150° anniversario del Corpo degli Alpini
Giovedì 17 marzo 2022, ad Aosta, si è svolta una giornata di celebrazioni per ricordare il 150° anniversario dalla nascita delle Truppe Alpine.
Il 15 ottobre 1872, a Napoli, fu firmato da Vittorio Emanuele II il regio Decreto che sanciva la nascita del Corpo degli Alpini del Regio Esercito, da un’idea del Capitano Giuseppe Perrucchetti: la difesa dei confini della Patria doveva essere affidata a chi in quei luoghi impervi era nato, abitava e lavorava.
In breve le compagnie divennero battaglioni e poi reggimenti: i nomi delle unità rivelavano la provenienza dei loro soldati. In Valle d’Aosta, ad Aosta, si costituì l’8a Compagnia, mentre a Bard / Châtillon la 9a. Queste due Compagnie rappresenteranno l’origine storica di quello che diventerà il Battaglione Aosta. All’inizio la divisa era azzurrina come quella della fanteria , non sapevano neppure come chiamarli, poi li battezzarono alpini, solo perché sembrava un nome buffo con quella penna nera di corvo, diritta, sul cappello a cono da calabrese . Era obbligatorio portare i baffi, mentre il pizzo era consentito. I primi scontri di fuoco li ebbero in Africa, ma la loro efficacia si ebbe tra il 1915 ed il 1918, durante la Grande Guerra, sull’Adamello, dove le Penne Nere combatterono tra slavine, neve e ghiacci anche a tremila metri di quota. Ragazzi che arrivavano dalle stesse valli, stessi paesi, una coesione tra compaesani e amici che si tradusse nella capacità di andare oltre al sacrificio, come sulle cime dell’Ortigara, sull’Altopiano di Asiago, dove caddero a migliaia tanto che il Monte fu denominato il calvario degli Alpini.
Il presidente dell’Ana valdostana, Carlo Bionaz: «La nostra storia conobbe un momento fondamentale nel 1919 quando, a Milano, per non disperdere il patrimonio di fratellanza e solidarietà nato nelle trincee e sui campi di battaglia ma soprattutto per aiutare le famiglie dei commilitoni caduti, nacque l’Associazione nazionale alpini. Il successo fu immediato e l’Ana conquistò subito simpatie e consensi perché sapeva distinguersi per altruismo, serietà e correttezza». Sentimenti che crebbero nell’intensità di valori dopo la Seconda Guerra Mondiale, amplificata dalle gesta tragiche dei reparti alpini che, unici a farcela, tornarono dalle lande della Russia percorrendo nel 1943, a piedi, centinaia di chilometri con temperature di quaranta gradi sottozero. Un’altra grande opera fornita dagli Alpini fu nel 1976 dopo il terremoto del Friuli, contribuendo di fatto alla creazione della Protezione Civile.
Nel corso del 2022, in tutta Italia, sono previste numerose manifestazioni per celebrare i 150 anni del Corpo degli Alpini, che si concluderanno sul palcoscenico dominato dal Vesuvio e che, il 15 ottobre, vedrà sfilare in piazza Plebiscito, a Napoli, tutte le Bandiere di guerra, esattamente 150 anni dopo.
Ad Aosta, nella giornata di giovedì 17 marzo 2022 (il 17 marzo 1861, il Regno d’Italia nasceva a Torino) le celebrazioni hanno preso il via, alle ore 10, con la Santa Messa in Cattedrale, officiata dal Vescovo.
Durante la Messa, Monsignor Franco Lovignana, ha espresso «gratitudine da parte di tutti per il servizio degli Alpini alla libertà del nostro popolo e alla pace di tanti popoli e la solidarietà che sanno esprimere in mille situazioni di bisogno in Italia e nel mondo» e Carlo Bionaz ha letto la preghiera dell’Alpino.
È seguito un corteo con le Autorità civili, militari, religiose, i sindaci, i reparti in armi e le associazioni combattentistiche e d’Arma. Il corteo ha fatto tappa in piazza Chanoux e in piazza Roncas.
