e semplificando le procedure di revisione della cartografia delle aree a rischio, in una logica di rafforzamento delle misure di tutela del territorio e della sicurezza dei cittadini; il recepimento della legge statale 105/2024 con un adeguamento alle peculiarità del territorio e alle norme di pianificazione nei limiti offerti dallo Statuto speciale, garantendo la centralità degli strumenti di pianificazione comunali (legittimità degli immobili, mutamenti d’uso, tolleranze costruttive, sanatorie, superficie minima degli alloggi mono-stanza). Al di là di elementi interessanti della normativa statale che sono stati accolti in questo testo, ve ne sono numerosi altri che, se applicati indistintamente su tutto il territorio regionale, potrebbero portare a deregolamentazione della pianificazione, con effetti negativi in termini di usi e servizi. Questo disegno di legge tutela quindi il territorio e la sicurezza, in risposta alla fragilità ambientale della Valle d’Aosta, e promuove un modello di sviluppo sostenibile, che coniughi la crescita economica con la tutela dell’ambiente e del paesaggio: in quest’ottica si favorisce il recupero del patrimonio esistente, si incentivano le pratiche di efficienza energetica e si limita il consumo di nuovo suolo.»

Il consigliere Luca Distort (Lega VdA) ha parlato di «una vera e grande occasione perduta. L’intero disegno di legge invece di segnare un cambio di paradigma verso un’urbanistica che proceda per progetti, rimane ancorato a una logica normativa e disciplinatoria, frutto dell’attività tecnica più che di una visione politica innovativa che sappia rispondere alla varietà e al rapido evolvere delle esigenze dei cittadini, a partire dalla necessità di ripopolamento delle aree territoriali in abbandono e di insediamento di nuovi modelli aggregativi e produttivi in ambito rurale. Mancanze, scelte restrittive e un complesso corpus di aggiustamenti puntuali e dettagli tecnico-amministrativi danno di questo provvedimento un’immagine che rievoca il concetto evangelico delle “pezze su di un vestito logoro”: una prospettiva inadeguata e costruita sull’intelaiatura di uno strumento legislativo (la l.r. 11/1998) ormai superato e completamente da riscrivere, che impedisce all’emendabilità di poterne correggere le mancanze.
Il recepimento parziale della normativa nazionale è una scelta politica di auto-censura: il Governo regionale, invece di cogliere l’occasione per favorire trasformazioni edilizie e semplificazioni, ha preferito riaffermare vincoli e limitazioni, mantenendo i cittadini sottomessi a norme rigide. Non viene poi colta l’opportunità di semplificare le procedure autorizzative in aree a rischio idrogeologico, affidando alle figure professionali abilitate il compito di dimostrare la compatibilità dei singoli progetti ai rischi idrogeologici, e sollevando gli uffici regionali dai compiti valutativi ed evitando la sovrapposizione di competenze. Il tema delle destinazioni d’uso, centrale per le esigenze attuali dell’urbanistica, è trattato in modo limitato e restrittivo, ignorando le nuove esigenze di convivenza tra usi abitativi, lavorativi ed economici. Così come non sono valorizzati i meccanismi di premialità volumetrica della “Legge Casa” regionale (24/2009), che costituiscono i presupposti per favorire il riuso del patrimonio edilizio esistente, in linea con i principi di riduzione del consumo di suolo. Infine, mancano scelte politiche sulla rigenerazione urbana e rurale e sulla riduzione del consumo di suolo: due temi urgenti e strategici ignorati dal testo.»

Il dibattito in Aula

Il capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin, ha ricordato che «la Regione ha competenza primaria sull’urbanistica e, come altre Regioni hanno fatto, anche noi avremmo potuto intervenire tempo addietro recependo il decreto “Salva Casa”. Nonostante le nostre innumerevoli sollecitazioni e le risposte rassicuranti del Governo su un “rapido intervento”, arriviamo con un anno di ritardo rispetto al recepimento della norma nazionale. Questa legge approda in Consiglio in ritardo ed è priva di molti elementi che avrebbero potuto riverberarsi positivamente sul territorio consentendo fin da subito di liberare gli appartamenti, ostaggio di una normativa rigida e frammentata, di sanare piccole difformità edilizie e di accedere ai mutui. Le associazioni imprenditoriali e gli ordini professionali avevano concorso alla redazione di un testo che prevedeva numerosi interventi normativi migliorativi e che avrebbe consentito di mettere sul mercato numerose abitazioni. La norma aveva trovato il consenso della società professionale e civile, ma non di quella di questa maggioranza che oggi ci presenta una legge monca che arriva fuori tempo massimo. Dispiace constatare che non si sia voluto utilizzare a pieno gli strumenti che venivano messi a disposizione a livello nazionale, con buona pace della nostra autonomia.»

Per il capogruppo di RV, Stefano Aggravi, «si tratta di un provvedimento complesso e delicato, che deve aggiornare una normativa datata e tenere conto del ruolo centrale degli enti locali. Sicuramente in termini di programmazione strategica è mancata la possibilità di poter ragionare sulla l.r. 11/98 a fronte della nuova versione del Piano territoriale paesistico il cui futuro resta oggi incerto. Come RV abbiamo cercato di contribuire con due ordini del giorno e quattro emendamenti, puntando a ridurre la discrezionalità e a rafforzare coerenza e trasparenza. In particolare sull’articolo 51, abbiamo sollecitato una riflessione sul “Piano Casa”, proponendo di affiancargli una cornice regionale per l’uso degli accordi di programma, spesso impiegati per operazioni urbanistiche di grande impatto, senza criteri comuni. Questi strumenti, al pari dei Pud inseriti nei Piani regolatori comunali, consentono incrementi volumetrici significativi, ma operano oggi in un contesto normativo frammentato, rischiando di generare disallineamenti rispetto ai limiti imposti al “Piano Casa”. Con l’articolo 51-bis, che proponiamo, si consente ai Comuni di sospendere anche tali strumenti urbanistici, e non solo il “Piano Casa”, durante le fasi di revisione degli strumenti urbanistici. L’obiettivo è evitare una pianificazione a due velocità tra piccoli interventi e grandi volumi, ristabilendo coerenza e maggiore equilibrio nelle politiche di trasformazione del territorio, soprattutto nei contesti più delicati o a forte pressione turistica.»

Il presidente della Commissione “Assetto del territorio”, Albert Chatrian (UV), ha evidenziato «l’impegno profuso dalla Commissione che ha lavorato a lungo per approfondire i contenuti del decreto “Salva Casa” ascoltando con attenzione ogni voce proveniente dal territorio: dagli enti locali ai rappresentanti del mondo professionale e imprenditoriale. Questo lavoro di analisi ha richiesto del tempo, ma ci ha consentito di arrivare alla stesura di un testo di cui possiamo dirci soddisfatti. L’obiettivo non era quello di plasmare la normativa regionale a immagine di quella nazionale, ma di realizzare un abito su misura, cucito sulle esigenze del nostro sistema e delle sue peculiarità. Rispetto al decreto “Salva Casa” abbiamo voluto che fossero i Comuni a mantenere le competenze territoriali conservando anche la loro piena decisionalità rispetto ai cambi di destinazione d’uso. Abbiamo esercitato le nostre competenze statutarie con la chiara consapevolezza che l’urbanistica non è una semplice disciplina tecnica, ma lo strumento con cui viene scritto il futuro della nostra comunità: è una materia di importanza vitale dal momento che si occupa della pianificazione e programmazione del nostro territorio. Il movimento dell’Union Valdôtaine ritiene che l’ambiente e il territorio siano i beni più preziosi di cui disponiamo, un patrimonio che abbiamo il dovere di tutelare e preservare nel migliore dei modi.»

«Questo è uno dei temi più incisivi della pianificazione regionale – ha rilevato la consigliere Chiara Minelli (PCP) –. Sono state introdotte modifiche tecniche su cui abbiamo avuto modo di ascoltare portatori di interesse come Celva, ordini professionali e associazioni, che hanno avanzato osservazioni e richieste, in alcuni casi recepite. Alcuni aspetti sono condivisibili, altri destano perplessità, come gli indici di edificabilità, riguardo ai quali non sono chiare le possibili conseguenze, o le nuove regole sulle serre. Il disegno di legge modifica anche le norme per le aree a rischio idrogeologico, ma ci mancano elementi per una valutazione compiuta. Riguardo al recepimento della normativa nazionale, per noi vi sono alcuni elementi che possono essere ritenuti interessanti, ma nel complesso la “Salva Casa” rappresenta uno strumento per sanare pesanti abusi edilizi, commessi a danno dell’ambiente e del territorio; la legge riduce gli standard abitativi e allunga i tempi per le demolizioni, e questo è negativo. Pur apprezzando alcuni “paletti” posti a livello regionale, che per alcune situazioni mettono un freno all’eccessiva liberalizzazione del testo nazionale, riteniamo inopportuna l’unione in un unico testo della revisione della legge 11/1998 e delle modifiche della “Salva Casa”: quest’ultima andava discussa in modo separato e più approfondito, nell’ambito della revisione della l.r. 24/2009. Per questi motivi, esprimeremo un voto di astensione.»

«Con questo disegno di legge e il prossimo in discussione che riguardano l’urbanistica, si assiste a un depotenziamento dei Comuni a cui sono tolte alcune competenze rispetto ai piani regolatori e si è persa nuovamente l’occasione per fare una riforma generale che desse risposte esaustive alle esigenze abitative e all’ambiente, frenando le spinte della speculazione edilizia – ha osservato la capogruppo di PCP, Erika Guichardaz –. La norma non frena gli aumenti volumetrici sconsiderati che hanno consentito, ad esempio, il condominio vista mare sull’Arco d’Augusto ad Aosta. Per questo ho predisposto un emendamento volto ad estendere le limitazioni per i comuni definiti “grandi stazioni turistiche” alla città di Aosta. Se Courmayeur ha avuto, infatti, un aumento volumetrico di 101mila m3, Aosta ne ha avuti 72mila e lo stesso Comune imputava al “Piano Casa” le colpe di aumenti fuori scala. Resta anche un dubbio sull’applicazione della nuova legge da parte dei Comuni. Dovranno aspettare la delibera della Giunta regionale o potranno agire con propri atti prima dell’intervento della Regione? Ritengo che debbano essere tempi certi e brevi, oppure dovrebbero potersi esprimere senza aspettare l’Amministrazione regionale per evitare una corsa al titolo edilizio.»

