In occasione del ventennale della ricerca sulla biodiversità alpina, il Parco nazionale Gran Paradiso è capofila di una serie di iniziative estive – incontri, presentazioni, laboratori, esperienze sul campo e spettacoli – collegate al territorio, che si svolgeranno sia sul versante valdostano che su quello piemontese e che ben illustrano il percorso svolto dal 2006.
Questo importante anniversario, infatti, si inserisce – fondendosi perfettamente – nella Rassegna di divulgazione scientifica immersiva Natura in Evoluzione, portata avanti dal Parco dal 2023, in stretta collaborazione e sinergia con l’Associazione BioMA (biomassociazione.it).
La tutela della biodiversità si conferma una priorità non solo ambientale ma anche sociale ed economica: preservare gli ecosistemi significa infatti garantire sviluppo sostenibile, benessere collettivo e migliori condizioni di vita per le comunità di oggi e delle prossime generazioni.
«Si può studiare il Dna di uno stambecco per salvarlo? Cosa c’entrano la chimica, o la forma di un seme con la sopravvivenza delle piante? Come si studiano farfalle e cavallette e perché è così importante? Cosa vedono i sensori che noi non vediamo?»
Sono solo alcune delle domande alle quali, nel corso dell’estate 2026, la rassegna proverà a rispondere attraverso una serie di appuntamenti, con taglio scientifico divulgativo, già da domenica 31 maggio 2026.
Tra ricerche, documentazioni, immagini e racconti dietro le quinte di chi lavora e studia la natura, il pubblico potrà scoprire come nasce la conoscenza sulla biodiversità e come questa si traduce in azioni concrete di tutela. E potrà anche emozionarsi attraverso il teatro e le attività pratiche, lasciandosi coinvolgere dalle storie di chi, ogni giorno, dedica il proprio impegno alla salvaguardia della natura.
Tutte le iniziative della rassegna prevedono la presenza di ricercatori del Parco nazionale Gran Paradiso, divulgatori e artisti, tra cui Telmo Pievani, Simona Bonelli, Marco Mastrorilli, Massimo Bernardi, la Banda Osiris e la Compagnia teatrale La Désarmante.
Nuovi risultati e una rete strategica per il futuro delle aree protette
Dopo vent’anni di attività, il progetto di monitoraggio della biodiversità nelle aree protette alpine conferma il proprio valore scientifico e gestionale, restituendo risultati di grande rilievo per la conservazione degli ecosistemi montani.
Il lungo lavoro di raccolta dati ha permesso innanzitutto un significativo incremento delle conoscenze faunistiche, con particolare riferimento alla fauna invertebrata, storicamente poco studiata nei territori coinvolti. Le ricerche hanno consentito di individuare alcune vulnerabilità ambientali, in particolare negli ecosistemi di prateria alpina. Questi habitat, pur caratterizzati da un numero relativamente limitato di specie, ospitano organismi di altissimo valore conservazionistico, spesso endemici, o altamente specializzati.
I primi confronti temporali, soprattutto nell’ambito del monitoraggio delle farfalle, hanno evidenziato fenomeni significativi legati ai cambiamenti ambientali in corso. Tra questi emerge la progressiva risalita altitudinale di alcune specie provenienti da quote più basse, accompagnata dalla diminuzione delle specie più specializzate dal punto di vista alimentare, o legate a specifici intervalli altitudinali. Parallelamente, si osserva una crescente omogeneizzazione delle comunità biologiche lungo le diverse quote, con una graduale perdita della variabilità ecologica, tipica dei differenti ambienti montani.
I risultati del progetto sono in continua evoluzione e, modificandosi nel tempo e nello spazio, rappresentano uno degli aspetti più preziosi dell’iniziativa: il monitoraggio di lungo periodo consente infatti di trasformare una semplice “fotografia” della biodiversità in uno strumento avanzato di previsione, analisi e gestione ambientale, grazie alla costruzione di solide serie storiche di dati.
