Consiglio Valle del 18 e 19 giugno 2025
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Il Consiglio Valle riunito il 18 giugno 2025
Il Consiglio Valle si è riunito mercoledì 18 e giovedì 19 giugno 2025, dalle ore 9.00, per discutere un ordine del giorno composto di 71 punti, di cui 31 rinviati da precedenti adunanze.
Regolamento del Consiglio
L’Aula ha approvato all’unanimità alcune modifiche al Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio regionale.
Il presidente Alberto Bertin ne ha illustrato i contenuti, riferendo che «rispondono all’esigenza di un adeguamento tecnico di disposizioni risalenti nel tempo o superate da previsioni normative successive.»
In particolare si prevede l’abrogazione di due articoli, 31bis e 115, riguardanti il primo l’Osservatorio regionale permanente sulla legalità e sulla criminalità organizzata e di tipo mafioso e il secondo la nomina dei revisori del conto, essendo stata superata la relativa disciplina dall’approvazione della legge regionale 1/2022 di istituzione dell’Osservatorio regionale antimafia e della legge regionale 14/2021 che ha istituito il Collegio dei revisori dei conti per la Regione Valle d’Aosta. Inoltre, vi è la modifica dell’articolo 9 e dell’articolo 14 relativi al Presidente del Consiglio e alle attribuzioni dell’Ufficio di Presidenza per allineare le previsioni in essi contenute alla soppressione della Commissione di Coordinamento e alle attribuzioni dell’Ufficio di Presidenza in materia contabile.»
Il capogruppo di Rassemblement Valdôtain, Stefano Aggravi, ha condiviso «l’opportunità di approvare delle modifiche solo di tipo tecnico, visto che siamo a fine Legislatura. Tengo tuttavia a sottolineare che il nostro gruppo ha presentato il 17 dicembre 2024 dei contributi ulteriori riguardo ad alcune questioni: rappresentanza di entrambi i generi all’interno dell’Ufficio di Presidenza, mozione di sfiducia motivata verso il Presidente del Consiglio e i componenti dell’UP, facoltà di intervenire in francoprovenzale, modifica del parere di compatibilità finanziaria attraverso un parere preventivo.»
Il consigliere Diego Lucianaz (GM) ha parlato di «un’occasione mancata di riconoscere il diritto dell’utilizzo della lingua francoprovenzale anche in quest’Aula. I partiti della maggioranza regionale non hanno voluto esprimersi in questo senso nonostante la mozione approvata all’unanimità nel 2023 impegnasse il Presidente a convocare la Commissione per il Regolamento per valutare una “voie juridique”. Mi sarei aspettato un minimo sforzo per applicare ciò che la legge italiana ha già previsto. Invece, paradossalmente, pare che i partiti di maggioranza, tutti asseritamente autonomisti, non abbiano assolutamente a cuore la valorizzazione della lingua millenaria dei valdostani.»
Il capogruppo di FP-PD, Paolo Cretier, ha messo in evidenza «le differenze tra i vari patois parlati in Valle d’Aosta e le diverse interpretazioni in cui possono essere rese in lingua italiana. Non è una questione di poco conto perché ogni patois ha espressioni e modi di dire propri che sono tipici dell’idioma di quel preciso territorio e che se non sono tradotti da un esperto possono essere fuorvianti.»
Il capogruppo di Lega VdA, Andrea Manfrin, ha osservato: «Nel Comune di Aosta si può intervenire in francoprovenzale, a patto che alla fine dell’intervento si faccia una sintesi in italiano. Una proposta sulla quale siamo d’accordo e che abbiamo depositato anche per il nostro Consiglio. Si sarebbe potuto fare di più, ma ci sono stati dei veti incrociati, in particolare su due fronti: il primo è che i Consiglieri di opposizione non hanno la possibilità di poter depositare proposte di legge con le giuste coperture finanziarie perché non hanno il supporto delle strutture della Regione; il secondo riguarda i 116 (accesso agli atti per i Consiglieri), per i quali ci sono state mancanze, dinieghi e ritardi senza alcuna giustificazione.»
Il presidente Bertin ha replicato che le «proposte presentate dai gruppi consiliari sono state diverse. La Commissione, nonostante questo, ha avuto delle difficoltà ad essere convocata, in ragione di una mancanza di una convergenza trasversale. Il Consiglio ha approvato all’unanimità a inizio Legislatura una significativa modifica: oggi, in mancanza di una condivisione lasciamo il corposo dossier alla prossima Legislatura.»
Attività legislativa
Organizzazione dei servizi al lavoro e del sistema della formazione professionale
Il Consiglio ha approvato, con 24 voti a favore (UV, FP-PD, PlA, SA, RV, PCP, GM) e 9 astensioni (Lega VdA, FI,), un disegno di legge di modifica alla disciplina dell’organizzazione dei servizi al lavoro e del sistema della formazione professionale in Valle d’Aosta (legge regionale n. 11/2024).
L’iniziativa legislativa, presentata dalla Giunta il 27 maggio scorso ed esaminata dalla quarta Commissione, si compone di quattro articoli. In particolare, la modifica riguarda l’articolo 14 della legge regionale n. 11/2024 (progetti di utilità pubblica) per favorire l’inserimento lavorativo di persone in grave rischio di esclusione sociale e professionale, prevedendone l’utilizzo temporaneo e straordinario in progetti promossi dagli enti locali e dalle loro forme associative per la realizzazione di opere e servizi di pubblica utilità.
Relazione d’Aula
Il consigliere Roberto Rosaire (UV) ha illustrato il provvedimento in Aula, specificando che «da tempo i progetti di pubblica utilità (ex lavori socialmente utili) rappresentano, per la nostra regione, una rilevante opportunità sia per gli enti locali, che li utilizzano per interventi legati alla manutenzione del territorio e per altri ambiti di utilità collettiva, sia per le persone iscritte alle liste dei centri per l’impiego, appartenenti alle categorie più fragili e che necessitano di reinserimento nel mercato del lavoro. Le modificazioni all’articolo 14 della legge 111/2024 emergono a completamento di una stretta interlocuzione con l’Istituto nazionale della previdenza sociale finalizzata a semplificare il processo per l’attuazione della misura in favore degli enti locali. L’intento dell’Amministrazione regionale, infatti, è quello di prevedere, all’interno della misura di politica attiva, anche la copertura degli oneri derivanti dal versamento di una quota contributiva, ancorché non connessa ad un vero e proprio rapporto di lavoro. Ciò per consentire agli utenti interessati di conseguire il requisito contributivo utile per il collocamento a riposo. Lo strumento individuato, a seguito delle interlocuzioni con l’Inps, è quello dei cantieri di lavoro, già sperimentato con successo in altre regioni.»
«Questa modifica alla lr n. 11/2004 è di carattere tecnico-amministrativo e non politico e arriva alla fine di una lunga interlocuzione con l’Inps – ha osservato l’assessore allo sviluppo economico, formazione e lavoro, Luigi Bertschy -. L’obiettivo era quello di permettere di sviluppare un’ulteriore attività di politica attiva verso una fascia di popolazione che, in alcune situazioni, è a rischio di rientro nel mercato del lavoro. La norma consentirà di mettere in campo ulteriori proposte in accordo con gli enti locali, semplificando anche l’attività e i rapporti tra Inps, Regione e Comuni. Stiamo già lavorando ai bandi per assegnare sia i progetti che le azioni insieme agli enti locali e nel corso del prossimo mese questo obiettivo sarà attivato in maniera definitiva.»
Il capogruppo Stefano Aggravi, annunciando il voto favorevole di Rassemblement Valdôtain, si è soffermato «sulle modalità di realizzazione dei progetti di pubblica utilità con particolare riferimento ai cantieri di lavoro e agli obblighi previdenziali assicurativi. L’adeguamento tecnico apportato dal disegno di legge consente l’effettiva applicazione della norma anche in considerazione dei chiarimenti richiesti a livello nazionale. Il ricorso ai cantieri di lavoro rappresenta uno strumento straordinario e temporaneo e valutiamo positivamente il fatto che si siano fissati riferimenti più chiari per gli enti attuatori scongiurando anche il sorgere di altre problematiche.»
Piano regionale di tutela delle acque
Il Consiglio ha approvato il Piano di tutela delle acque della Valle d’Aosta al 2030 (Pta 2030). Il testo ha ottenuto 19 voti a favore (UV, FP-PD, PlA, SA) e 15 astensioni (Lega VdA, RV, FI, PCP, GM).
Contestualmente, l’Assemblea ha approvato all’unanimità un ordine del giorno depositato in Aula dal gruppo Progetto Civico Progressista e illustrato dalla consigliere Chiara Minelli, che impegna l’assessore al territorio e ambiente a promuovere una rapida attivazione della Cabina di regia prevista dall’articolo 43 del Pta 2030 con la partecipazione dei differenti portatori di interesse, nonché a prevedere il coinvolgimento degli stessi negli altri tavoli o organismi esistenti o in via di definizione che si occupano di governance e monitoraggio delle acque.
Il Pta è lo strumento di pianificazione regionale della gestione dell’acqua fino al 2030. Si articola in diversi documenti, tra cui la Relazione generale che fornisce un’analisi dei fattori che influenzano le caratteristiche del sistema idrico regionale, il Programma operativo delle misure che definisce gli interventi da mettere in atto per raggiungere gli obiettivi di tutela delle acque e le norme tecniche di attuazione che stabiliscono le modalità operative per l’attuazione del Piano.
La relazione dell’assessore Sapinet
L’assessore al territorio e ambiente, Davide Sapinet, illustrando i contenuti, ha parlato di «un Piano che non è un mero adempimento burocratico o normativo, ma neanche un semplice aggiornamento tecnico. Esso rappresenta il frutto di un lungo e approfondito percorso oltre che la visione strategica e l’impegno politico di questa Amministrazione per la gestione di una risorsa fondamentale per la nostra comunità. L’acqua è un bene pubblico, un elemento essenziale per la vita, per l’ambiente e per la nostra economia. La sua gestione richiede una visione lungimirante, che superi l’approccio emergenziale e si proietti verso un futuro di sostenibilità. Il Pta 2030 nasce da questa consapevolezza e si pone l’obiettivo di realizzare una politica integrata e sostenibile per la tutela delle acque regionali in piena conformità con la normativa europea e nazionale. Questo significa andare oltre una visione settoriale e considerare il “sistema acqua” in tutta la sua complessa articolazione: un organismo vivente che interagisce con il territorio, con le attività umane e, in modo sempre più marcato, con gli effetti dei cambiamenti climatici.»
