Con decreto del Presidente della Repubblica del 13 gennaio 2026, è stato indetto il referendum popolare confermativo relativo alla legge costituzionale recante Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare, approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025.
Il testo del quesito referendario è il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?»
La consultazione si è svolta domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026.
Alle ore 15 di lunedì 23 marzo, si sono concluse le operazioni di voto. La percentuale di affluenza definitiva al voto in Valle d’Aosta è stata del 58,59 %, con 57.390 votanti sui 97.949 cittadini chiamati al voto.
Il 48,19% degli elettori valdostani ha votato SI, per un totale di 27.395 votant; il 51,81% degli elettori valdostani ha votato NO, per un totale di 29.456 votanti;
Schede bianche 222 e schede nulle 318.
Il referendum costituzionale confermativo, previsto dall’articolo 138 della Costituzione, non è soggetto a quorum: il risultato è valido indipendentemente dal numero dei votanti.
I commenti politici
Alleanza verdi sinistra
Il primo dato da evidenziare è l’elevata partecipazione al voto in Valle, il 56%. Ben più alto rispetto alle precedenti consultazioni referendarie e molto oltre l’affluenza alle elezioni per il Parlamento europeo del 2024, quando in Valle d’Aosta aveva votato solo il 42,5%. È un fatto positivo che segnala la disponibilità della maggioranza dei cittadini valdostani ed italiani di occuparsi della cosa pubblica e che valorizza un aspetto fondamentale della democrazia rappresentato dagli strumenti di democrazia diretta.
I NO alla riforma costituzionale sono stati in Valle d’Aosta oltre 29.000, i SI 27.000.
Un risultato clamoroso quello dei NO valdostano, se si considera che sulla carta i sostenitori del SI’ in Valle d’Aosta (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Union Valdôtaine) alle elezioni regionali di pochi mesi fa avevano ottenuto oltre 36.000 voti, e sono scesi a 27.000 mentre il polo progressista e di sinistra che aveva preso circa 13.000 voti ha più che raddoppiato i voti.
Una parte rilevante dell’elettorato autonomista non ha seguito l’indicazione unionista; invece sul versante di sinistra l’azione unitaria del Comitato valdostano per il NO è riuscita ad aggregare importanti consensi.
Dal voto referendario si ricavano importanti indicazioni politiche. A livello nazionale il referendum ha fatto emergere un forte dissenso rispetto alla riforma costituzionale che era stata votata dal Parlamento con una larga maggioranza.
Il successo del NO è una bocciatura severa dell’azione del Governo italiano a partire da quella della Presidente del Consiglio e del Ministro della Giustizia.
A livello regionale emerge con evidenza un fatto rilevante e cioè che la sinistra valdostana può essere un’alternativa credibile sia al centrodestra sia all’Union Valdôtaine, se riuscirà a rendere stabile l’azione unitaria (come fatto con il referendum) e si rafforzerà nei punti programmatici. I cittadini valdostani sono attenti, vogliono capire e partecipare, diamogli la possibilità di essere protagonisti di un cambiamento sostanziale della politica valdostana.
Cgil
La Cgil Valle d’Aosta esprime grande soddisfazione per la vittoria del NO al referendum sulla riforma Nordio in Italia e in Valle d’Aosta, un risultato che rappresenta una scelta chiara a difesa della Costituzione, dell’equilibrio tra i poteri dello Stato e dell’indipendenza della magistratura.
Si tratta di una vittoria significativa, maturata grazie a un ampio e partecipato impegno civico. Determinante è stato il contributo delle associazioni, delle realtà della società civile e delle forze politiche che hanno promosso un confronto pubblico serio e consapevole sui contenuti e sui rischi della riforma.
Un ruolo centrale è stato svolto dal Comitato valdostano per il NO, che a livello regionale ha sostenuto con convinzione le ragioni del NO, promuovendo iniziative, assemblee e momenti di informazione nei luoghi di lavoro e sul territorio. In Valle d’Aosta, il lavoro del Comitato valdostano per il NO ha rappresentato un punto di riferimento importante, costruendo partecipazione e consapevolezza diffusa.
Particolarmente rilevante è il risultato ottenuto nonostante le indicazioni di voto per il SÌ espresse dal governo autonomista locale, a dimostrazione della capacità delle cittadine e dei cittadini di informarsi, partecipare e scegliere in modo libero e consapevole.
Questo esito rafforza la necessità di proseguire nel lavoro per una giustizia più efficiente, equa e realmente al servizio delle persone, nel pieno rispetto dei valori della Costituzione.
Union valdôtaine
Le Mouvement prend acte du résultat du référendum de confirmation. Il faut toujours respecter les issues démocratiques d’une consultation et nous nous y conformerons.
Le résultat offre quand-même la nécessité de réfléchir sur le fonctionnement de la Justice en Italie.
De même, on ne peut naturellement pas nier une valeur politique au niveau national, à un an des élections législatives.
Nous nous réjouissons pour le fort taux de participation, qui est toujours un élément positif et montre une inversion significative de la croissance progressive de l’abstentionnisme.