La rete di collaborazione tra i Parchi coinvolti, supportata da metodologie standardizzate e condivise, si conferma così una vera e propria “sentinella” dei cambiamenti ambientali, capace di leggere e interpretare le trasformazioni degli ecosistemi alpini.
Un risultato reso possibile grazie al contributo di guardiaparco, tecnici, tassonomi, Università, studenti e collaboratori che, in questi vent’anni, hanno dedicato competenze, passione e impegno a una missione tanto complessa quanto fondamentale per il futuro degli ambienti alpini.
Il programma delle iniziative
Domenica 31 maggio 2026
Alle ore 15: Se le farfalle potessero parlare – Vent’anni di monitoraggio delle farfalle nel Parco e in Europa.
A Valsavarenche nel Centro acqua e biodiversità, con Simona Bonelli – Università degli Studi di Torino (ingresso gratuito).
Vent’anni di dati raccontano come sta cambiando la vita e la presenza delle numerose specie di farfalle che abitano nel Parco, nel continente europeo, ma anche oltre oceano. In un incontro adatto a tutti con chi le farfalle le studia da anni, sarà possibile conoscere come stanno davvero questi bellissimi lepidotteri insieme a tanti dettagli e curiosità difficili da dimenticare.
Mercoledì 3 giugno
L’avvio ufficiale delle iniziative collegate ai vent’anni della ricerca sulla biodiversità alpina è previsto per mercoledì 3 giugno al Museo di Scienze Naturali di Torino, in collaborazione con il Festival CinemAmbiente.
Alle ore 18: Shhh, biodiversità, il racconto comincia! L’evento inaugurale dà l’avvio alle iniziative dedicate ai vent’anni della ricerca sulla biodiversità alpina: un racconto corale che intreccia la storia della ricerca dei parchi alpini, il disegno naturalistico e il museo virtuale degli ecosistemi come strumenti di conoscenza, insieme all’ascolto immersivo dei suoni della biodiversità registrati nelle foreste primordiali del mondo.
Con la partecipazione di Elisabetta Mitrovic, Antonello Provenzale e David Monacchi. Modera la serata: Giuseppe Bogliani – Zoologo, docente all’Università di Pavia. Per informazioni e prenotazioni.
Il Programma
Ore 18: Ingresso al Museo
Ore 18.15: Benvenuto e introduzione all’incontro a cura di Ramona Viterbi – Responsabile Servizio Biodiversità e Ricerca Scientifica del PNGP e Giuseppe Bogliani, zoologo già docente Università di Pavia.
Saluti dei Direttori delle aree protette presenti.
Ore 19: Presentazione del taccuino Biodiversità con Elisabetta Mitrovic
Ore 19.15: Presentazione del museo virtuale degli ecosistemi con Antonello Provenzale
Ore 19.30: Biodiversità dei suoni: l’ascolto profondo della biodiversità con David Monacchi
Ore 20: Bicchierata finale e saluti
Sabato 27 giugno
Alle ore 16: Il racconto della biodiversità, a Cogne – al Teatro Grivola.
Cos’è il progetto sulla biodiversità, chi lo porta avanti e perché è cosi importante? Una presentazione a cura del Servizio Biodiversità e ricerca scientifica del Parco a una delle ricerche che più caratterizzano il lavoro scientifico di tanti Parchi alpini negli ultimi anni, con un contributo di Telmo Pievani. A seguire, lo spettacolo Allegro Bestiale, con Telmo Pievani e la Banda Osiris: un viaggio semiserio, musicale e scientifico alla scoperta della biodiversità italiana, raccontato con ironia attraverso musiche dal vivo, video e narrazione per sensibilizzare sulla salvaguardia del pianeta.
Sabato 11 luglio
Alle ore 11: Questione di semi, nella Valle di Cogne al Paradisia.
Con Andrea Mondoni, Università di Pavia e il Laboratorio per adulti con Silvia Ghidotti, ETS BioMA.