«In Valle d’Aosta abbiamo un patrimonio edilizio importante ma datato, che chiede di essere valorizzato – ha detto il capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis –. Una delle difficoltà nel riqualificarlo deriva dall’impostazione dell’attuale legge urbanistica, che impone mille lacci e lacciuoli, ostacolando chi vuole riutilizzare il proprio patrimonio. Serve un’impostazione diversa, oltre gli aggiustamenti tecnici proposti dagli uffici. Coniugare le iniziative nazionali – che hanno provato a snellire le pratiche – con le nostre potestà legislative non era un compito facile e si è scelto di mantenere certe rigidità. La nostra visione è positiva verso chi vuole intraprendere: le regole vanno rispettate, ma bisogna dare fiducia a chi riqualifica. Il “Piano Casa” ha contribuito molto: ci sono stati casi discussi, ma non vanno dimenticati gli effetti complessivi, specie per limitare il consumo di suolo. La nostra è una visione diversa, che sostiene chi fa, pur salvaguardando ambiente e paesaggio. In questo disegno di legge mancano indirizzi politici chiari: forse serviva più coraggio. Ci aspettavamo di più su un tema così centrale per economia e territorio.»

«Questo disegno di legge non è un banale adattamento del decreto “Salva Casa”, ma nasce dall’incontro tra la disposizione nazionale e la nostra competenza legislativa primaria – ha ricordato il capogruppo di FP-PD, Paolo Cretier -. Il testo normativo presentato oggi in Aula tiene conto delle numerose osservazioni emerse in Commissione dai vari portatori di interesse: associazioni datoriali del mondo delle costruzioni, Conferenza valdostana delle professioni, enti locali, ecc. La norma dà grande centralità al territorio ponendo in capo ai Comuni molte decisioni, nel pieno rispetto delle loro prerogative di autonomia. È giusto che sia il territorio a decidere delle trasformazioni che lo riguardano, rimanendo sempre nei limiti delle previsioni normative. Ed è quindi fondamentale che alcune questioni siano delegate a chi vive il territorio, lo percorre e lo conosce puntualmente e sa decidere in maniera consapevole e competente. Questa legge potrà forse non accontentare tutti ma abbiamo fatto un primo passo mettendo mano a una materia complessa come l’urbanistica, con pragmatismo e nel rispetto della peculiarità valdostana.»

L’assessore alle opere pubbliche, territorio e ambiente, Davide Sapinet, nella replica, ha parlato di «un disegno di legge molto atteso, frutto di un grande lavoro, sul quale c’è stato un confronto aperto, a 360°. È stato un esercizio di sintesi, tra visioni diverse con un approccio metodologico che ha coinvolto il Cpel, gli ordini professionali e le associazioni datoriali. Conosciamo bene i problemi delle nostre collettività e abbiamo voluto, con loro, fare delle scelte politiche che non abbiamo delegato ad altri, tanto meno agli uffici. Uno dei pilastri del provvedimento è la semplificazione e la razionalizzazione delle procedure: siamo intervenuti per ridurre la burocrazia e i tempi di attesa oltre che per chiarire gli adempimenti, anche attraverso l’uso di nuove tecnologie. Importante poi il ripristino dell’Osservatorio dell’edilizia, inattivo dal 2009. L’articolo 51 di questo disegno di legge – che si pone l’obiettivo di consentire alle grandi stazioni turistiche la possibilità di limitare l’applicazione dei benefici volumetrici della “Legge Casa” (n. 24/2009) – risponde all’impegno preso nell’estate del 2024 con l’istituzione del tavolo tecnico per l’esame degli impatti del “Piano Casa” sui comuni di Courmayeur e Valtournenche: un articolo che non è nato in una notte, ma che è frutto di passaggi politici ben definiti e chiari, sviluppatisi all’interno del Cpel.  Affermare, quindi, che questo disegno di legge sia privo di visione politica non rende giustizia alla complessità e all’ampiezza dell’intervento, che rappresenta un passo fondamentale e necessario per modernizzare la nostra legislazione, rendendo i processi più efficienti, più trasparenti a beneficio dei cittadini e del nostro territorio. Le scelte operate, inclusa la parzialità nel recepire alcune norme nazionali, derivano da una ponderata valutazione delle specificità regionali con la volontà di garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile. Credo che con l’apporto di tutti sia stata trovata la giusta sintesi di un lavoro che non finisce oggi: delibere e circolari applicative ci aspettano.»

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha sottolineato «l’importanza del confronto, a volte anche acceso, ma sempre e comunque costruttivo, avvenuto con le varie controparti durante la stesura della legge. Questo dialogo ha permesso di realizzare una norma che riconosce e valorizza le peculiarità del nostro territorio: un provvedimento che si inserisce in un’ottica di rispetto e sostegno al territorio che sarà ulteriormente tradotta con azioni concrete attraverso le delibere applicative di Giunta. La legge in discussione oggi è il preludio verso interventi più articolati che dovranno abbracciare il campo più ampio del Piano territoriale paesistico per dare completezza e organicità a questo percorso.»

Riuso di edifici esistenti finalizzato all’alloggio del personale di imprese alberghiere

Con 32 voti a favore (UV, FP-PD, PlA, SA, Lega VdA, RV, FI, GM) e 2 voti di astensione (PCP), il Consiglio Valle ha approvato un disegno di legge che contiene disposizioni per il riuso di edifici esistenti finalizzato all’alloggio del personale di imprese alberghiere, commerciali o esercenti attività di somministrazione di alimenti e bevande attive sul territorio regionale, nonché di altre attività strettamente correlate al settore turistico.

L’atto, depositato dalla Giunta regionale il 2 aprile ed esaminato dalle Commissioni terza e quarta, si compone di dodici articoli. Sul testo sono stati respinti sei emendamenti di PCP.

L’Assemblea ha poi approvato, con 31 voti a favore e due astensioni (PCP), un ordine del giorno del gruppo RV, così come emendato in accordo con l’assessore al turismo, riguardante l’estensione dell’accesso alla gestione delle strutture per l’alloggio dei lavoratori stagionali. In particolare, si impegna il Governo regionale a dare mandato agli uffici di predisporre, nel prosieguo dell’attività amministrativa, una proposta legislativa sul modello del disegno di legge, che tenga conto sia delle esigenze espresse dalle imprese commerciali e della ristorazione manifestate nel corso delle audizioni consiliari, nonché di altre categorie imprenditoriali e settori economici attivi nelle località turistiche del territorio regionale.

Relazione d’Aula

Il consigliere Albert Chatrian (UV), a nome anche del consigliere Corrado Jordan (UV), ha illustrato i contenuti all’Aula. «Il disegno di legge – ha detto – affronta la difficoltà di reperire, in particolar modo nelle zone più turistiche, camere e alloggi per il personale dipendente stagionale: la problematica ha riguardato inizialmente il personale delle imprese alberghiere per poi estendersi anche ad altre attività economiche presenti sul territorio regionale ricollegabili all’ambito turistico. Per contenere il consumo di suolo, il provvedimento prevede esclusivamente il riutilizzo di edifici esistenti, escludendo nuove costruzioni e rispondendo così anche alla necessità di riqualificare il patrimonio edilizio esistente e di promuovere la riqualificazione urbana. Sono interessati due tipi di edifici: edifici con destinazione turistico-ricettiva alberghiera, cessati definitivamente e non riconvertiti ad altro uso; edifici con altre destinazioni d’uso, previa modifica della destinazione in funzione dell’alloggio del personale. Gli edifici così riutilizzati sono classificati come strutture complementari di aziende alberghiere attive, rendendo così possibile l’accesso ai mutui agevolati previsti dalla legge regionale 19/2001 a sostegno della riqualificazione delle attività turistico-ricettive e commerciali. Infine, la gestione degli edifici destinati all’alloggio dei lavoratori è riservata alle aziende alberghiere operative, in forma singola o associata.
Questo è un primo tassello, ma sarà necessario introdurre ulteriori misure per rendere la nostra regione attrattiva per i lavoratori e le lavoratrici che vorranno venire a prestare sul nostro territorio la loro indispensabile opera e professionalità, e, eventualmente, trasferirvisi con le loro famiglie. Alcune località di media montagna o della valle centrale, dove il costo delle abitazioni è più accessibile rispetto a quelle più turistiche, potrebbero così ritrovare nuova vitalità, anche demografica, grazie all’afflusso di persone in grado di colmare la carenza di manodopera locale.»

Il dibattito in Aula

Il capogruppo di Pour l’Autonomie, Aldo di Marco, ha parlato della «volontà di dare risposte concrete a una problematica che affligge tutte le attività legate al settore turistico, che si avvalgono di operatori stagionali e che faticano a reperire unità abitative adeguate e a costi accessibili. Questo è un fattore critico anche per i lavoratori che non possono sostenere un esborso economico ingente da destinare all’affitto. Un circolo vizioso che rischia di compromettere la competitività di tutto comparto turistico. La norma agisce concretamente e dà la possibilità di riutilizzare gli edifici esistenti evitando il consumo di suolo che sarebbe necessario per la costruzione di nuove case e consentendo agli operatori economici l’accesso di mutui a tasso agevolato. Una legge che pensa anche a creare le condizioni per l’accoglienza delle famiglie dei lavoratori, in modo da attrarre e stabilizzare la manodopera, aprendo nuovi interessanti scenari rispetto al contrasto dello spopolamento dei territori di montagna. Bisogna pensare sempre più in grande, lavorando per un modello di accoglienza integrata che renda la Valle d’Aosta non solo una meta turistica di eccellenza ma anche un territorio attrattivo per i lavoratori.»

Per il capogruppo di Rassemblement valdôtain, Stefano Aggravi, «questo disegno di legge non risponde solo alla necessità di trovare degli spazi per creare alloggi per i lavoratori stagionali a favore di un settore strategico per la nostra regione, ma anche di dare un’ulteriore offerta a chi sceglie di venire a lavorare in Valle d’Aosta. Nel percorso di analisi, è emerso un tema per cui abbiamo sollecitato l’Assessorato, dopo aver ascoltato le esigenze rappresentate dalle imprese commerciali, della ristorazione e dai proprietari privati: l’ampliamento del ruolo di soggetto gestore, che in questo provvedimento è riservato alle sole imprese alberghiere, escludendo di fatto altre realtà economiche. Infatti, la domanda abitativa riguarda una pluralità di settori economici e sociali attivi nelle località turistiche: ecco perché abbiamo presentato un ordine del giorno per estendere la platea dei gestori delle strutture, impegnando il Governo, nel prosieguo dell’attività amministrativa, a predisporre una proposta tecnica di revisione, tenuto conto che la Legislatura sta per scadere e che non vi è il tempo per un nuovo intervento legislativo.»

