L’Uppi boccia la Legge di Bilancio 2026
Il tavolo del convegno dell'Uppi dedicato agli affitti turistici, da sinistra, Enrico Martinet, Adolfo Dujany, Giulio Guida e Jean-Claude Mochet
L’UpPi (Unione piccoli Proprietari immobiliari) Valle d’Aosta esprime un giudizio nettamente negativo sulla legge di Bilancio 2026, ritenuta priva di misure concrete per affrontare il caro affitti e l’emergenza abitativa. Secondo l’Associazione, nessuna fra le proposte avanzate dall’UpPi al Governo è stata recepita e il tema della casa resta fuori dall’agenda politica, mentre l’attenzione si concentra sugli affitti brevi, indicati come responsabili dell’overtourism.
La manovra, secondo l’UpPi., sarà ricordata per l’assenza di iniziative a sostegno delle locazioni residenziali, per la mancanza di incentivi alle ristrutturazioni destinate ai canoni concordati e per l’assenza di misure dedicate all’efficientamento energetico degli immobili. Nessun intervento è inoltre previsto per contrastare il caro affitti che colpisce gli studenti universitari mentre, sul fronte degli affitti brevi, aumenta la burocrazia.
Uno fra gli aspetti più critici riguarda l’introduzione, per la terza casa locata per brevi periodi, del regime del reddito d’impresa con obbligo di apertura della partita IVA. Una scelta che, secondo l’Associazione, non tiene conto delle incompatibilità che riguardano molti dipendenti pubblici e professionisti. La soglia per essere considerati imprenditori negli affitti brevi, finora fissata alla quinta abitazione, è così abbassata al terzo immobile, riducendo in modo significativo la libertà dei locatori privati e aumentando gli adempimenti amministrativi a fronte di un gettito ritenuto modesto.
Per l’UpPi le conseguenze di questa impostazione rischiano di essere controproducenti: meno turismo nei comuni di media montagna, riduzione del reddito familiare, aumento delle case sfitte e crescita del sommerso.
Nel contesto valdostano, il 2025 è descritto come un anno privo di politiche lungimiranti a favore della locazione per residenti, lavoratori stagionali e studenti universitari, con un orientamento prevalente verso misure penalizzanti per la locazione turistica. È citato, come esempio, il Comune di Châtillon che, a partire dal 2026, ha aumentato l’aliquota Imu sulle seconde case destinate alla locazione ai residenti dal 7,6 per mille all’8,2 per mille, con un incremento di oltre centodiecimila euro rispetto al 2025 a carico dei proprietari. Una scelta che, secondo l’UpPi, conferma una visione della casa come semplice fonte di entrata fiscale, piuttosto che come leva per affrontare l’emergenza abitativa.
Pubblicato / aggiornato
il 08/01/2026 alle 18:15
Visualizzato volte
Categoria:
Economia e Lavoro