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Consiglio Valle: il dibattito sul Dpcm dicembre

Consiglio Valle: il dibattito sul Dpcm dicembre (©consiglio.vda.it) - Erik Lavevaz

Nel pomeriggio di giovedì 3 dicembre 2020, il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta ha fatto il punto sui rapporti con il Governo nazionale in relazione alla situazione pandemica.

L’intervento di Lavevaz

Erik Lavevaz ha detto all’aula di aver ricevuto una bozza di Dpcm all’1,56 di giovedì 3 dicembre. Se ne è parlato in Conferenza delle Regioni nel corso della mattinata. «Il dibattito è stato molto acceso, perché tutti hanno preso atto che questo Dpcm, dopo le tante ore di riunione, non ha recepito alcuna richiesta formulata dai territori. La Conferenza dei Regioni ha deciso di non esprimere dunque il proprio parere sul Decreto».

Gli aspetti fondamentali del Dpcm sono:

  • l’istituzione del coprifuoco dalle ore 22 alle ore 5 e, il 31 dicembre, dalle ore 22 alle ore 7
  • il divieto di ogni spostamenti in entrata o in uscita fra Regioni e Province dal 21 dicembre al 6 gennaio
  • il divieto di ogni spostamento fra Comuni e per raggiungere le seconde case ubicate in ogni Comune nelle giornate del 26 e 26 dicembre e 1° gennaio (giornate nelle quali è peraltro consentito il rientro alla residenza
  • apertura dei negozi sino alle ore 21.

«Le Regioni sono infastidite dal fatto che appare essere una norma iniqua. Perché le realtà cittadine e quelle periferiche non possono essere accomunate in un divieto indifferenziato», ha precisato Lavevaz.

Il Dpcm ribadisce che gli impianti sciistici sono chiusi e riapriranno dal 7 gennaio 2021, a condizione che sia approvato il protocollo specifico da parte del Comitato tecnico-scientifico.

Una valutazione ancor peggiore è stata data, dalla Conferenza delle Regioni, sul fatto che, nella notte, è stato approvato il Decreto legge 58, che contiene le medesime disposizioni del Dpcm.

«Lunga analisi è stata dedicata anche alla situazione scuola – ha riferito il presidente Lavevaz -. Nella bozza si propone, per le scuole superiori, di mantenere la didattica a distanza al 100% e, dal 7 gennaio, di avere il 50% della popolazione studentesca in dad e la restante parte in presenza».

«Un’altra dimostrazione della volontà dello Stato di contrapporsi alle Regioni – ha aggiunto Lavevaz – è l’istituzione di un tavolo di coordinamento per la gestione dei trasporti e l’inizio dell’attività scolastica composto dai prefetti invece che dai presidenti delle Regioni dagli assessori».

Il presidente ha ulteriormente specificato: «Rispetto alle modalità di passaggio da uno scenario di rischio a un altro, la situazione risulta peggiorata: è stato codificato che la Cabina di regia gestisce i passaggi e, nel momento in cui si scende di criticità, ci si deve fermare nello scenario inferiore per almeno 14 giorni. Questo significa che è presumibile che la Valle d’Aosta non sarà zona gialla sino al 20 dicembre. Questo è distante da ciò che abbiamo chiesto».

Lavevaz è tornato sulle ordinanze emanate ricordando: «la prima ha cercato di interpretare in maniera utile e intelligente mettendo buon senso nella norma che era stata imposta; la seconda (quando la Valle d’Aosta non è stata declassificata) aveva una matrice più alta e rientra nell’ambito delle prerogative costituzionali. Ci era sembrato evidente che si siano create disuguaglianze importanti fra cittadini e le imprese italiani. Ciò che abbiamo fatto rientra nelle norme di gestione dell’emergenza».

Prima di avviare la discussone generale, la minoranza ha chiesto una sospensione dei lavori per un confronto.

La discussione generale

Il capogruppo della Lega Vallée d’Aoste Andrea Manfrin ha detto: «le parole del presidente Lavevaz ci hanno profondamente colpito, hanno stimolato riflessioni e aggregato interrogativi». Ha chiesto dunque: cosa accadrà domani, quando l’ordinanza perderà effetto e la legge sulle Misure Covid non sarà ancora entrata in vigore; cosa succederà alle attività di servizi alla persona; quali sono le intenzioni di Governo e come intende comportarsi la Giunta nei confronti del Governo. Ha infine esortato il presidente a tenere informati i gruppi consiliari affinché non apprendano le notizie dai giornali.

Il capogruppo dii Pour l’Autonomie Marco Carrel ha detto: «siamo molto preoccupati perché emerge una non volontà, da parte dello Stato, di ascoltare le esigenze delle Regioni. Dobbiamo capire come vogliamo agire. Qual è la linea che intende adottare la maggioranza, in questo periodo determinante per l’economia della Valle d’Aosta? Per avere una maggiore chiarezza, vorrei chiedere al presidente quali siano le linee della maggioranza in merito alla proposta di Alliance valdôtaine per uno screening di massa».

Il presidente Lavevaz ha risposto: «alle 14.30 si è riunita l’Unità di supporto e la validità dell’ordinanza è stata prorogata sino a domenica. Con la nuova classificazione entreranno in vigore le norme dello scenario 3. L’unità è riconvocata per domani pomeriggio, quando il testo del Dpcm sarà definitivo. È possibile sarà adottata una nuova ordinanza interpretativa.
Per riaprire i servizi alla persona bisogna verificare che i relativi protocolli regionali siano aggiornati alla situazione pandemica attuale. I servizi potranno aprire da domenica, con i protocolli adeguati.
Un segnale importante di cosa farà il Consiglio è stato la legge approvata ieri. Bisogna incrementare e migliorare il rapporto con le altre Regioni e, in particolare, con quelle alpine.
Lo screening di massa è stato sollecitato da qualche gruppo, è stato portato all’attenzione dell’Unità di supporto, è stato dato mandato al capo della Protezione civile di verificarne la fattibilità, la disponibilità dei tamponi c’, è stata ipotizzata una soluzione organizzativa che sarà discussa, venerdì pomeriggio, in sede di riunione dell’Unità di supporto dell’emergenza».