L’Assessore ha quindi illustrato gli obiettivi specifici della gestione delle risorse idriche: mantenere e migliorare la qualità di acque superficiali e sotterranee, garantire un uso sostenibile con priorità all’uso potabile e irriguo, valorizzare la risorsa in chiave agricola ed energetica nel rispetto dell’ambiente, tutelare gli ecosistemi acquatici prevenendo dissesti e alluvioni, promuovere una governance partecipata per una gestione condivisa e responsabile.
«Uno degli aspetti politici più qualificanti di questo Piano è il metodo con cui è stato costruito – ha proseguito attraverso il coinvolgimento attivo di tutti i portatori di interesse: istituzioni, associazioni ambientaliste, imprese, professionisti e singoli cittadini. Fin dal 2016, è stato intrapreso un percorso di partecipazione pubblica ampio e articolato. La consultazione pubblica conclusiva (aprile-maggio 2025) ha raccolto sette osservazioni qualificate su temi chiave come deflussi ecologici, habitat, risparmio idrico e governance. Le proposte, esaminate con attenzione, hanno portato a un affinamento del Piano, frutto di un equilibrio tra tutela ambientale e esigenze economiche, in particolare agricoltura di montagna ed energia pulita. Con l’approvazione di questo Piano, non si conclude un percorso, ma se ne avvia uno nuovo: quello dell’attuazione. Una fase che richiederà l’impegno coordinato di tutte le istituzioni competenti e il continuo coinvolgimento dei portatori di interesse: a supporto, sarà istituita una Cabina di Regia per le risorse idriche per garantire un’efficace governance delle politiche regionali. Il monitoraggio continuo del Piano e dei corpi idrici consentirà di valutare l’efficacia delle azioni e, se serve, di adeguare la strategia con un approccio adattivo.
Il Pta 2030 è quindi un documento vivo, un quadro d’azione chiaro e vincolante per i prossimi anni. È un piano moderno, che guarda al futuro, che affronta con coraggio la sfida dei cambiamenti climatici e che pone la sostenibilità come pilastro di ogni scelta. È un Piano che nasce dal basso, dal dialogo e dal confronto. Rappresenta, in definitiva, una grande assunzione di responsabilità politica verso le generazioni presenti e future, a cui abbiamo il dovere di consegnare un patrimonio idrico sano, vitale e gestito con saggezza. Questo Piano è la dimostrazione che la tutela dell’ambiente non è un freno allo sviluppo, ma la condizione per uno sviluppo duraturo e di qualità. È un investimento sul nostro futuro, un modello di gestione integrata e partecipata di un bene prezioso, l’acqua, che è simbolo della nostra stessa identità alpina.»
Il dibattito in Aula
«Questo Piano ci ha consentito di affrontare dei temi di grande valore per il nostro territorio e per le generazioni future – ha osservato il presidente della terza Commissione, Albert Chatrian (UV) -. Un documento strategico finalizzato alla gestione sostenibile e alla tutela della risorsa idrica sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Dopo 19 anni l’approvazione di questo nuovo Piano consentirà di innovare il tema della gestione delle acque, affrontando con assoluta responsabilità le sfide legate alla gestione della risorsa idrica. È evidente quanto l’importanza e la delicatezza di questo documento abbiano trovato sintesi grazie alla stabilità politica di questa Legislatura che ha consentito la creazione di un metodo di lavoro sinergico e collaborativo in cui tutti gli attori hanno potuto trovare spazio per confronti, discussioni, suggerimenti e osservazioni. Un’importante tavola rotonda dove la politica valdostana ha portato avanti un lavoro di mediazione tra le diverse posizioni, talvolta contrapposte, trovandone l’equilibrio e le sintesi migliori. Il fatto stesso che tutti gli attori ne abbiano riconosciuto la validità, in termini di principi contenuti, non può che testimoniarne l’efficiente, equilibrato e forte impegno di tutto il Governo. La sfida della prossima Legislatura sarà quella di proseguire nell’utilizzare lo stesso metodo per redigere le delibere applicative e i provvedimenti attuativi, che renderanno il Piano strategico approvato una solida base per un futuro sostenibile in termini di ambiente, economia e società.»
La consigliere Chiara Minelli (PCP) si è detta «convinta della necessità e dell’urgenza del nuovo Pta, visto che il precedente è scaduto da quasi 10 anni: non approvarlo in questa Legislatura sarebbe stato un vero échec. La risorsa acqua nel tempo ha cambiato fisionomia anche in Valle d’Aosta e con essa gli obiettivi di gestione integrata. PCP ha a cuore questa tematica: grazie anche a contributi tecnici esterni, abbiamo presentato osservazioni su aspetti applicativi, come le regole di co-uso, la misurazione del deflusso ecologico, i prelievi compatibili dal punto di vista ambientale. Le concessioni sono trentennali: se per applicare le nuove regole bisogna attendere la loro scadenza – come è previsto, ad esclusione delle grosse derivazioni – questo Piano rischia di non essere attuabile. È vero poi che c’è stato un ampio coinvolgimento di soggetti, ma le richieste orientate più alla tutela che allo sfruttamento della risorsa non sono state accolte. Non è sorprendente, perché la necessità di coniugare tutela ed economia vede spesso la seconda prevalere sulla prima. Condividiamo le finalità generali e parte degli obiettivi, ma resta l’incognita dell’attuazione: spesso elaboriamo ottimi documenti strategici, che poi non sono correttamente attuati. Gli obiettivi vengono posticipati o scompaiono, come nel Piano Rifiuti. Auspichiamo che nella Cabina di regia, e non solo, siedano stabilmente anche le associazioni ambientaliste, come richiesto con uno specifico ordine del giorno.»
Il capogruppo Aldo Di Marco (PlA) ha messo in evidenza «il concetto di “sostenibilità” che ha guidato la stesura di questo documento di estremo valore che porterà sicuri vantaggi alla tutela del nostro territorio e alla crescita della nostra comunità. Il Piano definisce un sistema integrato di misure finalizzate alla tutela qualitativa e quantitativa delle risorse idriche regionali. Dopo molti anni di attesa la Valle d’Aosta si è dotata di uno strumento di programmazione operativa e di pianificazione moderno e dinamico, coerente e linea con le direttive eurounitarie, le strategie nazionali e gli obiettivi regionali di sviluppo sostenibile. Non si tratta di un semplice aggiornamento del documento precedente: questo Piano fissa le finalità, gli obiettivi, i contributi e le misure per la salvaguardia e la gestione delle acque regionali che costituiscono un tratto identitario e una risorsa fondamentale per il nostro territorio alpino. L’intero “sistema acqua” è considerato in rapporto alla sua stretta connessione con il territorio, con le attività umane e i cambiamenti climatici e il documento si pone l’obiettivo di raggiungere e mantenere standard di qualità. Si occupa di proteggere e incentivare un uso razionale delle risorse idriche in tutti i settori, di valorizzare l’utilizzo economico in campo agricolo e energetico in un’ottica di sostenibilità e di beneficio alla comunità ma anche di rispetto dei servizi ecosistemici.»
Il capogruppo di RV, Stefano Aggravi, ha avanzato alcuni dubbi sul Pta: «In primo luogo, la questione dell’idroelettrico, settore strategico per la nostra economia: questo Piano non valorizza appieno le potenzialità di sviluppo dell’idroelettrico, né riconosce il ruolo che può giocare. Servirebbe una maggiore integrazione tra la pianificazione della tutela e lo sviluppo della risorsa idrica. Preoccupa l’allineamento a normative nazionali e comunitarie, che rischiano di essere lontane dalle reali esigenze del nostro territorio e che non possono essere compresse in schemi pensati altrove. La gestione delle piccole concessioni di utilizzo dell’acqua non deve essere dimenticata. Ribadiamo la necessità di una riflessione sul futuro dei consorzi di miglioramento fondiario: per decenni hanno garantito la gestione collettiva dell’acqua e la manutenzione degli impianti, ma oggi, per vari motivi – in particolare per il ricambio generazionale – sono in difficoltà, e occorrono strumenti più attuali per organizzarli. Infine, i bacini di accumulo: un tema che riteniamo centrale in una gestione integrata delle acque, sia per la produzione energetica, sia per gli usi civili, agricoli e turistici. Pur riconoscendo il lavoro svolto, esprimiamo la nostra astensione e ci auguriamo che questo Piano possa rappresentare l’inizio di una nuova fase, un punto di partenza per affrontare le sfide che ci attendono, con tempi di attuazione più rapidi rispetto a quelli della pianificazione.»
«Per essere riconosciuta come una ricchezza, l’acqua deve generare ricchezza attraverso un sistema di interazione uomo/ambiente – ha commentato il consigliere Luca Distort (Lega VdA) -. L’abbandono della risorsa a sé stessa è un’ipotesi che può valere in un territorio completamente naturale e disabitato che non è il nostro caso. Il territorio regionale è legato all’acqua da tre aspetti: l’acqua come paesaggio; come fonte rinnovabile nella produzione idroelettrica; come elemento che destabilizza il territorio. Il Pta avrebbe dovuto saper dialogare con questi tre elementi facendosi strumento utile e non vincolo. Invece il documento si rifà al concetto non accettabile di tutela di risorsa idrica, sostenendo, ad esempio, che la realizzazione di opere di protezione da corsi d’acqua è un’alterazione del loro stato naturale e quindi, ne peggiora il livello qualitativo. Anche il prelievo di acqua per uso idroelettrico è di fatto impedito così come la realizzazione di nuovi invasi a servizio delle attività umane, del turismo d’acqua, dei bacini di innevamento. Ispiratrice di questo approccio è la metodologia Era (esclusione, repulsione, attrazione) calata dall’alto dell’Ue. Il dialogo e la partecipazione dal basso sono avvenuti all’interno di un perimetro che fissa confini rigorosi orientati dall’ideologia ambientalista. Il Piano avrebbe dovuto essere al servizio della comunità e non il manifesto di una ideologia. Noi, invece, all’ambientalismo preferiamo l’ambiente.»