«Le intenzioni espresse nella relazione, su un primo tentativo di contrasto allo spopolamento rappresentato da questo disegno di legge, appaiono ottimistiche, dal momento che questo intervento legislativo si limiterà alla realizzazione di stanze e piccoli alloggiamenti all’interno di strutture alberghiere dismesse, che è cosa ben diversa dalla realizzazione di veri e propri alloggi per lavoratori e nuclei familiari – ha osservato la consigliere Chiara Minelli (PCP) -. La norma prova a dare soluzioni concrete alle criticità rappresentate da Adava, ma non bisogna dare false speranze e conviene essere realistici. Inoltre, il problema dell’abitazione in Valle interessa tante altre categorie di lavoratori, altrettanto indispensabili per la nostra economia, e non solo, ma che non sono state considerate. Pensiamo ai lavoratori del settore sanitario e agricolo che fanno fatica a trovare alloggi a prezzi equi. Sarebbe poi anche stata opportuna una riflessione più ampia sul riuso di edifici diversi da quelli alberghieri, pensando a quelli collocati nei centri storici in particolare dei comuni delle medie vallate interessate in maniera significativa dallo spopolamento che, comunque, non si combatte pensando alla realizzazione di stanze per i lavoratori. Il riuso degli edifici individuati potrà essere realmente classificabile come una questione di interesse pubblico? Anche su questo senso permangono forti dubbi.»

Per il consigliere Luca Distort (Lega VdA), «si tratta di un primo esperimento legislativo che tenta di rispondere ad alcune esigenze del settore produttivo e che riconosciamo sia frutto di un grande lavoro. Tutto il settore turistico-ricettivo chiede risposte alle esigenze di alloggio del personale: questo disegno di legge può rappresentare una prima puntata di una riforma in ambito urbanistico. L’attuale rigida distinzione tra destinazioni d’uso è ormai obsoleta; ora si tratta di riportare alla luce il modello, che è stato rottamato, appartenente alla società rurale e che è il modello casa-lavoro, casa-bottega e casa-officina. È altresì importante creare un legame tra l’imprenditore e il proprio personale dipendente: una sorta di reciproco scambio, e non di assoggettamento, che questo disegno di legge fa apparire virtuoso. In questa linea, abbiamo votato favorevolmente in Commissione e auspichiamo che questo modello sia replicato in altri settori.»

«Siamo di fronte a un disegno di legge complesso che ha il compito di coniugare le esigenze dell’economia con gli aspetti urbanistici – ha evidenziato il capogruppo di FP-PD, Paolo Cretier -. Il primo obiettivo della norma è quello di realizzare delle camere per quei lavoratori di cui la Valle ha fortemente bisogno. In passato è stata l’industria ad attirare personale che si è stabilito in Valle in via definitiva. Anche le attività silvo-colturali hanno mobilitato persone provenienti da altre zone in cui la situazione economica era peggiore che da noi. E così è stato anche per la costruzione di infrastrutture stradali e delle centrali elettriche. Oggi tocca al turismo e molti dipendenti sono costretti ogni mattina a fare da pendolari su e giù per le vallate. Una situazione lavorativa garantita, unitamente alla disponibilità di alloggi, potrebbe portare a un’inversione di rotta e contribuire al ripopolamento delle aree montane generando ricadute positive sull’economia circolare reale che si autoalimenta all’infinito a vantaggio delle comunità locali, delle scuole e degli esercizi commerciali. Avendo 1,4 milioni di euro a disposizione non è possibile per ora estendere la norma ad altri comparti: incominciamo dal turismo, valutando gli impatti nel primo anno.»

Per la capogruppo di PCP, Erika Guichardaz, «questo disegno di legge presenta molti limiti. Innanzitutto, il problema casa andrebbe affrontato a 360°, mentre qui si propone un intervento tampone, sbilanciato a favore di una sola categoria, gli albergatori. Altri settori, come l’agricoltura, l’edilizia o la sanità, affrontano problematiche analoghe a quelle del comparto turistico-ricettivo, ma con esigenze anche legate alla residenzialità. Secondo i dati Istat del 2021, in Valle d’Aosta ci sono 75.948 abitazioni non occupate, molte delle quali obsolete. Un intervento utile – soprattutto considerando la situazione del comune di Aosta, con quasi 5.000 case vuote – potrebbe essere quello di promuovere la ristrutturazione di questi immobili per uso residenziale. Un ulteriore limite del disegno di legge è che le strutture interessate resteranno classificate come turistico-ricettive, escludendo quindi la possibilità di residenza e non dando risposte allo spopolamento della montagna. Dal punto di vista politico, si assiste poi a uno svuotamento degli strumenti di pianificazione in capo agli enti locali. Pur comprendendo le esigenze delle categorie interessate, rileviamo la mancanza di dati concreti sia sulle strutture coinvolte sia sulle reali priorità.»

«Siamo di fronte a un primo tentativo, innovativo rispetto al panorama nazionale, che comprensibilmente, non può essere esaustivo per una serie di ragioni tra cui anche quelle legate ai finanziamenti stanziati – ha affermato l’assessore al turismo e commercio, Giulio Grosjacques -. Abbiamo lavorato pensando al territorio e nel rispetto delle competenze e dell’autonomia decisionale degli enti locali che hanno la piena facoltà di disciplinare le eventuali destinazioni d’uso ammettendo a recupero quelle che ritengono opportune. Siamo consapevoli che il reperimento di personale da parte delle imprese turistiche sta diventando sempre più difficoltoso e con questa norma abbiamo voluto dare una prima risposta alle esigenze maggiormente rappresentateci dal comparto legate alle attività turistico-ricettive, commerciali e della somministrazione di alimenti e bevande. La norma è fortemente attesa dagli operatori del settore e non prevede costruzioni di nuovi volumi ma solo il riuso di edifici esistenti con possibilità di ampliare del 20% la volumetria e la possibilità di accedere ai mutui previsti dalla legge regionale 19/2001. Iniziative che sicuramente fungeranno da incentivo nei confronti degli imprenditori. Non siamo di fronte alla risposta risolutiva per combattere lo spopolamento in montagna, ma è una buona partenza. La costruzione di alloggi per i lavoratori stagionali unitamente alla stabilizzazione dei contratti di lavoro nei comuni di media valle consentirebbe, dove possibile, la costituzione di nuclei familiari stabilmente insediati nei comuni delle valli laterali e non solo di quelli in testata di valle, rivitalizzando le nostre comunità. Il nostro obiettivo è quello di ampliare la platea dei lavoratori aprendo ad altri comparti, che manifestano le stesse necessità, con un apposito provvedimento legislativo che sarà approvato nella prossima Legislatura. Si tratta di una buona legge realizzata nel solco dei principi sostenuti da questa maggioranza.»

Interrogazioni a risposta immediata

Riqualificazione del Quartiere Cogne

Si è nuovamente affrontato il tema della riqualificazione del quartiere Cogne ad Aosta con un’interrogazione a risposta immediata presentata dal gruppo Forza Italia.
«La riqualificazione di questa zona di Aosta è stata oggetto di investimenti significativi nella logica del risparmio energetico, ma non solo – ha specificato il vicecapogruppo Mauro Baccega -.  Si è trattato di una riqualificazione parziale che ha tralasciato troppi interventi e alcuni clamorosamente sbagliatiIncredibilmente, negli edifici adiacenti ai Condomini I, sono state sostituite solo delle parti di tetto. Per quale motivo sono stati rifatti a “macchia di leopardo”? Sono forse previsti interventi successivi?»

L’assessore alle opere pubbliche, Davide Sapinet, ha premesso che «tutti gli interventi previsti al quartiere Cogne procedono nel rispetto dei cronoprogrammi di aggiudicazione degli appalti, coerentemente con i finanziamenti Pnrr. Si conferma l’avanzato stato di realizzazione dei 4 fabbricati rispettivamente in via Gran Paradiso e in via Monte Bianco che ospiteranno ben 72 nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica. Quanto poi ai lavori per la demolizione dei grattacieli, sono stati avviati e sono attualmente in pieno svolgimento. Al riguardo è stato indetto un momento di confronto con gli abitanti, cui era presente, oltre ad Arer e all’Amministrazione comunale di Aosta, anche la ditta esecutrice dei lavori, nel corso del quale sono stati fugati dubbi e preoccupazioni dei residenti presenti. Parimenti sono stati fatti nelle scorse settimane cinque incontri con gli abitanti del quartiere per affrontare tutte le problematiche relative ai lavori ancora in corso, tra cui l’autorimessa interrata di via Liconi dove i lavori, che si concluderanno entro fine anno secondo il cronoprogramma, permetteranno finalmente la riapertura dell’autorimessa (chiusa dal 2018) con una dotazione di 340 posti auto a servizio degli abitanti.»

Rispondendo alla domanda puntuale, l’assessore ha chiarito che «gli edifici a L di via Alessi, via Chatrian e via Chamonin sono composti da una parte originaria (corpi C1, C7, C8, D3, D4) e da un’aggiunta successiva (corpi H1, H5, H6, H7, H8), costruita per collegarsi alle torri (I1, I4, I5). Le parti H, costruite diversamente e con solai in cemento armato, non hanno richiesto interventi sul tetto. Le parti originarie, invece, con copertura in legno e tegole, sono state oggetto di completo rifacimento. Non si è trattato di lavori “a macchia di leopardo”, ma di una scelta progettuale mirata. Non sono previsti ulteriori interventi.»

«Io mi fiderei un po’ meno delle risposte che fornisce Arer e invito l’Assessore a fare dei sopralluoghi – ha replicato il vicecapogruppo Baccega -. Quei tetti fatti a metà sono un ulteriore sbaglio clamoroso. Sarà doveroso pensare alla revisione totale del rapporto con Arer, perché la popolazione del quartiere sta subendo innumerevoli disagi, con la gente che viene buttata fuori casa ed è in mezzo ad una strada.»

Rinnovo dei vertici di Cva

Con un’interrogazione a risposta immediata, il gruppo Progetto Civico Progressista ha portato all’attenzione dell’Aula la questione del rinnovo dei vertici amministrativi e sindacali di Cva.
«Sono state presentate numerose domande – ha ricordato la consigliere Chiara Minelli -. Dagli organi di informazione apprendiamo che l’elenco dei nominativi pervenuti a Finaosta è stato trasmesso ai 19 consiglieri regionali di maggioranza e che il 26 maggio si è svolta una riunione politica, presumibilmente per esaminare le candidature. Sulla base di quale norma o criterio l’Amministrazione regionale ha ritenuto di inviare questo elenco ai Consiglieri di maggioranza, escludendo da qualsiasi interlocuzione quelli dell’opposizione?»

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha risposto: «Gli uffici stanno esaminando le candidature per il rinnovo degli organi societari di Cva e solo al termine di queste verifiche il Governo regionale, al quale è demando l’onere di nomina, individuerà i candidati e assumerà le determinazioni conseguenti come di consueto a valle di un confronto di maggioranza. A tal fine si è dunque condiviso un elenco dei nominativi dei candidati con i membri di maggioranza. Questo evidenziato, è tuttavia quasi sorprendente come, sebbene ormai a fine Legislatura, non si abbia ancora metabolizzato la differenza tra appartenere alla maggioranza o all’opposizione.»

