Consiglio comunale a Saint-Vincent il 25 novembre 2025
(©Comune di Saint-Vincent) -
Il Consiglio comune di Saint-Vincent. riunito. il 25 novembre 2025
Il Consiglio comunale di Saint-Vincent si è riunito martedì 25 novembre 2025.
La presidente del Consiglio Lina Conte ha annunciato, in apertura, di aver ricevuto una risoluzione da parte del gruppo di minoranza Saint-Vincent rialzati e ha chiesto se fosse possibile trattarla nella seduta successiva, dando modo ai consiglieri di approfondirne preliminarmente i contenuti. La consigliere Carmen Jacquemet del gruppo Saint-Vincent Rialzati ha sottolineato l’urgenza della trattazione e suggerito di decidere in sede di conferenza dei capigruppo, sospendendo momentaneamente i lavori. Alla ripresa, è stato segnalato che la risoluzione sarebbe stata trattata come ultimo punto all’ordine del giorno.
I lavori si sono aperti con l’approvazione dei verbali della seduta precedente.
La consigliere Jacquemet ha chiesto di integrare il verbale relativo alla variazione di Bilancio con una precisazione conseguente alla lettera inviata ai consiglieri dal responsabile del servizio finanziario. La minoranza ha ribadito il proprio diritto di ispezione ed espressione in relazione a ogni atto proposto in adozione. È stato inoltre ribadito che i contenuti della dichiarazione di voto erano riferiti a scelte politiche, certo non poste in capo al dipendente comunale, che quindi non ha titolo di ritenere lesa la propria professionalità.
La presidente del Consiglio ha proposto di dare lettura della lettera in questione e la consigliere Jacquemet si è opposta, poiché il punto non era iscritto all’ordine del giorno e l’estensore non era presente.
L’assessore Leo Bréan ha replicato che la lettura avrebbe avuto la funzione di completare l’informazione.
Il segretario comunale ha evidenziato che sia la lettera sia la precisazione della minoranza non avevano attinenza con l’approvazione dei verbali. Quindi ha asserito che poteva essere data comunicazione al Consiglio di entrambi i documenti senza che entrassero nella verbalizzazione.
La lettera è stata dunque letta dalla presidente Conte, come peraltro in essa richiesto dall’autore. In essa, il dirigente sostiene che i consiglieri di minoranza hanno rilevato questioni prive di fondamento sul documento finanziario, in particolare in relazione alla destinazione dei proventi delle concessioni edilizie e all’utilizzo dell’avanzo di amministrazione. Il dirigente ha respinto le critiche, argomentando la regolarità tecnica della sesta variazione e invitato i consiglieri a rivolgersi a lui per ottenere chiarimenti preliminari, ove necessari, sui documenti sottoposti all’attenzione del Consiglio.
Successivamente, l’Assemblea ha approvato (con l’astensione della minoranza) la settima variazione al Bilancio di previsione pluriennale 2025/27, unitamente alle modifiche al Documento unico di programmazione semplificato 2025/27. Il documento pareggia sulla cifra di 93mila euro, collocati in uscita per 20mila euro sul turismo, 24mila euro sulle manutenzioni e 76mila euro sulle utenze. Per gli investimenti, si segnala un incremento di 151mila euro sul cantiere di riqualificazione del Palais Saint-Vincent.
La consigliere Jacquemet ha chiesto il motivo per cui sia stato necessario portare in Consiglio una variazione a 21 giorni di distanza dalla precedente.
Il sindaco Francesco Favre ha risposto che le variazioni di Bilancio possono essere portate in Consiglio solo entro il 30 novembre 2025 ed è prassi ordinaria approvare un’ultima variazione, anche se ha mero carattere di assestamento fra capitoli di Bilancio.
Approvate (con due voti contrari e tre astensioni) le aliquote dell’Imposta municipale propria (Imu). L’assessore Bréan ha spiegato che non vi sono variazioni rispetto al 2025 e si conferma lo sgravo al 6 per mille dell’imposta sugli immobili di categoria C1 utilizzati per attività commerciali.
La consigliere Jacquemet ha contestato la mancata riduzione della pressione fiscale, che era stata annunciata in campagna elettorale.
L’assessore Maurizio Castiglioni ha replicato che sarà al termine del quinquennio che si potranno valutare i risultati nell’attuazione del programma di consiliatura. Ha annunciato, anticipando l’illustrazione del punto successivo, che sono state elevate le soglie di esenzione Irpe
Approvate le aliquote dell’addizionale Irpef per l’anno 2026.
