All’ultimatum di Filiera somministrazione risponde solo AduVdA
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La protesta di Filiera somministrazione di giovedì 29 aprile 2021 in piazza Deffeyes, ad Aosta
Dopo le numerose proteste, Filiera Somministrazione Valle d’Aosta e il comparto terziario hanno deciso di redigere un documento da presentare a tutte le forze politiche, le associazioni di categoria e le sigle sindacali.
Il documento verte su 3 macro-punti:
1. Le particolarità territoriali e sociali del territorio valdostano richiedono di prendere adeguati accorgimenti per quanto riguarda la transizione da una fascia di rischio a un’altra. Queste mancate accortezze generano effetti particolarmente dannosi su una regione così piccola e isolata.
2. È necessaria una reale percezione del danno socio-economico che il mancato introito degli impianti a fune ha causato, riflettendosi sull’indotto diretto e indiretto.
3. La chiusura delle Regioni ha devastato i profitti delle aziende valdostane, riducendone la produttività sino a minarne la stessa sopravvivenza.
Filiera somministrazione chiede che il documento esteso sia condiviso da tutte le forze politiche, le associazioni di categoria e le sigle sindacali, e portato all’attenzione del Governo nazionale. Poi precisa: «a noi non interessano il regolamento dei conti, le inchieste e le future sentenze, i veti incrociati e i personalismi. Chiediamo presa di responsabilità per non cadere negli errori di un recente passato che ha visto la nostra Regione, per egoismi personali, affrontare una prima ondata pandemica senza governo».
Tuttavia lancia ai destinatari del messaggio un ultimatum: «Consapevoli di entrare in area non di nostra competenza, ci ritroviamo costretti a esercitare una forte pressione sul mondo istituzionale per salvaguardare le aziende e i lavoratori valdostani da un annunciato tracollo economico e sociale. Abbiamo quindi necessità entro, e non oltre, il 5 maggio di ricevere una Vostra risposta. Diversamente, consegneremo il documento alle sedi competenti».
Ambiente-Diritti-Uguaglianza
L’unica risposta (e non il 5 bensì l’11 maggio) è arrivata da AduVdA, che ha scritto una lettera aperta:
È appurato che il calcolo del differenziale di fatturato tra il 2019 ed il 2020 restituisce un quadro sfalsato delle ingenti perdite del settore, come giustamente sottolineante, infatti, sono i primi mesi del 2021 a dare la misura del “fallimento”. Scriviamo il termine fra virgolette perché il fantasma del fallimento compare nel vostro comunicato e non vorremmo mai prenderlo in considerazione, anche se, verosimilmente, esso rappresenta l’orizzonte e la prospettiva nefasta per molte attività.
Gli Istituti bancari, benché avessero la possibilità di essere completamente garantiti dallo Stato, non hanno sostenuto a sufficienza il peso del debito che, con il passare dei mesi, si è fatto sempre più gravoso, a volte hanno invece preteso un rientro immediato (supportato da una legge vergognosa che prevede il blocco del conto del “cattivo pagatore” che rimane in rosso anche solo di 100 euro per 90 giorni) non confidando nelle capacità di ripresa di realtà produttive particolarmente colpite e considerate fragili.
I costi fissi rimangono come zavorre che di mese in mese trascinano verso il basso le piccole imprese erodendo quel poco di ossigeno che, saltuariamente, brevi – brevissime – aperture hanno messo momentaneamente in circolo.
Siamo consapevoli, inoltre, che senza l’apporto del turismo da fuori Valle il consumo regionale interno è insufficiente per sostenere un mercato da sempre aperto ai flussi provenienti dal resto dell’Italia e dell’Europa. E qui vogliamo sottolineare una politica del Turismo fortemente carente da parte dell’Amministrazione regionale, una mancanza di visione e di programmazione, un provincialismo nella promozione del territorio e delle eccellenze valdostane che penalizza tutti i comparti dell’accoglienza, così come l’indotto. Come spesso accade dobbiamo ancora una volta registrare l’in- capacità, la svogliatezza quasi, di valorizzare le eccellenze locali per appiattirsi su una narrazione trita e convenzionale della montagna e del patrimonio storico-culturale della città di Aosta.
Ci chiedete, giustamente, quali idee si stanno elaborando per il futuro della nostra Regione e della popolazione valdostana. Purtroppo non possiamo mostrarci molto ottimisti sulle prospettive elaborate dalla politica di piazza Deffeyes; uno sguardo ai documenti elaborati dalla Giunta ci mostra uno scarso e superficiale interesse per il comparto turistico e soprattutto per i territori periferici, unito a una visione datata delle problematiche del mondo del lavoro, ridotte spesso unicamente a una concezione di sostegno per le categorie più disagiate, azioni che appoggiamo nella dimensione di un reddito universale e di un welfare funzionale e includente, ma che non possono esaurire le politiche del lavoro, una proficua organizzazione dell’incontro fra domanda e offerta, l’elaborazione di un welfare calibrato sulle esigenze dei lavoratori/trici delle piccole e medie imprese, compresi/e i/le imprenditori/trici che molto spesso sopportano l’onere di uno “Stato sociale” mancante e poco attento alle piccole realtà produttive.