La consigliere Minelli ha definito la risposta «non accettabile. Anche se eletto da una maggioranza, come presidente rappresenta tutti ed è suo compito interloquire con le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, a maggior ragione in questo caso in cui si tratta di procedere alle nomine di vertici di una Società su cui c’è pure un approfondimento in corso. È inutile nascondersi che sull’operato del CdA e anche sul Collegio sindacale, negli ultimi tre anni, sono state espresse delle perplessità, quando non delle esplicite critiche: sarebbe quindi opportuno che se intendete acquisire un parere sulle nomine lo facciate con il Consiglio, così come è ovvio poi che siete liberi come Giunta di designare chi meglio credete.»

Avvenimenti descritti in verbale CdA Cva

Il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha illustrato un’interrogazione a risposta immediata su una presunta fuga di notizie ai danni di Cva Eos.
Il consigliere Simone Perron ha spiegato che «in un verbale del CdA di Cva del mese di dicembre 2024, acquisito dal nostro gruppo con accesso agli atti ex art. 116 del Regolamento del Consiglio Valle, si parla di una presunta fuga di notizie ai danni della società Cva Eos avvenuta tra ottobre e novembre 2024. Vista la potenziale gravità del fatto, ne abbiamo chiesto l’acquisizione in quarta Commissione. Il giorno successivo esce un articolo con affermazioni che smentirebbero categoricamente quanto si legge nel verbale di Cva, che a questo punto sarebbe menzognero. Vorremmo sapere se gli avvenimenti descritti siano stati documentati e quali azioni la Società intenda intraprendere a propria tutela, ora che la questione è di dominio pubblico.»

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha risposto che «l’Amministrazione regionale non ha informazioni diverse da quelle che il Consigliere ha ricevuto con richiesta ai sensi dell’articolo 116 del Regolamento del Consiglio regionale. Cva adotterà le azioni che riterrà necessarie e che, come comunicatoci il 30 maggio e il 4 giugno tramite Pec del presidente Cantamessa, sono in itinere, così come immagino potranno fare anche gli altri soggetti interessati alla questione.»

«La risposta del presidente non mi convince affatto – ha replicato il consigliere Perron -. Comunque ho fatto un 116 per vedere quale documentazione è partita dalla Società verso la Regione, così sapremo quali informazioni avete oppure no. Quello che teniamo a dire è che siamo in presenza di persone legate al sistema, con un rapporto verso chi fa le nomine. Sono quindi temi importanti e bisognerà capire a chi era destinata tale documentazione e perché sia stata acquisita in quel modo. Sta di fatto che se questo è un cartello di carte – come mi è toccato leggere sui giornali -, allora abbiamo l’impressione che siano carte che possono pesare come macigni.»

Revisione del sistema tariffario autostradale

Il gruppo Rassemblement valdôtain ha presentato un’interrogazione a risposta immediata sugli effetti della revisione del sistema tariffario autostradale.
Il capogruppo Stefano Aggravi ha ricordato che «il “decreto infrastrutture” (dl n. 73/2025) introduce questa revisione dando tra l’altro una maggiore autonomia sul tema all’Autorità di regolazione dei trasporti (Atr). In Valle operano le società concessionarie Rav e Sav che gestiscono tratte a elevata incidenza tariffaria per l’utenza residente e pendolare: interroghiamo quindi il Governo per sapere se abbia già valutato, insieme alle due concessionarie, gli effetti che avranno sull’utenza queste modifiche normative

«È un po’ presto per capire gli effetti di questo decreto sul sistema tariffario autostradale e sull’utenza valdostana – ha considerato il presidente della Regione, Renzo Testolin -. Gli obiettivi dichiarati sono quelli di migliorare trasparenza, equità e sostenibilità economica dei pedaggi e semplificare il quadro normativo, ma dire che cosa cambierà effettivamente per gli automobilisti è questione più complicata. L’Autorità di regolazione dei trasporti dovrà adottare il nuovo sistema tariffario e ha già aperto una consultazione pubblica sulla propria deliberazione del 13 maggio scorso nella quale, fermo restando che il sistema tariffario è finalizzato a coprire i costi di costruzione, di gestione e di manutenzione ordinaria e straordinaria, si introduce anche il concetto di “sostenibilità, per gli utenti, dei livelli tariffari”. Il nuovo sistema prevede anche l’introduzione di componenti variabili in base a fattori diversi quali la classe ambientale dei veicoli, le fasce orarie e la congestione del traffico, ma come dicevo è ancora presto per misurarne gli impatti sulle tariffe delle tratte autostradali. L’argomento farà certo oggetto di confronto con le concessionarie autostradali e con le strutture competenti dell’Amministrazione regionale anche in relazione ai contenuti sui pedaggi inseriti nel Piano regionale dei trasporti

«Quindi “finisce tutto in tariffa” – ha ironizzato il capogruppo Aggravi -. Stiamo attenti a non considerare la sostenibilità dei pedaggi in termini di spesa sostenuta dagli utenti finali. Le nuove categorizzazioni potrebbero portare a un incremento dei pedaggi e, purtroppo, mai a una loro diminuzione.»

Emissioni acustiche cantieri ospedale Parini

I lavori all’ospedale Parini sono nuovamente oggetto di dibattito con un’interrogazione a risposta immediata presentata dal gruppo Misto.
«A pochi metri dai condomini di via Saint-Martin-de-Corléans, dai reparti di chirurgia e rianimazione, dalle sale operatorie e dai laboratori si stanno effettuando lavori di scavo e demolizione delle superfici in cemento e autobloccanti a opera di macchine operatrici – ha rappresentato il consigliere Diego Lucianaz -. Il Piano di monitoraggio acustico (Pma) prevede che un tecnico competente della committenza effettui le dovute rilevazioni fonometriche sui ricettori ospedalieri e residenziali più esposti con misurazione di 48 ore e misure spot mirate. Erano state previste varie forme di comunicazione per informare i cittadini sulla questione e vorremmo sapere come sia stato applicato il Pma nell’ottica di monitorare e, eventualmente mitigare, le emissioni acustiche nocive a cui sono sottoposti i degenti dell’ospedale e i residenti della zona

«Un cantiere in attività anche se rispetta le regole, fa comunque rumore: ne siamo consapevoli e ce ne scusiamo coi cittadini ma confidiamo sappiano che lasciare fermo un cantiere così importante per la nostra comunità sarebbe stato molto peggio» ha osservato l’assessore alla sanità, Carlo Marzi aggiungendo che «i lavori della Centrale tecnologica G3 già servizio del nuovo ospedale Parini sono a pieno regime e nei prossimi giorni arriverà la gru con sollevatore telescopico assieme a trivelle, pompe ed escavatori per avviare le operazioni di trivellazione per la posa delle palificazioni necessarie per consentire gli scavi di questi importanti servizi. La Società Siv riferisce che, la norma eurounitaria (Uni 11728/2018), classifica i cantieri sulla base della loro durata temporale piuttosto che sulla loro estensione in superficie considerando come “durata impattante” solo le fasi delle lavorazioni che producono impatto acustico significativo e non la durata complessiva del cantiere. Abbiamo quindi cantieri piccoli (con durata impattante fino a 1 mese); medi (durata da 1 a 6 mesi); grande (superiore a 6 mesi) e questi ultimi devono prevedere tutto quanto richiesto dalla norma. Per le altre due tipologie di cantieri, invece, i contenuti del Piano di gestione integrata del rumore di cantiere (Pgrum) sono previsti proporzionalmente alle loro dimensioni e durata sulla base della “scalabilità dei processi”. La definizione del cantiere, effettuata su questi criteri oggettivi, spetta al committente e quello della Centrale tecnologica non rientra nella tipologia di cantiere grande

«L’assessore ci dice che il cantiere non è “grande” e non durerà più di sei mesi – ha replicato il Consigliere Lucianaz -. Eppure è aperto già da oltre un anno e farà ancora rumore per tanto tempo. La “durata impattante” prevista sulla carta necessita di un monitoraggio che è totalmente disatteso. Ho parlato con vari condomini della zona che non hanno visto passare né dépliant, né pieghevoli, né slide, né newsletter e non è stata effettuata nessuna riunione preliminare, come invece previsto dal Piano. Le sue dichiarazioni non sono più credibili

Interrogazioni

Interventi di Cva in ambito Superbonus 110%

Forza Italia ha interrogato il Governo in merito al ruolo svolto dal gruppo Cva Spa negli interventi legati al Superbonus 110% in Valle d’Aosta.
«La società ha agito come General Contractor della ristrutturazione, supportando cittadini e imprese nell’accesso agli incentivi statali, formando aziende, gestendo le pratiche amministrative e assorbendo il credito d’imposta – ha ricordato il Capogruppo Pierluigi Marquis -. Tuttavia, non risultano aggiornamenti sull’impatto reale delle attività sul territorio e sulle modalità operative adottate. Vorremmo quindi conoscere il numero di domande ricevute per interventi su condomini e abitazioni private; il numero di interventi effettivamente realizzati, suddivisi per tipo di edificio e relativi importi; le modalità utilizzate per pubblicizzare i servizi e selezionare imprese e fornitori; il livello di soddisfazione del Governo rispetto ai risultati ottenuti e alla gestione complessiva da parte di Cva

«Il portale predisposto da Cva per la raccolta delle richieste è stato aperto dal 15 luglio 2020 al 19 dicembre 2020 e sono pervenute 787 domande di intervento (655 per i privati e 132 per interventi su condomini) – ha spiegato il presidente della Regione, Renzo Testolin -. Le richieste sono state valutate in ordine cronologico e, date le stringenti tempistiche, sono state attivate 324 commesse. Le verifiche preliminari, sull’idoneità delle domande, sono state svolte, a titolo gratuito, da professionisti incaricati da Cva che hanno svolto sopralluoghi sugli immobili ed è stato possibile realizzare 137 interventi (89 condomini e 48 abitazioni private) per un valore economico complessivo dei contratti di appalto di circa 156 milioni di euro oltre Iva. Gli interventi hanno avuto un’importante ricaduta sul territorio, coinvolgendo 155 imprese, 44 progettisti, 68 direttori e 32 responsabili dei lavori valdostani

