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L’omeopatia e il futuro della medicina: con Paolo Greco

Si è svolto venerdì 13 marzo 2026 in Aosta l’incontro pubblico dedicato alle prospettive della medicina contemporanea dal titolo Quale futuro per la medicina di domani? L’omeopatia, la cura del malato e non della malattia. Protagonista della serata è stato Paolo Greco, presidente della Scuola Italiana per lo Studio e la Divulgazione dell’Omeopatia Hahnemanniana (Sisdoh), che ha proposto al pubblico una riflessione sul paradigma omeopatico e sulla centralità della persona nel percorso di cura.

L’iniziativa è stata promossa dalla stessa Sisdoh in collaborazione con Valle d’Aosta Futura. L’obiettivo dell’appuntamento è stato quello di offrire un momento di approfondimento e divulgazione su una visione della medicina che mette al centro l’individuo nella sua globalità, piuttosto che la singola patologia.

Un percorso lungo oltre trent’anni

Nel corso dell’incontro, Paolo Greco ha ricordato il legame con il territorio valdostano, spiegando di essere in Aosta da oltre trent’anni per promuovere la conoscenza dell’omeopatia e sviluppare attività di studio e formazione. Un percorso che, secondo il relatore, ha segnato la vita di molte persone, contribuendo a riaprire uno spazio di fiducia e attenzione verso la salute e il benessere.

Nel suo intervento, ha sottolineato come l’omeopatia non pretenda di compiere miracoli ma intenda essere conosciuta per ciò che realmente rappresenta: non soltanto un sistema terapeutico ma anche un modo di pensare e uno stile di vita.

Greco ha ricordato la figura del suo maestro, Antonio Negro, che ha definito fondamentale per la diffusione dell’omeopatia tra i medici in Italia. Antonio Negro, ha ricordato, è stato attivo fino a un’età molto avanzata, lavorando quasi fino ai centodue anni e contribuendo a rendere più accessibile e popolare questo approccio terapeutico.

Le radici filosofiche dell’omeopatia

Uno dei temi centrali dell’incontro ha riguardato le basi filosofiche dell’omeopatia, che affondano nella tradizione del vitalismo, una corrente di pensiero che attribuisce ai sistemi viventi una dimensione che supera la sola materia.

Secondo Paolo Greco, questa visione si pone storicamente in contrapposizione con il paradigma dell’illuminismo e del positivismo, che hanno influenzato profondamente lo sviluppo della medicina moderna. Nel percorso formativo tradizionale, ha osservato, il pensiero vitalista è raramente affrontato, mentre è dominante una visione analitica e materialista dell’essere umano.

L’omeopatia, ha spiegato, si inserisce invece in una prospettiva che considera l’uomo come un sistema complesso in cui dimensione fisica, mentale e spirituale risultano profondamente interconnesse.

Antropologia e clinica: due prospettive della medicina

Durante la conferenza Paolo Greco ha distinto due grandi prospettive attraverso cui la medicina affronta il tema della salute.

La prima è quella antropologica, che si interroga su che cosa sia l’essere umano. La seconda è quella clinica, che si concentra invece sulla malattia.

Nella visione dominante della medicina contemporanea, il metodo di conoscenza è di tipo analitico: l’organismo umano è scomposto nei suoi elementi costitutivi per comprenderne il funzionamento complessivo. Questo approccio ha permesso importanti progressi scientifici e tecnologici ma, secondo il relatore, presenta anche limiti quando tende a ridurre l’uomo a un insieme di componenti biologiche.

In questa prospettiva si inserisce, per esempio, il crescente sviluppo delle ricerche sulla manipolazione del dna, indicato come uno dei fronti su cui si sta giocando una parte significativa del futuro della medicina.

Il paradigma opposto: la visione sintetica

Accanto al paradigma analitico, Paolo Greco ha illustrato quello che ha definito il paradigma sintetico, proprio dell’omeopatia. In questa visione l’uomo non è considerato soltanto come un organismo biologico ma come un sistema integrato che comprende dimensioni psicologiche, spirituali e relazionali.

L’omeopatia, ha spiegato, non prevede specializzazioni perché non separa le diverse parti del corpo o della persona. Ogni individuo è unico e irripetibile e deve essere compreso nella sua totalità.

Per questo motivo la diagnosi e la prescrizione del rimedio omeopatico non si basano esclusivamente sui sintomi fisici ma tengono conto dell’intero quadro della persona, della sua storia, del suo modo di reagire agli eventi e delle caratteristiche costituzionali.