C’è, nell’Amministrazione regionale, molta voglia di infrastrutture e digitalizzazione (che, per carità, possono portare benefici a tutt*, se ben pensati e ben gestiti) e poca volontà di innovazione e sostegno per le filiere di qualità, per la città e le vallate, per la valorizzazione della piccola impresa che un territorio particolare come il nostro è l’unica che può sostenere in modo rispettoso dell’ambiente, dei/le lavoratori/trici, con moderni sistemi di rete aziendale e con un innervamento capillare delle iniziative di impresa, di piccoli incubatoi di innovazione che hanno potenzialità enormi se incardinati nelle politiche del lavoro e dello sviluppo sostenibile.
Pensiamo che la Regione, ragionando su quali leve insistere, debba valutare un plafond di sostegni a fondo perduto calcolato sulla media del giro d’affari degli ultimi cinque anni della piccola impresa per poi elaborare una serie di strumenti finanziari calibrati (liquidità, investimenti per innovazione e attrezzature, sostegno al costo del lavoro, costi fissi…) con tassi di interessi agevolati e tempistiche adatte ai diversi settori produttivi.
Per quanto riguarda i/le lavoratori/trici dipendenti del settore turistico, di cui giustamente chiedete conto nella vostra lettera, pensiamo che, come già detto, l’unica strada sia il rafforzamento di un reddito universale, abbinato, magari, a corsi retribuiti di implementamento e rafforzamento delle competenze (sulle lingue straniere, per fare solo un esempio, ma non solo) nell’ottica di un’offerta sempre più competitiva rispetto ad altre regioni alpine che negli anni hanno saputo promuoversi in modo più efficace.
Chiedete “quali garanzie e sicurezze si vogliono porre in essere per dare un’immagine serena, una tranquillità psicologica, uno stimolo positivo ad investire in una vacanza in Valle d’Aosta”.
Siamo certi/e che, non solo l’indicibile bellezza dei paesaggi e dei borghi, ma una concezione serena, lenta e sostenibile del vivere la montagna e i piccoli centri urbani, oltre al capoluogo, e un’atmosfera di accoglienza e di accudimento per chi vuole passare parte del tempo libero nelle nostre valli o nella plaine sono i messaggi giusti da veicolare per aprire le porte ai flussi di visitatori, che siano affezionati o nuovi “acquisti”, nella certezza che un territorio poco ansiogeno in termini di densità abitativa e, allo stesso tempo, ricco di offerte culturali, naturali, sportive eccetera sia un patrimonio prezioso da cui ripartire. L’auspicio è che si ripensi e si rielabori il futuro sociale ed economico della Valle d’Aosta sulla base di un nuovo paradigma incentrato sul rispetto del lavoro garantito, dell’impresa virtuosa e innovativa, della valorizzazione del patrimonio artistico-culturale, della tutela dell’ambiente, del paesaggio e delle filiere di qualità.
La politica ha il dovere di creare e mantenere un tessuto connettivo socio-economico di sostegno, solidarietà e scambio fra il pubblico e il privato. Ha il dovere di ascoltare chi è stato messo in ginocchio dalla crisi iniziata più di un anno fa e che, nella maggior parte dei casi, è stato ignorato o “ristorato” con pochi spiccioli.
Servono norme più razionali e chiare per stabilire come si possa continuare a lavorare (garantendo sicurezza e continuità e tenendo conto di un probabile indebolimento della clientela) ed un sostegno adeguato alle imprese e ai lavoratori. Sul modello di quello francese, ad esempio1.
La politica ha il dovere di reperire fondi per una ripartenza proficua, giusta ed egualitaria, a tutela dei diritti di tutti/e. Non solo attraverso il Recovery Plan o il debito, ma anche immaginando e pretendendo una nuova fiscalità che redistribuisca il carico tra i molti che si sono impoveriti e i pochi che anche in tempi di pandemia si sono arricchiti.
Non si può negare che buona parte della colpa della cattiva gestione della pandemia è in capo alla Sanità valdostana che ruota intorno ad una struttura ospedaliera obsoleta e inadeguata con un personale sanitario ridotto dai tagli e dalle esternalizzazioni e costantemente sotto organico.
Occorre un ragionamento condiviso e urgente sulla costruzione di un nuovo ospedale, per garantire ai cittadini e alle cittadine una maggiore tranquillità per il futuro; serve una sanità efficiente, fondata su un sistema pubblico, ben organizzato sul territorio. In sostanza il nosocomio deve essere dedicato completamente e in modo funzionale ai pazienti che necessitano strettamente dell’ospedalizzazione, tutte le altre prestazioni devono essere distribuite su strutture territoriali e, dove serve e dove si può, domiciliarizzate.
Pubblicato / aggiornato
il 11/05/2021 alle 14:32
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Categoria:
Economia e Lavoro