Sulla pubblicizzazione dei servizi di progettazione e dei lavori, il presidente ha riferito che «il 12 giugno 2020, con un comunicato stampa, Cva ha reso nota la sua intenzione di entrare nel mondo dell’efficienza energetica a seguito della pubblicazione del Decreto Rilancio. L’approccio del gruppo è stato quello del “Facilitatore”. Sono stati svolti diversi incontri con gli enti di settore e gli ordini professionali, dandone anche informazione stampa. Inoltre, Cva ha predisposto una landing page in modo da consentire a privati, amministratori condominiali, fornitori e professionisti di lasciare i propri dati per poi essere contattati e ricevere informazioni. Tutti i fornitori hanno potuto registrarsi gratuitamente per essere accreditati da Cva secondo i criteri minimi di ammissibilità pubblicati sul sito della Società. È stato anche garantito il supporto alle imprese, affinché rispondessero ai requisiti normativi di certificazione necessaria, organizzando sotto l’egida e il finanziamento di Cva e per il tramite del Cnosfap, dei corsi propedeutici alla certificazione dei cappottisti. Queste iniziative hanno permesso di aumentare la platea di operatori economici coinvolti nelle attività di riqualificazione energetica, incrementandone le competenze. Inoltre, dal settembre 2020, è stata avviata una collaborazione con gli ordini professionali per la stesura di un protocollo remunerativo comune e un’intesa collaborativa su aggiornamenti normativi e tecnici. Gli operatori economici da interpellare sono stati individuati sulla base delle indicazioni espresse dai clienti (ad esempio nelle delibere di assemblea condominiale), previa valutazione delle caratteristiche tecniche, logistiche ed economiche relative agli interventi da affidare. Il gruppo Cva ha saputo svolgere, per dimensioni e capacità, un ruolo che difficilmente altri soggetti valdostani avrebbero potuto assumere, contribuendo a incrementare la certificazione di imprese locali e ad aumentare l’operatività per professionisti ed imprese valdostane. Cva è stata una controparte seria e affidabile rispetto alle esigenze dei valdostani

«Volevamo capire quali erano le modalità organizzative, di pubblicizzazione e di selezione dei soggetti per questa procedura – ha replicato il capogruppo Marquis -. Questo perché abbiamo raccolto le lamentele di numerosi professionisti e imprese che operano sul territorio e che hanno seguito la procedura, presentando la loro manifestazione di interesse ma non sono mai stati contattati. Non abbiamo compreso se il Governo si ritiene soddisfatto dalle modalità di selezione dei professionisti, delle imprese e dei fornitori adottate da Cva

Ordinamento del Corpo forestale e dei Vigili del fuoco

Si è tornati a parlare della revisione della normativa regionale riguardante il Corpo forestale e i Vigili del fuoco con un’interrogazione presentata dal gruppo Forza Italia.
Il consigliere Christian Ganis ha richiamato «lo sciopero del mese di luglio dell’anno scorso dei Forestali e dei Vigili del fuoco che aveva posto l’accento sulla necessità di rivedere le leggi sull’ordinamento funzionale dei due Corpi. Vorremmo quindi sapere a che punto sia l’iter di revisione della legge regionale 12/2002 (Corpo forestale) e della 37/2009 (Vigili del fuoco) e se il cronoprogramma previsto durante la procedura di raffreddamento del 26 luglio 2024 sia stato rispettato; quali azioni concrete siano state intraprese dall’Amministrazione per risolvere la grave carenza di organico lamentata dai sindacati,  in particolare per il Corpo dei Vigili del fuoco e per le figure di sovrintendenti e ispettori del Corpo forestale.»

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha riferito che «il processo di revisione delle leggi regionali n. 12/2002 e n. 37/2009 è stato particolarmente complesso e ha richiesto un notevole impegno da parte delle strutture regionali. In particolare, i tempi di revisione della legge 37/2009 (Vigili del fuoco) si sono allungati anche per via della richiesta dei sindacati di attivare tavoli tecnici di confronto, svoltisi tra gennaio e marzo di quest’anno, con l’obiettivo di giungere ad una formulazione quanto più possibile condivisa, e che ha dato dei frutti positivi. Attualmente, si stanno completando le ultime verifiche finanziarie, dopodiché il disegno di legge esaminato dalla Giunta regionale e presentato nelle prossime settimane all’esame di questo Consiglio. Anche la revisione della legge 12/2002 sul Corpo forestale valdostano ha seguito un percorso articolato di confronto con le organizzazioni sindacali, reso complesso anche dall’introduzione del nuovo regime pubblicistico. Il confronto si è concluso tra aprile e maggio: a breve, il disegno di legge sarà completato di tutti i pareri necessari di modo che possa essere esaminato dalla Giunta regionale e sottoposto all’esame di questo Consiglio prima della fine Legislatura.
Parallelamente alla predisposizione dei due disegni di leggesono state portate avanti anche le azioni amministrative riguardanti gli organici. Per quanto riguarda il Corpo valdostano dei Vigili del fuoco, è stata avviata la procedura concorsuale per l’assunzione di 16 unità. Le prove si sono concluse e il 26 maggio è stato pubblicato l’elenco dei 138 candidati idonei. A breve sarà formalizzata la graduatoria, seguita dall’invio dei vincitori al primo corso di formazione organizzato dal Ministero dell’interno. Inoltre, nel corso del 2025 è previsto un concorso per l’assunzione di 9 Caposquadra, mentre nel 2026 sarà avviata la procedura per il reclutamento di 8 Capireparto. Per quanto riguarda il Corpo forestale valdostano, nel 2020 sono stati assunti 10 agenti, mentre il concorso del 2021 ha prodotto una graduatoria di 63 idonei. A seguito del XIV Corso allievi agenti, nel 2024 sono stati assunti i primi 19 agenti. Il XV Corso si è concluso lo scorso aprile e porterà, il 30 giugno 2025, all’ingresso in servizio di altri 16 agenti. È inoltre in fase di preparazione il XVI Corso, previsto per settembre 2025, che consentirà il reclutamento di ulteriori 11 agenti, esaurendo così la graduatoria esistente e coprendo il fabbisogno relativo a questo ruolo. Diversa è la situazione per il ruolo di sovrintendente forestale. Nel 2022 erano stati messi a bando 12 posti, ma sono pervenute solo 7 domande, tutte seguite da assunzione. Nel 2024 sono stati banditi altri 18 posti, ma anche in questo caso le candidature sono state solo 8, tutte assunte. Attualmente rimangono vacanti 12 posti, ma i potenziali candidati interni non hanno ancora maturato i requisiti di anzianità necessari per partecipare alla selezione. Infine, per quanto riguarda il ruolo di ispettore forestale, nel 2023 sono stati reclutati 7 ispettori rispetto agli 8 posti messi a bando. È in corso la selezione per altri 4 ispettori su 5 posti disponibili, con l’assunzione prevista per settembre 2025. Se tutti i candidati supereranno le prove, la carenza di personale in questo ruolo potrà considerarsi sostanzialmente colmata.»

«La situazione dei Vigili del fuoco è complessa e va avanti dal 2014 a causa della disparità di trattamento tra il personale assunto prima e dopo la regionalizzazione – ha ricordato il consigliere Ganis nella replica -. Nonostante il referendum del 2019 che ha visto la quasi totalità dei lavoratori favorevoli al rientro nel Corpo nazionale, il Governo regionale ha deciso di mantenere il regime regionale, puntando su un’equiparazione con lo Stato. La legge 3/2024, che ha istituito un comparto contrattuale separato, è un primo passo, ma resta un contenitore vuoto. Senza una nuova legge organica, il Corpo è disallineato, con problemi di carriera, organico e risorse. Il concorso bandito di recente non risolverà la situazione a breve termine: occorre al più presto una legge regionale strutturata, al fine di garantire un sistema di emergenza efficiente, professionale su tutto il territorio valdostano, e che valorizzi anche i Vigili del fuoco volontari. Confidiamo che il disegno di legge arrivi in Consiglio entro la fine della Legislatura.»

Attività escursionistiche in ambiente innevato

Lega Vallée d’Aoste ha proposto un’interrogazione sulle attività escursionistiche professionali svolte in ambiente innevato.
Il Consigliere Luca Distort, ricordando che «ad oggi le uniche figure professionali abilitate all’accompagnamento su terreni innevati sono quelle che appartengono all’Unione valdostana guide di alta montagna (guide, aspiranti guide e accompagnatori di media montagna) e le guide escursionistiche naturalistiche istituite con legge regionale n. 1/2003», ha chiesto «se sia stata attivata e con che modalità la vigilanza sul possesso dei requisiti come previsto dalla legge regionale n. 1/2003 .»

L’assessore allo sport, Giulio Grosjacques, ha informato l’Aula che «ai sensi dell’ordinamento delle professioni turistiche di guida e accompagnatore (lr n. 1/2003), la vigilanza e il controllo sono poste in capo ai Comuni. Si tratta quindi di una competenza che gli enti locali svolgono in piena autonomia, avvalendosi per le attività di prevenzione e repressione, anche dei propri addetti alla Polizia locale. Inoltre, la normativa regionale che disciplina il sistema delle autonomie valdostane (lr n. 54/1998) prevede il divieto di intromissione della Regione nell’esercizio delle funzioni e dei compiti amministrativi di cui sono titolari i Comuni. Di conseguenza, l’Amministrazione regionale non è titolata a rispondere ai quesiti posti dall’interrogazione. Segnalo, comunque  per completezza di informazione, che lo scorso febbraio i Presidenti dell’Unione valdostana guide di alta montagna e dell’Associazione delle guide escursionistiche naturalistiche hanno scritto al Presidente del Celva per chiedere di sensibilizzare i singoli Comuni sulla vigilanza e sui controlli, al fine di evitare la proliferazione di attività incontrollate che possono portare a problemi dal punto di vista della sicurezza e, conseguentemente, anche a danneggiare l’immagine dell’intero comparto turistico. Il Presidente Micheletto ha risposto di aver provveduto a inoltrare la nota a tutti i Comuni i quali, compatibilmente con i carichi di lavoro dei rispettivi uffici, stanno già effettuando i controlli di competenza. Ha comunque invitato Uvgam e Agenva a segnalare direttamente agli enti locali territorialmente competenti eventuali irregolarità riscontrate e abbiamo avuto notizia che alcuni hanno già provveduto a sanzionare illeciti

«L’obiettivo principale per noi non è la repressione ma l’azione preventiva, indispensabile per scongiurare eventuali condizioni di rischio per gli utenti della montagna – ha replicato il consigliere Distort -. Siamo tutti a conoscenza delle carenze di organico che affliggono le Amministrazioni locali e sarebbe opportuno rivedere la norma regionale, non per limitare le competenze comunali, ma per alleggerirle da un onere significativo, legato soprattutto ai controlli nei giorni festivi. Un’applicazione omogenea delle verifiche, gestita a livello sovracomunale, garantirebbe inoltre standard di sicurezza e professionalità adeguati all’offerta turistica del nostro territorio.»

Le altre interrogazioni di Lega Vallée d’Aoste erano su: verifica dei dati forniti da Enval sull’allungamento della vita della discarica; condizioni igieniche di alcuni reparti dell’ospedale Parini; ampliamento dell’erogazione di alcune prestazioni sanitarie a pazienti under 65.

Con una interrogazione, il gruppo Misto si occupa delle interlocuzioni con le forze dell’ordine per risolvere il problema delle aggressioni sul territorio valdostano.

Le interrogazioni di Progetto Civico Progressista erano su: adozione di misure idonee a risolvere le criticità della Casa circondariale di Brissogne; lavori di ripristino ambientale per consentire l’accesso alla località Pian della Cretetta a Cogne; stato dell’arte dell’edificio polifunzionale alla Platta de Grevon di Pila; iter parallelo per la modifica del disciplinare e il rilascio dell’autorizzazione unica dell’impianto idroelettrico di Cortlys; procedure per la sostituzione dei medici di medicina generale nel distretto n. 1; attività di coordinamento dell’organizzazione dei servizi mortuari svolte dalla Regione; campionato di trial Piemonte e Valle d’Aosta a Cogne.