Il consigliere Corrado Jordan (UV) si è soffermato su due aspetti: «Il primo: in un momento in cui la distanza tra politica e cittadini è ampia, questo Piano dimostra che esistono strumenti per favorire la partecipazione alle scelte pubbliche: informazione, diffusione delle conoscenze, incontri tematici, strumenti aperti di governance. Il secondo: visto il percorso di tipo partecipativo, non c’è stata fretta, ma nemmeno la volontà di lasciare il Piano in un cassetto e lo abbiamo concluso entro la fine della Legislatura. Il Pta 2030 non è un documento integralista come qualcuno vorrebbe: l’acqua è una risorsa da tutelare, ma anche da valorizzare. Il che non significa sfruttare, approfittare, depauperare. Vengo da esperienze amministrative in cui la tutela dell’acqua è stata prioritaria, come l’acquedotto turbinato del Grand Combin e le centraline comunali, che garantiscono riscaldamento senza fossili e utili condivisi. È un modello pubblico-privato virtuoso da estendere su scala regionale. La componente pubblica assicura un uso corretto e collettivo della risorsa: rendere più efficiente l’uso dell’acqua non significa dare restrizioni all’utilizzo agricolo o industriale, ma assicurarne un migliore utilizzo, per farne un bene comune, come deve essere.»
Il capogruppo di FP-PD, Paolo Cretier, ha parlato di «un documento che contiene una visione strategica di tutte le “risorse acqua”. Non ne propone solo la mera gestione, nel perimetro della normativa eurounitaria e italiana ma vuole dare delle risposte ai cambiamenti climatici, alle attività umane, alle necessità del territorio, in una specifica visione locale e regionale. Non affronta solo il tema della quantità, come le fluttuazioni stagionali, le precipitazioni connesse, ma anche quello della qualità dell’acqua per l’uomo, per il suo consumo salubre ma anche per gli allevamenti zootecnici da cui dipendono tutte le produzioni di qualità dei nostri prodotti agroalimentari. Ho letto di diversi posizionamenti: giustamente viene sostenuto che il ripristino naturale sia necessario nelle zone a destinazione naturalistica. Ma laddove vi siano colture, ad esempio, come in tutta la bassa Valle e non solo, ritengo che l’approccio da adottare debba invece contemperare l’azione umana con le esigenze dell’ambiente. Noi abitanti del pianeta terra e della Valle d’Aosta non possiamo modificare gli eventi a salvaguardia del futuro dei nostri figli e delle nuove generazioni dagli ultimi accadimenti che ci toccano tutti da vicino come le guerre e l’inquinamento, ma dobbiamo provarci comunque, anche attraverso il Pta 2030.»
Il consigliere Diego Lucianaz (GM) ha dichiarato: «Le alluvioni in Valle d’Aosta ci sono sempre state, le precipitazioni annuali non diminuiscono, ma si concentrano in pochi giorni, aumentando il rischio di disastri: il problema è come gestire quest’acqua per evitare danni alle nostre comunità. L’acqua non dovrebbe essere terreno di scontro, ma l’aumento delle tariffe dell’acqua potabile – se non sufficientemente illustrato – può diventare motivo di critica. I consorzi di miglioramento fondiario sono stati per secoli i guardiani dell’acqua: gli enti pubblici dovrebbero tutelarli e sostenerli maggiormente, mentre temo di assistere a una centralizzazione della gestione. I valdostani si sono sempre battuti per le proprie acque, ma oggi ci chiediamo: chi è davvero padrone? Non voterò a favore di questo Piano, soprattutto perché appare più una cornice per futuri atti attuativi senza contenuti concreti. Consegnare un contenitore vuoto alla dirigenza regionale, a scatola chiusa, non mi vede favorevole.»
Il capogruppo di FI, Pierluigi Marquis, ha evidenziato la «visione liberale del nostro partito che vede l’acqua come una ricchezza in senso ampio: sia sotto il profilo ambientale e paesaggistico, sia come elemento a salvaguardia dell’ecosistema che per il contributo importante che sta dando al bilancio regionale. Siamo chiamati a grandi sfide imposte dal cambiamento climatico ed è importante essere in grado di adeguare in maniera efficace le nostre peculiarità e il rispetto del nostro territorio alla normativa sovraregionale che è in rapida evoluzione. Siamo chiamati a un approccio culturale nuovo che ci porta a valorizzare ulteriormente la risorsa idrica, imponendone una gestione più razionale in tutti gli ambiti. La situazione delle acque in Italia è particolarmente difficile: abbiamo grosse irrazionalità gestionali soprattutto nell’utilizzo per uso umano. Essendo il frutto di una mediazione tra tutti i portatori di interesse, la maggioranza ci ha spiegato che l’attività politica sarà centrale anche nella fase successiva di applicazione del documento attraverso delibere e provvedimenti, affiancandosi, quindi in maniera importante all’attività amministrativa. Leggiamo questo aspetto come un’incapacità del Governo che non ha saputo dare tutte le risposte necessarie attraverso il Piano.»
Per la capogruppo di PCP, Erika Guichardaz, «nel Pta rimangono diverse criticità che dovevano essere affrontate: ad esempio le nuove norme non andavano applicate solo alle nuove concessioni o ai rinnovi e bisognava rivedere le regole sul rilascio minimo d’acqua nei fiumi, soprattutto nelle zone protette o a rischio ambientale. Auspichiamo poi la rapida attivazione della Cabina di regia e di tutti i tavoli previsti con l’integrazione in ogni sede dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste, così come auspicato dagli stessi in Commissione. Questo per evitare esperienze come quella dell’Osservatorio della crisi idrica, nato nel 2022 e riunitosi l’ultima volta nel 21 settembre 2023. È quindi importante che questo Piano venga comunque approvato, ma che le delibere applicative siano concepite con un processo partecipato che tenga conto della voce di tutti, perché l’acqua è un bene comune e tutelarla è un dovere che tutti, come comunità, abbiamo il dovere di fare. Non voteremo questo Piano.»
L’assessore all’agricoltura e risorse naturali, Marco Carrel, si è concentrato sulle «interazioni tra il Pta e l’agricoltura, sviluppate su diversi fronti: la qualità delle acque; la gestione quantitativa e l’irrigazione; le misure agroambientali; la ricerca. L’agricoltura è un settore chiave per la tutela qualitativa delle acque, promuovendo pratiche a basso impatto ambientale, agricoltura biologica e gestione corretta di fertilizzanti e pesticidi. Sul fronte quantitativo, mira a un uso efficiente dell’acqua per irrigazione, con misure come l’efficientamento dei sistemi idrici, l’installazione di misuratori e la verifica dei fabbisogni irrigui. Il Piano si integra con le politiche di sviluppo rurale, incentivando pratiche sostenibili attraverso misure agro-climatico-ambientali, sostegno al biologico e produzione integrata. Politicamente, prima con Augusto Rollandin, poi con il collega Di Marco, come gruppo consiliare abbiamo sempre trattato il tema acqua con la massima attenzione. Con la nostra entrata in maggioranza abbiamo chiesto l’istituzione del tavolo delle risorse idriche per far fronte alle varie problematiche e siamo convinti che tale visione debba essere rilanciata anche in futuro per investire in infrastrutture (bacini, sostituzione delle reti vetuste). I consorzi di miglioramento fondiario di secondo livello sono la sfida del domani e stiamo ultimando un progetto di legge in merito. Dal mio insediamento abbiamo aumentato in maniera consistente le risorse per sostituire gli impianti idrici dei consorzi e gli investimenti, passando da 75mila euro a 200mila, con un finanziamento al 90% che può essere innalzato addirittura a 400mila in caso di investimenti tra più consorzi. La sfida è migliorare la resilienza idrica, unendo tutela ambientale e valorizzazione del settore agricolo.»
Caregiver familiari
L’Assemblea legislativa ha respinto, con 28 voti di astensione (UV, FP-PD, PlA, SA, Lega VdA, FI) e 7 a favore (PCP, RV, GM), una proposta di legge per il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno dei caregiver familiari.
Il testo, presentato dal gruppo Progetto Civico Progressista il 22 ottobre 2024, è stato esaminato dalla seconda Commissione che ha espresso parere contrario sulla compatibilità finanziaria e dalla quinta Commissione che si è altresì espressa contro la proposta.
Relazione d’Aula
La capogruppo Erika Guichardaz (PCP), nel presentare la proposta in Aula, ha evidenziato: «Tra il 2014 e il 2025 la Valle d’Aosta ha perso circa 5.500 residenti (passando da 128.200 a 122.700) e le proiezioni demografiche fornite dall’Istat ci dicono che al 2040 si prospetta un ulteriore calo di circa 4.800 persone. A questo si deve aggiungere uno squilibrio tra nuove e vecchie generazioni, dovuto alla combinazione dell’aumento della longevità e di una fecondità costantemente bassa. Secondo elaborazioni su dati Istat, la quota di popolazione con 65 anni e oltre passerà dal 25,79% nel 2025 al 34,13% nel 2040, con una crescita costante (28,36% nel 2030 e 31% nel 2035). Tra il 2023 e il 2040, il numero di over 65 passerà da 30.725 a 39.705 persone (+29,23%), mentre la popolazione residente complessiva diminuirà del 5,53%. Riguardo ai caregiver – ossia persone che, in modo non professionale, assistono un familiare non autosufficiente – i dati fanno emergere che nel 2017, solo 3 caregiver avevano richiesto un sostegno finanziario; il numero è cresciuto progressivamente fino a raggiungere 60 nel 2023 e 71 nel 2024. La spesa totale è passata da valori minimi nel 2017 a 872mila 939 euro nel 2024 ed erogata tramite fondi statali destinati a caregiver familiari di soggetti con disabilità gravissime e a interventi assistenziali per disabilità gravi e gravissime.»
«La trasformazione demografica della regione, segnata da un progressivo invecchiamento della popolazione, richiede quindi un rafforzamento delle politiche per la non autosufficienza, con particolare attenzione anche ai caregiver – ha aggiunto -. Rilevo per altro che, negli ultimi 2 anni, il legislatore nazionale ha costruito un corpus di norme, ispirate all’articolo 3 della Costituzione, che accrescono il diritto positivo a favore delle persone con disabilità. Con la nostra proposta, vogliamo che la Regione riconosca e valorizzi il ruolo centrale dei caregiver familiari, sottolineandone il valore sociale ed economico, integrandoli nella rete dei servizi socio-sanitari e garantendo loro uno status specifico con diritti propri. Sono previste risorse, percorsi formativi, supporto psicologico, agevolazioni lavorative e riconoscimenti formativi per i caregiver. Il loro coinvolgimento nei progetti di assistenza è attivo e formale, e il riconoscimento ufficiale del ruolo avviene tramite attestazione regionale. La nostra proposta disciplina anche le modalità di cessazione del ruolo e ne assicura la valorizzazione sul piano personale e professionale.» La Consigliera ha anche annunciato il deposito di tre emendamenti, frutto del confronto in Commissione con alcune associazioni, per riconoscere la figura dei giovani, garantire pari dignità ai genitori caregiver e introdurre una clausola valutativa per monitorare l’attuazione della legge.