Un incontro per scoprire il mondo nascosto dei semi e il loro ruolo fondamentale nella vita delle piante e degli ecosistemi alpini. Dietro forme, colori e dimensioni molto diverse si nascondono strategie sorprendenti: i semi permettono alle piante di diffondersi anche a grandi distanze, resistere nel tempo e colonizzare nuovi ambienti. Veri e propri “scrigni di biodiversità”, possono rimanere vitali per decenni e rappresentano uno degli strumenti più efficaci con cui la natura si rinnova e si conserva. Durante la passeggiata nel giardino si parlerà anche delle ricerche sulle specie alpine e di come, con il riscaldamento climatico, molte piante stiano risalendo di quota. Studiare i semi aiuta a capire e prevedere questi cambiamenti, ma anche a sviluppare strategie concrete per la tutela delle specie più rare o minacciate. E’ anche previsto un laboratorio pratico per ‘toccare’ con la mano la diversità dei semi e la loro funzione.
Domenica 12 luglio
Alle ore 10,30: Occhi umani, occhi automatici: osservare e vivere il cambiamento. Valle Soana – Centro Uomo e i Coltivi di Campiglia.
Con Giuseppe Bogliani, Università di Pavia, Marco Gamba, Università di Torino e Ramona Viterbi, Responsabile Servizio Biodiversità e ricerca scientifica del Parco.
Come osserviamo oggi la natura che cambia? Qual è il ruolo dello sguardo umano e quello delle tecnologie automatiche nel raccontare la biodiversità e le sue trasformazioni? L’incontro propone un viaggio con attività pratiche per il pubblico dentro il progetto di monitoraggio del Parco, mettendo a confronto approcci, strumenti e prospettive diverse nella raccolta dei dati: dall’osservazione diretta del ricercatore sul campo all’utilizzo di sensori e sistemi automatizzati. Un dialogo tra esperienza, metodo scientifico e innovazione, per capire come si costruisce la conoscenza sugli ecosistemi e come questa possa orientare le scelte di conservazione.
A seguire, lo spettacolo MûT della Compagnia teatrale La Désarmante: una performance intensa e visiva dedicata al cambiamento climatico, che attraverso il linguaggio del corpo, dell’equilibrio e del movimento traduce in forma artistica le trasformazioni del nostro tempo.
Venerdì 17 luglio
Alle ore 18: Gufi e civette del Gran Paradiso – i segreti dei rapaci notturni. Ceresole Reale – Centro Homo et Ibex
Con Marco Mastrorilli, ornitologo e divulgatore scientifico
Un viaggio nel mondo affascinante dei rapaci notturni del Parco, tra adattamenti sorprendenti, strategie di caccia e curiosità su specie elusive e difficili da osservare. Un’occasione per conoscere più da vicino gufi e civette e il loro ruolo negli ecosistemi alpini.
Sabato 25 luglio
Alle ore 16: La grande avventura biodiversa: mestieri, esperienze ed errori di chi tutti i giorni lavora per la natura, a Valsavarenche – Centro Acqua e Biodiversità. Con Massimo Bernardi MUSE; Luca Cristiano tassonomo; Ramona Viterbi, biologa Parco Nazionale Gran Paradiso; Achaz von Hardenberg – Università di Pavia, modera l’incontro: Nicolas Lozito, giornalista
Chi lavora per la biodiversità cosa fa davvero? Scopre nuove specie? Passa le giornate in laboratorio? Osserva animali in montagna? Racconta la natura al pubblico? La risposta è tutte queste cose, ma anche molte di più. Un divertente e originale incontro con quattro professionisti che ogni giorno si confrontano con la biodiversità da prospettive diverse e si mettono in dialogo per raccontare cosa significa davvero studiarla, proteggerla e comunicarla. Un tassonomo, una biologa del Parco, un Ricercatore Universitario e un Direttore di Museo intrecciano storie, esperienze e punti di vista, portando il pubblico dietro le quinte di un lavoro fatto di osservazione, intuizione, scelte e anche di errori. In contemporanea, il Cartoonist Club della Gran Bretagna rappresenterà alcune delle specie simbolo della biodiversità, in una curiosa interazione con il pubblico.
