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Il progetto Ice memory

Il progetto Ice memory (©fondation.univ-grenoble-alpes.fr) - Un'operazione di carotaggio nell'ambito del progetto Ice memory

Sabato 26 ottobre 2019, alle ore 17.30, la Biblioteca regionale Bruno Salvadori di Aosta aveva ospitato una conferenza di François Burgay e Federico Dallo, che avevano presentato il progetto internazionale Ice Memory.

Il riscaldamento climatico minaccia i ghiacciai, la cui fusione rappresenta un problema per tutte quelle comunità che dipendono da loro per l’approvvigionamento di acqua dolce. Inoltre, entro il 2050, fino a 1 miliardo di persone potrebbe essere minacciata dal conseguente aumento del livello dei mari. Tuttavia, la perdita di ghiaccio non rappresenta soltanto un problema per l’ambiente e la sicurezza delle persone, ma anche una potenziale perdita culturale e scientifica.

I ghiacciai, e nella fattispecie le carote di ghiaccio, sono infatti un libro di storia del clima del nostro pianeta. Strato dopo strato ci raccontano, in un linguaggio chimico, i cambiamenti di temperatura e di composizione atmosferica fino a 800.000 anni fa. Attraverso l’analisi di determinate molecole è possibile ricostruire gli incendi e le eruzioni vulcaniche del passato, la concentrazione di gas serra in atmosfera e gli impatti ambientali delle attività antropiche. Purtroppo, a causa dell’aumento delle temperature, la fusione del ghiaccio determina un mescolamento degli strati rendendo così difficilmente interpretabile il segnale climatico.

L’obiettivo del progetto Ice Memory, coordinato per la parte italiana dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e dall’Istituto di Scienze Polari del CNR, è quindi di salvaguardare questi “libri di ghiaccio” andando a prelevare delle carote di ghiaccio in diversi siti alpini al fine di proteggerli dal riscaldamento climatico. Questo stesso ghiaccio sarà poi trasportato in Antartide dove, grazie alle temperature medie al di sotto dello zero centigrado, sarà conservato per decenni. In questo modo, gli scienziati del futuro, sfruttando nuove tecnologie di indagine, potranno servirsi di questi archivi climatici, altrimenti irrimediabilmente compromessi, per compiere studi oggi impossibili ed effettuare scoperte che, senza questo backup, sarebbero inattuabili.

La conferenza, organizzata dalla Biblioteca regionale Bruno Salvadori, ha rappresentato anche l’occasione per incontrare i ricercatori italiani e svizzeri di Ice Memory impegnati da fine ottobre sul Grand Combin nell’estrazione di una carota di ghiaccio, che svelerà i segreti del clima degli ultimi secoli.

François Burgay è post-doc fellow presso il Paul Scherrer Institute (PSI) di Villingen (Svizzera), ha sviluppato un nuovo metodo analitico per la speciazione del Ferro nelle carote di ghiaccio, punto di partenza per la ricostruzione delle eruzioni vulcaniche del passato e per l’approfondimento dei cicli biogeochimici del Ferro sia su scala paleoclimatica sia nel mondo contemporaneo.

Federico Dallo è post-doc presso l’Istituto di Scienze Polari (CNR-ISP) di Venezia per il quale è il referente per l’automazione e il controllo remoto dell’osservatorio meteo-climatico d’alta quota del Col Margherita, Passo San Pellegrino (BL). La ricerca di Federico è orientata verso lo studio di nuove tecnologie con lo scopo di sviluppare applicazioni Open Source per la misura simultanea di parametri chimico-fisici in aree remote alpine e polari.

Ice memory sul Grand Combin

Lunedì 14 settembre 2020, un team italo-svizzero di scienziati è salito sul massiccio del Grand Combin, a 4.100 metri di quota, per estrarre dal ghiacciaio Corbassiere tre campioni, due dei quali da destinare alla biblioteca dei ghiacci che il programma Ice Memory creerà in Antartide.

Sul ghiacciaio del Grand Combin operano osei glaciologi e paleoclimatologi dell’Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp), dell’Università Ca’ Foscari Venezia e del centro di ricerca svizzero Paul Scherrer Institut (Psi). 

Pubblicato / aggiornato il 16/09/2020 alle 16:29
Categoria: Cultura