Il dibattito in Aula
Il capogruppo Andrea Manfrin, anticipando il voto di astensione della Lega Vda, ha definito il caregiver «il cuore pulsante del nostro sistema di assistenza socio-sanitaria che garantisce il necessario supporto fisico e psicologico. Il suo lavoro è un pilastro invisibile della nostra società e questa proposta di legge si pone l’obiettivo sicuramente lodevole di valorizzare questa figura. Tuttavia il testo presentato è stato oggetto di severe osservazioni da parte delle associazioni e dei portatori di interesse che hanno denunciato mancanza di chiarezza sulla platea dei beneficiari e sulla modulazione dei criteri sull’intensità di cura. Altro nodo è l’assenza di dati regionali sui caregiver, indispensabili per allocare risorse. È stato valutato negativamente anche l’approccio assistenzialista, basato sul modello di “cura” anziché sull’inclusione sociale che rischia di isolare ulteriormente disabili e caregiver. La mancanza di sostegni economici diretti (contributi previdenziali, prepensionamento) e l’esiguità dei fondi previsti (460mila euro per il triennio) sono considerati limiti gravi. La proposta ha intenti lodevoli, ma le criticità emerse richiedono una revisione approfondita. Servono definizioni chiare, dati certi, risorse adeguate e un allineamento alle direttive nazionali per non tradire le aspettative di chi vive ogni giorno il ruolo di caregiver.»
Il vicecapogruppo di FI, Mauro Baccega, annunciando il voto di astensione di Forza Italia, si è chiesto: «È proprio questo il percorso che vogliono le nostre famiglie? Questa proposta di legge tratta del progressivo invecchiamento della popolazione, ma non è sufficiente a soddisfare i bisogni complessivi delle famiglie: le sollecitazioni che abbiamo avuto in Commissione richiedono una più attenta valutazione delle diverse situazioni, sia pratiche sia psicologiche. C’è la necessità di fare un approfondimento su tutti gli ambiti delle politiche sociali – invecchiamento, disabilità, salute mentale – per avere un quadro aggiornato chiaro dei caregiver per poi predisporre una legge che soddisfi tutte le problematiche delle famiglie.»
«La proposta di legge, presentata a luglio 2024, voleva accendere i riflettori sul caregiver, figura di fondamentale importanza che è spesso ancora trascurata – ha detto la consigliere Chiara Minelli (PCP) -. Non si è ancora riusciti ad addivenire a una legge nazionale organica che valorizzi adeguatamente il caregiver, mentre già nel 2002 la Lombardia e nel 2014 l’Emilia-Romagna hanno approvato delle leggi specifiche e il Lazio ha adottato varie delibere in materia. La nostra legge introduce una serie di principi fondamentali, una base da cui partire perché la situazione in Valle d’Aosta è più preoccupante che in altre regioni: pensiamo solo all’indesiderato primato in capo alla nostra regione che riguarda l’invecchiamento della popolazione. La maggioranza delle persone non autosufficienti è in carico alle famiglie – che sono il vero welfare – e, prevalentemente, in carico alle donne, mentre la politica ancora langue. Ci siamo attivate per porre rimedio alle criticità evidenziate dalle associazioni di categoria presentando una serie di emendamenti che vanno incontro a quanto da loro rappresentato. Riteniamo che non votare questa legge, che poteva essere emendata, significhi non cogliere una opportunità perché la revisione della legge regionale n. 14/2008 è ancora in alto mare e non sarà di certo approvata in questa Legislatura. Si blocca un percorso che, per ripartire, impiegherà un dispendio di tempo prezioso che la Valle d’Aosta non può permettersi.»
L’assessore alla sanità e politiche sociali, Carlo Marzi, ha convenuto sul fatto che il caregiver sia «una figura sempre più centrale nell’ambito dell’inclusione, della disabilità e dell’assistenza agli anziani, specie in un contesto di crescente invecchiamento della popolazione e di pressione sul sistema sanitario. Ad oggi manca ancora una legge nazionale quadro che ne disciplini diritti, tutele e sostegni, anche se il dibattito parlamentare è attivo e sono state presentate varie proposte. La Valle d’Aosta sostiene da anni almeno i caregiver delle persone con disabilità, grazie anche al Fondo per la non autosufficienza, riconoscendo contributi mensili da 400 a 2.000 euro in base alle condizioni delle persone assistite. Nel 2024 sono stati supportati 70 caregiver di persone con disabilità per un totale di oltre 862.700 euro, e sono state offerte attività formative a loro dedicate. A livello nazionale, il decreto legislativo 29/2024 ha riconosciuto il valore sociale ed economico del caregiver per le persone anziane. Ora occorre allineare questa figura anche con le politiche sulla disabilità, uniformando le procedure di riconoscimento con la riforma in corso. La nostra Regione ha già avviato un percorso partecipato di revisione della legge regionale 14/2008, assieme alla 11/1999, in linea con i principi della riforma nazionale e con il progetto di vita personalizzato per le persone con disabilità: in questo percorso intendiamo trattare il tema del caregiver familiare in quanto parte integrante di questo sistema. Per evitare frammentazioni e garantire coerenza tra le diverse normative, riteniamo più efficace attendere l’evoluzione della normativa nazionale, pur riconoscendo il ruolo fondamentale del caregiver. Pertanto, al momento, non sussistono le condizioni per approvare la proposta di legge in esame.»
«È surreale che una maggioranza che si definisce “autonomista” debba sempre aspettare le norme nazionali e anche questa norma è rimandata alla prossima Legislatura – ha replicato la capogruppo Erika Guichardaz (PCP) -. La carenza dei servizi e i dati sull’invecchiamento rendono importante dare una risposta ad una tematica sempre più rilevante della nostra società.»
«Stiamo attraversando situazioni complesse dal punto di vista demografico e non solo ci impongono di fare delle valutazioni sulla figura del caregiver familiare che interpellano la nostra capacità di organizzare in modo ottimale la capacità di assistenza e cura della nostra regione – ha affermato il capogruppo di RV, Stefano Aggravi -. Avremmo auspicato una maggiore attenzione e più tempo dedicato in quinta Commissione per arrivare a un testo il più possibile condiviso e completo anche valorizzando meglio le misure già oggi esistenti nel nostro ordinamento regionale in materia di assistenza sociale. Riteniamo, comunque, che ogni sforzo utile a sostenere chi quotidianamente si prende cura di un familiare fragile meriti appoggio e rispetto e per questo motivo esprimiamo voto favorevole alla proposta di legge.»
Interrogazioni a risposta immediata
Realizzazione di una struttura scolastica a valenza sportiva nei comuni di Saint-Vincent e Châtillon
La realizzazione di una struttura scolastica a valenza sportiva è stata al centro di un’interrogazione a risposta immediata presentatadal gruppo Rassemblement Valdôtain.
Il capogruppo Stefano Aggravi ha richiamato l’Assestamento 2025 della Regione all’esame della seconda Commissione, nel quale «viene indicato un contributo straordinario di 500mila euro al Comune di Pont-Saint-Martin per l’acquisizione di uno studio di fattibilità per la realizzazione di una scuola a indirizzo sportivo. La notizia ha colto di sorpresa i Sindaci dell’Unité des Communes Mont-Cervin, anche perché nel 2022 erano stati ascoltati in Commissione proprio per valutare la possibilità di realizzare una struttura scolastica a valenza sportiva a Saint-Vincent o a Châtillon. Chiediamo quindi se, nell’ambito della programmazione educativa e infrastrutturale, sia mai stata presa in considerazione l’ipotesi di collocarla in questi due comuni, anche alla luce delle caratteristiche territoriali, logistiche e delle potenzialità offerte dal contesto locale.»
«Nel corso delle Legislature passate sono state fatte scelte di accentramento nei poli di Aosta e Verrès lasciando scoperti altri territori – ha affermato l’assessore al sistema educativo, Jean-Pierre Guichardaz -. Noi abbiamo recentemente avuto un incontro con gli amministratori di Saint-Vincent e ci confronteremo poi anche con quelli dell’Unité per verificare la disponibilità di attivare percorsi decentrati di informazione superiore. Quando questa opzione sarà fattibile ci attiveremo per coinvolgere anche altri partner del territorio: l’Ipra e il Grand Hôtel Billia, con cui già in passato avevamo avviato relazioni e protocolli di collaborazione e anche due istituzioni formative di livello internazionale come l’École hôtelière di Losanna e l’Institut Paul Bocuse di Lione, oggi Institute Lyfe. L’idea è quella di verificare la realizzazione progressiva di un’offerta di alta formazione coerente con la vocazione turistica e alberghiera della media Valle, partendo da un master in ambito economico e manageriale che rappresenti un’opportunità attrattiva e professionalizzante, fino ad arrivare a un percorso più strutturato e duraturo. Un progetto come questo richiede anche un ragionamento di tipo politico e istituzionale più ampio, che coinvolga anche l’Assessorato ai lavori pubblici, per gli immobili regionali, e l’Assessorato al turismo, sport e commercio che ha competenza diretta sull’Ipra, la Giunta e la maggioranza. L’esperienza in corso a Pont-Saint-Martin ci aiuta quindi ad aprire un ragionamento che non vuole trascurare nessun territorio, ma che intende anzi valorizzare le potenzialità esistenti per costruire nuove opportunità per i giovani e per il sistema educativo.»
«Quindi i fondi stanziati nell’assestamento saranno convogliati a Pont-Saint-Martin – ha replicato il capogruppo Aggravi -. In compenso, avete avuto incontri con gli amministratori di Saint-Vincent e ci dite che quando i tempi saranno maturi farete la dovuta pianificazione. Un iter procedurale davvero bizzarro e insolito: di solito prima si pianifica e poi si stanzia. Tutto questo ci lascia molto perplessi.»
