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Presentate le 5 opere di artigianato di tradizione vincitrici di premi-acquisto

Martedì 22 febbraio 2022, nel chiostro della Collegiata di Sant’Orso ad Aosta, sono state presentate le cinque opere di artigianato di tradizione a cui sono stati assegnati premi-acquisto.

Per questa prima edizione sono state presentate 15 opere.
Le cinque opere premiate saranno esposte nell’area della Collegiata dei Santi Orso e Pietro, luogo di origine della millenaria Fiera di Sant’Orso.

I vincitori

Franco Pinet 

Nasce nel 1950 a Issogne, paese in cui risiede a tutt’oggi, teatro e laboratorio della sua attività di scultore. Maestro artigiano, Pinet ha insegnato nella “bottega scuola” e nei corsi per l’apprendimento delle tecniche per scolpire il legno.
Autodidatta senza uno specifico insegnamento d’arte, Pinet è stato libero da qualsiasi condizionamento a parte quello puramente artigianale. Lo scultore ha vissuto un primo periodo realista-figurativo, quindi di semplice imitazione, che, col tempo, lo ha condotto a una ricerca graduale e a uno studio continuo delle forme, dei volumi, dei pieni e dei vuoti, della fluidità delle linee, della dinamicità e della morbidezza della forme. L’evoluzione è proseguita con l’utilizzo di materiali diversi e di tecniche miste e personali per quanto riguarda il colore.
Utilizza, come materiali, principalmente pezzi di legno vecchi, tra cui legno di noce, di acero e di tiglio.
Più volte premiato alla Fiera di Sant’Orso, l’artigiano si è classificato al primo posto anche a Bardonecchia nel 1993 e nel 1994 e a Rivoli nel 2001. Ha ricevuto inoltre un premio speciale a Cortina nel 1988 e a Saint-Vincent nel 1983 e 1984.

Opera: Giochi all’aperto

L’opera presentata è una scultura a parete che raffigura fotogrammi di giochi dei bambini all’aperto, alcuni perduti, altri ancora oggi attuali.

La scultura racchiude e rappresenta il mondo che circonda i giochi e i bambini all’aperto: il sole con i suoi raggi caldi, le nuvole scure e irregolari, la luna mezza piena, il cielo azzurro e infine i campi, i boschi e  le insenature dei fiumi.

Il basso rilievo è apprezzabile per la qualità tecnica, la diversificazione dei legni e l’armonia dell’insieme. Sebbene non presenti riferimenti religiosi, il tema dei giochi dei bambini sulla piazza evoca l’utilizzo civile dei sagrati delle Chiese come spazi di aggregazione e di condivisione, in un clima generale di gioia e di speranza.

Giochi all’aperto di Franco Pinet
Giochi all’aperto di Franco Pinet

Giangiuseppe Barmasse

Classe 1962, Giangiuseppe Barmasse incomincia a scolpire a dodici anni e mostra la sua naturale predisposizione vincendo subito, nel 1976, un concorso indetto dalla scuola da lui frequentata.
Lavora principalmente il legno di noce, tronchi di dimensioni importanti, ceppi con pietre inglobate al suo interno; nella sua visione le forme più strane suggeriscono tanto. Occasionalmente usa altre essenze lignee ma anche la pietra e vari metalli e leghe. Se inizialmente scolpiva in piccole dimensioni, col tempo le proporzioni sono cresciute, fino a renderlo famoso per gli animali in rapporto 1:1. Capace di un realismo fotografico – sa rispondere alle attese di allevatori che gli chiedono il ritratto a tutto tondo della mucca cui sono più affezionati – Barmasse è affascinato anche dalla stilizzazione e riesce a sintetizzare nella forma liscia l’identità e l’energia del soggetto.

Opera: San Teodulo e le serpi

La scultura realizzata su un ceppo di noce, rappresenta una leggenda valdostana ambientata nella valle del Cervino.

San Teodulo, Vescovo di Sion, per abbreviare il cammino provò una volta a passare per Zermatt. Al Breuil venne generosamente ospitato da alcuni pastori, quando al ritorno passò a salutarli li trovò disperati perché una vipera aveva morso uno dei lori figli, che stava morendo. Il Santo sanò la ferita e, uscito dalla baita, ordinò alle serpi, ai rospi e agli scorpioni di andarsene al di là del torrente. Da quel momento nessun rettile osò più tornare a strisciare sul terreno proibito di Giomein; anzi, si racconta che alcune serpi, portate in terra benedetta in un carico di fieno, come vi giunsero, dettero un guizzo e spirarono, quasi strozzate da un’invisibile mano.

Scultura complessa, realizzata utilizzando un unico ceppo, rivela grande effetto scenico e indubbia perizia tecnica. L’opera narra le vicende di un santo vescovo, Teodulo, vissuto, come sant’Orso e san Grato, nelle prime fasi della cristianizzazione del territorio alpino occidentale.

San Teodulo e le serpi di Giangiuseppe Barmasse
San Teodulo e le serpi di Giangiuseppe Barmasse

Dario Berlier

Maestro artigiano, scultore professionista dal 1989, crea esemplari unici di sculture artistiche in legno. 
Le opere, colorate con tinte velate per donare luce e brillantezza, sono principalmente altorilievi e bassorilievi di piccole e grandi dimensioni, realizzate prevalentemente in noce. Sono ricche di dettagli e caratterizzate da forti elementi innovativi che, con stile per alcuni versi surrealista, contemplano elementi di tradizione e innovazione.
Recentemente Berlier ha lanciato una nuova produzione di opere denominata “Bois Précieux”, realizzata su supporti in noce antico che, riutilizzato e sapientemente valorizzato, dà vita a originali sculture.
Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive, realizzate sia in Italia che all’estero; numerosi sono i premi e i riconoscimenti che egli ha ottenuto nel corso della sua attività artistica.