In piazza Chanoux, dalle ore 11, si sono svolte la cerimonia dell’Alzabandiera, la consegna del Cappello Alpino ai VFP/1 del corso Mitalp M. Pasubio e la deposizione della corona al Monumento ai Caduti, accompagnate dalle note della Fanfara sezionale.
A questi sono seguiti i discorsi delle autorità: il sindaco di Aosta, Gianni Nuti, il presidente del Celva, Franco Manes, il presidente della Regione, Erik Lavevaz, il presidente della Sezione valdostana dell’Ana, Carlo Bionaz, e il Generale Comandante delle truppe alpine, Ignazio Gamba.
L’intervento del presidente della Regione
Quello che inizia oggi ad Aosta – ha detto Erik Lavevaz – è un cammino lungo, articolato: una marcia con passo costante, come gli Alpini insegnano, che avrà come punto d’arrivo a ottobre la città di Napoli. Partiamo dalle Alpi per arrivare al mare: ripercorriamo a ritroso i sentieri di questi 150 anni, riassunti in 7 mesi di appuntamenti su tutto il territorio italiano.
Quella che raccontiamo e ascoltiamo è una storia di guerra che è stata capace di trasformarsi in una storia di pace. In questo cammino, il Corpo degli Alpini è stato sempre in prima linea. La difesa dei confini italiani si è affiancata alle missioni all’estero, dal battesimo del fuoco del 1887 fino agli scenari di guerra degli ultimi anni. Gli Alpini sono stati capaci di affiancarsi alle popolazioni più deboli e alle istituzioni più fragili: capaci di essere parte di interventi internazionali che sempre più devono essere di interdizione, di pacificazione, di argine alla violenza cieca.
In questi 150 anni la penna degli Alpini ha acquisito valori sempre più grandi, diventando un simbolo carico di significati. Il cappello alpino, in tempo di pace, ha accompagnato tanto i momenti di gioia quanto quelli di dolore delle nostre comunità. Non possiamo pensare alle tragedie che hanno colpito i nostri territori senza affiancarle all’immagine degli Alpini che arrivano in soccorso: è accaduto con i terremoti e con le alluvioni, così come con il disastro del Vajont. Il nostro ricordo è inevitabilmente quello dell’alluvione del 2000: il sostegno alla popolazione valdostana ha il volto degli Alpini, che insieme agli altri soccorritori hanno permesso alla nostra comunità di reagire alla tragedia. Alle immagini dolorose, però, si affiancano quelle di festa: le adunate sono un segno tangibile di relazione e di entusiasmo, tanto per chi partecipa quanto per chi assiste. E l’adunata nazionale del 2003 ha lasciato indelebile un ricordo di profonda gioia, di appartenenza, di trasporto.
Il legame tra la storia degli Alpini e quella della Valle d’Aosta è indissolubile. Aosta è un luogo di appartenenza per il Corpo: questa piazza è un simbolo, come lo sono le caserme, trasformate in questi anni e al centro di un rinnovamento di tutto il tessuto urbano. Sono segni imprescindibili, come lo è il Castello Jocteau, intitolato al Generale Cantòre, parte integrante del panorama cittadino. È una presenza costante e discreta, ma capace di trasmettere ai valdostani un senso di sicurezza. In tempi avari di certezze, la nostra comunità ne ha una: la presenza degli Alpini ad accorrere in supporto, in qualsiasi momento.
Le celebrazioni di una giornata così importante per gli Alpini, oggi, si stagliano su un momento particolarmente difficile. Il rumore assordante delle armi ha interrotto l’armonia della pace in Europa, costruita su decenni di convivenza tra le differenze. Vediamo le immagini di città bombardate, con vittime civili: è una tragedia che coinvolge tutti noi. Giornate come oggi sono spesso dedicate al ricordo di chi ha combattuto per la propria patria, insegnandoci in questo il valore della pace. Oggi il nostro pensiero, quindi, va a quella parte d’Europa che ha smarrito la certezza che la pace sia l’unica opzione: guardiamo all’Ucraina chiedendo che tacciano le armi, che venga scacciata la paura che civili e militari hanno della caduta delle bombe.