Interpellanze

Uffici del Giudice di pace

Lega Vallée d’Aoste ha presentato un’interpellanza per riportare all’attenzione del Consiglio la questione della sede e delle carenze di personale degli uffici del Giudice di Pace.
«Nel 2022 e anche nel 2024 abbiamo portato all’attenzione dell’Aula la necessità di avvicinare gli uffici del Giudice di Pace, che si trova in regione Borgnalle, a quelli del Tribunale collocandoli nel palazzo adiacente – ha ricordato il consigliere Paolo Sammaritani -. Chiediamo oggi a che punto sia la ristrutturazione degli spazi in via Ollietti di cui ci ha parlato il Presidente della Regione nel giugno 2024; se il Governo ha ricevuto richiesta da parte del Tribunale di Aosta di personale da utilizzare presso gli uffici del Giudice di Pace, che è gravemente sotto organico e se si intenda procedere in tal senso.»

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha riferito che «l’intervento presso Palazzo Ollietti è previsto in due fasi. La prima riguarda il restauro della sala udienze e degli uffici attigui con la consegna dei lavori all’impresa aggiudicataria il prossimo venerdì 23 maggio: per settembre/ottobre si prevede il completamento dell’aula delle udienze, mentre per marzo 2026 gli uffici del piano terra. Per la seconda fase, che riguarda gli uffici del secondo piano, compresi quelli per il Giudice di Pace, sono in corso le procedure di affido della progettazione e si prevede di avviare i lavori nel 2026, previo spostamento della Struttura sanzioni amministrative.»

Per quanto riguarda gli organici, il presidente ha specificato che «la dotazione dell’Ufficio del Giudice di Pace di Aosta, stabilita dal Ministero della giustizia con proprio provvedimento, consiste in 5 risorse oltre ad 1 ausiliario. Fatta eccezione per il posto dell’operatore ausiliario (usciere/fattorino) per il quale al momento non risultano richieste di copertura, gli altri 5 posti risultano attualmente coperti. Le situazioni di prossimi pensionamenti sono note al Dipartimento personale e inserite nella programmazione dei concorsi per la loro copertura. Per quanto riguarda invece il personale degli uffici del Tribunale, di cui le difficoltà di organico sono note, la Giunta regionale, a maggio 2025, ha approvato lo schema di accordo quadro con il Ministero della giustizia che riguarda anche l’utilizzo delle graduatorie risultanti dai concorsi espletati dalla Regione, dagli enti locali e da altri enti strumentali della Regione. L’intenzione è quella di assicurare il reclutamento diretto da parte del Ministero di personale amministrativo da assegnare agli uffici giudiziari all’esito di procedure che garantiscono il sostanziale rispetto dei principi disposti all’articolo 38 dello Statuto speciale e alla norma di attuazione in materia di bilinguismo e di accesso agli uffici pubblici aventi sede in Valle d’Aosta.»

«Prendiamo atto di questi passi avanti, anche se vi sono piccoli ritardi rispetto ai tempi indicati nel 2024 – ha replicato il consigliere Sammaritani -. Ci auguriamo che le tempistiche di cui oggi il Presidente ha parlato siano rispettate, perché spostare gli uffici del Giudice di Pace è una grande conquista per i cittadini, per la classe forense e per gli operatori di giustizia. Riguardo al personale, i posti devono anche essere appetibili; è chiaro che abbiamo una chance in più grazie alla possibilità di attingere dalle graduatorie regionali. L’Amministrazione della giustizia è uno degli elementi fondamentali di tutto il tessuto economico di una realtà.»

Célébrations du 18 mai

Les célébrations du 18 mai 1945 ont fait l’objet d’une interpellation présentée par le groupe Mixte.
Le conseiller Diego Lucianaz, évoquant les commémorations en cours pour le 80ᵉ anniversaire de la Résistance, de la Libération et de l’Autonomie, a demandé «quelles initiatives ont été prévues par la Région et la Municipalité de la ville d’Aoste pour honorer le 18 mai 1945. Ce jour-là, des milliers de manifestants se sont ressemblées sur la place Charles-Albert demandant qu’elle soit intitulée à Émile Chanoux. Ils n’avaient pas le drapeau italien, mais uniquement les étendards rouges et noirs de notre région. Ils réclamaient un plébiscite, mais le Préfet Passerin d’Entrèves et les forces d’occupation anglaises leur ont refusé l’autorisation. La même mobilisation s’est reproduite le 26 mars 1946: une nouvelle manifestation populaire devant le Conseil de la Vallée d’Aoste

Le président de la Région, Renzo Testolin, a rappelé que «en 2024 nous avons commémoré la mort d’Émile Chanoux, tué par les nazis-fascistes, le 18 mai 1944, avec la cérémonie à l’école de Rovenaud, son village natal; le séminaire académique sur le fédéralisme organisé par la Fondation Chanoux à Valsavarenche; le spectacle de la troupe de théâtre Le Digourdì “L’homme au cœur valdôtain”, qui a été présenté cette année encore pour les écoles et le public le lundi 19 mai dernier. Le 18 mai marque aussi l’anniversaire de la demande de plébiscite pour l’annexion à la France. Le 18 mai 1945, un an après la mort d’Émile Chanoux, des milliers Valdôtains manifestèrent dans les rues et adressèrent la requête au Préfet Alessandro Passerin d’Entrèves, accompagnée de plus de 20.000 signatures, de convoquer un référendum populaire sur l’annexion à la France. Il s’agit certainement d’une date importante dans notre histoire. Nous n’avons reçu aucune proposition ou sollicitation pour commémorer le 18 mai 1945, peut-être parce qu’il n’est pas clair ce qui devrait être honoré. De ce point de vue, étant donné qu’il existe de nombreuses et solides études historiographiques qui ont analysé les témoignages et les documents existants, on pourrait peut-être plutôt organiser un moment d’étude approfondie sur ce qui s’est passé entre 1945 et 1948, pour illustrer une période historique dont la plupart des habitants de notre Vallée ont probablement peu de connaissances. Cela pourrait être un objectif pour les prochaines activités dans le cadre du 80e anniversaire de la Résistance, de la Libération et de l’Autonomie, avec un timing adéquat pour l’organisation et la préparation. Toute suggestion de la part des Conseillers concernant d’éventuelles initiatives est la bienvenue

Le conseiller Lucianaz a répliqué en soulignant que «le 27 juin 2023, j’avais demandé au Conseil régional d’approfondir cette thématique et le président de la Commission compétente à qui j’ai présenté ma requête avait simplement répondu que cet organisme ne s’occupait pas d’histoire. Le 18 mai est, donc, une date importante pour l’histoire du peuple valdôtain. Nous devrions aussi nous souvenir de la demande de plébiscite populaire avancée par les Valdôtains un an exact après la mort d’Émile Chanoux qui a été soutenue par 22mille signatures recueillies seulement en cinq jours, sans compter celles de la Commune d’Aoste. J’aurais espéré plus d’attention de la part du comité chargé des commémorations pour le 80e anniversaire de la Résistance, Libération et Autonomie de notre région

Videosorveglianza ad Aosta

L’attivazione di un servizio di videosorveglianza nella zona compresa tra la stazione dei treni e quella degli autobus di Aosta è stata oggetto di dibattito con un’interpellanza presentata dal gruppo Lega Vallée d’Aoste .
«Gli episodi di violenza, degrado e spaccio in questa zona sono ormai tristemente all’ordine del giorno: recentemente, ad esempio è stato fermato un uomo armato di coltello che minacciava i passanti – ha sottolineato il capogruppo Andrea Manfrin -. È necessario e urgente adottare misure di prevenzione e anche di repressione di questi fenomeni preoccupanti. Chiediamo al Governo se intende predisporre un sistema di videosorveglianza, anche in collaborazione con il Comune di Aosta, coprendo integralmente questa zona; se queste criticità siano mai state portate all’attenzione del Cosp.»

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha evidenziato che «il tema della situazione della zona compresa tra l’autostazione e la stazione ferroviaria è stata condivisa con tutti i soggetti potenzialmente interessati. In primis, ovviamente il Comune di Aosta, che nel tempo ha provveduto, per esempio, a rafforzare l’illuminazione dell’area anche nella zona retrostante il fabbricato della biglietteria, zona che è stata recintata per evitare il bivaccamento. È stato anche attivato un servizio di vigilanza privata con passaggi in fascia serale e notturna. L’Amministrazione regionale poi resta a disposizione del Comune di Aosta per definire altri interventi come quello ipotizzato di un’implementazione della videosorveglianza dell’area, fermo restando che la videosorveglianza è sicuramente importante per cercare di identificare gli autori di eventuali fatti criminosi, ma difficilmente li previene e che fatti come quello recente citato dal Consigliere possono riguardare invece altre tipologie di disagio personale e sociale che necessitano di altre tipologie di presa in carico.»

«Apprezzo che la tematica sia all’attenzione del Cosp – ha replicato il capogruppo Manfrin – e che sia stata attivata la vigilanza notturna, ma se fosse fissa e avesse competenza anche all’interno delle strutture, sarebbe più efficace. Non condivido invece le riserve sulle telecamere: possono avere un importante effetto deterrente, anche contro spacciatori o stupratori. Gli atti di violenza non possono essere giustificati con problemi psichici: chi li compie va condannato. In questo senso, ritengo importante il “Decreto Sicurezza” approvato ieri dal Parlamento. Esorto infine il Presidente a proseguire nella sua azione e a trovare una quadra con il Comune di Aosta sulla videosorveglianza.»

Pagamento autostradale a flusso libero

Con un’interpellanza presentata dal gruppo Rassemblement Valdôtain è stata affrontata la questione del pagamento autostradale a flusso libero.
«Si tratta di una modalità di pagamento operativa in vari Paesi europei e anche in tratte autostradali italiane basata sull’eliminazione delle barriere fisiche – ha premesso il capogruppo Stefano Aggravi -. Il meccanismo è semplice ed efficace: se l’utente è registrato, il pagamento avviene automaticamente, sennò ha 72 ore per provvedere al saldo sul sito della società concessionaria, pena il pagamento di una sanzione. Interpelliamo il Governo per sapere se questo sistema sia mai stato oggetto di valutazione nell’ambito della redazione del Piano regionale dei trasporti o di altre sedi di programmazione regionale e se vi siano state interlocuzioni con le società concessionarie autostradali Rav e Sav o con altri soggetti istituzionali competenti (Mit, Anas, ecc) per verificarne la fattibilità sul tratto A5 e nei pressi dei trafori internazionali. E ancora: nell’ambito della procedura di prossimo esame in Commissione del Prt, si intende valutare l’opportunità di prevederlo al fine di aprire finalmente alla definizione di politiche tariffarie dedicate ai residenti valdostani?»