Carrel ha replicato: «c’è una lettera del commissario Arcuri che dice che ci sono 60mila tamponi in arrivo. Dunque l’intervento è già stato programmato?».

Il consigliere Stefano Aggravi (Lega) ha detto che il reiterarsi di questi decreti notturni è comprensibile solo in situazione di emergenza, «ma questa non pare essere leale collaborazione fra gli enti». Ha poi chiesto al presidente se siano previsti ulteriori confronti tra Regioni e se è prevista una maggiore collaborazione futura, anche in relazione al tavolo di lavoro dei prefetti.

Il capogruppo Aurelio Marguerettaz (Union valdôtaine) ha detto: «La Valle d’aosta è stata dipinta come il territorio incosciente che vuole aprire gli impianti da sci. Lo dico con amarezza. Invece la legge serve per dare forza al presidente quando emana ordinanze come quella che tutto il Consiglio Valle ha lodato. Dire che vogliamo aprire le piste di sci e i bar senza tenere conto della situazione pandemica è una mistificazione. Le cose saranno fatte qualora vi siano le condizioni normative e sanitarie che lo permetteranno. Ma i limiti dei Dpcm sono evidenti a tutti tanto che 25 parlamentari del Pd hanno scritto al Governo per chiedere di rivedere il Dpcm e il Decreto legge» . Ha poi espresso il suo sconcerto rispetto alle «larvate minacce» del ministro Boccia: «Una cosa del genere deve essere messa sul tavolo dall’intero Consiglio regionale, a prescindere dall’appartenenza. Tuttavia dobbiamo recuperare la calma e fare un lavoro di diplomazia e di confronto per dare un valore aggiunto alla nostra comunità e un aiuto alle famiglie che stanno soffrendo. Non si può tutelare il lavoro senza che vi sia un’attività. Il lavoro è una conseguenza delle attività. Apprezzeremo i ristori ma dobbiamo mettere la nostra comunità in grado di lavorare».

Il consigliere Mauro Baccega (Pour l’Autonomie) ha detto: «il confronto con questo bizzarro e folle governo si sta esasperando sempre di più. A chi può sembrare una cosa seria che le famiglie siano divise, a Natale, perché i componenti risiedono in Comuni diversi?». Ha poi criticato le affermazioni della deputato Elisa Tripodi.

L’assessore Luciano Caveri ha detto: «siamo pronti a riaprire le scuole il 9 dicembre (per la classi di seconda e terza media) e il 7 gennaio (per le scuole secondarie di secondo grado). Incomprensibile che ci descrivano come montanari gozzuti. Nella storia valdostana la posizione politica che abbiamo avuto è sempre derivata dalla posizione geografica. La montagna è diversa dagli altri territori. Il compito che ci siamo dati e si è dato il presidente, ingiustamente offeso, deriva dalla necessità che le norme, anche in materia anti-pandemica, tengano conto della specificità del nostro territorio. Davvero da Roma possono pensare che siamo persone irresponsabili?».

L’assessore Chiara Minelli (Progetto civico progressista) ha affermato: «Ci troviamo in una situazione estremamente difficile: a rischio di collasso c’è il sistema economico valdostano, fortemente dipendente dallo sci di discesa, anche se si possono fare altre attività. Ritengo ci sia stata molta superficialità dal Governo centrale perché abbiamo bisogno di risposte certe. Ritengo rovinoso l’inasprimento dello scontro istituzionale. Le misure di contenimento del contagio devono essere ragionevoli. I ristori non potranno mai essere proporzionali alle perdite. Ma la legge approvata ieri non dà risposta, anzi, amplia la confusione e la complessità del quadro».

Il consigliere Augusto Rollandin (Pour l’Autonomie) ha rinnovato la richiesta della bozza di Dpcm e del Decreto legge. Ha poi detto: «Non c’è nulla di sbagliato nel voler valorizzare quello che abbiamo nella salvaguardia della sicurezza sanitaria. Vogliamo capire cosa succederà da oggi in poi, sulla base di una discussione che ci coinvolga tutti».

Andrea Manfrin ha concordato sulla necessità di dover dare una linea d’azione. Ha invece dissentito da quanto detto da Minelli: «da domani, a Bolzano, apriranno bar, ristoranti e hotel. E si potranno fare spostamenti. Sulla base di un’ordinanza provinciale che trae forza da una normativa provinciale dove c’è scritto quello che abbiamo votato ieri. Non si devono illudere le persone ma neppure dire che questa legge non ha effetti: è uno strumento potente che spetterà alla Giunta utilizzare».

L’assessore Luigi Bertschy ha ribadito che la legge è stata fatta «con l’idea chiara che se non ci sarà la possibilità di veder valutata in maniera corretta la nostra situazione, avremo uno strumento che ci permetterà di declinare misure che permetteranno di adeguare gli interventi socio-economici alla situazione sanitaria. Siamo allo 0,79 di RT e i sacrifici che hanno portato a questi risultato devono essere ripagati. Speriamo che la legge non sia impugnata e inizi la diplomazia ma, questa volta, al contrario. Spero che chi ci difenda al Parlamento non perda tempo e sostenga le azioni di questo Consiglio. Se no saremo tutti meno credibili».

Pubblicato / aggiornato il 03/12/2020 alle 18:20
Categoria: Politica e Amministrazione