Queste settimane ci ricordano che la pace non è un assunto scontato, ma un valore da coltivare ogni giorno con costanza. Un valore che gli Alpini ci insegnano, con la loro storia, capace di trasformarsi da armata d’attacco a strumento di soccorso e di pace, a fianco di chi soffre: certi della propria identità, forti della capacità di affiancarsi a chi si trova nel bisogno. È un insegnamento lungo 150 anni: un patrimonio di cui essere orgogliosi, in cui riconoscerci, per guardare insieme verso un futuro di pace».
L’intervento del sindaco di Aosta
Autorità civili e militari, amici alpini, nel nome della vostra storia – ha detto Gianni Nuti – ci troviamo insieme, stamani, per guardare all’oggi e per prepararci al futuro.
Il passato insegna come il vostro corpo sia il più unito tra tutti quelli che l’esercito italiano ha istituito nella sua storia, perché ha permesso ai figli delle montagne di restare nelle loro terre a compiere una missione di difesa e di protezione, come espressione viva dei luoghi più impervi del mondo, ma anche quelli più misteriosi, intensi, poetici.
Restare ancorati alla propria terra significa coltivare un indissolubile sentimento di fedeltà a ciò che siamo e alla comunità di persone cui apparteniamo: questo abbiamo dovuto e dobbiamo difendere, ma anche trasformare nel tempo, per adattarlo al mondo che cambia.
E non è solo per tenere vive le memorie, individuali e collettive, ancorate alla stagione temeraria e infuocata della giovinezza: è per restare vigili e operosi oggi, per seminare solidarietà e aiuto reciproco in un tempo di guerra permanente, combattuto contro avversità di ogni tipo.
Ci insegnate, infatti, che non occorre avere un nemico incarnato in un uomo e in uno stato ostile per sentirsi uniti: basta la vita e le avversità che sparge davanti alla strada che ciascuno di noi è chiamato a percorrere, basta il Male – diffuso nella natura almeno quanto il Bene – per indurci a salire in cordata legando le nostre vite a vicenda, per scaldarci reciprocamente quando tutto intorno è algido e inospitale. E gli alpini lo sanno fare bene oggi come centocinquant’anni fa.
E non è finita: ci troviamo infatti per il domani, perché il vostro canto, robusto come roccia e limpido come uno squarcio del nostro cielo più azzurro resista oltre il tempo delle guerre: perché prima o poi ci sarà un tempo senza guerre, e tutte le guerre, non solo quelle più vicine, nelle quali è naturale rispecchiarsi, di fronte alle quali è istintivo reagire. A questo crediamo, lavorando insieme come un tutto organico, unico e vivo, alimentato da quel legame affettivo da diffondere per contagio ovunque e che vi ha di recente ricordato Papa Francesco, un sentimento libero come l’amicizia, ma ancora più intimo e profondo: quello della fraternità.
In nome di tutto questo diciamo, con forza, viva il corpo degli alpini».
A fine mattinata, nelle vie del centro storico, ha sfilato il reparto in armi.
L’evento si è concluso, in Piazza Roncas, con la commemorazione della Fondazione Corpo degli Alpini, con lo scoprimento di una targa commemorativa sul palazzo che, nel marzo del 1873, fu la sede della Caserma Challand e dell’Ottava Compagnia Aosta.

Nell’ambito delle celebrazioni, sono previste diverse attività collaterali come la visita al Castello Cantore, il concorso fotografico, il concorso letterario, alcuni aperitivi musicali e le visite museali.
Nel video, l’intervista a Carlo Bionaz, presidente della sezione valdostana dell’Associazione nazionale alpini.
Pubblicato / aggiornato
il 18/03/2022 alle 11:56
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Categoria:
Cultura / Video