Dalla scoperta e classificazione delle specie, alla ricerca sul campo, dalla gestione della fauna e di progetti di ricerca, alla costruzione di mostre e racconti capaci di coinvolgere migliaia di persone, emergerà un percorso fatto non solo di risultati, ma di tentativi, dubbi e continue domande.
Venerdì 7 agosto
Alle ore 17: Stambecco e DNA: evoluzione della specie e dei metodi di ricerca. A Valsavarenche – Lab Acqua e Biodiversità
Con Alice Brambilla, Servizio Biodiversità e ricerca scientifica Parco Nazionale Gran Paradiso.
A che età si riproducono gli stambecchi? Che effetto ha avuto il collo di bottiglia di inizio ‘800? O ancora: come mai alcune popolazioni vengono colpite maggiormente dalle malattie? Queste sono alcune delle domande che spesso vengono fatte ai ricercatori e che loro stessi si pongono. La genetica è uno strumento in grande e continua evoluzione che può aiutarci a trovare delle risposte. Durante l’incontro si proverà a capire come la genetica possa aiutare nello studio e nella conservazione dello stambecco e delle altre specie.
Lunedì 10 agosto
Alle ore 11: L’infinitamente piccolo: la biodiversità che non vediamo. Nella Valle di Cogne – Giardino Botanico Alpino Paradisia
Il botanico del Parco Andrea Mainetti in dialogo con Laura Cornara, Università di Genova
Dietro i colori, i profumi e la bellezza delle piante si nasconde un mondo sorprendente, fatto di strutture microscopiche e sostanze chimiche straordinarie. Le piante producono infatti i cosiddetti metaboliti secondari: composti responsabili di aromi, fragranze e colori, ma anche preziosi principi attivi utilizzati dall’uomo per farmaci, cosmetici, insetticidi naturali e molti altri prodotti. I profumi di menta, timo o achillea, ad esempio, derivano dagli oli essenziali prodotti da minuscole strutture specializzate presenti sulle foglie e sui fiori. Le conifere, invece, producono resine attraverso particolari canali interni che attraversano tutta la pianta. Esistono poi strutture ancora più sorprendenti: le piante carnivore, come drosera e pinguicola, possiedono peli ghiandolari capaci di catturare e digerire piccoli insetti. Durante l’incontro si esplorerà questa biodiversità nascosta del mondo vegetale, attraverso esempi curiosi e osservazioni dirette allo stereo-microscopio, per scoprire da vicino un microcosmo invisibile a occhio nudo ma ricco di forme, strategie e meraviglie.
Lunedì 17 agosto
Alle ore 11: SOS specie rare: leggere il DNA per proteggere la flora alpina. Nella Valle di Cogne – Giardino Botanico Alpino Paradisia
Con Simone Patrizi, Museo Regionale Scienze Naturali Regione Valle d’Aosta
Come può il DNA aiutare a salvare le piante alpine più rare? Oggi le moderne tecniche di genomica permettono di leggere le informazioni accumulate nel tempo e custodite nel patrimonio genetico delle specie vegetali di montagna, offrendo strumenti preziosi per comprenderne il livello di diversità genetica e quindi la loro capacità di adattarsi ai cambiamenti ambientali.
Per conservare una pianta alpina rara, infatti, non basta studiare l’ambiente in cui vive o contare gli individui delle sue popolazioni: è fondamentale conoscere anche quanto questi individui siano geneticamente vari e quanto l’isolamento delle sue popolazioni possa renderla più fragile nel tempo. Inoltre, una volta studiata questa diversità genetica, è fondamentale conservarla in specifici luoghi, le banche del germoplasma. Attraverso esempi e racconti della ricerca scientifica, l’incontro accompagnerà il pubblico alla scoperta di come lo studio del DNA possa contribuire concretamente alla conservazione della flora alpina rara e minacciata, mostrando il legame profondo tra biodiversità, evoluzione e tutela degli ecosistemi di alta quota.




