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Il 2023 del Difensore civico della Valle d’Aosta

Il 2023 del Difensore civico della Valle d’Aosta (©Angelo Musumarra per bobine.tv) - Adele Squillaci, difensore civico della Valle d'Aosta

Il Difensore civico della Valle d’Aosta torna a chiedere personale e risorse, nella conferenza stampa annuale in cui presenta l’attività svolta nell’anno precedente. Adele Squillaci, che era stata eletta nel ruolo dal Consiglio Valle nel gennaio 2022, oltre ad occuparsi dell’ufficio di difesa civica, che ha seguito 823 casi, ha anche l’incarico di “garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale”, con 164 casi affrontati nell’anno passato, nonché, dal 2019, di “garante per l’infanzia e l’adolescenza”, con 85 casi, e dallo scorso anno, anche di “garante dei diritti delle persone con disabilità”, che ha visto affrontare 66 casi.

«Insieme ai miei collaboratori, dato che, per una questione di carattere, chiedo il punto di vista delle persone che lavorano con me – ha iniziato – abbiamo riflettuto sul carico di lavoro ed abbiamo dovuto fermarci un momento per comprendere l’importante patrimonio di archiviazione, protocollo e capacità ereditato da Enrico Formento Dojot e Flavio Curto, con una capacità di sintesi nel conservare i documenti, pur applicando il principio di trasparenza nella Pubblica amministrazione. Quando ti sei appena seduto, di norma, ci si vuole rendere conto di quali sono i problemi sul piatto e quindi abbiamo quindi cercato di capire quanto era il tempo speso e nell’ascolto del cittadino e nel resoconto di ogni singolo intervento dell’ufficio di difesa civica».

Un momento della presentazione dell'attività del 2023 dell'ufficio del difensore civico
Un momento della presentazione dell’attività del 2023 dell’ufficio del difensore civico

«Per far le cose bene e non raffazzonate ci va del personale – ha continuato Adele Squillaci – e su come questo personale debba essere messo a disposizione (“il foglio del come”, citando Maurizio Crozza) spetta al Consiglio regionale, che quest’anno ci ha dato un forte aiuto in termini di software. Noi quattro lavoratori dell’ufficio (oltre a me ci sono Pia Morise, Patrizia Guyon Pellissier e Dario Detti) siamo esseri umani e anche noi dotati di diritti riconosciuti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Da molto tempo abbiamo un carico di lavoro che, anche immaginando dell’impegno straordinario, non è sufficiente e, rovesciando il calzino, occorrerebbe del personale in più, assunto a tempo indeterminato. Io ribadisco l’auspicio che avevo espresso lo scorso anno, quello di avere almeno un funzionario di categoria D, anche se questo non è stato possibile per mille motivi, visto che il reclutamento di personale è un processo lento. Per quanto in non abbia memoria storica nel ricordare un periodo di così tanti concorsi nel pubblico impiego come adesso, elevati sia a livello regionale ma anche a livello statale, anche se, come avevo detto sempre l’anno scorso, i giovani non necessariamente accettano l’idea di entrare nella Pubblica amministrazione».

Al di là dei numeri dell’attività delle quattro funzioni del difensore civico, resi pubblici dalle relative relazioni, Adele Squillaci ha raccontato le vicende che più l’hanno colpita, ricordando che lo scorso anno «sono cresciuti i casi tra privati ed è aumentata la complessità delle questioni».
«Noi non siamo istituzionalmente degli avvocati – ha precisato – anche se potremmo esserlo personalmente perché ne abbiamo la qualifica. Ma gli avvocati lavorano come liberi professionisti e hanno la capacità di rappresentare i loro clienti in giudizio, mentre il difensore civico no. Quindi le questioni tra privati le ascolto comunque, perché al cittadino viene spontaneo esprimerle e molti, quando si presentano qui, non sicuri se siano o meno nel posto giusto per fare le loro domande, perché l’organo di garanzia è un concetto ancora relativamente moderno, pur esistendo in questa regione dal 1993».

I casi per ente, del 2023, del difensore civico
I casi per ente, del 2023, del difensore civico

Il Difensore civico ha sottolineato la bassa percentuale di giovani, di età tra i venti ed i trent’anni, che si sono rivolti all’ufficio: «mi sono posta il problema sul fatto che non li vedessi mai – ha rimarcato – dopotutto quando hai vent’anni è possibile che succeda di prendere una multa, di avere un problema di diritto allo studio o con le borse di studio o con una sanzione ricevuta per un sinistro. In ufficio, invece, vengono i genitori o i nonni per problemi che diventano ad alta complessità e per i quali anche in seno alle famiglie non si ritiene che il giovane possa affrontarli direttamente. Mi sono preoccupata leggendo uno studio del Difensore civico della Regione Calabria sull’età del consenso, vale a dire quale sia l’età in cui si può dire “sì” a qualcosa o a qualcuno, che per il diritto italiano non è necessariamente quella dei 18 anni, visto che, per esempio, un quattordicenne ha il diritto di comprarsi delle caramelle in un supermercato. Ma bisogna chiedersi cosa significhi “età del consenso”, anche magari quando si può dire “sì” a un rapporto sessuale in cui magari non si è consenzienti o accettare la divulgazione, a 14-15 anni, di una tua immagine o di determinate riprese, sulle quale magari ti sei confrontata con l’amica del cuore ma non con i genitori, contenuti che poi, nel Web, rimangono per tanto tempo».