Chiusura al traffico strade Quartiere Cogne
Lega Vallée d’Aoste ha illustrato un’interrogazione a risposta immediata sui disagi derivanti dalla chiusura al traffico di alcune strade del quartiere Cogne di Aosta.
«Al quartiere Cogne sono ripresi i lavori per il rialzamento della sede stradale al piano del marciapiede su tutta via Cavagnet, il che ha comportato la chiusura al traffico delle principali vie di accesso della zona – ha sottolineato il capogruppo Andrea Manfrin -. È stata anche imposta la chiusura di via Chamonin per i lavori di demolizione dei grattacieli. Dopo essere stati prigionieri per anni dei cantieri per l’efficientamento energetico, ora gli abitanti della zona si trovano al punto di partenza. Che cosa ha fatto Arer per ridurre al minimo tutti questi disagi?»
«Gli abitanti della zona, pur lamentando i disagi che, quando ci sono cantieri, sono inevitabili, stanno riconoscendo lo sforzo in atto per migliorare il volto del quartiere – ha premesso l’assessore ai lavori pubblici, Davide Sapinet -. Tra i lavori recentemente realizzati e quelli attualmente in corso, sono stati appaltati interventi per oltre 50 milioni di euro, provenienti da finanziamenti statali, dal Pnrr e da co-finanziamenti da parte di Regione, Comune e Arer. Sia le Amministrazioni coinvolte che Arer hanno cercato di limitare il più possibile i disagi in corso, mettendo in campo una serie di attività: programmazione in una prima fase di tutti i lavori sui fabbricati; trasformazione del doppio senso di marcia di via Liconi in senso unico con la realizzazione di posti auto a compensazione della riduzione dei posti auto sulle vie oggetto di lavori; suddivisione dei lavori sul comparto denominato ‘asse pedonale’, che comprende le vie Colonnello Alessi, Generale Chatrian e Maggiore Cavagnet, oltre alla piazza Soldats de la Neige, in 5 lotti di intervento, 3 dei quali con avvio prioritario e i 2 restanti da avviarsi solo a conclusione dei tre precedenti; riapertura temporanea di via Maggiore Cavagnet tra la conclusione della viabilità pedonale e l’asfaltatura dell’asse viario, attualmente in corso e che richiederà circa due settimane per la riapertura al traffico. Consapevole dei disagi, Arer ha inoltre dedicato particolare attenzione all’informazione agli utenti, programmando 5 incontri con la popolazione residente nel corso dei quali sono stati forniti tutti i riscontri del caso. Arer conferma che tutti gli interventi in corso di esecuzione e programmati dovranno essere conclusi entro il mese di aprile 2026, trattandosi di finanziamenti parzialmente rientranti nel Pnrr.»
«I disagi dovuti ai lavori o alla presenza di cantieri sono sicuramente stati messi in conto dagli abitanti della zona – ha osservato il capogruppo Manfrin -. Il punto non è fare i lavori, ma come farli. Servono una programmazione ragionata e una pianificazione intelligente che non impatti in maniera così pesante sugli abitanti del quartiere che oggi sono sottoposti a uno stillicidio di disagi. I fastidi sono comprensibili ma quando bisogna fare i conti con le impalcature che sbarrano le porte e oscurano le finestre, i parcheggi che scompaiono, le strade chiuse al traffico, la vita diventa davvero un percorso a ostacoli.»
Percorsi abilitanti per docenti
La questione dei percorsi abilitanti per i docenti valdostani è tornata all’attenzione del Consiglio attraverso due interrogazioni a risposta immediata, presentate dai gruppi Progetto Civico Progressista e Forza Italia, e un’interpellanza del gruppo Rassemblement Valdôtain, trattate congiuntamente.
Il consigliere di RV, Claudio Restano, ha illustrato le iniziative, anche a nome dei capigruppo di PCP, Erika Guichardaz, e FI, Pierluigi Marquis, che prendono spunto da una petizione firmata dagli insegnanti immatricolati ai percorsi abilitanti 30-36-60 crediti formativi universitari presso l’Università degli studi di Torino, con la quale chiedono l’intervento del Governo regionale per ottenere un appello tra il 27 e il 30 giugno prossimi per l’espletamento della prova finale.
Il consigliere Restano, richiamando una sua precedente iniziativa discussa lo scorso Consiglio, ha ricordato che «i corsi abilitanti in svolgimento presso l’Università degli studi di Torino, attraverso il consorzio Cifis, coinvolgono un numero significativo di docenti precari valdostani attualmente inseriti nella seconda fascia delle Graduatorie regionali per le supplenze (Grs), in attesa dell’abilitazione necessaria per accedere alla prima fascia. Ora, il termine ultimo per il conseguimento dell’abilitazione, requisito indispensabile per l’inserimento in prima fascia ai fini dell’assegnazione degli incarichi per l’anno scolastico 2025-2026, è fissato in via inderogabile al 30 giugno 2025. Il mancato conseguimento dell’abilitazione entro tale scadenza impedirà loro di partecipare alla scelta degli incarichi per l’anno scolastico 2025-2026, nonostante la regolare frequenza dei corsi. Altre Università hanno invece previsto la possibilità di sostenere la prova finale entro il 30 giugno, consentendo così ai propri iscritti di completare il percorso in tempo utile per l’inserimento nelle graduatorie. Ricordo che i docenti precari sono parte fondamentale del sistema scolastico regionale: ci chiediamo quindi se l’Assessore ritenga corretto e politicamente accettabile che vengano penalizzati rispetto a colleghi di altre regioni, per ragioni non imputabili alla loro volontà o impegno. Vorremmo anche conoscere le iniziative che sono state o si intendono adottare per rispondere al loro appello.»
L’assessore al sistema educativo, Jean-Pierre Guichardaz, ha ribadito che «la definizione dei concorsi per dirigenti scolastici e docenti, così come dei percorsi abilitanti, è competenza esclusiva dello Stato. La Regione Valle d’Aosta non ha alcun potere né sull’indizione né sull’organizzazione di questi percorsi. Se fossimo stati noi a decidere le tempistiche dei concorsi, avremmo senz’altro bandito quello per dirigenti scolastici prima dell’inizio dello scorso anno scolastico, così da avere i nuovi dirigenti già in servizio da settembre 2024. E invece, a causa dei ritardi a livello nazionale – malgrado le nostre reiterate sollecitazioni e interlocuzioni – l’avvio delle procedure concorsuali è stato posticipato. Ne consegue che solo dal prossimo anno scolastico potremo colmare i vuoti, dopo aver dovuto affrontare per mesi i problemi legati alle reggenze forzate e ai posti vacanti. Siamo quindi costretti, nostro malgrado, a gestire gli effetti di scelte e ritardi che non dipendono da noi.
Analoga è la situazione dei percorsi abilitanti per gli insegnanti: tempistiche, accessi e contenuti sono determinati a livello statale. Le università accreditate, tra cui l’Università di Torino tramite il consorzio Cifis, devono attenersi alle direttive ministeriali, senza autonomia sulle tempistiche o l’organizzazione delle prove. La Regione ha costantemente rappresentato le istanze del sistema scolastico valdostano, avviando già alla fine del 2024 interlocuzioni con i Ministeri competenti e gli Atenei, evidenziando criticità come i ritardi nei decreti attuativi e l’impatto sulle assenze del personale. In particolare, si è ribadita la necessità che tutte le Università – residenziali e online – adottassero criteri omogenei per evitare discriminazioni tra corsisti, concludendo i percorsi entro luglio per permettere l’inserimento tempestivo nelle graduatorie. È stato inoltre espresso il disappunto per il ritardo di Atenei come Torino o Pavia, che rischia di penalizzare i docenti valdostani rispetto a colleghi iscritti in altre sedi. La Regione ha continuato ad esercitare un ruolo attivo di vigilanza, anche in assenza di competenze formali, intervenendo prontamente sulla questione delle “prove intermedie” introdotte dall’Università di Torino, scrivendo al Cifis e ad altri soggetti istituzionali. L’azione politica e tecnica ha contribuito all’emissione di una nota esplicativa indirizzata ai corsisti. La Valle d’Aosta ha quindi svolto un ruolo di stimolo e tutela, in difesa del proprio sistema scolastico e dei lavoratori coinvolti. Voglio sottolineare che la data del 18 luglio 2025 non è un termine stabilito dalla Regione né dalle Università consorziate, bensì rappresenta una deroga nazionale concessa esclusivamente ai vincitori di concorso per concludere il percorso abilitante in forma accelerata. Le deroghe alle date sono state fornite dai Ministeri alla Conferenza dei Rettori: se non fosse arrivata l’autorizzazione qualche giorno fa non si sarebbe potuto fare niente.
Inoltre, la Regione ha messo in campo anche misure concrete per sostenere i docenti valdostani impegnati nei percorsi: la concessione di permessi retribuiti per motivi di studio, l’attivazione di borse di studio a copertura totale o parziale dei costi dei percorsi, l’accoglimento delle principali istanze sindacali, una collaborazione continua tra Assessorato, Sovrintendenza agli studi, Università della Valle d’Aosta, dirigenti scolastici e insegnanti.»
La capogruppo Erika Guichardaz ha commentato: «In tutta questa attività profusa dall’Assessorato, ci sono due desaparecidos: i parlamentari valdostani. Ci aspettavamo che si facessero parte attiva a livello nazionale, sollecitati anche dall’Assessore, affinché la disparità evidenziata nella petizione non fosse perpetrata, perché entrare in prima fascia per i precari è vita.»
«Ritenevamo che quella degli insegnanti fosse una richiesta legittima – ha evidenziato il capogruppo Marquis -: ora spiace sapere che alle loro aspettative non sarà data risposta entro i termini previsti per l’iscrizione alle graduatorie regionali.»
Il consigliere Restano ha aggiunto: «I termini imposti dal Ministero non impediscono di organizzare gli esami prima del 30 giugno. Secondo noi non è stato fatto tutto il possibile, soprattutto in virtù del fatto che nel CdA dell’Università della Valle d’Aosta siedono sia il Presidente della Regione che l’Assessore al sistema educativo. L’obiettivo era quello di ottenere gli esami entro il 30 giugno: ciò non è avvenuto e questo fallimento è dell’Assessore, che non deve dare la colpa all’Università.»
Interrogazioni
Progetto per la scuola di Arnad
La ricostruzione della scuola dell’infanzia e di quella primaria di Arnad è stata affrontata con un’interrogazione presentata dal gruppo Forza Italia.
