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Giornata della Memoria e Giorno del Ricordo 2026

In Valle d’Aosta si svolgeranno una serie di eventi per le commemorazioni della Giornata della Memoria, ricorrenza internazionale per commemorare le vittime dell’Olocausto celebrata il 27 gennaio, data della liberazione di Auschwitz, e del Giorno del Ricordo che, il 10 febbraio, ricorda la tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, l’esodo degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e la complessa vicenda del confine orientale.

Percorso guidato al Forte di Bard

In occasione della Giornata della Memoria l’Associazione Forte di Bard lancia, nel 2026, un percorso guidato all’interno del Museo delle Fortificazioni e delle Frontiere dal titolo La Valle d’Aosta, terra di frontiera e di Resistenza. La visita propone un itinerario che dallo sviluppo delle fortificazioni, arriva a esplorare come le Alpi siano state terre di confine e teatro di guerra e libertà con attenzione anche al secondo dopoguerra che ha portato la Regione Valle d’Aosta ad essere protagonista di un’autonomia politica e culturale che dura ancora oggi.

Il primo appuntamento è programmato per martedì 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, che ricorda le vittime dell’Olocausto e dello sterminio nazista. Gli appuntamenti successivi toccano altre importanti ricorrenze:
martedì 10 febbraio, Giornata delle vittime delle Foibe; giovedì 26 febbraio, Anniversario dell’Autonomia; sabato 25 aprile, Festa della Liberazione; mercoledì 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

La prenotazione alle visite, che si svolgeranno tutte alle ore 15.00, è obbligatoria. Il percorso è disponibile tutto l’anno per gruppi e scuole. Per informazioni prenotazioni@fortedibard.it – 0125 833811.

Percorso La Valle d’Aosta, terra di frontiera e di Resistenza
Percorso La Valle d’Aosta, terra di frontiera e di Resistenza

Conferenza L’antisemitismo in Sudafrica negli anni della Shoah

Martedì 27 gennaio 2026 alle ore 18, la Biblioteca regionale Bruno Salvadori di Aosta ospiterà la conferenza L’antisemitismo in Sudafrica negli anni della Shoah.

L’evento è organizzato con il patrocinio dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta e vedrà la partecipazione di Paolo Gheda, professore associato di Storia contemporanea presso l’Università della Valle d’Aosta; introduce la serata Rosalba Dondeynaz, direttrice dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta.

La relazione si concentrerà sull’evoluzione dell’antisemitismo in Sudafrica durante gli anni della Shoah, un periodo caratterizzato dalla crescita di movimenti nazionalisti afrikaner di ispirazione filonazista, come l’organizzazione Ossewabrandwag. Verranno analizzate le leggi discriminatorie degli anni Trenta, tra cui l’Aliens Act del 1937, che limitarono fortemente l’immigrazione degli ebrei in fuga dall’Europa. Particolare attenzione sarà dedicata al paradosso di uno Stato che, pur essendo entrato ufficialmente in guerra al fianco degli Alleati nel 1939 sotto la guida di Jan Smuts, conobbe al proprio interno una crescente radicalizzazione ideologica, volta a saldare il suprematismo bianco con l’odio antiebraico. Questo clima verrà messo in relazione con la successiva ascesa del National Party nel 1948 e con il consolidamento del sistema segregazionista. Infine, l’intervento approfondirà la risposta della comunità ebraica sudafricana di fronte alla minaccia del cosiddetto fascismo grigio dei Gryshemde e al genocidio della Shoah.

Paolo Gheda, professore associato di storia contemporanea all’Università della Valle d’Aosta, presidente della sezione regionale della Valle d’Aosta della Società Italiana d’Intelligence (Socint) e dirige la serie Cahiers d’histoire, politique, économie/Quaderni di storia, politica ed economia della Fondation Emile Chanoux di Aosta (ed. Rubbettino). I suoi principali campi di ricerca internazionale riguardano la storia britannica, con particolare attenzione al ruolo delle Chiese durante i Troubles in Irlanda del Nord e nel periodo dell’Apartheid in Sud Africa. A livello nazionale si occupa di storia del mondo cattolico sotto il profilo istituzionale e politico nel Novecento. 

Riflessioni con lo scrittore Federico Gregotti Zoja

In occasione della Giornata della Memoria, la Biblioteca Intercomunale di Saint-Marcel, Nus e Fénis organizza una serata di approfondimento intitolata Per non dimenticare – Eroi, prevista per martedì 27 gennaio alle ore 20.45 nela sala del Consiglio comunale di Saint-Marcel.

