Confindustria VdA: il caro energia mette a rischio la produzione
(©Gianfranco Zanata per Bobine.tv) -
Confindustria VdA
I costi del gas e dell’elettricità in Italia e il conflitto in Ucraina minano la stabilità delle imprese bloccate da sfiducia e pessimismo. Questo grido d’allarme arriva da Michele Biza, presidente di Altre industrie manifatturiere Confindustria Valle d’Aosta, che lamenta: «il pericolo è la chiusura forzata di molte attività, oltre a un ulteriore aumento dei prezzi da parte degli imprenditori a causa del conseguente rincaro delle materie prime. Gli effetti di questa situazione andranno a indebolire i conseguenti consumi e incideranno sull’inflazione».
Questo allarme è motivato dai dati del Centro studi di Confindustria che mostrano costi energetici in impennata per le imprese manifatturiere: da 5 miliardi di euro nel 2020, si è arrivati a 37 nel 2022.
Secondo Altre industrie manifatturiere Confindustria Valle d’Aosta, tutto ciò peserà non solo sul settore manifatturiero ma anche su quello della ristorazione, del commercio e della ricettività.
Secondo i risultati dell’indagine previsionale sul primo trimestre 2022, il rincaro dell’energia mina la ripresa valdostana recentemente avviata.
A questo si aggiunge una frenata sul fronte degli investimenti. Solo il 4% degli intervistati che ha preso parte all’indagine, ha pensato di investire in tecnologie che permettono di aumentare l’efficienza energetica dell’impresa.
Tuttavia, in questo quadro, è da segnalare che è in miglioramento il dato dell’occupazione, che passa, infatti, da +11,54% del quarto trimestre del 2021 a un +19,05% del primo trimestre del 2022.
A ciò, si aggiunge un altro elemento positivo: cresce di quasi dieci punti percentuali il dato relativo alla produzione, che arriva a toccare il 37%.
Anche il dato sui nuovi ordini è in crescita: si registra un +40% e un +43,48% relativo all’export.
Varia un poco la composizione del carnet ordini.
In particolare aumentano le aziende con ordini per meno di un mese, che passano da un +19,35 dell’ultimo trimestre 2021 a un +32,26 del primo trimestre 2022. Diminuiscono, invece, quelle con visibilità 1-3 mesi (da +48,39% a 29,03%). Aumentano quelle con visibilità oltre i tre mesi (da +32,26% a 38,71%).
È caratterizzato da stabilità il dato sugli investimenti: quello per ampliamenti si attesta su un +31,25%, mentre quello per sostituzioni su un +25%.
Leggermente in aumento, rispetto allo scorso trimestre, la percentuale degli imprenditori che non prevede di fare nessun investimento (+44%).
In lieve diminuzione il tasso di utilizzo impianti, che si aggira su un +64,55%.
La media complessiva dei tempi di pagamento è di 61 giorni (un dato in peggioramento rispetto alla precedente rilevazione) e di 57 giorni per la Pubblica Amministrazione. Aumenta di poco il numero di imprese che segnalano ritardi negli incassi, passando da un +27,45% del trimestre precedente a un +29,27% dell’attuale.
A completare questo lato positivo della fotografia, ci sono le previsioni relative ai rincari dei materiali.
Se nel 2021 i rincari dei materiali hanno inciso per il 25% sull’aumento dei costi di produzione e quelli energetici hanno pesato per circa il 50%, le previsioni relative al primo trimestre 2022 ritengono che i prezzi dei materiali incideranno per il 21%, mentre i rincari energetici per un 25%.
L’85 % degli intervistati ritiene di poter trasferire solo in parte i rincari sui prezzi di vendita, mentre un 15% ritiene di non poterlo fare. Per il 58% del campione, la conseguenza è la riduzione dei margini di guadagno e per un 31% la riduzione della produzione.
Per quanto concerne le iniziative che gli intervistati intendono intraprendere, il 50% aggiornerà con maggiore frequenza prezzi e listini.
Il 4% degli intervistati ha risposto che investirà in tecnologie che permettono di aumentare l’efficienza energetica dell’impresa.
Pubblicato / aggiornato
il 28/02/2022 alle 15:41
Categoria:
Economia e Lavoro