La modalità di utilizzo della Casa circondariale di Brissogne è stato il tema sul quale Adele Squillaci ha focalizzato la sua attenzione nel ruolo di garante dei detenuti, ruolo strettamente connesso ai casi relativi alle persone in condizione di restrizione della libertà personale: «su 169 casi abbiamo dato risposta a 161, e la percentuale del 98,2% mi sembra un buon tasso – ha spiegato – la capienza regolamentare della Casa circondariale di Brissogne è di 181 unità, ma nel 2011 erano in ben 282 e non era ancora entrata in vigore la normativa “svuota carceri” che, nel 2014, ha fatto calare le presenze a 134. Poi ci sono delle oscillazioni ed attualmente i detenuti sono circa 151, in crescita tendenziale, per una struttura che sembra essere un “carcere di transito”. Questa percezione però è un errore, visto che l’applicazione dell’ordinamento penitenziario prevede il principio cardine che la persona deve scontare la sua pena nel luogo più vicino ai suoi affetti e alla sua vita. C’è molta popolazione straniera nell’interno della Casa circondariale di Brissogne, persone che magari non hanno proprio nessuno e che per riuscire a interagire con il mondo esterno devono contare sull’importante apporto delle associazioni di volontariato e delle cooperative sociali che operano all’interno ed offrono loro occasioni di lavoro».

I dati dei detenuti, nel 2023, della Casa circondariale di Brissogne
I dati dei detenuti, nel 2023, della Casa circondariale di Brissogne

«La preoccupazione forte, in questo momento, sono i detenuti malati psichiatrici certificati o meno – ha evidenziato Adele Squillaci – che dovrebbero essere curati dentro le “Rems” [Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, strutture sanitarie adibite all’accoglienza di autori di reato ritenuti infermi o seminfermi di mente, nonché socialmente pericolosi, n.d.r.]. Sono persone oggetto del fenomeno detto “delle porte girevoli”, che entrano e escono dal carcere in quanto delinquono perché stanno male e, come ha scritto Franco Corleone, garante della Regione Lombardia, il carcere diventa la “discarica sociale”, dove mettiamo ciò di cui non ci vogliamo occupare o di cui non ci possiamo occupare in un altro modo. Io ricordo il termine “manicomi” e fossero di una tristezza fuori dall’ordinario, dove si usavano tecniche come il “contenimento”, legando le persone ai letti o “l’elettroshock” per malattie mentali importanti, con poca umanità. Venne quindi deciso dal legislatore di eliminare queste strutture e aprire gli ospedali psichiatrici dove però anche adesso ci sono dei problemi di personale. Lo sappiamo tutti che non è facilissimo da trovare un giovane laureato in medicina che decida di scegliere la specialità di psichiatria e decida di operare dentro una residenza con persone con queste caratteristiche. Io non credo che la scelta dei pochi giovani in Italia ed in Valle d’Aosta vada necessariamente verso la laurea in medicina, i giovani sono attirati da altre cose in questo momento e forse hanno anche ragione perché ci vuole una vocazione per fare il medico».

Delicatissimo anche il ruolo di garante dei minori affidato al Difensore civico che svolge attività di vigilanza a fronte delle ipotesi di violazione di diritti di minori, e di tutela dei minori stranieri non accompagnati presenti in Valle d’Aosta. Nella nostra regione, nel 2023, i minorenni erano 18.568, scesi di 293 rispetto al 2022, di cui 8.959 femmine (-157) e 9.609 maschi (-136). L’ufficio ha trattato 85 casi di cui 8 non conclusi nel 2022 mentre nove casi dei 77 del 2023 non hanno potuto essere definiti entro l’anno: «è molto difficile risolvere in solo un anno problemi ad alta complessità come quelli dei minori – ha ammesso Adele Squillaci – in un rapporto confidenziale con il cittadino che viene a colloquio si raccontano un pezzi della propria vita, e noi cerchiamo di mantenere un self control adeguato, ma dobbiamo prendere atto che la bacchetta magica non ce l’ha nessuno».