L’evento ospiterà lo scrittore Federico Gregotti Zoja, autore dei libri Le pietre d’inciampo e Semplicemente eroi editi da Einaudi Ragazzi, per un dialogo incentrato sul valore della testimonianza storica. L’incontro nasce con l’obiettivo di coinvolgere la cittadinanza e le nuove generazioni in un percorso di riflessione collettiva, trasmettendo l’importanza del ricordo attraverso le storie di figure esemplari.

Locandina incontro con federico Gregotti Zoja
Locandina incontro con federico Gregotti Zoja

La vicenda di Giulio Giunta

In occasione del Giorno della Memoria, che ricorre martedì 27 gennaio 2026, il Consiglio Valle ha scelto di affidare il ricordo a una storia concreta, capace di attraversare il tempo e parlare alle nuove generazioni. Sui canali social dell’Assemblea viene pubblicato un video che racconta la vicenda di Giulio Giunta, alpino valdostano deportato nei campi di prigionia tedeschi negli ultimi anni della Seconda guerra mondiale perché aveva rifiutato di arruolarsi nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana.

La storia comincia da una bicicletta: trovata nel 1945 nei pressi del campo di Dachau, uno dei luoghi simbolo dell’orrore nazista, fu il mezzo con cui Giulio Giunta riuscì a tornare a casa dopo la fuga dal campo, percorrendo quasi mille chilometri fino ad Aosta. Un viaggio estremo, compiuto in condizioni fisiche drammatiche, che divenne il segno concreto del ritorno alla libertà. Quella bicicletta è rimasta con lui per tutta la vita ed è oggi testimone di quella vicenda.

Il racconto è affidato alla voce della nipote, Arianna Riccio, insegnante, che ha scelto di tramandare questa memoria, perché il ricordo non resti immobile nel passato ma continui a muoversi, di persona in persona e di generazione in generazione.

«Abbiamo voluto ricordare il Giorno della Memoria attraverso una storia – dichiara il presidente del Consiglio Stefano Aggravi – perché dietro i grandi eventi della Storia ci sono vite, scelte, sofferenze e gesti di dignità. Accanto alla tragedia della Shoah, è doveroso ricordare anche gli italiani deportati per motivi politici e i militari internati dopo l’8 settembre, che pagarono con la prigionia il rifiuto di collaborare con il nazifascismo. La memoria non è un rito formale: il suo senso oggi sta anche nella condivisione di storie vissute, capaci di rendere vicino ciò che rischia di apparire lontano e di trasmettere alle nuove generazioni il valore della libertà e della responsabilità.»

Raccontare la Memoria e il Ricordo nel salone Ducale ad Aosta

In occasione delle ricorrenze dedicate alla memoria del Novecento, il salone Ducale di Aosta ospiterà due appuntamenti di approfondimento e confronto aperti alla cittadinanza.

Gli incontri, a ingresso libero fino a esaurimento posti, sono pensati non come semplici momenti commemorativi, ma come occasioni di riflessione critica sul rapporto tra passato, presente e futuro, sul significato del ricordare e sulle responsabilità che la memoria comporta oggi.

Il primo appuntamento, venerdì 6 febbraio 2026 alle ore 18.00, si inserisce nel contesto della Giornata della Memoria. L’incontro vedrà dialogare Valentina Porcellana, docente di Antropologia al dipartimento di scienze umane e sociali dell’Università della Valle d’Aosta; Nora De Marchi, project manager culturale, critica cinematografica e docente, attiva nella direzione di festival e nella consulenza antropologica per progetti culturali; e Giulia Mascadri, antropologa e dottoranda in patrimonio culturale Immateriale e Innovazione socio-culturale all’Università di Milano-Bicocca.

Le relatrici proporranno una riflessione sul senso del ricordare in un tempo sempre più distante dagli eventi che hanno segnato il Novecento. La progressiva scomparsa dei testimoni diretti rende infatti la memoria un’eredità fragile e complessa, che richiede nuove forme di consapevolezza. Il dialogo affronterà il rapporto con il tempo, la paura dell’oblio e il significato di farsi custodi della memoria, evidenziando anche il rischio che il ricordo si riduca a una ripetizione automatica di riti privi di reale comprensione.