La malattia come segnale di disequilibrio

Un altro punto centrale della riflessione ha riguardato il significato della malattia. Nella medicina convenzionale, ha spiegato Paolo Greco, la malattia è generalmente considerata un evento negativo da combattere e eliminare il più rapidamente possibile.

Nel pensiero omeopatico il paradigma è differente. La malattia è interpretata come una risposta della forza vitale dell’organismo a una condizione di squilibrio. In questa prospettiva, il sintomo non è un problema da sopprimere ma un segnale che indica un tentativo dell’organismo di ristabilire l’equilibrio.

Secondo questa visione, la guarigione passa attraverso il ripristino dell’armonia complessiva dell’organismo.

Il ruolo del terreno biologico

Nel corso della serata Paolo Greco ha affrontato anche il tema delle malattie infettive e del rapporto tra organismo e microrganismi.

Secondo la prospettiva illustrata durante l’incontro, l’infezione non dipenderebbe soltanto dalla presenza di batteri o virus ma anche dalle condizioni interne dell’organismo, definite come “terreno”. Uno stato di infiammazione e di accumulo di tossine, legato in particolare a stili di vita e alimentazione, favorirebbe lo sviluppo della malattia.

In questa interpretazione il sistema immunitario entrerebbe in azione per eliminare le tossine presenti nell’organismo, mentre i batteri sarebbero parte di un processo di riequilibrio naturale.

Nel pensiero vitalista, ha sottolineato Greco, non si utilizzano termini che evocano la guerra o l’eliminazione del nemico, neppure quando si parla di batteri.

Le sfide della medicina contemporanea

Durante l’incontro sono stati affrontati anche alcuni nodi critici della medicina attuale. Tra questi la crescente resistenza agli antibiotici, fenomeno che secondo diversi studi scientifici rappresenta una delle principali sfide sanitarie dei prossimi decenni.

Il relatore ha ricordato come molti antibiotici abbiano progressivamente ridotto la loro efficacia e come si stiano sviluppando nuove terapie, tra cui i farmaci monoclonali, che però risultano molto costosi e dei quali non sono ancora completamente noti gli effetti nel lungo periodo.

La ricerca e la formazione

Paolo Greco ha ricordato che la Sisdoh è nata, nel 2007, con l’obiettivo di creare uno spazio di studio, confronto e ricerca tra medici interessati all’omeopatia.

Negli anni successivi all’emergenza covid, il numero degli iscritti alla scuola si è ridotto ma è cresciuto il livello di approfondimento e di ricerca all’interno dell’istituzione.

Uno degli obiettivi principali della scuola è di trasmettere questo patrimonio culturale e scientifico alle nuove generazioni di medici, che spesso non incontrano nel loro percorso formativo il pensiero vitalista.

Il principio delle basse dosi

Tra i fondamenti teorici dell’omeopatia ricordati nel corso della conferenza vi è anche il principio secondo cui sostanze potenzialmente tossiche possono diventare benefiche se utilizzate in dosi estremamente basse. Questo fenomeno è conosciuto come ormesi.

Secondo l’interpretazione presentata durante la serata, il medicamento omeopatico agisce oltre la dimensione puramente materiale. Il relatore ha richiamato anche alcune riflessioni provenienti dalla fisica quantistica, che contribuiscono a comprendere come la realtà visibile possa essere l’espressione di processi più profondi e non immediatamente percepibili.

Omeopatia sintomatica e omeopatia del terreno

Nella parte conclusiva dell’incontro, Paolo Greco ha illustrato la differenza tra omeopatia sintomatica e omeopatia del terreno.

La prima consiste nella scelta del rimedio sulla base del singolo sintomo o disturbo. La seconda, considerata più completa, prevede invece la prescrizione del rimedio in base alla costituzione complessiva della persona e al suo quadro generale.

Questo approccio mira non soltanto ad alleviare il sintomo ma a riportare l’organismo a uno stato di salute profondo e stabile.

L’importanza della prevenzione

Un’attenzione particolare è stata dedicata anche alla prevenzione e all’infanzia. Secondo il relatore, intervenire nei primi anni di vita contribuisce a evitare lo sviluppo di condizioni più complesse nell’età adulta.

L’idea di fondo, emersa nel corso dell’incontro, è che la salute non è soltanto assenza di malattia ma uno stato di equilibrio dinamico che coinvolge l’intera persona.

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