«Il Comune di Arnad necessita di una nuova struttura scolastica per garantire spazi adeguati e sicuri – ha affermato il consigliere Christian Ganis -: l’idea è quella di un progetto di demolizione e ricostruzione per realizzare un edificio moderno e funzionale. Sono emerse varie stime dei costi compresi tra i 9 e gli 11 milioni di euro. Risulterebbe che la Regione abbia previsto un contributo di 8 milioni nell’ambito di un prossimo assestamento di bilancio. La procedura per l’affido della redazione dei vari progetti è già stata avviata ed eventuali ritardi nella realizzazione dell’opera potrebbero avere impatti significativi sull’organizzazione didattica. Chiediamo quindi di conoscere: lo stato di avanzamento del progetto, il cronoprogramma per l’avvio e la conclusione dei lavori e se si prevedono cause di ritardi.»
L’assessore al sistema educativo, Jean-Pierre Guichardaz, ha riferito «le informazioni fornite dall’Ufficio tecnico comunale che, con mail del 10 giugno scorso, ha comunicato che il 6 giugno è scaduto il termine per la presentazione delle offerte per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura (che riguardano la redazione del progetto di fattibilità tecnica-economica, della progettazione esecutiva, del coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, della direzione, assistenza, misura e contabilità lavori) per l’intervento di realizzazione della scuola dell’infanzia e primaria, da affidare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, trattandosi di opere il cui importo è superiore alla soglia comunitaria. Tenuto conto che non è ipotizzabile ad oggi il termine per la conclusione della procedura di affidamento dei servizi di ingegneria e architettura, il cronoprogramma è definito in via presuntiva nel Documento di indirizzo alla progettazione, dal quale emerge che la durata dei lavori è stata stimata in circa due anni.
L’unica criticità emersa ad oggi è scaturita da problematiche riguardanti il sistema PlaceVdA che, da quanto mi è stato riferito, ha impedito a diversi operatori economici concorrenti di presentare offerta entro i termini stabiliti dal bando di gara, come risulta dalle diverse comunicazioni a mezzo mail ricevute per conoscenza dal supporto Cuc e che il responsabile della procedura di gara sta valutando.»
«È vero che si tratta di una infrastruttura comunale e non regionale – ha replicato il consigliere Ganis -, ma purtroppo abbiamo più volte constatato che i ritardi nella progettazione e nella realizzazione di strutture scolastiche o sportive impattano significativamente sui costi. Contiamo di approfondire ulteriormente questo tema.»
Palazzo Cogne
Rassemblement Valdôtain ha interrogato il Governo sull’avanzamento delle attività di valorizzazione del Palazzo Cogne di Aosta.
Dopo aver ricordato una precedente iniziativa consiliare del mese di novembre 2024 sullo stato degli investimenti destinati all’immobile regionale per la realizzazione di uno studentato-residenza universitaria, il capogruppo Stefano Aggravi ha chiesto di conoscere a che punto siano le procedure.
L’assessore ai beni e alle attività culturali, Jean-Pierre Guichardaz, ha riferito che «a seguito della conclusione delle procedure tecnico-amministrative che hanno consentito di rendere l’intervento conforme al vigente strumento urbanistico e, verificata la presenza di tutti presupposti necessari, a fine dicembre 2024 la Giunta ha approvato una delibera con cui ha dichiarato di pubblico interesse la proposta di valorizzazione del patrimonio immobiliare regionale, presentata dalla società Ream Sgr (Real estate asset management spa) di Torino. La riqualificazione di Palazzo Cogne prevede la costituzione del “Fondo Emilius” al quale sarà trasferito il diritto di superficie del bene da destinare, previa ristrutturazione, prevalentemente a studentato universitario. È in fase di conclusione la messa a punto della documentazione di gara, necessaria per la pubblicazione della procedura aperta per la selezione della società di gestione del risparmio a cui affidare la costituzione e gestione del fondo immobiliare.»
«Abbiamo seguito sempre con attenzione la questione legata al Palazzo Cogne – ha ricordato il capogruppo Aggravi -. Apprendiamo che l’iter procede e sarà realizzata la procedura aperta per la selezione della società. Proseguiremo a monitorare l’evoluzione della situazione.»
Combats des reines
Con un’interrogazione, il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha posto l’attenzione sull’esigenza di garantire una corretta divulgazione dell’origine secolare dei Combats de reines.
Il vicecapogruppo Erik Lavy ha evidenziato «l’importanza di chiarire che questa tradizione non può essere paragonata alle corride spagnole e non comporta nessuna forma di maltrattamento animale, essendo fondata sul confronto naturale tra bovine.» Ha quindi chiesto «quali siano le azioni e le campagne di sensibilizzazione studiate con l’Association régionale Amis des Batailles de reines per spiegare e valorizzare la tradizione storica dei Combats agli studenti e al pubblico.»
L’assessore alle risorse naturali, Marco Carrel, ha evidenziato che «l’Assessorato sostiene convintamente la tutela e la valorizzazione delle tradizioni rurali locali, in particolare i Combat de reines, che sono l’espressione del profondo legame tra comunità, territorio e cultura zootecnica. Il supporto si concretizza ogni anno mediante contributi pubblici, per un totale complessivo di 182mila euro, così ripartiti: 135mila euro all’Association régionale Amis des Batailles de reines, 27mila euro all’Association Compagnons des Batailles de modzon e 20mila euro al Comité des Batailles des chèvres, a cui si aggiungono 18mila euro destinati al confronto interregionale con il Piemonte. I contributi coprono anche le spese di promozione, fondamentali per accrescere la conoscenza di queste manifestazioni, sia a livello locale che nazionale. I Combat, grazie anche alla continua attività di sensibilizzazione, non sono più solo eventi agricoli, ma sono divenuti un motore turistico capace di attrarre pubblico e giovani, sia spettatori sia allevatori. Questi ultimi rappresentano il futuro della zootecnia valdostana, e la loro partecipazione attiva rafforza il senso di appartenenza e la trasmissione intergenerazionale delle competenze rurali. L’aiuto regionale comprende anche la realizzazione di piani di comunicazione, dalla gestione dei contenuti per stampa, radio e Tv, fino alla produzione di video e alla gestione del canale YouTube dedicato. A questo si affiancano iniziative promozionali dirette, come la brochure Agricult – ormai giunta alla terza edizione – che rappresenta, nelle mie intenzioni, una vetrina completa delle attività agricole e zootecniche sostenute dall’Assessorato, inclusi i Combat. Ulteriori momenti di promozione sono rappresentati dalla partecipazione a fiere e manifestazioni, come la Foire de Saint-Ours, Vache en Piste à la Roche-sur-Foron (marzo 2025), e la prima edizione dell’Inarpa a Valtournenche, organizzata con il Comune e l’Associazione Arev, conclusasi con appassionanti Combat finali. Va ribadito infine che in tutte le campagne comunicative è sempre sottolineato che i Combat non comportano maltrattamento animale: si tratta di competizioni spontanee e incruente, frutto del comportamento naturale delle bovine nel definire la gerarchia all’interno della mandria. L’impegno dell’Assessorato in questo ambito si manifesta quindi in modo coerente e integrato, sia con il sostegno economico diretto ai Combat sia con una strategia di promozione culturale e rurale.»
Il vicecapogruppo Lavy ha replicato: «Promuovere le manifestazioni è importante, ma è cosa ben diversa dal sensibilizzare un pubblico che non ha alcun legame con il mondo agricolo. Occorre una vera strategia comunicativa capace di attrarre nuovi pubblici e superare pregiudizi sempre più diffusi verso il contesto dell’allevamento. Spesso non ci rendiamo conto che, al di fuori della Valle – ma anche ad Aosta stessa – sta crescendo un atteggiamento che non è semplice disinteresse, ma una forma di ignoranza diffusa: chi non conosce le Batailles de reines, e non ha voglia di approfondirle, finisce per considerarle eventi violenti o cruenti. Per questo sarebbe fondamentale che anche i canali social valdostani coinvolgessero persone competenti, capaci di raccontare con autorevolezza e passione cosa rappresenta davvero questa tradizione secolare. Solo così potremo contrastare una narrazione distorta e preservare un patrimonio culturale che rischia altrimenti di essere frainteso, svalutato e, col tempo, cancellato.»
Voce di colori
L’apertura del centro “Voce di colori” per l’orientamento e il supporto ai cittadini stranieri è stata oggetto di un’interrogazione del gruppo Lega Vallée d’Aoste.
«Questo nuovo centro ha il compito di aiutare i cittadini stranieri nel disbrigo di numerose pratiche come, ad esempio, il rilascio e il rinnovo di documenti, l’acquisizione della cittadinanza, l’accesso alla scuola, alla formazione e ai corsi di lingua italiana, l’inserimento lavorativo, la tutela della salute e la ricerca di una casa – ha affermato il capogruppo Andrea Manfrin -. Anche i cittadini italiani sono interessati a ricevere analogo supporto e non capiamo perché il centro appena aperto sia riservato solo agli stranieri. Chiediamo quindi quali siano i costi dell’attività; quali le valutazioni che hanno portato all’apertura di un centro riservato agli stranieri; se sia stata parimenti valutata, garantendo la parità di condizione, l’apertura di un centro per i cittadini italiani.»
L’assessore alle politiche sociali, Carlo Marzi, ha premesso che «l’accesso ai servizi socio-sanitari e sociali è garantito a tutti i cittadini valdostani attraverso ben otto Punti unici di accesso (Pua) di Aosta, Morgex, Châtillon, Villeneuve, Verrès, Gignod, Donnas e Nus. Gli sportelli forniscono gratuitamente informazioni, orientamento e, se necessario, avviano la presa in carico sociale, in connessione con i servizi territoriali. I cittadini possono rivolgersi ai Pua direttamente, in base alla propria residenza anagrafica; contattando il numero verde 800066214, (dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 16.30); tramite mail a info.pua@regione.vda.it. Il servizio funziona bene e da tempo e consente di fornire un supporto a tutti i cittadini presenti sul territorio valdostano. Abbiamo affidato il servizio “Voce di Colori”, dedicato agli stranieri, per garantire la continuità del servizio a cui lo Stato, e quindi il Governo, ha già destinato apposite risorse per un importo di affido di 66.200 euro per il 2025 e 79.500 per il 2026. L’esperienza consolidata nei servizi alla popolazione ha evidenziato l’opportunità di un servizio speciale rivolto ai cittadini stranieri in considerazione della diversità delle pratiche amministrative e dei diversi percorsi migratori e diverse lingue parlate delle persone alle quali lo sportello è dedicato. La Regione, in raccordo con i Pua e i servizi sociali territoriali, ha scelto di dare continuità allo sportello “Vivere in Valle d’Aosta”, già attivo negli anni scorsi grazie a progettualità finanziate dal Ministero dell’interno.»
