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Soroptimist: un incontro sulla violenza nelle relazioni

La richiesta di operare in maniera congiunta, tra forze dell’ordine, assistenti sociali, magistrati e legislatori è arrivata nella serata di giovedì 21 novembre 2024 dal questore di Aosta, Gian Maria Sertorio, intervenendo all’incontro su Violenza nelle relazioni interpersonali e strumenti di tutela delle vittime organizzato dal Soroptimist club Valle d’Aosta in occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne, che ricorre il 25 novembre, a sostegno della campagna Orange the World, promossa dall’Onu, da UN Women e dalla Federazione europea del Soroptimist, che ha visto anche la partecipazione di Marilinda Mineccia, già procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Aosta e presidente dell’Associazione di studi e ricerche di psicologia giuridica, ente privato che si occupa di percorsi formativi e convegni sul contrasto alla violenza di genere, sulla giustizia riparativa e sulla comunicazione nell’ambito della relazione interpersonale e istituzionale.

«Questo argomento ci tocca particolarmente – ha spiegato il questore di Aosta – noi ci lavoriamo moltissimo e bisogna approfondire sul discorso dell’opportunità che legislatore ci dà per poter arrivare ad una soluzione. È giusto richiedere sempre l’assistenza perché lo Stato c’è, però molte cose, per determinati casi, per determinate situazioni e per determinati comportamenti che dovrebbero essere modificati, andrebbero essere affrontate in maniera congiunta. Non ci vuole solo il poliziotto ma è necessaria anche un’assistenza psicologica a livello comportamentale».

Viviana Vallet, Gian Maria Sertorio, Antonella Marcoz e Marilinda Mineccia
Viviana Vallet, Gian Maria Sertorio, Antonella Marcoz e Marilinda Mineccia

In Valle d’Aosta da gennaio a novembre 2024 le denunce sono state 210 contro le 184 dell’anno scorso, con i maltrattamenti in famiglia che sono saliti da 86 a 99: «il codice rosso è una corsia d’urgenza per poter affrontare determinati reati di genere che, per il 99% dei casi, colpiscono le donne – ha continuato Gian Maria Sertorio – il dato positivo è l’aumento di questa consapevolezza nel voler denunciare ma questi codici rossi, come procedimento di sollecitazione per l’Autorità giudiziaria affinché provveda immediatamente, prevedono tutta una serie di interventi che devono essere valutati prima. Noi abbiamo dei reati spia che sono sintomatici di determinati comportamenti che poi finiscono nel reato di genere ed abbiamo verificato anche un aumento di questi singoli reati, che sono nell’ordine del centinaio e che per il 30% dei casi avvengono ad Aosta. In questi casi il primo intervento è quello della Volante per dirimere situazioni familiari, può essere il banale litigio che però richiede un’intervento d’urgenza e tante volte noi abbiamo i nostri giovani agenti che si trovano di fronte padre, madre, parenti vari e figli minori e dobbiamo quindi fare anche da assistente psicologo. Da lì parte poi un’elaborazione del caso perché queste situazioni familiari potrebbero sfociare anche in reati più gravi da codice rosso e quindi richiedere una particolare urgenza. Noi siamo intervenuti, ad esempio, in liti tra familiari per questioni ereditarie o per un parcheggio privato ma anche in situazioni tristi con figli magari tossicodipendenti, che chiaramente sono poi impossibili da gestire. Il comune denominatore è l’incapacità di relazionarsi e quindi si arriva ad una perdita di controllo che sfocia spesso e volentieri in comportamenti violenti».

«Ad un certo punto questi comportamenti sono stati catalogati e negli ultimi anni sono diventati sistematici – ha evidenziato ancora il questore di Aosta – così caratterizzanti tanto che alla fine il legislatore ha creato dei provvedimenti di carattere amministrativo che sono quelli che a me capita di firmare prima che si arrivi davanti all’Autorità giudiziaria. Abbiamo il “daspo”, il divieto di accesso a luoghi sportivi, che normalmente viene pensato che venga utilizzato solo per gli ultras, le frange violente del tifo, ma noi lo abbiamo applicato nei confronti di alcuni genitori, partito da dei quattordicenni, dopo una situazione che è finita in maniera violenta e si è quindi creato il divieto di accesso a luoghi dove si svolgono attività sportive. Abbiamo anche il “dacur”, il divieto di accesso ai centri urbani, che è stato parecchio utile nel caso di locali notturni per reati legati all’ordine pubblico dove limitiamo la libertà nei confronti di certe persone affinché si possa cercare di gestirne il comportamento».

«Poi abbiamo il classico provvedimento di ammonimenti creato ad hoc per determinate situazioni – ha ricordato Gian Maria Sertorio – ad Aosta lo abbiamo applicato per un caso di cyberbullismo nei confronti di un ragazzo del 2007 che ha minacciato con violenze scritte una ragazzina che ad un certo punto che ha dovuto cambiare la propria vita a causa di questo martellante comportamento e parliamo anche di “stalking” o “revenge porn”, tutti atti persecutori che li definisco un po’ il cartellino giallo prima del codice rosso. Se da una parte abbiamo un’impennata per i codici rossi che intasano le scrivanie dei magistrati dall’altra parte però non abbiamo la stessa risalita per gli ammonimenti».

Marilinda Mineccia mentre proietta le scene del film 'L'Affido'
Marilinda Mineccia mentre proietta le scene del film ‘L’Affido’

Marilinda Mineccia ha invece sottolineato la difficoltà, da parte dei giudici, di prendere la giusta decisione, partendo da una selezione di scene del film “L’affido – Una storia di violenza”, del regista francese Xavier Legrand, che racconta l’ossessione e la violenza di un padre dopo il divorzio e l’affidamento condiviso dei figli adolescenti: «tutti i reati sono in genere delle ferite nelle relazioni umane e personali – ha rimarcato l’ex capo della Procura di Aosta – reati che hanno portato all’istituzione della giustizia riparativa, che è arrivata in un periodo in cui noi siamo sommersi da tanti discorsi sull’intelligenza artificiale ma in realtà la legislazione europea e italiana ci hanno riportato all’essenziale, alle ferite delle relazioni nella comunità ed all’importanza di vivere gli aspetti umani, non solo l’intelletto, il sentimento e le emozioni, ma anche il nostro mondo interiore. Questo è un aspetto molto importante che si purtroppo si sta perdendo e invece da questo bisogna attingere la forza per vedere le cose in modo diverso, anche perché, in queste situazioni, non è facile districarsi tra tutte queste notizie di reato. Non ci sono ricette precostituite ma esistono punti di riferimento su cui riflettere insieme, oltre a conoscenze giuridiche e psicologiche».

Il pubblico presente alla serata sulla violenza nelle relazioni interpersonali
Il pubblico presente alla serata sulla violenza nelle relazioni interpersonali

La caserma dei Carabinieri illuminata

In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la caserma dei Carabinieri di Aosta si è illuminate di arancione, in adesione alla campagna internazionale Orange the World come segnale tangibile dell’assoluta attenzione e priorità dell’Arma a invogliare le donne vittime di violenze a denunciare. 

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Pubblicato / aggiornato il 26/11/2024 alle 16:30
Categoria: Cronaca / Video