L’incontro si svolgerà nella forma di un laboratorio interattivo di antropologia della memoria, che integrerà riflessione teorica e pratica partecipativa. Il laboratorio approfondirà il modo in cui l’antropologia lavora sulla raccolta e sull’interpretazione delle memorie, ponendo attenzione al loro valore come patrimonio condiviso e collettivo. Attraverso il lavoro sulle “mappe umane”, i partecipanti saranno invitati a costruire un discorso memoriale attorno al concetto di traccia, riflettendo su ciò che ciascuno sceglie di lasciare nel contesto sociale e culturale in cui vive, e su come le esperienze individuali possano trasformarsi in memoria collettiva.

Il secondo incontro, martedì 10 febbraio 2026 alle ore 18.00, è dedicato al Giorno del Ricordo e vedrà la partecipazione di Jean‐Louis Crestani, storico e consigliere di amministrazione della Fondation Chanoux, docente e autore di studi sulla memoria collettiva e sull’identità locale, attivo in progetti culturali e didattici con istituzioni e associazioni della Valle d’Aosta, e Alessandro Celi, storico e membro del Comitato scientifico della Fondation Émile Chanoux, con esperienza nella ricerca storico-culturale valdostana ed europea, curatore di pubblicazioni e progetti di approfondimento sulla storia del Novecento e le dinamiche sociali e culturali del territorio.

L’appuntamento intende offrire uno spazio di approfondimento storico e civile sulle vicende del confine orientale, delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. L’obiettivo è riflettere su come parlarne oggi, evitando semplificazioni, strumentalizzazioni o contrapposizioni ideologiche, e restituendo al ricordo il suo valore di strumento di consapevolezza, capace di riconoscere la complessità della storia e di trasformarsi in un monito per il futuro.

I due incontri si propongono quindi come un percorso unitario di riflessione sulla memoria, intesa non come esercizio rituale, ma come pratica viva e necessaria per comprendere il presente e orientare il domani.

La stampa e la memoria. Le foibe, l’esodo e il confine orientale

Giovedì 12 febbraio 2026 alle ore 18, nella sala conferenze della Biblioteca, lo storico Antonio Maria Orecchia, dialogherà con Alessandro Celi presidente del Comitato scientifico della Fondation Chanoux.

Partendo dal suo libro, La stampa e la memoria. Le foibe, l’esodo e il confine orientale nelle pagine dei giornali lombardi agli albori della Repubblica, Antonio Maria Orecchia ripercorrerà le vicende del confine orientale, delle foibe e dell’esodo tra il 1945 e il 1954, dalla fine della guerra fino al ritorno di Trieste sotto l’amministrazione italiana. Una cronaca ricostruita con le parole dell’epoca, attraverso l’analisi di articoli tratti da quarantacinque quotidiani e settimanali lombardi che rappresentavano tutte le culture politiche, dai comunisti ai democristiani, dai liberali ai qualunquisti. Nel dibattito pubblico di questi anni molti hanno sostenuto che “nessuno sapeva”. Nondimeno, in un periodo in cui la stampa rappresentava il principale strumento di costruzione dell’opinione pubblica, i cittadini venivano informati in tempo reale. Infatti, quasi quotidianamente, tutte le testate riportavano, senza tralasciare alcun particolare, quanto accadeva e cosa era successo in quei territori: le foibe, le deportazioni, il clima di inquietudine, se non di paura, l’esodo. Come è noto, questa vicenda non è entrata nella “memoria collettiva” del Paese per decenni. Eppure tutti sapevano. 

La conferenza è stata organizzata con il patrocinio dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta e della Fondation Chanoux. 

Antonio Maria Orecchia è professore associato di storia contemporanea presso l’Università degli Studi dell’Insubria. È direttore scientifico del Centro di Ricerca Mass Media e Società: storia e critica dell’opinione pubblica. Si occupa di Politica e Istituzioni nell’Italia risorgimentale e contemporanea, in particolare del ruolo dei gruppi dirigenti nel processo di formazione dell’Unità italiana; di Storia della stampa, del giornalismo e del correlato processo di costruzione dell’opinione pubblica in Italia e in Europa in età contemporanea. Fra le sue opere Storie del Novecento e Oltre. I giorni che hanno costruito il nostro presente, Mimesis (2025), La Stampa e la Memoria. Le foibe, l’esodo e il confine orientale nelle pagine dei giornali lombardi agli albori della Repubblica, Mimesis (2024), Bufale, Fake News, Rumors e Post-Verità. Discipline a confronto, Mimesis (2022).

Per informazioni: 0165 274802 – brao-cultura@regione.vda.it.

Locandina della conferenza: La stampa e la memoria. Le foibe, l’esodo e il confine orientale
Locandina della conferenza: La stampa e la memoria. Le foibe, l’esodo e il confine orientale

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