«Se il servizio dei Pua è destinato a tutti i cittadini che bisogno c’era di realizzarne uno apposta per gli stranieri? – si è chiesto il capogruppo Manfrin -. A questi punti possono rivolgersi tutti mentre al nuovo centro solo gli stranieri! Avete speso 150mila euro di soldi pubblici per dare un servizio che esclude espressamente i valdostani che hanno lo stesso diritto di ricevere un supporto qualificato e specifico per trovare una casa, un lavoro e avere assistenza nel campo della salute. Questo atto va a discapito della comunità valdostana: i servizi, soprattutto in questo periodo di forte crisi, devono essere patrimonio di tutti e non solo degli stranieri.»
Canile-gattile regionale
Con un’interrogazione, il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha chiesto aggiornamenti sulla procedura di affido del servizio di gestione del canile/gattile regionale.
Il Consigliere Paolo Sammaritani ha chiesto se la procedura sia terminata, a quale soggetto economico sia stata affidata e con quali conseguenze sul personale impiegato dal precedente gestore.
L’assessore alle politiche sociali, Carlo Marzi, ha riferito che «il 19 maggio scorso, a seguito di gara pubblica svolta dalla Centrale unica di committenza regionale, è stato aggiudicato il servizio di gestione del canile e gattile regionale, rispettando quindi tempi e scadenze per uno spazio pubblico così importante per i nostri amici animali. A nome di tutta l’Amministrazione regionale, desidero rivolgere un sentito ringraziamento all’associazione Avapa per l’impegno e la dedizione dimostrati in questi oltre 35 anni di gestione del canile e gattile regionale, perché il lavoro svolto è stato, per tutta la comunità valdostana, un punto di riferimento diretto a garantire il benessere degli animali bisognosi e il recupero dei cani vaganti, assicurandone la migliore accoglienza e cura nella struttura regionale. In tal senso, siamo dispiaciuti che l’associazione non abbia partecipato alla gara pubblica.
Il servizio è stato affidato all’aggiudicatario Consorzio Coob, impresa sociale. Per la gestione del servizio l’aggiudicatario si avvarrà della Consorziata Cooperativa sociale Melograno, con una comprovata esperienza nella gestione di canili. Nelle scorse settimane, la struttura competente dell’Assessorato ha avuto modo di incontrare, in diverse occasioni, sia i rappresentanti della Cooperativa Coob che della consorziata Melograno. I futuri gestori hanno inoltre già incontrato i rappresentanti degli enti coinvolti a vario titolo nella gestione del canile/gattile regionale e nel controllo del randagismo, quindi l’Azienda Usl, il Celva, il Corpo forestale e l’Assessorato opere pubbliche. I futuri gestori si sono posti in maniera aperta e collaborativa e per facilitare il passaggio di consegne, la Struttura regionale competente ha svolto un incontro presso la sede del canile con il futuro gestore, l’attuale gestore Avapa – che ringraziamo per aver collaborato nel passaggio di consegna – e l’Azienda Usl. In un successivo incontro, il personale della Cooperativa Melograno ha voluto incontrare tutte le associazioni animaliste presenti sul territorio regionale. L’Assessorato sta predisponendo la documentazione per la sottoscrizione del contratto che verrà firmato la seconda metà di luglio, secondo i termini previsti. In ogni caso è già stato richiesto l’avvio anticipato delle attività, al primo di luglio, in modo da garantire la continuità del servizio.
Con la conclusione della sua gestione, Avapa ha dovuto interrompere la collaborazione col proprio personale impiegato presso la struttura. Tuttavia, nel nuovo Capitolato speciale di appalto è stata inserita una clausola sociale che prevede il possibile riassorbimento del personale già operante, e su cui intendiamo esercitare una costante vigilanza. Il Consorzio attualmente aggiudicatario ha già manifestato l’intenzione di confermare l’occupazione della maggior parte dei lavoratori presenti nella struttura. Sono in corso, infatti, verifiche con le organizzazioni sindacali e colloqui individuali con il personale, che potrà decidere se proseguire o meno l’attività con il nuovo gestore. Parallelamente, sono in fase di predisposizione i documenti finalizzati a garantire la continuità della presenza dei volontari nel canile/gattile, nel rispetto delle norme in ambito di sicurezza, da sottoporre poi alle associazioni animaliste.»
Il consigliere Sammaritani, nella replica, ha osservato: «Sappiamo che si tratta ancora di una situazione in divenire, con il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo gestore. Quello che ci ha preoccupato è che siano già usciti articoli di giornali in cui si ipotizza la perdita di posti di lavoro. Secondo noi non era opportuno procedere con una gara come è stato fatto: oggi, con la Cooperativa sociale toscana, si allontana la gestione dalla nostra regione. Non siamo autarchici, ma riteniamo che Avapa abbia svolto egregiamente il proprio lavoro per oltre trent’anni e non ci sembrava il caso di fare questo cambio di orizzonte.»
Con un’interrogazione del gruppo Lega Vallée d’Aoste è stato affrontato il tema dell’attivazione dei servizi sociali.
La consigliere Raffaella Foudraz ha riferito di essere venuta a conoscenza di «potenziali criticità nell’attivazione di questi servizi» e ha chiesto «se gli uffici dell’Assessorato dispongano di un protocollo con le relative tempistiche di intervento e presa in carico della problematica da adottare a seguito di segnalazioni che richiedono l’intervento dei servizi sociali nei confronti dei cittadini.»
L’assessore alle politiche sociali, Carlo Marzi, ha riferito che «attualmente risultano attive circa 4.500 cartelle sociali sul territorio valdostano, per un totale stimato di oltre 10mila persone in carico, pari a circa il 10% della popolazione residente: dato che testimonia il notevole impegno e la rilevanza del lavoro svolto quotidianamente dai servizi sociali a tutela delle fasce più fragili della comunità. Le tempistiche di presa in carico dipendono dalla tipologia di segnalazione pervenuta. Le segnalazioni da parte delle forze dell’ordine sono trattate entro un tempo massimo di una settimana; per i provvedimenti formali dell’Autorità giudiziaria i servizi sociali procedono con una presa in carico immediata; i cittadini valdostani che si rivolgono autonomamente ai Puniti unici di accesso vengono accolti e ascoltati nell’ambito dello sportello: qualora emerga la necessità di un intervento professionale strutturato, l’utente viene indirizzato all’assistente sociale di riferimento; per le situazioni a carattere emergenziale, la Regione ha attivato un servizio di Pronto intervento sociale, garantendo risposte tempestive: in orario di sportello tramite i Pua; fuori orario attraverso operatori professionali appositamente incaricati. Vi è poi la presa in carico multidimensionale e l’integrazione con altri servizi. In molte situazioni, la complessità dei bisogni delle persone richiede una presa in carico integrata che coinvolge più servizi specialistici del sistema sanitario e socio-sanitario regionale. Proprio nell’ottica di offrire un servizio più efficace, coordinato e rispondente alle esigenze delle persone, sono attualmente in corso di elaborazione specifici protocolli operativi e flussi di collaborazione con il Dipartimento di salute mentale, il Servizio per le dipendenze e la neuropsichiatria infantile. Con il Servizio di psicologia ci sono già dei protocolli vigenti e una stretta collaborazione, soprattutto nell’area minori.»
«Abbiamo ricevuto ripetute segnalazioni di cittadini e volevamo sapere se avevate un protocollo per rispondere tempestivamente alle necessità di persone che si trovano in situazioni di bisogno e di fragilità – ha ribadito la consigliere Foudraz -. L’intervento dell’assistente sociale dovrebbe realizzarsi in tempi idonei a garantire la dignità e la tutela della persona che chiede aiuto scongiurando un peggioramento della situazione. Tutti gli attori in causa devono quindi essere in grado di coordinarsi tra loro per definire in tempi rapidi quali sono le azioni da attuare tempestivamente. L’efficienza e l’efficacia della pubblica amministrazione sono importanti a maggior ragione quando si tratta di persone fragili.»
Il gruppo Forza Italia ha anche chiesto motivi del mancato accordo con lo Stato per la presenza di posti riservati ai candidati della regione nel concorso per la Guardia di Finanza.
Le altre interrogazioni del gruppo Lega Vallée d’Aoste erano : ricorso della Regione in Cassazione sulla sentenza della Corte d’appello per il risarcimento del danno per la reiterazione di contratti a tempo determinato di un docente; convegno organizzato dalla Consigliera di parità sul congelamento dei gameti.
Il gruppo Misto si voleva occupare delle possibili soluzioni alternative allo stazionamento dei mezzi pubblici in prossimità della rotatoria della stazione ferroviaria e chiede conto dei risultati dei controlli dell’Arpa sulle emissioni elettromagnetiche nelle scuole.
Il gruppo Progetto Civico Progressista aveva proposto nove interrogazioni: adozione di misure idonee a risolvere le criticità della Casa circondariale di Brissogne; prospettive della sede regionale dell’Inps; interlocuzioni con il Governo italiano per calendarizzare l’approvazione della norma di attuazione sulle concessioni di derivazione d’acqua; copertura delle sedi vacanti dei dirigenti scolastici per il prossimo anno scolastico; lavori di ripristino ambientale per consentire l’accesso alla località Pian della Cretetta a Cogne; stato dell’arte dell’edificio polifunzionale alla Platta de Grevon di Pila; aggiornamenti sulla costituzione di Comunità energetiche rinnovabili; attività di coordinamento dell’organizzazione dei servizi mortuari svolte dalla Regione; cronoprogramma per la realizzazione di un ente regionale per la gestione dei servizi alla persona.
Rassemblement valdôtain ha interrogato il governo sulle azioni conseguenti all’approvazione di un ordine del giorno sulla norma di attuazione per il trasporto dell’energia elettrica.
Interpellanze
L’interpellanza del gruppo Forza Italia e riguardavano la presentazione in Commissione del progetto aggiornato del tratto Quart/Aosta della strada statale 26.