L’assessore Bréan ha spiegato che gli scaglioni sono stati strutturati dallo 0,35 allo 0,6%, per agevolare coloro che hanno redditi più contenuti. La soglia di esenzione è stata portata da 15mila a 22.500 euro.
La consigliere Beatrice Arditi ha annunciato il voto contrario dell’opposizione, visto che il Comune di Saint-Vincent è il solo, con il capoluogo regionale, ad applicare l’addizionale Irpef.
Il sindaco Favre ha risposto che è stato avviato un graduale abbassamento della passione fiscale. Ha precisato che le maggiori risorse derivanti dall’addizionale permettono di gestire meglio il patrimonio e i servizi rispetto a quando sarebbe possibile in loro assenza.
Sono state approvate le tariffe del Canone unico patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria (Cup) per il 2026.
L’assessore Alessandro Perosino ha confermato le tariffe 2025, anche in relazione alla scontistica per gli agricoltori che partecipano al mercato settimanale.
La consigliere Jacquemet ha annunciato il voto favorevole della minoranza, soprattutto in relazione alle agevolazioni sulle aree mercatali per i produttori agricoli.
Approvate all’unanimità le tariffe dell’Imposta di soggiorno per il prossimo anno. L’assessore Marco Ciocchini ha spiegato che sono recepite le indicazioni della Giunta della Regione autonoma Valle d’Aosta, applicando le tariffe minime e tenendo in considerazione i periodi di alta e bassa stagione. Ha riferito che l’applicativo messo in uso nel corso dell’anno, dopo alcune difficoltà iniziali, sta portando i propri risultati.
Si è quindi passati alla risoluzione di minoranza, che aveva per oggetto la richiesta di approfondimenti sulla manifestazione di interesse per la gestione dell’area Col de Joux e sulle due deliberazioni di Giunta conseguenti, adottate nel giugno e nel settembre 2025.
È stata illustrata dalla consigliere Arditi, che ha sostenuto che la minoranza ritiene la materia di competenza del Consiglio e segnalato di aver rilevato alcune anomalie, tutte riassumibili nel fatto che restano a carico del Comune una serie di costi di manutenzione e retribuzione del personale che la gara prevedeva di porre invece in capo al concessionario, senza oltretutto che essi siano stati inseriti in Bilancio preventivo. L’onere per le casse comunali è stato genericamente stimato in varie centinaia di migliaia di euro che la minoranza sostiene essere già previsti a carico del Comune per i 15 anni del contratto. A converso, la previsione d’incasso sarebbe di 148mila euro. Anomalo anche, secondo l’opposizione, che al concessionario sia stato permesso di acquisire una serie di requisiti per la gestione degli impianti successivamente alla stipula del contratto e non di possederli anteriormente alla gara. Tutto ciò avrebbe leso il diritto alla legittima concorrenza per altre eventuali ditte che – con queste diverse condizioni – avrebbero potuto essere interessate alla procedura. La risoluzione mirava a impegnare il sindaco e la Giunta a predispone tempestivamente i provvedimenti attuativi necessari per avviare il procedimento di riesame delle deliberazioni di Giunta in questione e ad attivare l’iter per l’annullamento in autotutela delle suddette deliberazioni e dei conseguenti atti negoziali (al fine di prevenire l’esposizione dell’Ente a costi indeterminati e non previsti a Bilancio) nonché a relazionare al Consiglio in merito alle verifiche effettuate sui requisiti di partecipazione e sulla legittimità.
La consigliere Arditi ha precisato che la minoranza si è avvalsa di un parere legale nella predisposizione della risoluzione. Ha evidenziato la volontà di tutelare l’interesse pubblico e non di rallentare la rivalorizzazione dell’area.
Il sindaco Favre ha definito estremamente interessanti le tre pagine della risoluzione, dedicate a una tematica complessa come quella degli appalti pubblici. Ha sostenuto di non poter discutere né dare una risposta che chiede l’annullamento della gara sulla base di un testo pervenuto pochi minuti prima dell’inizio della riunione.
L’assessore Ciocchini ha richiamato il Regolamento del Consiglio, sulla base del quale le risoluzioni devono affrontare valutazioni politiche su questioni generali. Ha chiesto tempo per leggere e analizzare il parere legale prima di esprimersi.
L’assessore Castiglioni, parlando come consigliere, ha specificato che la risoluzione è uno strumento prezioso: l’atto di indirizzo politico più elevato che può esprimere il Consiglio. La finalità dello strumento è stata fuorviata dall’iniziativa dell’opposizione. Una risoluzione dovrebbe permettere di trovare spiriti comuni in Consiglio, mentre il testo proposto è divisivo. Ha chiesto di rinviare la discussione.