Opera: Souvenir de Noël

L’opera Souvenir de Noël è realizzata su una tavola di noce che per forma e texture richiama una vecchia mangiatoia delle mucche, la quale, con stile surrealistico, rappresenta un ricordo d’infanzia del giorno di Natale.

La candela in primo piano sembra poter raccontare la “presenza” di un uomo che, all’interno della sua casa situata in un villaggio innevato di montagna, viene trasportato da un pensiero che riaffiora improvvisamente nella sua mente: il ricordo del giorno di Natale.

Si raffigura un bimbo seduto su di una cassapanca, che, con amore e dedizione, compone un presepe: con una mano custodisce una pecorella, mentre con l’altra, quasi a volerlo abbracciare, avvicina delicatamente una “cornaille” che con il “tatà”, in primo piano, completano l’umile presepe.

Simbolicamente, il fascio di luce della candela esprime la fede, la luce e il calore familiare; la cassapanca, oltre che seduta e base per la natività, simboleggia uno scrigno dove per un anno intero vengono gelosamente custodite le statuine del presepe. Le scarpe indossate dal bimbo sono un modello di calzature tradizionali denominate “socques”, acquistate alla Fiera di Sant’Orso negli anni ’60; esse sembrano ricordare il tempo in cui anticamente Sant’Orso donava i sabots ai bisognosi. 

L’opera, ben realizzata e rifinita, esprime efficacemente la devozione semplice e spontanea di un bambino nell’atto di comporre un presepio: soggetto, quello della Natività, presente in più opere nel Tesoro della Chiesa e scolpito su un capitello romanico del chiostro.

All’aspetto religioso si unisce quello dell’artigianato di tradizione rappresentato dai giochi.

Souvenir de Noël di Dario Berlier
Souvenir de Noël di Dario Berlier

Luciano Regazzoni

Partecipa alla Fiera di Sant’Orso da quasi trent’anni, dopo essersi avvicinato alla scultura su legno attraverso i corsi regionali. Nel 2001 apre il laboratorio artigianale “Le Petit Atelier”, dove attualmente lavora. 
Nel 2008 consegue la qualifica di maestro artigiano e dal 2013è titolare di varie botteghe-scuola, categoria scultura.
Le sue sculture, bassorilievi o tuttotondo, prevalentemente in legno di noce antico e con la colorazione di alcune parti (come la ricorrente decorazione a losanghe),  contribuiscono a valorizzare, conservare e tramandare la storia e la cultura alpina.

Opera: Sant’Orso

La scultura raffigurante Sant’Orso è stata realizzata utilizzando un’antica vite di un torchio in noce, risalente all’epoca settecentesca. La vite di un antico torchio, su cui è scolpita l’immagine di sant’Orso, evoca un brano della narrazione della vita del Santo e trova la sua naturale collocazione nell’area della Collegiata.

 Sant’Orso di Luciano Regazzoni
Sant’Orso di Luciano Regazzoni

Luciano Tousco

Con il padre e lo zio entrambi falegnami, Luciano Tousco si è avvicinato, fin da bambino, al mondo del legno quando con  l’Opinel costruiva fischietti cornailles e galletti. Diventato maestro di sci, nel periodo di bassa stagione, ha iniziato a frequentare un laboratorio di falegnameria a Gressoney, dove si è appassionato al mondo del legno. 
Nel 2002 assieme a un  collega ha aperto a Charvensod un laboratorio dove lavora il legno, sia come restauro (da qui la sua passione per le tecniche antiche) che come costruzione di mobili con legno vecchio.
Nel 2003, per la prima volta,  ha esposto alla Fiera di Sant’Orso.
Nel 2007 e nel 2011 viene premiato alla  54a e alla 58a Mostra-concorso dell’artigianato di tradizione nella categoria Mobili, con rispettivamente i temi “Inginocchiatoio” e “tavolino ad uso scrittoio”.
Da alcuni  anni si è  trasferito a Gaby, suo paese natale, dove ha riaperto la bottega di famiglia nella quale hanno lavorato il bisnonno, il padre e lo zio. 
Senza mai dimenticare le sue origini ha creato il motto “Quando l’arte entra in falegnameria”. Il fascino per le forme e la materia lignea, abbinata a tecniche costruttive che derivano dalla tradizione, lo portano a una continua ricerca e sperimentazione.
Dal 2021 Luciano Tousco è  Maestro artigiano, nella categoria Mobili.

Opera: Mélange

Mélange è un tavolo ottenuto mediante l’accostamento di tre “loppe” di noce che scendono a terra, creando un triplice appoggio. 

L’unione degli assi, eseguita con un taglio lungo vena viene fatta con tenoni riportati. Le gambe con un angolo d’inclinazione di 10 gradi sono assemblate anche loro con tenoni riportati. Sono volutamente mantenuti i tagli di abbattimento e le coste naturali. L’idea di mantenere in modo predominante la venatura del legno sino a terra è una chiara intenzione di esaltare la bellezza naturale della materia.

Il tronco dell’albero non è di valore per il mondo della falegnameria classica, ma la sfida è quella di dare a questo prodotto un suo valore intrinseco, evidenziandone i difetti e usando l’ottone per riempire le crepe come era anticamente in uso. 

L’essenzialità dell’arredo e l’esecuzione tecnica semplice e volta ad esaltare la bellezza naturale della materia evocano la dimensione monastica della Collegiata e la sua vocazione all’accoglienza e alla distribuzione del cibo ai poveri.

Mélange di Luciano Tousco
Mélange di Luciano Tousco

Pubblicato / aggiornato il 22/02/2022 alle 20:13
Categoria: Cultura / Video