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Via Diretta allo Scudo sul Cervino: 1a invernale e 1a ripetizione per Jerome Perruquet e Stefano Stradelli

Via Diretta allo Scudo sul Cervino: 1a invernale e 1a ripetizione per Jerome Perruquet e Stefano Stradelli (©Stefano Stradelli) - Via Diretta allo Scudo sul Cervino: 1a invernale e 1a ripetizione per Jerome Perruquet e Stefano Stradelli

Dal 20 al 21 febbraio 2023 Jerome Perruquet e Stefano Stradelli sono riusciti nella prima ripetizione e prima invernale della Diretta allo Scudo sul Cervino, una via, sulla parte sud della Gran Becca, che sale centralmente allo scudo Pic Tyndall.
«Una bellissima via, molto impegnativa che ci ha fatto faticare per bene, un lungo canale di neve, 13 tiri con difficoltà fino al 7a, e un’uscita su roccia molto solida per raggiungere la cresta del Leone. Siamo contenti di aver fatto la prima ripetizione e in inverno, anche se di invernale ci sono solo le date» ha commentato Perruquet.

Stradelli racconta: «nel 2020 insieme a Jerome Perruquet e a Michele Cazzanelli abbiamo percorso la via Innocenzo Menabreaz che segue la linea sinistra dello scudo del Pic Tyndall e da quel momento avevo il desiderio di tornare e di provare a scalare la diretta.
Il 20 febbraio di tre anni dopo, insieme a Jerome, abbiamo deciso di salire questa linea e con una scalata di 13 h siamo riusciti a percorrerla tutta fino in cima allo scudo.
Essendo molto stanchi abbiamo scelto di passare una bella notte comoda sotto le stelle in cima alla via e il giorno dopo di scendere a valle»
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7 anni per aprire la via

La via è stata aperta da François Cazzanelli, Roberto Ferraris, Emrik Favre, Francesco Ratti.

I tentativi di apertura di questa via iniziano il 24 febbraio 2012, quando Cazzanelli e Ferraris riescono ad aprire 5 tiri, con difficoltà fino al 6b. I due seguono una linea nuova, in vicinanza a quella percorsa dalla cordata composta da Marco Farina ed Hervé Barmasse durante un tentativo di apertura lungo lo scudo.

Il 3 marzo dello stesso anno i due alpinisti della Valtournenche provano nuovamente l’ascesa: «la fortuna però non ci aiutò, subito davanti a me un tiro compatto e poco proteggibile (al momento valutato 6c poi ridimensionato a 6b+) mi porta in una zona compattissima dove è molto complicato far sosta. Recuperai Roby e capimmo subito che da lì senza spit sarebbe stato difficile progredire e anche trovare un posto per fare un buon ancoraggio. Riuscimmo a farne uno molto precario per poter scendere con tre chiodi dietro ad un blocco marcio e iniziammo la ritirata. Arrivati all’ultima doppia nel canale sotto di noi si staccò un’enorme valanga che lasciò un taglio molto alto nel manto nevoso. Quel giorno era molto caldo e la neve in poche ore era diventata marcia. Per sicurezza aspettammo che il sole calasse per ridiscendere in sicurezza il canale. Passammo un paio di ore a prendere il sole su una piccola terrazza nel mezzo della sud Cervino, un posto comodo e pratico per rifarsi la tintarella in vista della primavera» commenta Cazzanelli.
Segue una pausa di tre anni, anche dovuta ad un incidente sugli sci di Ferraris.

Il terzo tentativo avviene il 20 giugno 2015, ma dopo poco la cordata, a causa del maltempo, interrompe la scalata.
Ad ottobre 2025, Cazzanelli, Emrik Favre e Marco Farina sono pronti a partire, ma «ci accorgemmo di avere fatto un errore da principianti, non avevamo preso l’accendino per il fornello. Provammo di tutto per far partire una scintilla, ma niente, ci toccò andare a letto senza cena e senza bere! La mattina dopo eravamo distrutti e dovemmo ritirarci. Messo piede nel canale però ci rendemmo conto che la Cresta Deffeyes scaricava parecchie pietre. Cercammo di scendere il più velocemente possibile: diverse scariche ci passarono vicino, un sasso mi colpì la mano e persi la picca» spiega Cazzanelli. 

Al 2018, Ferraris e Cazzanelli decidono di riprovarci insieme a Francesco Ratti. «Arrivammo velocemente all’attacco e iniziammo subito a scalare, per praticità ci dividemmo i tiri equamente. Eravamo in gran forma e in poche ore raggiungemmo la cengia del nono tiro. Entrambi scalammo tutti i tiri in libera: stupendo! Ci ributtammo su terreno inesplorato: la parete era più facile ma la roccia a tratti meno buona. Mi misi davanti a testa bassa, mi sentivo bene e in appena due ore uscimmo in cima al triangolo dello scudo. Eravamo contentissimi ma anche stupiti perché avevamo aggiunto ancora 140 mt alla nostra via e non scontati. Il momento è magico, seduti in cima allo scudo, avevamo finalmente finito la nostra via» commentano gli alpinisti.

Pubblicato / aggiornato il 24/02/2023 alle 11:59
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Categoria: Sport