Due proposte di legge regionale, per intervenire contemporaneamente su sicurezza e commercio, sono state depositate, nel pomeriggio di lunedì 27 luglio 2026, dai gruppi in Consiglio Valle della Lega Vallée d’Aoste e della Renaissance valdôtaine. La prima riguarda l’istituzione di un Corpo unico di Polizia locale regionale, con modifiche alle leggi regionali 11/2005 e 22/2010; la seconda introduce in Valle d’Aosta lo strumento dei Distretti del commercio, modificando la legge regionale 19/2001 sugli interventi a sostegno delle attività turistico–ricettive e commerciali.
Una polizia locale regionale “unicum” in Italia
Illustrando il primo disegno di legge sulla Polizia locale, il capogruppo della Lega, Andrea Manfrin, ha ricordato che la riforma è in lavorazione dal 2018 e prevede la regionalizzazione del servizio oggi organizzato a livello comunale o in convenzione fra Enti. «La creazione della Polizia regionale sarebbe un unicum in tutto il Paese», ha spiegato, sottolineando che il nuovo Corpo si strutturerebbe sul modello del Corpo forestale e dei Vigili del fuoco regionali, con comandi territoriali a copertura delle Unités des Communes e un comando centrale ad Aosta.
Manfrin ha evidenziato come, nella situazione attuale, gli agenti siano vincolati al solo territorio comunale o alle convenzioni in essere, con difficoltà di intervento coordinato in caso di eventi maggiori e con forti disparità nelle dotazioni e nell’organico tra i diversi Comuni. L’istituzione del Corpo regionale consentirebbe agli agenti di operare su tutto il territorio valdostano, uniformando mezzi, armamento, divise, formazione e competenze, e favorendo la cosiddetta «polizia di prossimità», capace di presidiare il territorio e di fare da primo supporto alle altre forze di polizia.
La proposta mira anche a una valorizzazione professionale e contrattuale degli operatori, con il loro inserimento nel Comparto sicurezza e soccorso, dove già rientrano Vigili del fuoco e Corpo forestale regionali, e con una maggiore tutela legale in caso di procedimenti legati all’attività di servizio.

Le ricadute per il Comune di Aosta
Sul versante comunale, la consigliere di Aosta Sylvie Spirli ha ricordato come il tema della Polizia locale sia stato più volte affrontato in Consiglio comunale, in particolare sul problema del sotto-organico della Municipale. «Un Corpo unico di Polizia locale regionale andrebbe in parte a risolvere questa criticità», ha dichiarato, sottolineando che, nonostante le convenzioni con altri comuni della Plaine, diversi Enti non le hanno rinnovate negli ultimi anni per difficoltà organizzative.
Spirli ha collegato la riforma al tema più generale della sicurezza, sostenendo che una normativa regionale potrebbe aiutare non solo il capoluogo ma anche gli altri Comuni valdostani. Ha criticato la lettura che riduce il problema «a percezione» dei cittadini, richiamando la necessità di «provvedimenti concreti, molto più pragmatismo e meno ideologia» rispetto alle posizioni finora espresse dalla maggioranza.
Distretti del commercio contro la desertificazione
La seconda proposta di legge, illustrata dalla consigliere di Renaissance valdôtaine Eleonora Baccini, introduce in Valle d’Aosta l’istituto dei Distretti del commercio, uno strumento già in uso da anni in Lombardia e diffuso in altre regioni come il Piemonte, dove sono attivi oltre 90 Distretti. Si tratta di aree territoriali in cui Comuni, imprese e associazioni di categoria costruiscono un progetto condiviso di rilancio del tessuto commerciale, coordinando politiche economiche e urbanistiche.
Baccini ha richiamato i dati dell’Osservatorio Città e demografia d’impresa di Confcommercio: tra il 2012 e il 2025, ad Aosta, sono scomparse 102 attività commerciali, con una riduzione del 21% delle imprese del dettaglio e un calo superiore al 30% nel centro storico. Alcuni comparti, come le edicole e il commercio ambulante, hanno perso rispettivamente circa il 50% e l’80% delle attività, mentre la Valle d’Aosta risulta prima in Italia per percentuale di locali commerciali sfitti, con un valore indicato al 28%. «Quando chiude un negozio – ha osservato – non chiude solo un’attività ma si perde un presidio sociale, sicurezza e un punto di riferimento nelle realtà piccole come le nostre».
Secondo Baccini, le cause sono molteplici: crescita dell’e-commerce, pressione della grande distribuzione, aumento dei costi di gestione e mancanza di ricambio generazionale: «finora – ha aggiunto – gli interventi regionali si sono basati su contributi a fondo perduto che non hanno invertito il trend di desertificazione», pur avendo mobilitato risorse importanti per gli esercizi di vicinato.

Una sperimentazione di cinque anni e una leva fiscale
La proposta sui Distretti prevede una fase sperimentale di cinque anni, dal 2026 al 2030, con la possibilità per i Comuni, singoli o associati, di presentare progetti accompagnati da uno studio di fattibilità e dal parere delle Associazioni di categoria. Il numero massimo di distretti attivabili contemporaneamente è fissato in due, per garantire un accompagnamento «di qualità» e un monitoraggio strutturato, con relazione intermedia nel 2028 e finale a fine sperimentazione.
Ogni distretto sarebbe seguito da un tutor responsabile, figura professionale incaricata di coordinare il progetto, supportare gli operatori e curare la rendicontazione. È prevista inoltre una leva fiscale: i comuni aderenti potrebbero ridurre fino al 30% IMU e TARI sugli immobili commerciali inseriti nel distretto, con compensazione regionale del minor gettito. Una clausola di tutela impedirebbe, per tutta la durata del distretto, l’autorizzazione di nuove grandi superfici commerciali nei comuni interessati, per evitare che l’apertura di nuovi poli della grande distribuzione svuoti il senso del progetto di rilancio dei negozi di vicinato.
Il nodo politico e il rapporto con la maggioranza
Sia per la Polizia locale regionale sia per i distretti del commercio, i proponenti hanno ricordato che si tratta di temi già affrontati nelle legislature precedenti e, in parte, già oggetto di iniziative respinte dalla maggioranza regionale.
Sylvie Spirli ha ribadito che, nella passata consiliatura, la proposta sui Distretti era stata votata favorevolmente anche da forze politiche oggi in maggioranza, annunciando attenzione alle scelte che saranno compiute in Aula.
Mafrin e Baccini hanno richiamato più volte il rischio di «corto circuito» tra il riconoscimento formale dei problemi di sicurezza e desertificazione commerciale e l’assenza di strategie strutturate. L’auspicio espresso dai due relatori è che, questa volta i disegni di legge, nati da un lavoro di più anni e sostenuti dalle associazioni di categoria, possano trovare accoglienza in Consiglio Valle e tradursi in strumenti operativi per tutti i Comuni della regione.