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Commissione europea risponde a Beghin: spetta all’Italia tutelare Cime Bianche

Commissione europea risponde a Beghin: spetta all’Italia tutelare Cime Bianche (©commons.wikimedia.org) - Virginijus Sinkevičiusa

La Commissione europea ha risposto, lunedì 15 novembre 2021, all’interrogazione presentata dall’eurodeputata M5S Tiziana Beghin nel mese di settembre.

Beghin, dal 2019 a capo della delegazione del M5S in Parlamento europeo, aveva interrogato la Commissione riguardo la legittimità di un impianto funiviario presso il Vallone delle Cime Bianche, cioè in un’area Natura 2000 sottoposta a stretti vincoli ambientali.

Era chiesto alla Commissione di indicare:

  1. se reputa legittima la realizzazione di tale impianto;
  2. quali misure intende intraprendere per dissuaderla; e
  3. quali misure intraprenderà qualora questa fosse portata a termine?

Per la Commissione ha risposto Virginijus Sinkevičiusa, che ha scritto:

La Commissione non è stata precedentemente informata in merito alla proposta di progetto cui fa riferimento l’onorevole deputata e non è in condizione di valutare se la sua attuazione sia legittima ai sensi della legislazione dell’UE. 
A norma dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva Habitat, qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito Natura 2000 deve formare oggetto di una valutazione di impatto, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del sito. Ulteriori condizioni sono stabilite all’articolo 6, paragrafo 4. La Commissione ha elaborato diversi documenti di orientamento per aiutare le autorità degli Stati membri ad attuare le suddette disposizioni, affinché le attività economiche si svolgano in conformità delle prescrizioni della legislazione UE a tutela della natura. La direttiva consente inoltre agli Stati membri di adottare norme più rigorose. Se il decreto ministeriale del 17 ottobre 2007 vieta la costruzione di nuovi impianti di risalita a fune e di nuove piste da sci in aree Natura 2000, spetta alle autorità giudiziarie nazionali far applicare tale disposizione.
Fatti salvi i poteri della Commissione in quanto custode dei trattati, la responsabilità primaria della corretta attuazione del diritto dell’UE spetta agli Stati membri. I mezzi di ricorso nazionali rappresentano il meccanismo prioritario adeguato per potenziali casi individuali di violazione del diritto dell’UE. Spetta alle autorità italiane competenti applicare le norme pertinenti al progetto in questione.

«I dubbi della Commissione su un’opera a così alto impatto ambientale sono comprensibili – dichiara da Bruxelles l’autrice dell’interrogazione, Tiziana Beghin –: la tutela della natura è una priorità per l’Unione europea e dovrebbe esserlo anche per chi amministra questi territori». 

«Questa prima risposta arrivata dalla Commissione Europea conferma la diffidenza sulla legittimità dell’opera, essendo il Vallone protetto dalla normativa europea Natura 2000 creato proprio per tutelare le biodiversità degli ambienti – aggiunge Elisa Tripodi, vicepresidente del Gruppo parlamentare del Movimento 5 stelle alla Camera dei deputati -. Aspetteremo la risposta del ministro della Transizione Ecologica per dissipare ogni incertezza, consapevoli del fatto che esiste un decreto ministeriale che vieta la costruzione di nuovi impianti nelle aree  Natura 2000».

Pubblicato / aggiornato il 15/11/2021 alle 12:14
Categoria: Politica e Amministrazione