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Un accertamento in Tribunale sulla legge elettorale da applicare alle regionali

Un accertamento in Tribunale sulla legge elettorale da applicare alle regionali (©Laura Agostino per bobine.tv) - La conferenza stampa di Alleanza Verdi Sinistra sul ricorso contro la riforma elettorale

A 27 giorni dalle elezioni regionali, lunedì 1° settembre 2025, Alleanza Verdi Sinistra ha annunciato di aver presentato (venerdì 29 agosto) un ricorso per accertare quali debbano essere le modalità di elezione del Consiglio Valle da applicarsi il 28 settembre (ovvero se si debba utilizzare la legge elettorale che prevede tre preferenze o quella che ne prevede una sola).

Elio Riccarand ha ricordato che, nell’ottobre 2020, il Governo Lavevaz aveva attribuito priorità alla riforma del sistema elettorale ma, poi, si è giunti all’approvazione di una legge negli ultimi mesi della consiliatura e a un referendum il 10 agosto 2025.

Chiara Minelli ha aggiunto che la prima proposta organica è stata depositata nell’aprile 2022, oggetto di una raccolta di firme con oltre 3.300 sottoscrittori, che avevano chiesto un referendum consultivo su questo testo. La richiesta è stata bocciata dal Consiglio nel gennaio 2023. «Quindi siamo stati obbligati ad avviare il procedimento elettorale con una legge vigente che prevedeva una sola preferenza e poi le regole del voto sono cambiate – ha detto -. Lo riteniamo inammissibile e nove cittadini [Marco Debernardi, Luigi Giunta, Milena Gualtieri, Piero Lucat, Katya Foletto, Massimiliano Kratter, Manuela Nasso, Elio Riccarand, Chiara Minelli] hanno deciso di presentare un ricorso al Tribunale ordinario e hanno dato mandato a un pool di avvocati, coordinato dal professor Boggero, per chiedere che siano fatti gli opportuni accertamenti. Perché dopo l’esito del voto, qualsiasi cittadino potrebbe rivolgersi al Tribunale per accertare la legittimità di quel voto. Riteniamo nostro diritto andare a votare con la legge in vigore al momento dell’avvio del procedimento elettorale».

Giovanni Boggero, professore associato di Diritto costituzionale all’Università di Torino, ha spiegato: «Un team di quattro accademici, costituzionalisti e civilisti, ha accettato questo incarico perché riteniamo che questa questione abbia uno straordinario rilievo costituzionale e lo avremmo fatto qualsiasi fosse la forza politica che ce lo avesse chiesto. Questo rilievo è tale per cui questa questione può creare un precedente importante per altre Regioni e per lo Stato. La questione sottesa alla domanda di accertamento posta al Tribunale i Aosta: fino a quando una maggioranza può imporre una modifica della legge elettorale a competizione elettorale in corso? Questa domanda non ha mai avuto risposta altrove. Nel momento in cui le elezioni sono indette e i comizi elettorali convocati, la legge non può essere cambiata o sarà applicata dalle elezioni successive? Questa vicenda ci permette di definire limiti più chiari, a beneficio della comunità politica italiana. Il procedimento era avviato da 25 giorni quando la legge è stata cambiata dall’esito del referendum. Infatti la conferma referendaria è parte integrante dell’iter legislativo e la legge è stata promulgata il 14 agosto, entrando in vigore il 20 agosto. A nostro parere, non può trovare applicazione il 28 settembre. Abbiamo proposto un’azione di accertamento con la quale abbiamo chiesto al Tribunale civile di accertare il diritto di voto attivo e passivo dei nove elettori ricorrenti secondo le modalità previste dalla legge elettorale in vigore il 25 luglio. Il Tribunale civile è il giudice dei diritti fondamentali, fra i quali rientra il diritto di voto. Non serve sollevare una questione di legittimità costituzionale (non ravvedo incostituzionalità, in questa legge). Il valore aggiunto di questa azione risiede nel fatto che arriva prima. Troppo comodo sarebbe pensare di impugnare il verbale di elezione sulla base di un interesse personale. Questa è un’azione di responsabilità, per garantire certezza alla comunità ed evitare che le elezioni siano impugnate e, magari, annullate in ottobre».

Il ricorso è stato presentato in urgenza e il giudice ha la discrezionalità per decidere se la questione sia urgente o meno e se sia fondata o infondata. Non è dato sapere chi siano gli altri tre professionisti che compongono il team.

L’udienza si è svolta martedì 9 settembre. La giudice Giulia De Luca ha verbalizzato le posizioni delle parti, che ha ascoltato in maniera approfondita, e si è riservata di decidere.

Il Tribunale ordinario di Aosta, lunedì 15 settembre, ha respinto il ricorso. La decisione conferma nella sostanza la correttezza dell’applicazione della legge vigente al momento della fase della votazione, quindi l’elettore potrà esprimere tre preferenze, di cui una per candidati di genere diverso. In caso contrario, l’ultima preferenza sarà annullata. Saranno anche annullate tutte le preferenze se le stesse sono espresse in numero superiore a tre.

I promotori commentano: «Nell’immediato rileviamo che la giudice ha sollevato un problema di competenza, non entrando nel merito della questione. 
Ribadiamo tutte le nostre valutazioni negative rispetto alla conduzione dell’intera vicenda da parte della maggioranza e della Giunta.
Non riteniamo opportuno immaginare di percorrere la strada indicata dalla giudice di impugnare gli atti del procedimento elettorale davanti al Tar, e men che meno i risultati elettorali. 
Siamo convinti di aver compiuto un’azione utile e necessaria per avere quantomeno un primo chiarimento preventivo, nell’interesse di tutti. 
Riteniamo altresì inopportuno proporre ora un reclamo, per senso di responsabilità rispetto al procedimento elettorale in corso
».

Il commento di Valle d’Aosta Aperta

Martedì 16 settembre 2025, Valle d’Aosta Aperta ha commentato: «Finalmente le valdostane e i valdostani sanno come si voterà. Si è conclusa questa assurda e brutta vicenda della modifica alla legge elettorale: un caos causato dall’incapacità della maggioranza PD-Union-PLA e SA (che ora è del Centro Autonomista), che ha approvato la modifica sulle preferenze all’ultimo minuto, e aggravato, poi, da AVS, allergica al responso popolare.
VdA Aperta, a differenza di altri, invita gli elettori a partecipare alle prossime elezioni, sia comunali sia regionali. Votando soprattutto al femminile, per dare un forte segnale di discontinuità. Scegliere 2 donne e un uomo sarebbe un bel segnale, il miglior modo per respingere  gli appelli al non voto di chi è stato protagonista di una pessima stagione della politica valdostana e di chi oggi fa il paladino della rappresentanza di genere quando l’avrebbe barattata per l’elezione diretta del Presidente della Regione.
Con il voto possiamo dare una risposta alla crisi sociale e climatica, chiedere una sanità pubblica più efficace e provare a dare una risposta a situazioni drammatiche come la cassa integrazione della Cogne Acciai Speciali e la deindustrializzazione della Valle
».

Pubblicato / aggiornato il 16/09/2025 alle 16:28
Categoria: Politica e Amministrazione