L'attività del 2023 del garante dei minori
L’attività del 2023 del garante dei minori

«Abbiamo avuto un caso di disagio sociale, relativo ad una famiglia con una signora, cittadina italiana, in grado di intendere di volere, che lavora ed ha dei reali problemi di salute – ha raccontato il garante dei minori –. Ha avuto quattro figli da quattro partner diversi, e questo rientra nel bene primario della libertà, prevista dalla Costituzione. Ognuno fa le scelte che ritiene più opportune, avendo però anche una responsabilità genitoriale. Nel 2022 è venuta trovarmi la nuova compagna di uno dei papà, mamma di altri tre figli minori, a palesarmi la preoccupazione emotiva ed economica di quest’uomo, anche lui cittadino italiano. Questo padre, che è tornato in ufficio pochi mesi fa, mi ha raccontato che la situazione sta diventando economicamente difficilissima perché lui, che prima dell’ultima moglie aveva ancora una precedente relazione con un’altra signora, con la quale ha due figlie ormai grandi, ha lamentato il fatto che non riesce a pagare gli alimenti e che non vede e non le sente più le figlie da tanto tempo, non riuscendo a capire quale sia il problema. Noi, che dobbiamo dare una risposta burocratica, ci siamo informati presso i servizi sociali che ci hanno raccontato che il quadro è un pochino diverso. Quest’uomo sicuramente oggi è persona corretta e rispettabile, con un lavoro, ma “ieri” ha avuto un passato in cui già nel primo rapporto era un po’ latitante. Abbiamo anche scoperto delle indicazioni del 2021 del Tribunale dei minorenni di Torino in cui gli incontri dovevano tenersi in un luogo protetto, con la presenza di terzi, incontri che però non si sono tenuti, perché le bambine non desiderano vedere il papà. Questa situazione andrà gradatamente gestita dai servizi sociali perché un bambino è un soggetto di diritto e non può essere costretto a vedere un genitore se non vuole».

Adele Squillaci, durante la presentazione dell'attività 2023 dell'ufficio
Adele Squillaci, durante la presentazione dell’attività 2023 dell’ufficio

Adele Squillaci, tra i miglioramenti proposti dall’ufficio, ha richiesto anche l’impegno della Commissione paritetica per risolvere un problema legato alla Motorizzazione civile, esplicitando il caso, non risolto, della revoca di una patente di guida di una donna di origine belga, che si è vista ritirare il permesso di guida perché scaduto: «la signora in questione vive in Italia, è sposata in Italia e lavora qui da tantissimo tempo – ha riferito il Difensore civico – non era stata trovata in stato di ubriachezza, ma stava guidando semplicemente con la patente scaduta, pensando che quella europea ne suffragasse la validità. Il documento è stato però ritirato, e noi abbiamo scoperto che la patente di guida emessa da uno Stato estero, anche se riconosciuta in Italia, non è soggetta a controllo, rinnovo ed al pagamento del tributi con la stessa frequenza italiana, che invece cambia a seconda dell’età anagrafica. La signora non ricordava che la patente dovesse avere comunque degli step di controllo quinquennali e siccome tornava in Belgio spessissimo non ha più riflettuto sulle modifiche che il Codice della strada italiano poteva avere sulla sua patente e non immaginava che il documento potesse essere ritirato dalla Motorizzazione civile, azione che risulta dall’incrocio delle direttive e degli ordinamenti. Così siamo stati costretti a dirle di presentare un ricorso al Tar o di iscriversi nuovamente a scuola guida, che è un po’ come chiederle di rifare l’esame di maturità».

«La signora si è trovata in questa situazione e voleva presentare, verso la Motorizzazione civile, un ricorso gerarchico [un ricorso amministrativo proposto da colui che intende tutelare un proprio diritto o un interesse legittimo contro gli atti non definitivi della Pubblica Amministrazione, n.d.r.] che presuppone la presenza di una gerarchia che in questo caso specifico, non è perfetta perché in Valle d’Aosta, dato che la Motorizzazione civile è una struttura regionale, con un dirigente nominato dell’Amministrazione regionale, ma segue le “regole del gioco” delle leggi statali. Per esempio, nel caso della Sovrintendenza agli studi, il ricorso gerarchico esiste ed è in capo all’assessore regionale, perché viene equiparato, per certe funzioni, al ministro, mentre nel caso della Motorizzazione civile questo non è possibile perché dovrebbe essere prevista una fonte regionale. Da “massaia” io propongo, proprio per questa situazione, la scrittura di una norma di attuazione dello Statuto, che non può però essere definita solo dal decisore politico, ma andrà concordata dalla Commissione paritetica anche se poi si potrebbe magari decidere di attuare dei protocolli, che vanno tanto di moda in questo periodo».

Adele Squillaci, alla fine della presentazione dell'attività 2023 dell'ufficio
Adele Squillaci, alla fine della presentazione dell’attività 2023 dell’ufficio

«Non era mai capitato un caso come questo – ha concluso Adele Squillaci – ma non è né colpa né responsabilità di nessuno. Noi ovviamente non molliamo e proporremo questa proposta migliorativa. Ogni tanto tentiamo la fortuna con l’ente di riferimento, a volte ci riusciamo e a volte no».

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Pubblicato / aggiornato il 28/06/2024 alle 16:18
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Categoria: Politica e Amministrazione