Un dibattito sulla doppia preferenza di genere
(©Dora Donne in Valle d'Aosta) -
Il dibattito sulla doppia preferenza di genere organizzato dall'Associazione Dora l'8 gennaio 2021
Alla vigilia del voto del settembre 2020, l’Associazione Dora Donne in Valle d’Aosta rivolse un appello a tutta la popolazione per sostenere il voto alle donne nel timore che, con l’entrata in vigore della nuova legge elettorale ,la rappresentanza femminile in Consiglio Regionale avrebbe toccato i minimi storici, fatto che si è verificato.
Le donne elette sono state quattro sul totale dei trentacinque consiglieri «e di certo non sono sufficienti a garantire la piena partecipazione di entrambi i generi alla vita dell’organo decisionale più importante per la nostra comunità», sostiene la presidente dell’Associazione, Katya Foletto.
Nella convinzione che sia «prioritario avviare un dibattito sulla riforma della legge elettorale regionale con l’inserimento della doppia preferenza di genere», Dora ha organizzato un dibattito sul tema Quale parità? Riforma della legge elettorale in Valle d’Aosta: la doppia preferenza di genere.
Hanno partecipato Elisa Tripodi e Rossella Muroni, Chiara Minelli, Daria Pulz e Carola Carpinello, Raffaella Foudraz e Nicoletta Spelgatti, Erika Guichardaz, Laura Ottolenghi. Ma anche Mauro Baccega e Marco Carrel.
Il dibattito si è svolto in diretta streaming, venerdì 8 gennaio.
«Il meccanismo elettorale è un primo passo – ha detto Rossella Muroni – ma questa battaglia è a vantaggio dell’intera società». «A parte che nella salute, in tutti gli altri ambiti l’Italia ha una percentuale bassa di donne nei posti di vertice», ha precisato Elisa Tripodi. «In 35 anni non sono stati fatti grandi passi avanti, in Consiglio Valle, ma invece, i risultati della legge elettorale sulla preferenza di genere ha dato i suoi frutti nei Comuni – ha detto Chiara Minelli – e la riforma della legge elettorale regionale è dunque indispensabile». «La norma non basta, perché bisogna risolvere una questione culturale e sostanziale da risolvere con una certa urgenza» ha replicato Erika Guichardaz. «Bisogna far entrare le donne nelle istituzioni affinché si occupino della collettività – ha detto Nicoletta Spelgatti – però il problema è come arrivarci. Noi siamo contrari alla doppia preferenza di genere perché non bisogna forzare i tempi e prima serve che le donne si interessino di politica e possano farlo. Non è attraverso l’imposizione che si risolve il problema». «In particolare bisogna avvicinare le giovani donne», ha aggiunto Raffaella Foudraz. «Ma sono pochissimi i gruppi politici in prima linea su questo tema – ha detto Daria Pulz – evocando però il rischio che inserire la doppia preferenza di genere offra la scusa per rivedere per intero la legge elettorale regionale». «Oltre a una legge per consentire la partecipazione delle donne (visto che siamo in una democrazia rappresentativa), servono leggi che faccia sì che le istituzioni rispecchino la società con tutti i suoi conflitti», ha detto Francesco Lucat. «C’è bisogno di un cambiamento culturale ma uno strumento normativo può aiutarlo – ha detto Sara Timpano – perché mostra l’esempio e la strada da seguire. La politica è una roccaforte della predominanza maschile, con regole distanti da come una donna è abituata ad agire e da come ci sii aspetta che agisca». «Ma noi continuiamo a eleggere uomini e poi chiediamo loro di attuare il cambiamento: è un controsenso. La presenza femminile deve essere aumentata con ogni mezzo legittimo» ha detto Carola Carpinello. «La donna deve sentirsi realizzata ovunque», ha precisato Laura Ottolenghi.
Katya Foletto ha chiesto alle parlamentari di intervenire sulla sulla tutela della maternità, «togliendo l’aberrazione che s possa lavorare fino a cinque minuti prima del parto» e lasciando le donne a casa, pienamente retribuite, sino almeno a un anno dopo la nascita del bambino. «Pensiamo anche a un obbligo di paternità di almeno tre mesi», ha concluso Muroni.
Pubblicato / aggiornato
il 08/01/2021 alle 21:00
Categoria:
Politica e Amministrazione