La consigliere Jacquemet ha rivendicato il diritto di ogni gruppo di scegliere lo strumento che ritiene idoneo per le proprie iniziative. La risoluzione è stata scelta per tutelare collegialmente l’Ente.
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l segretario ha definito la risoluzione non ammissibile, perché non attinente a questioni generali ma a una specifica e dettagliata questione amministrativa, anche se la riunione dei capigruppo aveva deciso di portarla in trattazione.
Il sindaco Favre ha espresso perplessità rispetto all’iniziativa dell’opposizione, che non valuta l’opportunità ma la legittimità di una scelta ed espone l’Ente a ripercussioni importanti: «Vi volete prendere la responsabilità di annullare un bando, la cui legittimità è stata riconosciuta dall’organo a ciò preposto, perché avete in mano un parere pro veritate? Pensate che il Comune abbia agito senza tutelarsi rispetto alla correttezza delle procedure adottate per dare corso al proprio indirizzo politico?».
L’assessore Ciocchini ha chiesto una sospensione per invitare il proprio gruppo ad abbandonare la seduta o rigettare la risoluzione.
Al rientro in aula, la presidente ha chiesto il ritiro della risoluzione poiché sono stati illustrati documenti a essa collegati ma non allegati. La minoranza ha respinto la richiesta.
La minoranza ha richiesto il voto nominale ma il Consiglio ha espresso voto contrario a questa modalità.
La risoluzione è stata respinta poiché ha ottenuto i soli voti favorevoli della minoranza.
I fatti secondo la minoranza
Giovedì 27 novembre, il gruppo di minoranza Sainr-Vincent Rialzati ha diffuso una nota in merito alla risoluzione per il Col de Joux. Vi si legge che il gruppo «ha tentato, con senso di responsabilità, di tutelare l’Ente dai gravi rischi economici e legali connessi all’affidamento diretto della gestione dell’area Col de Joux per 15 anni. La nostra risoluzione […] è stata respinta dalla maggioranza (10 voti contrari contro 5 favorevoli), che ha preferito chiudere gli occhi di fronte alle evidenze, pur di procedere ad ogni costo».
La nota prosegue: «Desideriamo fortemente che la località di Col de Joux venga valorizzata e abbia un futuro turistico. Tuttavia, riteniamo imprescindibile che ciò avvenga alle migliori condizioni possibili per il Comune e nel pieno rispetto delle normative sulla concorrenza. L’interesse dell’Ente deve essere prioritario su quello dei singoli privati. Accettare condizioni svantaggiose pur di “fare qualcosa” non è amministrare: è abdicare al proprio ruolo di controllo».
In aggiunta: «Dobbiamo stigmatizzare con forza quanto accaduto durante la seduta. Mentre la consigliera Arditi tentava di leggere un parere legale pro veritate dell’Avvocato Teodosio Pafundi – documento cruciale che evidenziava le anomalie dell’operazione – è stata interrotta dalla Presidente del Consiglio per presunti motivi di tempo, impedendo di fatto la completa esposizione di elementi tecnici fondamentali per il voto.
Ancor più gravi sono le dichiarazioni del Sindaco, che ha giustificato l’operato della Giunta con una logica allarmante: “Noi riteniamo che sia importante dare un futuro a quell’area. L’alternativa non è un qualcuno che lo farebbe al posto di qualcun altro, sarebbe il vuoto”. Un’ammissione che suona come una resa: pur di evitare il “vuoto”, si è disposti a procedere anche forzando le regole?
Inoltre, il Primo Cittadino ha liquidato il parere legale fornito dalla minoranza con una superficialità disarmante, chiedendo retoricamente: “Qual è il parere giusto? Quello dell’amministrazione quando ha fatto il bando o quello della minoranza?”. La risposta è nei fatti e nelle norme, non nell’appartenenza politica: i pareri si valutano nel merito, non per partito preso».
La nota di minoranza si conclude affermando: «Dagli atti emergono anomalie pesanti che la maggioranza ha scelto di ignorare. L’affidamento diretto è avvenuto a condizioni radicalmente diverse rispetto al bando di gara andato deserto, scaricando sul Comune costi che originariamente erano a carico del concessionario. […] È bene chiarire che le anomalie rilevate non riguardano gli operatori economici coinvolti, che non hanno alcuna responsabilità sulle scelte procedurali dell’Amministrazione».
Pubblicato / aggiornato
il 27/11/2025 alle 14:15
Categoria:
Politica e Amministrazione