«Il sistema a flusso libero è noto agli uffici e ai professionisti incaricati nell’aggiornamento del Piano dei trasporti, ma non è stato ritenuto di inserirlo nel documento che si è invece concentrato sul livello dei pedaggi piuttosto che sulle modalità di esazione – ha dichiarato il presidente della Regione, Renzo Testolin -.  Il sistema a flusso libero è probabilmente molto interessante per le tratte a grande frequentazione nella misura in cui garantisce una maggiore fluidità di circolazione grazie all’assenza di caselli “fisici” e quindi anche un minor inquinamento. È un’ottima soluzione in caso di realizzazione di nuove tratte autostradali poiché l’assenza di barriere di esazione “consuma” meno territorio e comporta meno costi per la realizzazione e poi per la gestione delle stazioni di esazione. Il passaggio ad un sistema a flusso libero potrebbe invece essere più complesso e oneroso per tratte già esistenti, dovendo in questo caso mettere in conto anche lo smantellamento dei caselli esistenti e le interconnessioni tra tratte a flusso libero e tratte “tradizionali”. Certo, l’innovazione tecnologica apre in questo caso scenari interessanti, anche dal punto di vista della sostenibilità, se come dice Atmb ciò porta ad una riduzione di 2.500 tonnellate di emissioni di Co2 all’anno. Peraltro sul sito di Atmb abbiamo letto che il sistema a flusso libero dovrebbe interessare tutto il territorio francese entro una quindicina di anni e che Atmb ha deciso di muoversi in anticipo fissandosi come obiettivo il 2027 con un investimento di circa 65 milioni di euro. Come Governo regionale guardiamo quindi con interesse alla diffusione di questo sistema, non solo auspicando che l’Italia segua l’esempio della Francia, ma anche per capire con le concessionarie Sav e Rav se vi sono possibilità di sperimentazione sul nostro territorio nell’ottica di una maggiore fluidità della circolazione, di minore inquinamento e anche di definizione di politiche tariffarie differenziate per i residenti, superando l’attuale meccanismo della tratta predefinita. Le sperimentazioni nella Città metropolitana di Napoli hanno consentito di sviluppare dei metodi di pedaggio agganciati alla targa delle auto. Di concerto con almeno una delle società concessionarie autostradali avanzeremo una proposta di sperimentazione di questa metodologia al Ministero per la valutazione di questa modalità di pagamento che avrebbe come primo effetto immediato quello dello snellimento della circolazione e dello sgravio delle procedure di pagamento da parte dell’utenza con ricadute positive sull’ambiente e sul carico veicolare

«L’obiettivo è quello di decongestionare l’asse stradale – ha ribadito il capogruppo Aggravi -. Siamo consapevoli delle difficoltà di realizzazione di queste nuove modalità di pagamento che prevedono percorsi di autorizzazione complessi e valutazioni puntuali sia sulla fattibilità tecnica che sulla sostenibilità organizzativa ed economica. Rimaniamo in attesa della risposta del Ministero e speriamo di riuscire a fare almeno questo piccolo passo in avanti. In seguito si dovrà però affrontare la questione della riduzione del prezzo dei pedaggi che è importante quanto necessaria e altrettanto complicata da risolvere

Percorsi abilitanti per insegnanti

I percorsi abilitanti per gli insegnanti valdostani sono stati al centro di un’interpellanza presentata dal gruppo Rassemblement Valdôtain.
«Le organizzazioni sindacali, di recente, hanno denunciato gravi ritardi nella gestione di questi percorsi, accusando l’Assessore al sistema educativo e la Rettrice dell’Università della Valle d’Aosta di disinteresse nei confronti del problema – ha lamentato il consigliere Claudio Restano -. In particolare, l’Università di Torino, tramite il Cifis (Consorzio interuniversitario per la formazione degli insegnanti), non ha previsto le prove finali dei corsi in tempo utile per permettere l’abilitazione entro il 30 giugno 2025, data necessaria per l’inserimento negli elenchi aggiuntivi delle graduatorie regionali per le supplenze. Questo comporta una penalizzazione per i docenti valdostani, escludendoli dalla possibilità di accedere alla prima fascia delle graduatorie, con il concreto rischio di perdere opportunità professionali per le quali si preparano da anni. Inoltre, l’assenza di risposte efficaci da parte dell’Assessore regionale aumenta un clima di incertezza e sfiducia, mettendo a rischio la corretta organizzazione scolastica regionale.»

«L’impegno della Regione è stato costante e condiviso – ha premesso l’assessore al sistema educativo, Jean-Pierre Guichardaz -. Tutti i docenti vincitori di concorso in Valle d’Aosta sono stati assunti a tempo determinato dal 1° settembre 2024 e si sono trovati quindi nella condizione di potersi iscrivere ai percorsi abilitanti non appena attivati. L’attivazione di questi percorsi è di competenza statale e i decreti ministeriali che hanno determinato l’architettura sono stati emanati nella primavera del 2025, comprimendo i tempi di tutte le università italiane. La Regione, pur non avendo competenza diretta, ha agito con tempestività e determinazione in stretta collaborazione con l’UniVdA e il Cifis, promuovendo accordi e le procedure amministrative per consentire la frequenza di 2/3 dei corsi sul nostro territorio. Parallelamente abbiamo mantenuto costanti rapporti con i sindacati, i quali hanno anche preso atto che non è responsabilità della Regione. Tutto quello che si poteva fare, è stato fatto. L’insinuazione che l’Assessorato non sia intervenuto non è accettabile.»

L’assessore ha quindi chiarito che «i Ministeri competenti hanno dato alle università indicazioni di privilegiare nella calendarizzazione degli esami finali i candidati vincitori di concorso iscritti ai percorsi da 30-36 Cfu ai fini dell’acquisizione dell’abilitazione all’insegnamento, entro e non oltre il 18 luglio 2025. Al fine di facilitare, tra l’altro, la conciliazione fra esigenze lavorative ed esigenze formative, i Ministeri, attraverso una nota del 12 maggio, hanno disposto che le università potessero stabilire, attraverso appositi accordi, la possibilità di frequentare le didattiche disciplinari presso la sede universitaria più vicina alla sede di servizio del docente. Pertanto, in accordo con l’Università di Torino e con il Cifis, l’Università della Valle d’Aosta ha predisposto tutte le procedure amministrative e si è organizzata per mettere a disposizione le aule e le credenziali per accedere al wi-fi. Si segnala peraltro che le lezioni presso l’Università della Valle d’Aosta hanno già avuto inizio da un paio di settimane.»

Il consigliere Restano si è augurato che «la situazione sia effettivamente come dice l’Assessore e che tutti gli insegnanti riescano ad ottenere l’abilitazione alla prima fascia entro le date dovute, che a noi risultava essere il 30 giugno. La nostra interpellanza è stata mossa dai sindacati e dagli insegnanti, che sono molto preoccupati. Non abbiamo richiamato l’Università della Valle d’Aosta, bensì l’Assessore, che è il nostro interlocutore: la formazione dei nostri insegnanti e il futuro delle nostre scuole non possono essere lasciati al caso o all’inerzia: è nostro dovere, come rappresentanti della popolazione valdostana, fare tutto il possibile affinché questa problematica venga affrontata e risolta nel rispetto dei diritti di tutti.»

Memoria dell’acqua

La sperimentazione in agricoltura di una tecnologia basata sulla memoria dell’acqua è stata oggetto di dibattito, con un’interpellanza presentata dal gruppo Progetto Civico Progressista.
«Nel 2022, la Regione ha stanziato circa 2.700 euro per una sperimentazione in campo agricolo utilizzando una modalità basata sulla memoria dell’acqua che è stata poi ampiamente promossa sul territorio regionale – ha riferito la consigliere Chiara Minelli-. Lo scopo era certamente apprezzabile (diminuire i prodotti chimici nelle coltivazioni), tuttavia credo che non si sia prestata la dovuta attenzione alla proposta. È emerso infatti che l’utilizzo di questa tecnica rientra nella sfera delle pseudoscienze ed è stato aspramente criticato dal mondo scientifico, poiché in contraddizione con i principi fondamentali di chimica e fisica e non supportata da esperimenti validi e ripetibili. Si sono dichiarati scettici e perplessi anche alcuni ricercatori che aderiscono al progetto Agrihealth, di cui è capofila l’Institut Agricole, la cui attività di ricerca agraria è notevole e molto apprezzata da esperti di grande levatura. Vorremmo sapere su quali basi si è scelto di finanziare la sperimentazione di questa tecnologia palesemente pseudoscientifica; se la Regione sarà coinvolta in ulteriori sperimentazioni a livello nazionale; se si intende proseguire con la sperimentazione e per quali ragioni; se non si ritenga opportuno, per il futuro, affidarsi al parere di esperti in materia, che si rifanno a consolidate acquisizioni scientifiche, prima di finanziare sperimentazioni di dubbia scientificità

«Quando mi sono insediato la sperimentazione era già in corso da oltre un anno e tutti i relativi atti erano già stati adottati – ha sottolineato l’assessore alle risorse naturali, Marco Carrel -. La scelta di procedere nell’aprile 2022 con l’affido della sperimentazione è stata effettuata dal Coordinatore del Dipartimento agricoltura dopo la visione di un servizio trasmesso nel 2021 dal Tgr Leonardo dal titolo “L’acqua e le sue memorie”; dopo aver consultato una serie di documenti prodotti dal ricercatore indipendente Luciano Gastaldi; dopo averlo contattato direttamente per un confronto. Alcuni mesi fa il Dipartimento agricoltura è stato contattato informalmente dai ricercatori del Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici dell’Inail, che da diverso tempo hanno avviato una sperimentazione in collaborazione con il Crea e con il dottor Luciano Gastaldi sulla tecnologia Smt. La proposta di un accordo di collaborazione non onerosa non è stata presa in considerazione, in quanto non pervenuta direttamente e ufficialmente all’Assessorato. Non abbiamo in corso forme di collaborazione e, alla luce delle odierne evidenze scientifiche, non è al momento intenzione dell’Assessorato essere coinvolti in altre forme di sperimentazione che riguardino questa tecnologia

La consigliere Minelli si è detta soddisfatta di sapere che «non sono previste altre sperimentazioni. Divulgare questa pratica è un errore anche perché si corre il rischio che la gente riponga fiducia in una tecnica non sostenuta da evidenze scientifiche. La politica ha il dovere di dare degli indirizzi e di fare attività di vigilanza. Mi preoccupa però un po’ che in tutto questo tempo non ci sia stata una attenzione maggiore nei confronti della tematica e che si sia dato credito a teorie prive di fondamento, già smentite dalla comunità scientifica fin dal 2021. È molto importante per la qualità della nostra agricoltura affidarsi per il futuro a degli esperti di comprovata “fede” scientifica

Le interpellanze di Forza Italia erano su: implicazioni derivanti dalla decisione eurounitaria sul declassamento dello status di protezione del lupo; piano di interventi di manutenzione dell’alveo della Dora Baltea; esito del collaudo tecnico-amministrativo della nuova sede dell’Università della Valle d’Aosta; tempistiche della demolizione dei due grattacieli del quartiere Cogne di Aosta e informazione ai cittadini; presentazione in Commissione del progetto aggiornato del tratto Quart/Aosta della strada statale n. 26.