Il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha presentato dodici interpellanze: avvio di interlocuzioni con la Società di Servizi Valle d’Aosta per garantire la continuità didattica degli alunni con disabilità; estensione del valore del voucher per agevolare l’accesso ai servizi di conciliazione alle famiglie con più figli con disabilità; ricostituzione dell’Osservatorio in materia di edilizia e urbanistica; tempistiche per la messa in sicurezza dei torrenti Biolley e Verney a Fontainemore; risultati del nuovo sistema di raccolta rifiuti nelle Unités Valdigne-Mont-Blanc e Grand-Paradis; soluzione delle criticità del servizio di gestione e ricarica delle bombole di ossigeno medicale; decadenza dell’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica adibiti ad attività penalmente rilevanti; verifica della composizione delle Commissioni medico legali per l’accertamento dell’invalidità civile; realizzazione della stanza multisensoriale alla casa di riposo JB Festaz; messa a disposizione presso il servizio del sollievo di posti effettivi e fruibili da tutti; sviluppo della proposta progettuale sull’utilizzo di Maison équipée di Saint-Marcel e l’integrazione con il progetto Dopo di noi; predisposizione di un disegno di legge sulla prevenzione della morte cardiaca improvvisa giovanile.
Il gruppo Misto ha depositato due interpellanze: intenzioni della Regione in merito all’analisi degli impatti prodotti dal Climat change sul territorio valdostano; disservizi della rete acquedottistica e azioni per la diminuzione dei costi di depurazione delle acque.
Le interpellanze del gruppo Progetto Civico Progressista erano su: esternalizzazione dei servizi antincendio all’aeroporto Corrado Gex; tutela delle imprese commerciali e agricole attive nel settore della cannabis light; salvaguardia delle aziende metalmeccaniche; manutenzione del forno crematorio e costruzione di un nuovo impianto; soluzioni alle problematiche della Fondation Grand Paradis; avvio di un tavolo di lavoro con le associazioni dei consumatori sui progetti di prevenzione odontoiatrica; implementazione del sistema di disdetta informatizzata di prestazioni sanitarie; soluzione delle criticità per l’espletamento dei concorsi dell’Ausl; monitoraggio e prevenzione della dipendenza dalle droghe di nuova generazione.
Il gruppo Rassemblement valdôtain ha iscritto otto interpellanze: rimedi al mancato proseguimento del contratto di lavoro a tempo determinato di educatori e operatori di sostegno fino al termine della scuola dell’infanzia; attivazione di una sessione d’esame abilitante per i docenti valdostani entro il 30 giugno all’Università degli studi di Torino; stabilizzazione del personale impiegato per la gestione del Pnrr; riduzione della quota dei rifiuti inerti conferiti fuori regione; miglioramento della raccolta differenziata e del riciclo della carta; realizzazione di un marciapiede e di una rotonda nel tratto di strada tra via delle Betulle e viale Gran San Bernardo ad Aosta; sperimentazione delle portate di deflusso minimo vitale nelle opere di presa delle centrali idroelettriche di Nus e Champdepraz; misure a sostegno del comparto alberghiero e per il riequilibrio dell’offerta turistica.
Mozioni
Cva
Il Consiglio Valle ha respinto, con 19 voti di astensione (UV, FP-PD, PlA, SA) e 16 a favore (Lega VdA, RV, FI, PCP, GM), una mozione riguardante la Compagnia Valdostana delle Acque.
Il testo, depositato dal gruppo Progetto Civico Progressista ed emendato in Aula su proposta del gruppo Rassemblement valdôtain, voleva impegnare il presidente della quarta Commissione a convocare il Consiglio di amministrazione di Finaosta per un’analisi dei risultati economici finanziari del 2024 del gruppo Cva, da tenersi prima dell’approvazione del bilancio della Società.
«Sulla vicenda Cva – ha commentato la capogruppo di PCP, Erika Guichardaz -, i gossip fanno notizia, ma la politica che ha a cuore il bene più prezioso della nostra regione, l’acqua, da tempo chiede di sapere cosa sta facendo Cva. Lo chiede a chi deve occuparsi e prendersi cura di Cva, evitando che vi siano derive sui compensi dei manager o scelte che non abbiano ricadute sul nostro territorio. E sono tante le iniziative che il nostro gruppo ha presentato in questi tre anni. Questa mozione cerca di spostare l’attenzione dalla superficie di alcuni eventi per cogliere invece la profondità e la verità. A breve con l’approvazione del bilancio 2024 saranno rinnovati il Consiglio di amministrazione e il Collegio sindacale di Cva. Per procedere alle nomine è indispensabile valutare i risultati dell’attività di esercizio del triennio 2022-2024. Le nomine sono di competenza di Finaosta su designazione della Giunta, ma il Consiglio deve avere comunque contezza dell’andamento della più importante Società tra le nostre Partecipate. Noi riteniamo quindi indispensabile una informazione e una discussione in sede consiliare dei documenti contabili di Cva, data la loro valenza strategica. In merito alle nomine, abbiamo appreso che qualcuno ha i nomi dei candidati, mentre a noi è stato perentoriamente risposto che l’accesso non può essere assentito, attesa la pendenza dell’iter istruttorio. Ancora una volta rileviamo una disparità notevole di trattamento tra la maggioranza – che può avere dati – e l’opposizione – che non può nemmeno conoscere come stia andando l’iter. Ecco perché ritenevamo utile che fossero condivisi i curricula dei candidati al CdA in Commissione.»
Il capogruppo di RV, Stefano Aggravi, ha proposto un emendamento al testo della mozione: «Il vero problema, oggi, sta proprio nel definire i perimetri, le procedure e i rapporti che consentano a Finaosta di esercitare il proprio ruolo nell’assemblea di Cva, nell’interesse dell’azionista pubblico (la Regione) e della comunità valdostana. Non bisogna però confondere i ruoli: proponiamo di stralciare l’audizione del Collegio sindacale perché il suo ruolo di controllo resta particolare nelle Spa così come non riteniamo corretto condividere in Commissione i curriculum dei candidati alle cariche sociali di Cva. Le nomine sono in capo alla Giunta. Chi ha la responsabilità di fare le nomine, le faccia; chi ha la responsabilità di agire, lo faccia. Ma non mischiamo gli ambiti.»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha condiviso «la necessità di garantire trasparenza, verifiche e controlli, e di avere una lettura chiara del percorso di sviluppo aziendale di Cva. In questo percorso, sono stati riconosciuti elementi vincenti, come un Piano strategico adeguato, che punta alla diversificazione e che è nato dall’opportunità derivante dall’uscita dalla legge Madia. Da questa uscita derivano le decisioni che hanno modificato la vision della Società, le possibilità di intervento, ma anche i mezzi, le procedure e le tempistiche degli stessi interventi. Ora, a valle di queste scelte, occorre attivare degli “anticorpi”, strumenti di verifica che possano darci sicurezza e, al contempo, aiutino a ridimensionare le eccessive enfatizzazioni degli aspetti critici. L’approccio deve essere organico. In questo senso, Finaosta – a fronte degli scenari mutati a partire dal 2022 e anche delle sollecitazioni ricevute a fine anno – ha cercato di avviare percorsi capaci di fornire le risposte di cui abbiamo bisogno. Si tratta di processi che devono essere equilibrati e tenere conto di una situazione in cui non vi è un ruolo di direzione e coordinamento, per non pregiudicare altri aspetti, oltre che della necessità di una valutazione tecnica complessiva. Questo è il compito che Finaosta deve portare avanti, e sono convinto che questo percorso sia pienamente nelle corde dell’attuale governance di Finaosta e in linea con le nostre aspettative. Finaosta ha promosso meccanismi di trasparenza che Cva ha cercato di attuare: è intervenuta a livello statutario per garantire maggiore consapevolezza nelle decisioni delle società del gruppo Cva e ha individuato un percorso in cui l’anno di mandato del nuovo CdA servirà a completare l’adeguamento degli statuti, rendendoli più aderenti alla nuova situazione normativa e all’unicum che questa Società rappresenta. Ritengo che vi siano tutti i presupposti per continuare a lavorare con serietà, come è stato fatto finora. In questi oltre vent’anni, Cva ha garantito un ritorno positivo sugli investimenti fatti dalla Regione. Il confronto di oggi conferma la volontà di lavorare in una direzione chiara, con il supporto indispensabile di Finaosta. E questo, a prescindere dall’approvazione della mozione, rispetto alla quale noi rimaniamo sulla nostra linea e riteniamo che la decisione finale spetti comunque alla Commissione competente. Al di là dell’astensione sulla mozione, sono certo che Finaosta potrà confortarci sui risultati e le attività di Cva e sulle prospettive per il nostro territorio, che tutti noi abbiamo a cuore.»
La capogruppo di PCP, Erika Guichardaz, ha replicato: «Già oggi chiederemo ufficialmente al presidente della quarta Commissione di convocare con urgenza un’audizione con Finaosta, da tenersi prima dell’assemblea di Cva, quindi entro la settimana prossima. Finaosta che speriamo non riceva il bilancio solo 24 ore prima come avvenuto, ma che abbia avuto il tempo di analizzare i documenti contabili e possa rassicurarci sotto il profilo del controllo: ci auguriamo che gli auspici del Presidente Testolin vengano raccolti dal Presidente della Commissione.»
Con una mozione a firma congiunta, i gruppi Progetto Civico Progressista, Lega Vallée d’Aoste e Forza Italia chiedono la convocazione in prima Commissione del Presidente della Regione per valutazioni sul procedimento per le elezioni regionali.
Il gruppo Lega Vallée d’Aoste illustrerà una mozione che chiede l’intervento della Regione affinché solleciti il Governo nazionale ad approvare il disegno di legge statale n. 483 in materia di patologie oculari e sia inserita la maculopatia nei Lea.
L’altra mozione di Progetto Civico Progressista chiedeva un impegno a interrompere ogni rapporto con i rappresentanti delle istituzioni del Governo israeliano.
Due le mozioni del gruppo Rassemblement Valdôtain: realizzazione di un corso di laurea in Scienze e tecnologia della montagna all’Università della Valle d’Aosta; inserimento dell’itinerario Gran Balconata del Cervino nei portali Geonavigatore Sentieri della Valle d’Aosta e www.lovevda.it.
Il Consiglio si riunirà nuovamente mercoledì 9 e giovedì 10 luglio 2025.
Pubblicato / aggiornato
il 20/06/2025 alle 07:49
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Categoria:
Politica e Amministrazione