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In Valle d’Aosta la legge 11 riapre tutto?

In Valle d’Aosta la legge 11 riapre tutto? (©Consiglio Valle) - La seduta del Consiglio Valle del 2 dicembre 2020

L’entrata in vigore della legge 11/2020 Misure di contenimento della diffusione del virus SARS-COV-2 nelle attività sociali ed economiche della Regione autonoma Valle d’Aosta in relazione allo stato di emergenza ha dato adito a dibattito e interpretazioni divergenti.

Esulta la Lega

La Lega esulta: «Da sabato 12 dicembre, le attività commerciali al dettaglio, i servizi alla persona, i servizi di ristorazione e di somministrazione di alimenti e bevande, attività artistiche, culturali compresi musei, biblioteche e centri giovanili, strutture ricettive e le attività turistiche, impianti a fune ad uso turistico o ricreativo, attività produttive e industriali, artigianali e commerciali ubicate ed esercitate sull’intero territorio regionale potranno svolgere regolare attività». 

Sostiene infatti la lega che «L’apertura prevista non richiede delibere attuative od ordinanze regionali, in quanto la legge è già di per sé automaticamente vigente dal giorno successivo alla sua pubblicazione. 
L’unica prescrizione che tali attività dovranno rispettare, per garantire una apertura in sicurezza, saranno quelle previste all’articolo 2 comma 10, ovvero la possibilità di garantire il distanziamento, l’ingresso scaglionato e il rispetto dei protocolli di sicurezza vigenti
».

La Regione frena

Più cauta la Presidenza della Regione autonoma Valle d’Aosta, peraltro arrivata a venerdì 11 dicembre 2020 senza una bozza di ordinanza, che è annunciata per la serata.

L’articolo 4 della legge 11, al comma 1 recita infatti: “Il Presidente della Regione opera in attuazione delle disposizioni statali emanate per la specifica emergenza, dell’ordinamento regionale e dell’organizzazione regionale di protezione civile e, con propria ordinanza, sentita l’Unità di supporto e coordinamento per l’emergenza COVID-19 di cui all’articolo 3, tenuto conto dell’andamento epidemiologico, del contesto socio-economico e delle peculiarità del territorio regionale, stabilisce le misure di sicurezza per lo svolgimento delle attività di cui all’articolo 2“.

L’interpretazione data è che l’ordinanza sarà restrittiva rispetto all’ampiezza delle disposizioni di legge.

AduVdA: legge inutile e pericolosa

AduVdA ribadisce che la sua valutazione del provvedimento non può che essere negativa.

«Sul piano della tecnica legislativa, si tratta di un testo oggettivamente confuso, con diversi errori evidenti, alcuni ricopiati direttamente dalla legge Altoatesina, rispetto alla quale, però, sono state stralciate parti fondamentali» scrive il movimento in una nota, che commenta: «ci si sarebbe aspettato uno sforzo intellettuale maggiore nella redazione del provvedimento».

Sul piano dei contenuti, secondo AduVdA, «la norma risulta avere una scarsa utilità, salvo esporre la Regione e i suoi amministratori a responsabilità significative sul piano penale, civile e contabile, in caso di una recrudescenza dei contagi per l’elusione della normativa statuale. Da notare, in proposito, che la scelta dello strumento legislativo, rispetto a quello forse più consono dell’ordinanza, ha come conseguenza una responsabilità in solido dei consiglieri votanti, anziché del singolo presidente».

I portavoce Daria Pulz e Alexandre Glarey sostengono che «è uno degli episodi più importanti del conflitto che da secoli oppone potere centrale e potere locale valdostano e ha avuto, almeno sul breve periodo, una ricaduta positiva, per l’attore periferico, sul piano dell’immaginario identitario.
La scelta di privilegiare il profitto, anziché la salute pubblica segna però una cesura importante rispetto ad una tradizione autonomista che, almeno in teoria, ha come scopo dichiarato una maggiore efficacia rispetto alla tutela dei diritti – tra cui, primo fra tutti, il diritto alla salute e alla vita – dei membri della comunità valdostana
».

ConfCommercio: urgono chiarimenti

ConfCommercio Valle d’Aosta prende atto della pubblicazione della legge regionale «che pare poter consentire la riapertura degli esercizi, ma è necessario che il presidente della Giunta emetta in tempi rapidissimi l’ordinanza che chiarisca tempi e modi di ripresa delle attività, onde evitare confusione e fraintendimenti e possibili azioni sanzionatorie da parte delle forze dell’ordine».

La richiesta si riferisce specificatamente ai pubblici esercizi: «Le imprese della somministrazione alimenti e bevande sono pronte a rispettare le regole -– sottolinea Adriano Valieri, direttore generale di Confcommercio VdA –, chiedono solo di tornare a lavorare. Confcommercio le supporta da diversi mesi tramite la fornitura della cartellonistica, le mascherine chirurgiche e il gel igienizzante, al fine di garantire la sicurezza dei clienti e dei lavoratori». 

«Ristoranti, bar e le altre imprese dedite alla somministrazione di alimenti e bevande sono in gravissima difficoltà. Dopo i lunghi periodi di lockdown – sottolinea Graziano Dominidiato – il comparto rischia seriamente di non sopravvivere, così come confermato dalle stime secondo le quali nell’anno andranno in fumo centinaia e centinaia di redditi indispensabili al sostentamento di tante famiglie».

Rinascimento

Rinascimento Valle d’Aosta appoggia l’iniziativa della Presidenza della Regione nella direzione di un’apertura delle attività, regolamentata e disciplinata secondo le note norme di distanziamento e di protezione.

«La situazione in cui ci troviamo va affrontata indubbiamente dal punto di vista sanitario con la massima attenzione ma anche in bilanciamento con le problematiche di carattere economico che vanno considerate altrettanto rilevanti», si legge su una nota.

Rete civica: un pasticcio

«La legge antiDpcm, proposta dalla Lega e approvata a maggioranza dal Consiglio regionale del 2 dicembre scorso si è subito rivelata una ingestibile patata bollente», commenta Rete civica, secondo la quale «la legge ha evidenti profili di incostituzionalità tanto che il Governo italiano ha già preannunciato una impugnativa di fronte alla Corte Costituzionale».

Il movimento di Chiara Minelli e Alberto Bertin lo ritiene «un provvedimento velleitario, pericoloso e in gran parte inapplicabile. Prevede infatti una immediata e totale apertura di ristoranti, bar, impianti per lo sci ecc, fin dal giorno successivo alla sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione. Una apertura affermata dalla legge come principio indipendente dai dati del contagio epidemico».

In sostanza, secondo Rete civica, «un gran pasticcio creato solo perché qualcuno ha voluto inseguire l’agitata propaganda di un proclama sovranista».

Pubblicato / aggiornato il 11/12/2020 alle 19:55
Categoria: Politica e Amministrazione