Le altre interpellanze di Lega Vallée d’Aoste erano su: servizio di sicurezza delle tratte notturne dei bus Aosta/Pont-Saint-Martin; ricostituzione dell’Osservatorio in materia di edilizia e urbanistica; tempistiche per la messa in sicurezza dei torrenti Biolley e Verney a Fontainemore; risultati del nuovo sistema di raccolta rifiuti nelle Unité Valdigne-Mont-Blanc e Grand-Paradis; soluzione delle criticità del servizio di gestione e ricarica delle bombole di ossigeno medicale; decadenza dell’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica adibiti ad attività penalmente rilevanti; verifica della composizione delle Commissioni medico legali per l’accertamento dell’invalidità civile; realizzazione della stanza multisensoriale alla casa di riposo JB Festaz; messa a disposizione presso il servizio del sollievo di posti effettivi e fruibili da tutti; sviluppo della proposta progettuale sull’utilizzo di Maison équipée di Saint-Marcel e l’integrazione con il progetto Dopo di noi.

Le groupe Mixte a déposé deux interpellations : la seconde invite la Région à préciser ses intentions concernant l’analyse des impacts du changement climatique sur le territoire.

Le altre interpellanze di Progetto Civico Progressista erano su: valutazioni sul Piano industriale 2025/29 di Cva; esternalizzazione dei servizi antincendio all’aeroporto Corrado Gex; introduzione del divieto del glifosato nei terreni coltivati; prosecuzione della sperimentazione della tecnologia denominata memoria dell’acqua; tutela delle imprese commerciali e agricole attive nel settore della cannabis light; utilizzo di autobus elettrici per il trasporto pubblico nelle valli Vény e Ferret; manutenzione del forno crematorio e costruzione di un nuovo impianto; soluzioni alle problematiche della Fondation Grand-Paradis; avvio di un tavolo di lavoro con le associazioni dei consumatori sui progetti di prevenzione odontoiatrica; implementazione del sistema di disdetta informatizzata di prestazioni sanitarie; soluzione delle criticità per l’espletamento dei concorsi dell’Ausl.

Le altre interpellanze di Rassemblement valdôtain erano su: indirizzi alle società partecipate per garantire equità nell’accesso al mercato delle piccole realtà produttive locali; misure specifiche di prevenzione in materia di pubblica sicurezza; previsioni progettuali per la realizzazione di un’uscita sulla strada statale n. 27 dopo la galleria Côte de Sorreley; completamento dei lavori dell’area antistante la nuova sede dell’UniVdA e delle caserme Beltricco e Giordana; iniziative per ridurre la quota dei rifiuti inerti conferiti fuori regione; miglioramento della raccolta differenziata e del riciclo della carta; realizzazione di un marciapiede e di una rotonda nel tratto di strada tra via delle Betulle e viale Gran San Bernardo di Aosta; sperimentazione delle portate di deflusso minimo vitale nelle opere di presa delle centrali idroelettriche di Nus e Champdepraz; misure a sostegno del comparto alberghiero e per il riequilibrio dell’offerta turistica.

Mozioni

Norma di attuazione sulle derivazioni d’acqua

Respinta con 31 voti di astensione (UV, FP-PD, PlA, SA, Lega VdA, RV, FI) e 3 a favore (PCP, GM)  la mozione del gruppo Progetto Civico Progressista con cui chiedeva al Consiglio di esprimere preoccupazione per la mancata calendarizzazione e approvazione da parte del Governo nazionale del decreto legislativo sulla norma di attuazione dello Statuto speciale in materia di concessioni di derivazione d’acqua e invitava il Presidente della Regione e i Parlamentari della Valle d’Aosta ad attivarsi con la Presidente del Consiglio dei Ministri per la sua approvazione.

«La titolarità delle acque pubbliche e la disciplina del loro utilizzo con leggi regionali sono temi fondanti della nostra Autonomia – ha sottolineato la consigliere Chiara Minelli -.  Ciononostante il tema è stato trascurato dalle formazioni politiche per decenni diventando urgente solo oggi, in vista della scadenza delle concessioni. L’iter per la realizzazione della norma di attuazione è iniziato nel 2019 e a gennaio 2025 il Consiglio regionale ha espresso parere favorevole all’unanimità sullo schema di decreto legislativo che, nonostante l’urgenza, non è ancora stato approvato dal Governo centrale. La massiccia astensione su questa iniziativa è incomprensibile visto che lo schema di decreto è stato votato all’unanimità dal Consiglio e considerato che siamo in grave ritardo. A poco serve sventolare la bandiera autonomista quando poi non ci si impegna fino in fondo per battaglie fondamentali come questa.»

«Il fatto che la norma di attuazione non sia ancora stata approvata, non preclude l’operatività dei nostri uffici che stanno lavorando sul testo che sarà presentato in Consiglio e delineerà le regole tracciate dalla norma di attuazione – ha premesso il Presidente della Regione, Renzo Testolin -. L’Amministrazione si è già attivata con gli uffici della Presidenza del Consiglio dei Ministri che hanno evidenziato la necessità di dirimere alcune procedure di tipo burocratico prima di poter procedere all’iscrizione dell’atto all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri. Ci siamo quindi attivati con il Ministero per gli affari regionali, indicatoci come il referente su questo genere di attività, al fine di avere un riscontro in merito e riteniamo che nel breve sarà possibile interloquire con il ministro Calderoli.»

Collocamento a risposto dipendenti comparto unico

Il gruppo Progetto Civico Progressista voleva sollecitare il Governo a illustrare in Commissione consiliare i tre articoli di modifica della legge regionale n. 22/2010 sul collocamento a riposo e al trattenimento in servizio oltre i limiti di età, con particolare riferimento ai pareri richiesti, le conseguenze e la portata concreta della loro approvazione. La mozione è stata respinta con 18 voti di astensione (UV, FP-PD, PlA, SA) e 16 a favore (PCP, Lega VdA, RV, FI, GM).

La capogruppo Erika Guichardaz ha ricordato che «gli emendamenti, presentati nell’imminenza dell’approvazione della legge, non hanno potuto essere approfonditi né dalla Commissione, né dai Consiglieri che sono stati portati a conoscenza di un parere dell’Inps solo dopo l’approvazione degli emendamenti in Aula. Il documento, per altro, esplicita che queste modifiche di legge hanno un carattere giuslavoristico e non sono di competenze di quell’Istituto. I Consiglieri devono avere informazioni precise su una questione così delicata.»

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha annunciato il voto di astensione, «che va in linea con tutte le richieste di audizioni nelle Commissioni: riteniamo che queste siano sovrane nelle loro decisioni e nella calendarizzazione dei loro lavori.» 

Fauna selvatica regionale

“Commissionare a un soggetto esterno alla Regione uno studio scientifico per la definizione dello stato quantitativo e qualitativo del cervo, camoscio e capriolo e individuare le cause della loro diminuzione e le soluzioni per evitare il loro ulteriore decremento”. Era quanto chiedeva il gruppo Lega VdA con una mozione che è stata respinta con 21 voti di astensione (UV, FP-PD, PlA, SA, RV, PCP), 10 a favore (Lega VdA, FI, GM), 1 voto contrario (Consigliere Padovani).

«Secondo la relazione tecnica prodotta dagli uffici regionali, la drastica riduzione della fauna selvatica sarebbe dovuta alla riduzione del numero di cacciatori, con conseguente peggioramento della quantità e qualità dei censimenti, al prelievo illecito e, solo in via residuale, alla predazione da parte del lupo – ha affermato il consigliere Paolo Sammaritani -. Il documento invece di fornire conclusioni fondate, basate su analisi scientifiche, si limita a fare delle ipotesi, rivelando un approccio superficiale nell’individuazione delle cause e soprattutto una carenza di soluzioni concrete, come anche segnalato da Federcaccia. Riteniamo necessario un approfondimento sul tema condotto da un soggetto terzo.»

«Non condivido le valutazioni fatte sulla relazione prodotta dagli uffici regionali che – ricordo – hanno come obiettivo quello della corretta preservazione della fauna – ha dichiarato l’assessore alle risorse naturali, Marco Carrel -. Gli uffici competenti si sono sempre avvalsi di diversi tecnici per avere analisi e precisi studi scientifici e di aggiornamento dei dati che sono confluiti nel Piano faunistico-venatorio che abbiamo approvato lo scorso Consiglio regionale. Tale Piano prevede diverse ipotesi su cui lavorare per il futuro, prendendo atto della situazione difficile della nostra fauna. Ribadisco anche che l’Ufficio fauna ha organizzato diversi incontri con i referenti delle circoscrizioni per confrontarsi sui censimenti e le ipotesi di piani di abbattimento.»

È stata invece ritirata una mozione del gruppo Forza Italia riguardante l’estensione del servizio trasporto gratuito per persone con disabilità, a fronte dell’impegno dell’assessore ai trasporti di portare la tematica all’attenzione della Commissione mista sui trasporti per disabili.

Ritirata anche la mozione del gruppo Rassemblement Valdôtain sull’attivazione di un tavolo tecnico con il Ministero competente per la gestione delle problematiche legate alla frana di Quincinetto e delle ricadute sulla viabilità autostradale e stradale.

Il gruppo Lega Vallée d’Aoste chiedeva l’intervento della Regione affinché solleciti il Governo nazionale ad approvare il disegno di legge statale n. 483 in materia di patologie oculari e venga inserita la maculopatia nei Lea.

Il gruppo Progetto Civico Progressista ha depositato tre mozioni: convocazione in quarta Commissione del Consiglio di Amministrazione,  del collegio sindacale di Finaosta e del Presidente della Regione, prima dell’approvazione del bilancio 2024 di Cva.

Rassemblement Valdôtain chiedeva la realizzazione di un corso di laurea in Scienze e tecnologia della montagna all’Università della Valle d’Aosta; inserimento dell’itinerario Gran Balconata del Cervino nei portali Geonavigatore sentieri della Valle d’Aosta e www.lovevda.it.

Infine, con una mozione a firma congiunta, i gruppi Progetto Civico Progressista, Lega Vallée d’Aoste e Forza Italia chiedevano la convocazione in prima Commissione del Presidente della Regione per valutazioni sul procedimento per le elezioni regionali.

Il Consiglio si riunirà nuovamente mercoledì 18 e giovedì 19 giugno 2025.

Pubblicato / aggiornato il 06/06/2025 alle 08:34
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Categoria: Politica e Amministrazione