Uniti a sinistra
Uniti a Sinistra, Area Democratica Gauche Autonomiste, Movimento 5 Stelle, Partito della Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista scrivono in una nota: Ha vinto la Costituzione antifascista e la netta vittoria del NO rappresenta un dato politico di grande rilievo. Le cittadine e i cittadini italiani hanno chiaramente espresso la volontà di non lasciare che singoli governi possano modificare i principi fondamentali della Costituzione, a partire dall’indipendenza della Magistratura.
Il Governo e la Presidente Meloni, promotori della riforma e protagonisti di una campagna aggressiva – arrivata fino a evocare scenari allarmistici e inaccettabili: plotoni di esecuzione, orde di stupratori e pedofili – sono stati nettamente bocciati.
In Valle d’Aosta, l’Union Valdôtaine e Stella Alpina, schieratesi per il SÌ, sono state clamorosamente sconfitte nelle urne dalle elettrici e dagli elettori valdostani.
Il Presidente Testolin e il Sindaco Rocco dovranno ora tenere conto della voce della società civile valdostana, che non ha conferito alcun potere assoluto, ma intende rivendicare pienamente il proprio ruolo, così come previsto dalla Costituzione.
Questo risultato rappresenta un monito forte affinché nessuno pensi di intervenire nuovamente sulla legge elettorale per stravolgerla in senso maggioritario e presidenzialista.
Al contrario, occorre valutare seriamente l’attuazione dei principi costituzionali, a partire dal rispetto del sistema proporzionale.
Particolarmente positiva è stata anche in Valle d’Aosta la partecipazione dei giovani, che hanno portato nelle urne un vento di cambiamento atteso da tempo.
Ora è necessario lavorare insieme per garantire alla Magistratura gli strumenti operativi adeguati, al fine di costruire una giustizia più efficiente ed efficace, nel pieno rispetto dei principi costituzionali.
Fratelli d’Italia
Il commissario di Fratelli d’italia Valle d’Aosta, Vincenzo Amich, ha commentato l’esito del voto con queste parole: «Il voto espresso dagli italiani va rispettato. Come ha giustamente sottolineato il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “la sovranità appartiene al popolo e gli italiani si sono espressi con chiarezza”. Prendiamo atto del verdetto con spirito di responsabilità istituzionale e senza incertezze.
Un’affluenza, che in Valle d’Aosta ha sfiorato il 60% (tre punti al di sopra del dato nazionale), dimostra un rinnovato desiderio da parte dei cittadini di partecipare pienamente ai processi decisionali, che riguardano l’intera nazione.
Il 48% dei valdostani si è espresso per il sì: un risultato che, sebbene inferiore alle nostre aspettative, è superiore alla media nazionale ed è frutto del lavoro unitario di partiti e comitati che hanno aderito alle ragioni del sì.
Rimane il dispiacere per un’opportunità che ritenevamo importante per aggiornare e modernizzare il Paese. Proseguiremo il nostro cammino con serietà e determinazione, rispettando pienamente la volontà democratica, per offrire risposte concrete alle necessità dei cittadini e dei nostri territori».
Valle d’Aosta Futura
L’esito referendario merita sicuramente di essere commentato : il “No” è stata una risposta larga, composita, diffusa, capace di attraversare territori e sensibilità diverse e ha avuto una composizione ampia e trasversale.
Ha dato un segnale, un segnale serio: una parte dell’elettorato non si lascia più convincere da riforme presentate come risolutive e poi percepite come divisive e identitarie. Troppo forte è stata la politicizzazione : il referendum sulla riforma costituzionale è stato trasformato in una battaglia politica, usato come terreno di scontro, piegato alla logica della propaganda e del consenso.
Interessante il voto degli Italiani all’estero, dove è emersa una sensibilità meno condizionata dalle dinamiche più polarizzate del dibattito interno: merita attenzione, perché indica come, al di fuori delle contrapposizioni più rigide, esista uno spazio per una riflessione meno ideologica sul funzionamento della giustizia.
Da evidenziare inoltre, con cauto ottimismo, il ritorno al voto di tanti Italiani: può essere interpretato come un crescente desiderio di riappropriarsi del potere decisionale o piuttosto è stata una sorta di prova di forza tra sostenitori e oppositori del governo?
Lo scopriremo presto, in occasione delle Elezioni politiche del 2027!
Valle d’Aosta Futura, poiché la destra e la sinistra di oggi sono un’alternanza senza alternativa ed entrambe sonosubordinate all’ordine capitalistico e neoliberale, ritiene urgente la sostituzione di tutta l’attuale classe politica regionale e nazionale: occorre rimboccarsi le maniche, organizzarsi per darsi una rappresentanza politica adeguata: senza una presenza chiara nei luoghi della decisione – a partire dal Parlamento – la domanda di cambiamento rischia di restare senza voce e senza capacità di incidere.
Intanto… le contrapposizioni partigiane, le reazioni imbarazzanti della politica e l’esultanza da stadio della Magistratura di fronte all’esito referendario non risolvono la profonda crisi strutturale della giustizia italiana caratterizzata da un’eccessiva lentezza,carenza di personale, strutture inefficienti, elevato numero di processi, costi eccessivi di accesso e una normativa complessa che ostacolano l’efficienza e la certezza del diritto.