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Stele di Donato Savin al Forte di Bard

Stele di Donato Savin al Forte di Bard (©Forte di Bard) - Donato Savin

L’ultima parte della strada interna che porta alla sommità del Forte di Bard si anima da sabato 28 giugno a mercoledì 31 dicembre 2025 con le opere dello scultore valdostano Donato Savin. La mostra presenta una selezione di 30 opere del progetto Stele avviato dall’artista alcuni anni fa: si tratta di rocce posizionate su essenziali basi di ferro che ben si integrano con la maestosità delle grandi murature e creano un’inedita esposizione en plein air. La mostra, curata da Aldo Audisio in collaborazione con l’Associazione Forte di Bard, dove sarà inaugurata sabato 28 giugno 2025 alle ore 11.00, propone un inedito allestimento dopo una serie di importanti esposizioni in Italia e all’estero.

«Toccare la roccia, sentirla con le mani e poi modificarla, è un modo per estraniarsi dal mondo. Liberarsi e sognare, far rivivere tante cose che ho appreso da bambino osservando i montanari. Un mondo di cui sono parte che, con le mie opere, cerco di perpetrare nel futuro, rinnovandolo». Da questa affermazione nasce la relazione tra lo scultore e il suo mondo di pietra: vacche, pecore, uccelli e animali selvatici, frutto del rapporto privilegiato con la natura e il Parco del Gran Paradiso. Donato Savin, giovanissimo, visitando la Fiera di Sant’Orso ad Aosta, scopre l’artigianato tradizionale, ricco di espressioni artistiche. Sceglie un suo percorso e si avvicina alla pietra che scolpisce instancabilmente. Nel 1987 partecipa alla stessa Fiera e vince uno dei prestigiosi premi. È l’inizio della sua carriera.

Donato Savin è uno fra i più famosi artisti valdostani, un artigiano contemporaneo che interpreta e rivisita le rocce delle sue montagne con molti tipi di realizzazioni, ma soprattutto con le sue Stele. Una reinterpretazione di una dimensione ancestrale, palpabile nell’aria della sua Valle d’Aosta, dove vive e lavora a Cogne, in frazione Epinel. «L’idea della Stele mi venne ad Aosta al Museo Archeologico – racconta Savin – vidi in quelle forme di rocce allungate Dèi di pietra e iniziai a cercare pezzi di scisti di quel tipo, cosparsi di licheni. Le mie opere restano aperte ad ogni interpretazione. Io vedo degli Dèi, specialmente femminili, che salgono verso l’alto; quando non ci sarò più, saranno i testimoni del mio passaggio nella vita terrena». Nella loro essenziale verticalità, nel protendersi verso il cielo, le Stele riaffermano prepotentemente la loro provenienza. I verdi acidi dei licheni si mescolano e contrastano con le venature del marmo, la porosità della pietra, le sue lievi asprezze, i solchi sottili raccontano la composizione minerale della roccia.

Pubblicato / aggiornato il 23/06/2025 alle 14:56
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Categoria: Cultura